Mind the Economy

I Commenti de «Il Sole 24 Ore» - Mind the Economy, la serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore.

di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 14/01/2024

Può non essere del tutto superfluo riprendere ad esplorare, proprio oggi, il significato dell’idea di libertà. Proprio oggi che guerre contro l’invasore, contro il terrorismo, contro l’oppressione e la discriminazione, contro il mancato riconoscimento delle specificità e dei desideri delle minoranze, terrorizzano milioni di persone e portano morte, alimentando odio tra i popoli, rancore e sete di vendetta, spesso proprio in nome della libertà. Libertà che viene minacciata dall’esercizio di altre libertà, dal potere della tecnica, dalla libertà che supera le regole della democrazia, dalla libertà dei mercati che limitano le libertà delle persone. Libertà di opprimere, libertà di schiacciare, libertà di ignorare.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 23/10/2022

Interno giorno: una classe di prima elementare. I giovani alunni ed alunne sono impegnati in un test di aritmetica. Dopo qualche tempo e non poca fatica i compiti vengono consegnati agli insegnanti per la valutazione. Alcuni saranno andati bene, altri saranno andati meno bene, com’è naturale che sia. Ora immaginate di ripetere la stessa operazione in tutte le prime classi della scuola e in tutte le scuole della città. Poi prendete i risultati e associate a ogni bambino il reddito della famiglia di origine. Quello che si vedrà è che coloro che vengono dal 25% delle famiglie con il reddito più alto saranno mediamente quelli con i punteggi più alti. Quelli, invece, che appartengono al 25% delle famiglie con il reddito più basso, avranno mediamente i punteggi più bassi. Si capisce.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Oreil 09/07/2023

«Il primo che, cintato un terreno, pensò di affermare, questo è mio, e trovò persone abbastanza ingenue da credergli fu il vero fondatore della società civile». Così scrive il grande ginevrino, Jean-Jacques Rousseau, all'inizio della parte seconda del Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini (1755).

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 30/07/2023

“Tre sono le sorgenti dalle quali derivano i principii morali e politici regolatori degli uomini – scrive Cesare Beccaria nelle prime pagine del suo Dei delitti e delle pene (1764) - La rivelazione, la legge naturale, le convenzioni fattizie della società”. Dio, natura e convenzioni umane fondano, dunque, tre differenti prospettive rispetto a ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 14/05/2023

Chi avesse dei dubbi sul potere delle idee dovrebbe riflettere sulla convinzione che molti dei più grandi filosofi politici dei secoli passati avevano circa la possibilità, dopo un'eventuale rivoluzione, che le loro opere venissero usate per accendere quei roghi nei quali essi stessi sarebbero stati gettati per primi. L'inglese John Locke fu uno di questi grandi filosofi e le sue idee gli procurarono un'esistenza avventurosa e lo portarono pericolosamente vicino ad un simile destino.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 21/05/2023

Nel 1690 John Locke pubblica, in forma anonima la sua opera politica più compiuta i Due trattati sul governo. Il lungo sottotitolo del libro è di per sé piuttosto illuminante: “Nel primo, i falsi princìpi e fondamenti di Sir Robert Filmer e dei suoi seguaci sono rivelati e confutati. Il secondo è un saggio concernente la vera origine, l'estensione e il fine del governo civile”.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 05/05/2024

Nasce dall’insoddisfazione per alcuni aspetti della sua teoria della giustizia l’esigenza della “svolta politica” di John Rawls. Con il suo secondo importante libro Liberalismo Politico egli, infatti, si propone di calare in una realtà operativa i temi già trattati nell’opera precedente, Una Teoria della Giustizia. E di farlo, però, in modo da tener conto del pluralismo di valori e delle visioni del mondo che caratterizzano le nostre società.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 07/04/2024

Rawls è stato attaccato incessantemente, e da molte direzioni, perché la sua teoria della giustizia ha quel tipo di contenuto che suscita forte disaccordo”. Così scrive Thomas Nagel nel primo capitolo della Cambridge Companion to Rawls, un saggio dedicato al rapporto tra il pensiero del filosofo americano e la tradizione liberale. “Sebbene lo stile di presentazione sia sempre accomodante e mai provocatorio – continua Nagel - i punti di vista che egli esprime sono decisamente controversi (…) Ciò che Rawls ha fatto è stato combinare i forti principi di uguaglianza sociale ed economica associati al socialismo europeo con gli altrettanto forti principi di tolleranza pluralistica e di libertà personale associati al liberalismo americano, e lo ha fatto attraverso una teoria che li riconduce ad un fondamento comune”. Libertà e uguaglianza, dunque, stanno al centro della teoria rawlsiana, come due principi indispensabili e non contrattabili ma non separati e distinti, ma legati da un’origine comune.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 25/02/2024

Quando John Rawls pubblicò nel 1971 il suo libro più importante, Una teoria della giustizia, si capì subito che eravamo davanti ad un’opera notevole che avrebbe potuto cambiare per sempre il modo di fare filosofia politica. L’impatto fu enorme. Sebastiano Maffettone, filosofo e curatore dell’edizione italiana sostiene che “Le ricadute accademiche sono state tanto numerose da rendere praticamente impossibile un controllo rigoroso della letteratura su A Theory of Justice” (Introduzione a Rawls, Laterza, 2010). Ma l’influenza delle idee sviluppate nel libro travalica presto i limiti dell’accademica.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 18/02/2024

Le sue Lezioni di storia della filosofia politicainiziano affrontando il pensiero di Thomas Hobbes. Si parte da lì perché “secondo me – dice l’autore - e secondo molti altri il Leviatano è il più grande libro di filosofia politica che sia mai stato scritto in lingua inglese”, e poi si continua con altri giganti come Locke, Hume, Rousseau, Mill fino a concludersi con un’analisi approfondita e originale del pensiero di Karl Marx, critico del liberalismo. Se a questa carrellata di storia del pensiero politico occidentale dovessimo aggiungere un ulteriore capitolo, certamente il protagonista non potrebbe essere che l’autore stesso di quelle lezioni e cioè John Rawls, il più importante filosofo politico del ventesimo secolo. E così cerchiamo di fare anche noi. Dopo non pochi articoli dedicati a Marx e una parentesi nella quale ci siamo interessati ai due concetti di libertà di Berlin e ai teoremi di impossibilità di Sen e Arrow, con il Mind the Economy di oggi iniziamo ad affrontare il lavoro di Rawls, che di Kenneth Arrow, tra l’altro, fu successore ad Harvard nella prestigiosa cattedra intitolata a James Bryant Conant.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 03/03/2024

La teoria della giustizia di John Rawls si pone come “alternativa praticabile” all’utilitarismo e all’intuizionismo. Vuol essere, cioè, una teoria capace di fornire indicazioni operative sulle procedure e sui principi da utilizzare ed applicare concretamente in una società ben ordinata, equa e giusta. Il problema principale che Rawls cerca di risolvere è quello di trovare un criterio per la giusta distribuzione dei benefici che derivano dalla vita in comune. La capacità umana di fare le cose insieme cooperando ci mette nelle condizioni di raggiungere risultati che altrimenti da soli non saremmo in grado di raggiungere. I benefici eccedenti ottenuti in questo modo dovranno poi essere distribuiti tra tutti coloro che hanno preso parte alla loro determinazione. Ed è proprio qui che nasce l’attesa di giustizia. Nel punto in cui si manifesta il conflitto tra i singoli, i quali, in una prospettiva di mutuo disinteresse - come viene definito - desiderano ottenere la quota maggiore possibile di benefici e, contemporaneamente, quella minore possibile di costi. Anche dando per scontata, come fa Rawls, la nostra naturale tendenza alla cooperazione questa da sola non è sufficiente a indicare un criterio soddisfacente per la ripartizione dei benefici che essa stessa genera.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24/03/2024

La Teoria della giustiziadel filosofo americano John Rawls rappresenta l’opera di filosofia politica certamente più influente del XX secolo. Nonostante l’oggettiva complessità della sua costruzione, la finalità, nelle sue linee essenziali, può essere presentata in maniera piuttosto semplice. Lo fa, per esempio, Thomas Pogge, uno dei suoi ultimi allievi del filosofo americano, con queste parole: “Rawls mira a proporre un criterio pubblico di giustizia che i cittadini possano comprendere e applicare insieme in modo trasparente a tutte le questioni riguardanti la progettazione, il mantenimento e l’adeguamento della struttura di base della loro società”. L’idea di giustizia di Rawls, quindi, è innanzitutto un’idea applicabile; dev’essere cioè basata su principi operativi capaci di dare risposte e suggerire una linea d’azione davanti a problemi concreti. Dev’essere, poi, pubblica e sempliceda comprendere. Questi requisiti di pubblicità e semplicità, derivano dall’impostazione generale di tutta la filosofia politica rawlsiana che si pone come uditorio privilegiato non tanto i filosofi di professione, quanto i cittadini comuni, coloro che vivono e sperimentano i problemi della vita associata e che hanno necessità di acquisire dei principi di base in virtù dei quali formarsi idee e preferenze relative a tutti quei problemi fondamentali su cui, in ogni democrazia liberale, i cittadini sono chiamati ad esprimersi attraverso il voto. Ci dice Pogge, infine, che la giustizia non riguarda tanto le azioni dei singoli, ma piuttosto la struttura di base della società, le istituzioni che ci diamo per regolare le nostre relazioni e i principi che utilizziamo per allocare i benefici della cooperazione sociale.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 21/04/2024

La prima edizione di Una Teoria della Giustizia di John Rawls venne pubblicata nel 1971. Immediatamente ci si rese conto della sua portata e del suo valore. Il dibattito che suscitò fin da subito fu vasto e duraturo e per questo lo stesso Rawls continuò per molti anni a considerare Una Teoria, come un’opera in divenire. L’edizione che viene normalmente letta oggi fa riferimento a quella inglese, rivista e pubblicata nel 1999. Ma le revisioni iniziarono molto presto, a partire dall’edizione tedesca che uscì nel 1975. Sebastiano Maffettone, curatore dell’edizione italiana ha calcolato che Rawls ha revisionato circa 130 delle 600 pagine del testo originario. Le correzioni e le specificazioni che vengono introdotte riguardano innanzitutto il principio di libertà e la lista dei beni primari. Ci sono poi anche due cambiamenti più generali che modificano l’interpretazione della “posizione originaria” che viene considerata sempre più come un “artificio espositivo” che non un vero e proprio argomento deduttivo. Viene ripensato, infine, anche il rapporto tra la teoria della giustizia e la teoria della scelta razionale.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 03/09/2023

Nella visione elaborata dal filosofo inglese John Stuart Mill l'idea di giustizia è certamente legata alla dimensione morale. Un'azione giusta è con certezza un'azione morale. La cosa interessante, però, è che, al contrario, non tutte le azioni morali hanno a che fare direttamente con l'idea di giustizia. Mill utilizza l'esempio della beneficenza e della carità. Due comportamenti lodevoli e associati ad un senso di moralità. Eppure, nonostante, questo, sarebbe difficile poter definire ingiusta la scelta di una persona di fare beneficenza per una causa ma non per tutte le cause, oppure fare la carità verso una persona ma non verso chiunque altro si trovi in condizioni di bisogno.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 20/08/2023

John Stuart Millè in genere considerato un pensatore utilitarista, ma la sua critica a Bentham, il padre ufficiale di quella corrente di pensiero, è così profonda che si potrebbe supporre il suo sia un approccio del tutto originale e indipendente dall'utilitarismo di Bentham. Se quest'ultimo fu un bambino prodigio - a 12 anni frequentava già l'Università di Oxford - Mill non fu da meno. Educato esclusivamente in casa dal padre James, anch'egli intellettuale di primo piano, amico di David Ricardo, Jean-Baptiste Say e dello stesso Bentham. Il giovane John divenne molto presto precettore dei suoi fratelli più piccoli.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24/09/2023

Il filosofo tedesco Immanuel Kant è certamente un gigante della storia del pensiero occidentale. Durante la sua vita ha dato contributi durevoli non solo nei campi dell’etica e della metafisica ma anche in matematica, fisica e logica, tra gli altri. Ha scritto anche di filosofia politica, ma fino a non molti anni fa questi lavori venivano ritenuti minori, senili e per questo non hanno mai ricevuto grande attenzione da parte degli studiosi. Lo stesso John Rawls affronta il pensiero di Kant nelle sue lezioni di storia della filosofia morale ma non in quelle di filosofia politica. Tale convinzione negli ultimi anni è stata messa in discussione grazie al meritorio lavoro di alcuni originali interpreti come Howard Williams (Kant’s Political Philosophy. St. Martin’s Press, 1983) e Allen Rosen (Kant’s Theory of Justice.Cornell University Press, 1993).

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 16/05/2021

Quando dobbiamo prendere una decisione importante è sempre meglio non prenderla da soli. Questo perché il contributo degli altri, che sia il proverbiale “avvocato del diavolo”, un gruppo di amici o un team di lavoro, può essere cruciale nell'aiutarci a superare le distorsioni cognitive di cui invariabilmente, come individui, soffriamo e che possono portarci fuori strada. Le decisioni davvero importanti vengono prese, spesso, una volta nella vita o, comunque, molto raramente. Questo fa sì che imparare a decidere bene in situazioni simili sia estremamente difficile. Perché ogni volta è come se fosse la prima, non c'è feedback ripetuto e quindi manca l'opportunità stessa di apprendere.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 29/01/2023

Nell'introduzione alla sua Breve storia dell'Etica il filosofo scozzese Alasdair MacIntyre scrive che uno dei guai principali di chi occupa di filosofia morale è quello di trattare i concetti e le idee come se la storia del loro sviluppo fosse un aspetto secondario. Come se quelli morali fossero dei concetti speciali «senza tempo, immodificabili, caratterizzati da elementi fissi durante tutta la loro storia». Ma i concetti morali – continua MacIntyre – cambiano al modificarsi della vita sociale. «Non a causa dei cambiamenti della vita sociale – puntualizza – perché questo suggerirebbe che la vita sociale sia una cosa e quella morale un'altra e che ci sia solo una relazione causale esterna e contingente tra le due. E questo è ovviamente falso. I concetti morali sono incarnati e sono costitutivi di ogni forma di vita sociale». Ne deriva che un modo per distinguere una forma di vita sociale da un'altra è quello di distinguere i principi morali che caratterizzano l'una rispetto all'altra.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 22/10/2023

“Gran parte delle idee contemporanee sulla giustizia sono considerate, sia dai protagonisti che dai critici, di origine kantiana”. Così scrive la filosofa Onora O’Neill nel suo Bounds of Justice (Cambridge University Press, 2000). Quest’affermazione certamente non sopravvaluta l’impatto del pensiero kantiano sulla filosofia politica e sulle teorie della giustizia contemporanee; basti considerare quanto il filosofo tedesco abbia influenzato autori così differenti tra loro come Robert Nozicko John Rawls.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 ore il 14/08/2022

Quando un gruppo riesce a cooperare si ottengono, generalmente, risultati che singolarmente i suoi membri non sarebbero riusciti a raggiungere. Questi risultati hanno la natura di un bene pubblico, perché, allo stesso tempo tutti ne vorrebbero di più, ma, potendo, eviterebbero volentieri il costo legato alla loro produzione. Ecco perché la cooperazione è sempre minacciata dal fenomeno del free-riding, dal comportamento opportunistico. C’è sempre qualcuno che ragiona così: “Voi fate la vostra parte che io mi godo i benefici”.

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