Mind the Economy

I Commenti de "Il Sole 24 Ore" - Mind the Economy, la serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore

di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 16/02/2020

Siamo tutti un po' dottor Jackyll e un po' mister Hyde. Vacilliamo tra spinte altruistiche e ripiegamenti egoistici in un perenne conflitto tra i nostri orientamenti umanitari e quelli più individualistici. Spesso, però, abbiamo netta la sensazione che, nonostante gli manchi il titolo accademico che sfoggia, invece, la sua controparte, in questo vacillare perenne, mister Hyde sia decisamente più astuto e raffinato e le sue tecniche e le sue arguzie più efficaci nell'orientare e determinare le nostre scelte. Egli è un maestro nell'arte dell'insinuare il dubbio.

I Commenti de "Il Sole 24 Ore" - Mind the Economy, la serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore

di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 02/08/2020

Che “Le persone rispondono agli incentivi” è una delle verità indisputabili della business community internazionale. È, infatti, «una legge fondamentale del comportamento umano che alti incentivi portano ad un maggiore impegno e ad una migliore performance», come affermano in apertura della loro importante rassegna sul tema, Uri Gneezy, Stephen Meiere Pedro Rey-Biel (“When and Why Incentives (Don't) Work to Modify Behavior”. Journal of Economic Perspectives 25, 2011, pp. 191–210). Gli incentivi sono l'essenza stessa dell'economia, ci ricorda, chiosando la posizione più diffusa nella professione, Canice Predergast. L'accoglimento di questo dato ha avuto, negli anni, caratteristiche al limite del dogmatico. Un assioma auto-evidente. E questo ha portato allo sviluppo di una vera e propria cultura dell'incentivo. Obiettivamente non è difficile essere d'accordo con l'affermazione di una relazione tra incentivi e cambiamento comportamentale. Decisamente meno facile, invece, è stato andare oltre e chiedersi “quando”, “come” e “perché” questo cambiamento avviene e in che forme esso si manifesta. Su questi altri punti le posizioni si fanno più sfumate e problematiche.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 22/09/2019

È proprio vero, non c'è più il buon vecchio avido capitalismo di una volta. Quello a cui Milton Friedman, nel famoso articolo sul New York Times del settembre del 1970, affidava un'unica e ineludibile missione: aumentare i profitti delle imprese; o quello, ancora, per il quale, a sentire l'economista di Harvard, Greg Mankiw, è indispensabile difendere l'1% dei più ricchi dalle incomprensibili e ingiustificate pretese redistributive del restante 99% di noi comuni mortali (Defending the One Percent. Journal of Economic Perspectives, 27(3), pp. 21–34).

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 29/08/2021

«Nel corso del tempo il fallimento si è trasformato da un fatto ad un’identità». Scrive così lo storico Scott Sandage nel suo libro “Born Losers” (Harvard University Press, 2005). Non sorprende che le espressioni “sono un fallito” e “sono un fallimento” siano usate, oggi, in maniera interscambiabile. Fatto e identità. È anche questo un portato della dilagante retorica della meritocrazia che spinge a valutare una persona sulla base esclusiva dei suoi risultati – carriera, soldi, prestigio sociale, successi – appiattendo, in questo modo, l’identità sui fatti.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 06/12/2020

Entrando nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma e proseguendo lungo la navata centrale, volgendo lo sguardo a sinistra verso la quinta cappella, la cappella Contarelli, si scorge, dapprima, un dipinto raffigurante San Matteo sovrastato da un angelo e, spostando di poco lo sguardo ancora a sinistra, ci si imbatte in un altro, forse il maggiore capolavoro caravaggesco, che ci narra della «vocazione di San Matteo». Gesù appare in una stanza fiocamente illuminata dove Matteo, il pubblicano, l'empio esattore delle tasse, è intento a contare le sue monete adagiate su di un tavolo.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 08/11/2020

Quale relazione esiste tra la soddisfazione dei lavoratori e il valore dell'impresa per cui lavorano? Se un lavoratore è soddisfatto, coinvolto e trova ricco di significato il suo lavoro, l'impresa ne avrà con certezza dei benefici? E gli azionisti di quell'impresa che previsioni potranno fare rispetto al valore futuro delle loro azioni? La risposta a queste domande non è univoca e, per quanto strano questo possa apparire, dipende fortemente da ciò che pensiamo sia un “lavoro”. E, soprattutto, da ciò che pensiamo possa essere una “buona ragione” per lavorare. Se il lavoro è inteso, esplicitamente o implicitamente, come una merce, per esempio, il suo valore deriva esclusivamente dal rapporto tra il costo per il lavoratore e il beneficio che se ne trae. Nella tradizione del taylorismo per spingere un lavoratore ad aumentare il suo impegno e quindi la sua disutilità (il costo), basta aumentare gli incentivi estrinseci, la remunerazione materiale, di un ammontare sufficiente a compensare il maggior costo.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 27/09/2020

Il lavoro è prima di tutto cura, cura di sé, cura degli altri, cura del Mondo. Con il nostro lavoro concorriamo al processo di umanizzazione dell'ambiente che ci circonda e allo stesso tempo umanizziamo il nostro “ambiente interiore”, noi stessi. All'interno del progetto delle nostre comunità, lavorando, restituiamo a coloro che condividono il nostro stesso destino ciò che gli dobbiamo e riceviamo da loro, in una dinamica di reciprocità che può generare, contemporaneamente, benessere e senso ma, nello stesso tempo, costruiamo anche la nostra identità fatta di finalità, autostima e rispecchiamento nello sguardo degli altri.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 22/11/2020

Il senso è quel filo rosso che unisce le vicende della nostra vita e che crea un ordine coerente tra ciò in cui crediamo, ciò che cerchiamo e ciò di cui abbiamo bisogno. Ecco perché cercare un senso vuol dire raccontarsi prima di tutto a sé stessi, poi agli altri e assieme gli altri. Il senso, in qualche modo, ci giunge dal domani. Sono le conseguenze attese delle nostre azioni a caricarle di senso e di finalità; la consapevolezza di una direzione ed una finalità ben definita.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 07/06/2020

Comunque la si voglia definire, la fiducia è quell'atmosfera nella quale le cose a cui più teniamo, crescono e prosperano. Un'atmosfera che si diffonde nel mondo in maniera fortemente diseguale. L'ultimo rapporto “Edelman Trust Barometer” (2020), mostra come la fiducia nei media, nelle grandi imprese e nelle organizzazioni non governative, sia cresciuta nell'ultimo anno, così come anche la fiducia nei governi, soprattutto nei primi mesi della pandemia.

I Commenti de "Il Sole 24 Ore" - Mind the Economy, la nuova serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore

di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore il 27/01/2019

In principio c’erano i “cittadini-portavoce” i “politici non-politici”, l’”uno vale uno”, e le scatolette di tonno. Poi in quella scatoletta i 5stelle ci sono entrati e si devono essere trovati bene. Col Parlamento, sono arrivate le Commissioni, le cariche, il Governo, i Ministeri e i cittadini-portavoce di ieri sono diventati gli onorevoli di oggi. Quella casta tanto odiata e sbeffeggiata ora sono loro; non si vergognano più di essere chiamati onorevoli e quando chiedono di essere invitati ai convegni, vogliono stare tra le autorità, come la mail dell’on. Carla Ruocco, maldestramente inviata ai destinatari sbagliati, dimostra. Intendiamoci, non c’è proprio niente di male, anzi. E’ meno fastidioso questo atteggiamento “istituzionale” che l’ostentazione della differenza fatta per marcare la distanza tra “noi” e la vecchia politica; tra il nuovo, l’onesto e il giusto e il resto del mondo, sott’inteso, vecchio, disonesto e ingiusto. Non c’è niente di male, magari un po’ di incoerenza, ma si sa, sono giovani. 

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 05/05/2019

Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” – dice Michele Apicella alla giornalista – seduto a bordo piscina con il caschetto da pallanuotista ancora indosso. “Le parole sono importanti” e non solo per il loro significato diretto. Le parole sono importanti anche per l’atmosfera che generano, le suggestioni che evocano, le impressioni che suscitano. Le parole sono importanti perché, al di là del loro senso più prossimo, accendono in noi ricordi, rendono palesi pensieri profondi e ci cambiano, ci fanno cambiare, modificano le nostre convinzioni, le aspettative che abbiamo sugli altri e, di conseguenza, per questa via, modificano le nostre decisioni.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 14/06/2020

«Il senso di essere utile e persino indispensabile, sono bisogni vitali dell'anima umana». Così si esprime ne “La prima radice” (Edizioni di Comunità, 2017), quella grande protettrice laica del lavoro che è Simone Weil. «Una completa privazione di questo – prosegue - si ha nell'esempio del disoccupato, anche quando è sovvenzionato sì da consentirgli di mangiare, di vestirsi, di pagare l'affitto. Egli non rappresenta nulla nella vita economica e il certificato elettorale che dimostra la sua parte nella vita politica non ha per lui alcun senso».

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il sole 24 ore il 23/12/2018

Regali natale IlSole24Ore Web ridE poi uno si stupisce che l’economia venga definita “la scienza triste”! Neanche il tradizionale scambio di doni è passato indenne dallo scrutinio degli occhiuti economisti. Qualche anno fa, in particolare apparve un controverso studio nel quale stimava la perdita netta di ricchezza legata allo scambio di doni natalizi (Waldfogel J. “The deadweight loss of Christmas”. American Economic Review 83, 2003). L’indagine di questo novello Scrooge, con grafici ed equazioni, stimava la differenza tra il valore monetario attribuito ai doni ricevuti e il loro costo effettivo; individuando in un valore oscillante tra il dieci e il trenta percento, la perdita netta.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 oredel 25/07/2021

Capita di sbagliare così come capita di essere sviati da errori sistematici, dai cosiddetti “bias”. Ne abbiamo parlato a lungo nelle scorse settimane. Sapere che certi errori sono sistematici, cioè si ripetono tendenzialmente tutti e per tutti nello stesso modo, però, può anche essere un vantaggio non da poco. La loro sistematicità, infatti, li rende prevedibili e quindi prevenibili. Ma come?

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 18/07/2021

Secondo il fisico danese Niels Bohr, un esperto è qualcuno che ha commesso tutti gli errori che si possono compiere in un campo molto ristretto. La definizione è interessante anche se in italiano non rende bene quanto in inglese. L’inglese, infatti, ha due termini chiari per definire l’esito di un processo di apprendimento: da una parte abbiamo l’«experience» e dall’altra abbiamo, invece, l’«expertise». Il primo termine, che possiamo tradurre facilmente con «esperienza», indica quella conoscenza che otteniamo attraverso feedback ripetuti che ci indicano, attraverso un’operazione di associazione causa-effetto che, con una certa probabilità, a una determinata condotta seguiranno determinati effetti. Affinché questo processo abbia luogo è necessario che i feedback siano chiari, rapidi e numerosi.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 23/02/2020

Luca Medici, noto ai più come Checco Zalone, ha tanti meriti, ma anche alcune colpe. Tra queste, certamente, quella di aver recentemente caratterizzato in maniera così vivida e verosimile l'ethos del tipico dipendente pubblico da averlo impresso a caratteri di fuoco nell'immaginario dei suoi spettatori e degli italiani più in generale. Non è il primo, a dire il vero, ad aver distillato in questo modo i tratti tipici dell'impiegato pubblico italiano, nullafacente, raccomandato, assenteista e, al tempo stesso, arrogante con quei cittadini al cui servizio, in realtà, sarebbe chiamato dai suoi doveri e dalla sua missione.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 26/09/2021

Scriveva Adam Smithnella sua “Ricchezza delle Nazioni” che «Chi offre ad un altro un affare di qualsiasi tipo, si propone di fare questo: dammi ciò che voglio, e avrai ciò che vuoi. Questo è il significato di ogni simile offerta; ed è in questo modo che otteniamo gli uni dagli altri la maggior parte di quei buoni uffici di cui abbiamo bisogno. Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la nostra cena, ma dal rispetto che hanno per il loro interesse».

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 19/09/2021

Le economie moderne basano il loro successo sull’esistenza di istituzioni come i mercati, le imprese, le organizzazioni pubbliche che funzionano grazie al coordinamento delle azioni di numerosi, numerosissimi attori, di un numero a volte enorme di individui che, singolarmente, decisione dopo decisione, operano, esplicitamente o implicitamente, in vista della produzione di benefici individuali e collettivi.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 12/05/2019

"Gli uomini hanno fatto milioni di leggi per punire i delitti, e non ne hanno stabilita pur una per premiare le virtù”. Così scrive, nel 1765, Giacinto Dragonetti, nella sua operetta “Delle virtù e dei premi”. Di enorme successo e tradotta in molte lingue, oggi è purtroppo quasi del tutto dimenticata, in teoria e in pratica. Dragonetti, che pure rivendica una continuità ideale con il pensiero di Beccaria del “Dei delitti e delle pene”, ne prende le distanze, sottolineando l'importanza, non tanto della punizione e della sanzione, quanto quella dei premi e delle virtù, intese, qui, in senso politico e non individuale o morale. Dragonetti parte da Rousseau: la vita in comune è auspicabile, ma fragile.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 16/05/2021

Quando dobbiamo prendere una decisione importante è sempre meglio non prenderla da soli. Questo perché il contributo degli altri, che sia il proverbiale “avvocato del diavolo”, un gruppo di amici o un team di lavoro, può essere cruciale nell'aiutarci a superare le distorsioni cognitive di cui invariabilmente, come individui, soffriamo e che possono portarci fuori strada. Le decisioni davvero importanti vengono prese, spesso, una volta nella vita o, comunque, molto raramente. Questo fa sì che imparare a decidere bene in situazioni simili sia estremamente difficile. Perché ogni volta è come se fosse la prima, non c'è feedback ripetuto e quindi manca l'opportunità stessa di apprendere.

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