Luigino Bruni

L’anima e la cetra/13 - Abbiamo bisogno di nuove metafore umane per dire anche le cose di Dio

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 20/06/2020

«La Bibbia non è un libro su Dio: è un libro sull’uomo. Nella prospettiva della Bibbia: chi è l’uomo? È un essere posto nel travaglio ma che ha i sogni e i disegni di Dio. Sogno di Dio è di non essere solo, ma di avere il genere umano a compagno nel dramma della continua creazione»

Abraham Heschel, Chi è l’uomo?

Guardando il lavoro dei pastori e la cura degli ospiti possiamo imparare a conoscere meglio Dio. Il Salmo 23 ci porta a questo cuore dell’umanesimo biblico.

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome» (Salmo 23, 1-4). Siamo arrivati alla più bella metafora-preghiera della Bibbia. Tutta la Bibbia è metafora, ogni preghiera è metafora. Le metafore non sono solo strumento retorico e narrativo, sono anche mezzo di scoperta, per poter capire e dire cose che non potremmo capire e dire senza la rivelazione di quella metafora - anche questa è rivelazione: Dio ci si rivela anche suggerendo ai poeti metafore, che poi il popolo vaglia con il sesto senso della sua fede e della tradizione. Milioni di persone, attraverso i millenni, hanno pregato e cantato questo salmo, che è tra i più amati di tutta la Bibbia, che continua a essere cantato in tutti i monasteri e conventi del mondo, con l’anima e con la cetra. È stato ed è l’ultimo saluto ai nostri cari, la preghiera di chi sta per attraversare una "valle oscura" e vuole farlo con la stessa fede-speranza-amore del salmista. 

Profezia è storia/23 - La stessa parola biblica dice la «cassa» e lo scrigno-segno dell'Alleanza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/11/2019

Rabbi Schmelke disse: "Il povero dà al ricco più che il ricco non dia al povero. E più che il povero del ricco, è il ricco che ha bisogno del povero"

Martin Buber,Storie e leggende chassidiche.

Il dono non si oppone al contratto, e il denaro investito, guadagnato e speso onestamente non è meno nobile delle offerte per il tempio. Solo insieme i doni e contratti ci possono salvare.

La fiducia nell’onestà delle gente che ci circonda è una risorsa essenziale di ogni economia e società. Quando l’ipotesi di onestà degli altri – che i giuristi chiamano buona fede – ispira i nostri rapporti, l’economia migliora insieme al nostro benessere. Senza questa premessa di onestà sono la diffidenza e il pessimismo antropologico a infestare i nostri luoghi di lavoro e di vita. Nessun management può essere sussidiario – affidare cioè la responsabilità delle scelte a chi si trova più vicino al lavoro da svolgere – se non siamo capaci di pensare bene degli altri fino a evidente (e reiterata) prova contraria. La benevolenza, pensare bene degli altri, è la radice della fiducia. Valorizza i lavoratori, li fa sentire stimati, rafforza la fiducia nelle organizzazioni e quindi migliora l’efficacia e l’efficienza della gestione. 

L’anima e la cetra /23 - Il Salmo 109 è la terra per risalire dal fondo delle acque in cui siamo caduti

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 06/09/2020

"Ma Dio capisce. Esiste anche il diritto del disperato a pregare. E io devo farmi voce di tutte le creature quando prego. Dunque si preghi anche in nome dei più disperati che sono nel mondo."

David Maria Turoldo, I salmi

Anche le imprecazioni sono parte del Libro. Importante è capirne la ragione, senza scandalizzarsi del dolore e delle disperazioni degli esseri umani.

La Bibbia non è una raccolta di buoni sentimenti, non è un repertorio di storie edificanti per persone per bene. Contiene gesti efferati e parole tremende, eco del gesto e delle parole di Caino. I padri e le madri del popolo scelto e i suoi re migliori ci vengono presentati come intrecci di virtù e di vizi, capaci di grande amore e di peccati, di meschinità e di delitti spaventosi. Al centro della genealogia di Gesù è incastonato Uria l’Ittita, un nome che in ogni Natale ci ripete che quel bambino di Betlemme è anche germoglio di un incontro tra un fiore immacolato e il fiore del male. Quella genealogia moralmente imperfetta dice il solo tipo di perfezione possibile sotto il sole. Perché il Logos potesse diventare vero uomo per lui non c’era altra strada di quella polverosa che calchiamo da millenni, dove vicino Gerico abbiamo incontrato un Samaritano chinato su un uomo mezzo morto, verso Damasco abbiamo visto un persecutore di cristiani diventare loro benedizione, e nei pressi di Emmaus abbiamo udito un viandante dire parole di terra con il profumo del cielo e del pane. 

La crisi della società italiana e il ruolo della Chiesa - Intervista a Luigino Bruni

di Andrea Monda

pubblicato sull'Osservatore Romano il 28/05/2019

Investire nei giovani, guardando con realismo il presente, senza rimpianti per il passato, per generare nuove opere e istituzioni che dicano la speranza e la fede nel futuro. Perché «la fede la si incontra nella vita concreta e semplice, toccando la terra, le cose, le persone, i poveri». È la proposta che Luigino Bruni, economista e accademico, lancia in questa intervista, intervenendo nel dibattito sulla crisi della società italiana e sul ruolo della Chiesa.

L'anima e la cetra/27 - Torniamo dagli esili e usciamo dai lutti quando ritroviamo la nostra voce.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 04/10/2020

"Per grande che possa essere il dolore di una perdita, subito si impone a noi il compito di evitare la perdita più irreparabile e decisiva: quella di noi stessi. Perciò nella morte della persona cara siamo perentoriamente chiamati a farci procuratori di morte di quella stessa morte".

Ernesto de Martino,Morte e pianto rituale nel mondo antico

Il Salmo 137, quello dell'esule, consegna un grande messaggio su come e perché riprendere in mano con animo nuovo le antiche cetre.

La nostra epoca è dentro una lunga eclisse dei luoghi, e quindi del senso della terra. Con il progressivo disincanto del mondo non abbiamo smesso solo di credere che la terra fosse piena di dèi, abbiamo anche dimenticato che i luoghi hanno un’anima, diversa ma non meno viva ed efficace di quella delle persone. Abbiamo inventato lo spazio, quello anonimo e razionale delle mappe, e così abbiamo disimparato a riconoscere i luoghi con le loro vocazioni uniche, i loro segni, con il loro destino. Nella Bibbia, Dio è una voce che parla nei luoghi. Dio non è u-topico, perché ha il suo luogo: un altare, un monte, un tempio. Luoghi che non catturano Dio (che resta libero dai nostri e dai suoi luoghi), ma conservano per sempre le stigmate del suo tocco. L’uomo biblico può essere nomade ed errante perché il suo territorio è marcato dalla presenza vera di Dio, e così anche se pellegrino non è mai spaesato. Il tempo e lo spazio sono spesso nemici; il luogo è invece amico del tempo, perché è lì – in quella comunità, in quella famiglia, in quella terra – dove le generazioni si trasmettono la vita. E i beni comuni non si distruggono se da spazio diventano luogo. 

L’anima e la cetra/12 - Il Signore sta dalla parte della liberazione non della condanna

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 14/06/2020

"Urlate, urlate, urlate! Oh, siete fatti di sasso! Se avessi io le vostre lingue e i vostri occhi, li userei in maniera che la volta del cielo si squarcerebbe"

William Shakespeare, Re Lear

Il Salmo 22, una delle vette poetiche e spirituali della Bibbia, è anche il pentagramma su cui è stata scritta la sinfonia della passione di Cristo. E ci aiuta a comprendere qualcosa dei crocifissi e del loro mistero.

Un uomo è perseguitato, torturato, umiliato, disprezzato da altri uomini. Sente la morte molto vicina. Quell’uomo è innocente – come tanti altri, ieri e oggi. Sa di non meritare quel grande dolore, quella violenza, quelle umiliazioni – e chi le merita? Ma quell’uomo, oltre a essere un giusto sofferente e umiliato, è anche un uomo di fede. E lì, in quella notte buissima, forse in un carcere, sopra un mucchio di spazzatura o dentro una cisterna, nasce una preghiera, gli affiora nell’anima un ultimo canto disperato. Che inizia con parole che vanno incluse tra le più preziose, tremende e stupende della Bibbia, tra le più tremende e stupende della vita: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Salmo 22,1). Una vetta poetica, spirituale e antropologica del Salterio, forse quella più alta. 

L’anima e la cetra/11 - La doppia bellezza dei capolavori di Dio: le leggi del creato e per l’uomo

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 06/06/2020

"Chi sa se il deserto che lasceremo, un giorno, non avrà questa voce, questo lamento umano del vento, infinitamente ripetuto: mah-‘enòsh? Che cos’è un uomo? Che cosa fu l’uomo? Che cosa è stato essere uomo?"

Guido Ceronetti, Il libro dei salmi

Il Salmo 19 parte dal firmamento, cantore della gloria divina, e termina con le colpe inconsce, per dirci che un rapporto risanato ha lo stesso valore di una galassia.

"I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio" (Salmo 19,2-5). I cieli narrano.La Bibbia è tutta parola, è tutta narrazione; è custodew della parola di Dio detta in parole umane. È gelosa sentinella di racconti straordinari e diversi, dove le parole sono state capaci di dire l’indicibile, farci sognare Dio fino a quasi vederlo. 

Profezia è storia /27 - I potenti, se non riescono a restare come tutti, restano inumani.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire 08/12/2019

«Ma come può Giosia ignorare Geremia e inviare emissari a Hulda? I saggi risposero: Perché le donne sono più compassionevoli, e quindi sperava che ciò che avrebbe detto loro non sarebbe stato eccessivamente duro».

Talmud, Meghilla 14b

Il ritrovamento di un libro nel tempio diventa la base di una grande riforma religiosa, dove incontriamo la profetessa Hulda che ci ricorda il significato delle donne e della profezia.

Un padre giusto e un grande miracolo non sono una garanzia che i figli continueranno a scrivere una storia giusta e buona. Dopo Ezechia, re buono e fedele che salvò Gerusalemme per la sua fede in Dio, in Giuda si susseguono due re malvagi, Manasse e Amon (2 Re 21), che riedificano gli altari agli dèi stranieri, riprendono e riattivano gli antichi culti popolari cananei che non si erano mai spenti tra la gente. Dopo la bella parentesi di Ezechia, ritorna l’idolatria, l’antica malattia di Israele – e di tutti gli uomini, che sono costruttori infaticabili di idoli per divenirne adoratori: siamo consumatori di molte merci, ma prima e sopra tutto siamo consumatori di idoli.

Economi con l anima 450Luigino Bruni

EMI, Milano, 2013
Collana "Caleidoscopio"

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È possibile coniugare economia e gratuità? Mercato e dono? Crescita e beni comuni? Lavoro e giovani?... Qual è il senso (e i limiti) del Pil? E che fine ha fatto la politica, sostituita ormai dagli indici di Borsa?

La vita economica oggi non è più quella che conoscevamo fino agli anni Settanta. Il mercato è diventato la principale grammatica delle relazioni sociali, anche nelle scuole e negli ospedali. La grande crisi attuale dovrebbe portare a riscrivere interamente i manuali di economia e di finanza, aggiornandoli ma anche cancellando i teoremi e i dogmi errati che l'hanno provocata.

“Prophetic Economy”, l’evento internazionale promosso da EdC insieme a diverse Associazioni e Movimenti che intendono dare risposte al grido della terra e dei poveri, si svolgerà a Castel Gandolfo, Roma, dal 2 al 4 Novembre 2018.

di Maria Florencia Locascio

Profetic Economy 01 ridDon Joseph Wresinski, fondatore di ATD Quart Monde, sentì la vocazione di lavorare perché i più poveri dei poveri avessero dignità e voce tra coloro che prendono le decisioni; quando veniva a sapere che in qualche parte del mondo c’era un qualcuno che lavorava per i poveri, prendeva un aereo e andava a trovarlo, convinto come era, che: “chi lavora per i poveri è in pericolo; può perdere la motivazione ed anche la sua stessa vita”: da qui la fondamentale importanza del conoscersi e mettersi in rete.

Nuevos horizontes en la práctica económica

El precio de la gratuidadLuigino Bruni
Cristina Calvo

El precio de la gratuidad - nuevos horizontes en la práctica económica

Ciudad Nueva Grupo editorial, abril 2009

La teoría económica moderna trae aparejado un conflicto en apariencia irresoluble: ¿pueden convivir los conceptos de mercado y libertad individual, crecimiento económico y equidad? Con el aporte de distintas disciplinas (economía, filosofía, antropología) el autor sostiene –en la primera parte de la obra– que el principio de gratuidad es capaz de recomponer este aparente contraste. Subrayando la importancia que los “bienes relacionales”, la fraternidad y la comunión tienen para el hombre actual, Luigino Bruni configura el alfabeto de una economía verdaderamente “civil”.

La fioritura umana nelle Organizzazioni a Movente Ideale

Elogio Auto sovversione 450Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2017
Collana "I Prismi - I Semi"
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Nelle Organizzazioni a Movente Ideale, religiose e laiche, un elemento cruciale è il rapporto tra i fondatori, gli ideali e i membri delle comunità o organizzazioni. In tale rapporto, identitario e necessario, si nascondono insidie che diventano spesso delle vere e proprie malattie. È il caso, ad esempio, della produzione ideologica che si sviluppa necessariamente attorno all’ideale originario, fino a soffocarlo, se non si ha il coraggio di iniziare un doloroso processo di separazione dell’ideologia dall’ideale.

Capitali narrativi/1 - Il nuovo inizio di un ereditato patrimonio spirituale e di opere

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/11/2017

171112 Capitali narrativi 1 rid«Dobbiamo lavorare in quelle zone intermedie fra parecchi ordini di discipline, nelle quali come al contatto di due terreni diversi si trovano sovente accumulate ricchezze eccezionali»

Achille Loria Le basi economiche della costituzione sociale

Le comunità, le associazioni, i movimenti, le istituzioni e le imprese vivono grazie a molte forme di capitali. Una di queste è il capitale narrativo, una risorsa preziosa in molte organizzazioni, che diventa essenziale nei momenti di crisi e nei grandi cambiamenti dai quali dipendono la qualità del presente, la possibilità del futuro, la benedizione o la maledizione del passato. È quel patrimonio – cioè munus/ dono dei padri – fatto di racconti, storie, scritti, a volte poesie, canti, miti. È un autentico capitale perché, come tutti i capitali, genera frutti e futuro. Se gli ideali della organizzazione o della comunità sono alti e ambiziosi, come accade in molte Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), anche il suo capitale narrativo è grande. È una risorsa preziosa durante le prime difficoltà, quando raccontarsi l’un l’altro i grandi episodi di ieri dà il coraggio per continuare a sperare, credere, amare oggi.

Economia e virtù nel tempo delle crisi

Fidarsi di uno sconosciuto 450Luigino Bruni

Dehoniane, Bologna, 2015
Collana "P9 - Lampi"

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Perché dovrei fidarmi di uno sconosciuto? A questa domanda fondamentale di ogni economia di mercato si potrebbe rispondere che la storia degli scambi e dei commerci ha lungamente beneficiato della fiducia e della giustizia e che nel tempo delle crisi anche tutte le altre virtù – dalla speranza alla prudenza, dalla fortezza alla temperanza – hanno svolto e svolgono un ruolo importante. La spersonalizzazione delle relazioni economiche dipende in larga parte da un sistema finanziario lontanissimo e indipendente dai rapporti umani di fiducia, retto sulla ricerca del massimo tornaconto dei proprietari delle grandi banche, delle assicurazioni e delle imprese multinazionali.

L'anima e la cetra/1 - I salmi sono via alla preghiera pure per chi non crede e non trova parole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/03/2020

Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,

ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così gli empi,
ma come pula che il vento disperde;

perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell'assemblea dei giusti,

poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre i malvagi svaniscono nel nulla. (Salmo 1)

I salmi sono un concentrato dell’intera Bibbia. Oggi iniziamo il loro commento, ponendoci nel bivio tra la via del giusto e quella dell’empio.

Iniziamo il commento del Libro dei salmi. Ma i salmi non si commentano. Si pregano, si cantano, si urlano. Sono troppo umani, troppo intrisi di dolore e di amore, troppo impastati di uomo e di Dio. Eppure li commenteremo, coscienti che resteremo alla periferia del loro mistero. Insieme ai vangeli, i Salmi sono il libro più noto e tradotto della Bibbia. Sono parte essenziale e amatissima della Bibbia, anche perché sono una sorta di suo distillato, con l’aggiunta della poesia, del canto e della liturgia. In essi si incontrano i profeti, la Legge, i testi sapienziali, Giobbe - e in questi si incontrano i salmi. La composizione dei salmi ha accompagnato tutta la storia di Israele, che con essa si interseca e intreccia. I primi risalgono (almeno) all’epoca di Davide, gli ultimi giungono fino alle soglie del Nuovo Testamento.

Logiche del mercato e beatitudini evangeliche

Gli Imperi di sabbia 450Luigino Bruni

Dehoniane,
collana P9 - Lampi
Bologna, Maggio 2016
ISBN    978881056727
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«Ho visto un ragazzo prendere un piccolo bidone di latta da una discarica, farlo diventare la cassa di un violoncello e suonare Bach. È la felicità dentro le sofferenze il primo grande motore della storia dei giusti».

Che fine faranno le promesse di sostegno finanziario della UE alla svolta ecologica dopo le urgenze imposte dalla presente crisi pandemica? Strumenti Politici lo ha chiesto a Luigino Bruni

di Marco Fontana

pubblicato su Strumenti Politici il 22/10/2020

Jeffrey Sachs, fondatore dell’Earth Institute della Columbia University e dello United Nations Sustainable Development Network (due tra i più noti centri di ricerca sullo sviluppo sostenibile nel mondo) ha affermato che gli Stati Uniti, così come l’Europa, “si trovano ad un punto di svolta” per le politiche economiche Green. Sachs ha ricordato che “persino i 10 milioni di americani che vivono di oil & gas si stanno rendendo conto che questo business è in declino, per il calo della domanda da parte di clienti attenti all’impronta ecologica e per la calante competitività rispetto alle fonti rinnovabili” tanto che durante l’amministrazione Trump, nonostante le ingenti politiche di sostegno messe in campo, questi lavoratori hanno perso 30mila posizioni retribuite, mentre l’indice S&P Oil & Gas è sceso del 51,5% nell’ultimo anno. Al contrario del Clean energy, in aumento del 50,7%. Il virus però pare aver cambiato le priorità della politica e quindi è da valutare se questa svolta ecologica verrà confermata. L’UE ad esempio aveva promesso un grande sostegno finanziario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, prevedendo di movimentare addirittura 1000miliardi di euro. Questo programma però era stato studiato prima della pandemia Covid-19, prima del Recovery Fund, insomma in una “era geologica” fa; in un mondo che non esiste più. Abbiamo deciso quindi di intervistare il professor Luigini Bruni, economista e storico del pensiero economico, per comprendere quale futuro può ancora ritagliarsi l’economia Green in Europa.

Quando le persone sono più grandi delle loro organizzazioni

I colori del cigno 500Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2020
Collana "I Prismi - I Semi"
ISBN: 9788831175548
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Viene chiamato ‘cigno nero’ un evento altamente improbabile e dagli effetti molto rilevanti. È il grande nemico delle imprese e delle organizzazioni per i suoi effetti potenzialmente devastanti. Ma gli eventi totalmente inattesi e sorprendenti possono rappresentare anche la salvezza delle organizzazioni e delle comunità. Se, infatti, guardiamo bene dentro le dinamiche delle organizzazioni reali ci accorgiamo che il vero grande nemico, il cigno nero cattivo, è la tendenza, invincibile, alla creazione di routine gestionali rigide, costruite sull’osservazione del passato e che quindi impediscono la comprensione dell’arrivo delle grandi novità. La gestione che guida l’oggi guardando indietro fa ‘conoscere’ solo ciò che si sapeva già. Il pericolo veramente grave delle organizzazioni non sta allora nell’esistenza dei cigni neri ma nella loro gestione, troppo spesso errata. L’errore più comune nasce dal timore dell’arrivo del cigno nero cattivo che rende ostili nei confronti di ogni cigno con un piumaggio leggermente diverso dal bianco. Se però blocchiamo tutti i colori difformi nel loro momento aurorale, forse preveniamo l’arrivo del cigno nero devastante, ma di certo impediamo alle novità vere e buone di arrivare, maturare e portare i loro frutti.

L'esilio e la promessa/1 - Nella Bibbia più si tocca la terra, più facile è udire il cielo

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 11/11/2018

Ezechiele 01 ridÈ Pasqua. Mio padre, levando in alto il bicchiere, mi dice d’andare ad aprire la porta. A un’ora così tarda aprire la porta per fare entrare il profeta Elia? Ma dov’è Elia, e il suo carro bianco? Forse sotto le spoglie di un misero vecchio, d’un mendicante ricurvo, con un sacco sulle spalle e un bastone in mano, sta per entrare in casa? «Eccomi! Dov’è il mio bicchiere di vino?»

Marc Chagall, La mia vita

L’esilio è una dimensione della condizione umana. Nascendo lasciamo un luogo familiare e sicuro per entrare in un altro sconosciuto, e senza due mani che ci accolgono e un corpo che ci riscalda e nutre non inizieremmo la nostra avventura sulla terra. I profeti sono la madre che ci accoglie, ci nutre e ci accompagna negli esili della vita; fino alla fine, quando lasceremo questo luogo per un altro. E se ascolteremo ancora una parola diversa, quell’ultimo viaggio sarà più buono. Tutti i profeti sono così, ma soprattutto Ezechiele. Lui è profeta che riceve la vocazione nell’esilio di Babilonia, durante la prova più grande del suo popolo, e dirà le sue parole più alte per mantenere vivi la promessa e il patto quando attorno tutto parlerà di dolore e di morte. La profezia è dono sempre, ma diventa bene essenziale quando la vita ci deporta in terre straniere, dopo che il grande sogno si è infranto, quando la speranza e la fede rischiano di spegnersi. Tanti, troppi esili restano disperati e sconsolati perché non riusciamo a viverli insieme ai profeti.

L’anima e la cetra/21 -Non si può credere senza stimare tutta l’umanità, nulla e nessuno escluso

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 23/08/2020

"Il libro dei Salmi sovrasta tutti gli altri perché riassume quello che gli altri contengono e nel canto aggiunge ciò che ha di suo e di proprio. Altri libri contengono la Legge, annunciano il Messia; questo libro descrive i movimenti dell’anima".

Anastasio Epistola a Marcellino(IV sec. d.C.)

La fiducia e la fede sono parole sorelle. Senza l’una non c’è l’altra, e la fede è un rapporto segnato dalla vulnerabilità. Il Salmo 91 ci parla della natura della fede in quanto fiducia.

La fiducia è una relazione radicalmente vulnerabile. Quando una persona si fida di un’altra mette nelle sue mani qualcosa di proprio di cui l’altro può disporre e persino abusare. Sta in questa esposizione di colui che dà fiducia la radice di quella gioia speciale che proviamo quando qualcuno ripone in noi la sua fiducia, perché sentiamo che ci ha chiesto di custodire qualcosa di prezioso che riguarda la sua persona, la sua intimità, il suo mistero, anche quando passa attraverso semplici cose materiali. Questa condizione di vulnerabilità cresce con il valore di quel "qualcosa" che si deposita nelle mani dell’altro, nel "palmo della sua mano". Una vulnerabilità che ha anche un suo valore, ha delle proprietà tipiche che cambiano e in genere migliorano la natura di un rapporto. Mostrare all’altro la mia vulnerabilità, rendergliela intenzionalmente evidente, mentre ci rende più deboli ci rende anche più forti, grazie alla dimensione trasformativa della fiducia vulnerabile. La prima e più importante garanzia che chi ha ricevuto fiducia la onori sta nel suo sentirsi onorato dallo stesso atto di fiducia – troppi debiti non vengono onorati perché la nostra finanza invece di onorare il debitore lo umilia. 

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