Profezia è storia

Profezia è storia/28 -Antica (e attuale) abitudine dei “padroni” è cambiare il nome ai sudditi

Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 15/12/2019

"Fra l’ultima parola detta e la prima nuova da dire è lì che abitiamo"

Pierluigi Cappello, Assetto di volo

La reciprocità dei patti è una cosa molto seria, che include anche le conseguenze della reciprocità spezzata. Il racconto della caduta di Gerusalemme ce lo ricorda con rara efficacia e bellezza.  

Non basta essere minoranza per essere minoranza profetica. Non è l’essere parte di un resto di superstiti a fare il resto della Bibbia. Nella conquista babilonese, alcuni ebrei furono deportati e altri restarono in patria. In ciascuna di queste due comunità – quella in esilio e quella in patria – c’era chi si auto-attribuiva lo status di "resto" annunciato da Isaia. Ezechiele e Geremia ci parlano, in pagine bellissime, di questi "conflitti tra resti", delle polemiche tra i figli per l’eredità ideale dei padri. Le crisi, soprattutto quelle grandi e decisive, generano molti "resti", vari gruppi che pretendono di essere i veri custodi del primo patto, i garanti della prima alleanza, gli eredi del primo testamento. In questi conflitti identitari è probabile che ogni gruppo possieda alcuni elementi autentici del vero "resto"; ma non appena una minoranza inizia a rivendicare la primogenitura contro gli altri gruppi, i semi buoni cominciano a guastarsi. 

Profezia è storia/7 - Il mondo resta pieno di donne in cammino, che sanno vedere e capire

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/07/2019

«Quando Adamo sente la morte avvicinarsi, manda suo figlio Seth nel paradiso terrestre. Dall’Albero della Vita Seth riceve tre ramoscelli. I ramoscelli crescono in un albero meraviglioso che resiste alla prova del tempo fino a Salomone. Messo da parte, va a finire nel ponte sul fiume Kedron, dove ha luogo l’incontro fra Salomone e la regina di Saba. La regina predice che quel legno è destinato a sorreggere un giorno il Messia sul Golgota.»

Iacopo da Varazze, Leggenda aurea

La visita della regina di Saba ci svela la grammatica del dono e del rapporto che le donne hanno con la sapienza.

Se guardiamo con attenzione la nostra economia globalizzata, scopriamo che i mercati e le aziende sono pieni di dono e di gratuità. Semplicemente perché l’economia è un pezzo di vita, e dove c’è vita c’è anche il dono, sempre mescolato con altri linguaggi. Non riusciamo a vederlo, non sappiamo raccontarlo, ma il dono vive e nutre la nostra vita e la nostra economia, ogni giorno. Accompagna il nostro quotidiano, con la sua tipica bellezza e con le sue ambivalenze, che emergono anche nei racconti della vita di Salomone, che fu costellata da molti scambi mercantili e da molti doni: «Passati i vent’anni durante i quali Salomone aveva costruito i due edifici, il tempio del Signore e la reggia, poiché Chiram, re di Tiro, aveva fornito a Salomone legname di cedro e legname di cipresso e oro secondo ogni suo desiderio, Salomone diede a Chiram venti città nella regione della Galilea» (1 Re 9,10-11). Il testo ci aveva già detto che Salomone per costruire il tempio era entrato in contatto con Chiram, che lo rifornì di tutto il materiale speciale di cui ebbe bisogno durante i molti anni della fabbrica. Una tale grande opera, che durò molti anni e con una grande complessità da non consentire di prevedere tutti i costi, gli imprevisti e gli incidenti, richiedeva (e richiede ancora) un rapporto speciale con il principale fornitore, che nel linguaggio biblico viene definito "alleanza" (5,26).

Profezia è storia/19 - I profeti e maestri veri portano pesi pesanti per non farli portare agli altri

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/10/2019

"C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro"

Vangelo secondo Luca 4, 27

La benedizione a uno straniero lebbroso ci regala parole importanti sulla logica del dono ma anche sulle scelte di chi vivere "in terra d’esilio". Ma il racconto della "salvezza concessa ai siriani" in questo nostro oggi si fa anche preghiera…

Servo. Servus, cioè schiavo. Anche nella Bibbia si incontrano molti servi. Per lo scrittore antico queste parole erano le parole ordinarie della vita, perché i servi e gli schiavi erano parte normale del loro mondo. Ma per noi no. Noi non possiamo trovare queste parole e passare oltre. Come il Samaritano dobbiamo fermarci e provare misericordia e poi chinarci. Noi siamo testimoni ed eredi di millenni di amore e di dolore per cercare di eliminare queste parole dal nostro vocabolario e dal nostro cuore – e non ci siamo ancora riusciti del tutto e ovunque. E la Bibbia ci ha aiutato a cancellare quelle parole che essa stessa aveva scritto. «Naaman, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo YHWH aveva concesso la salvezza agli Aramei [siriani]. Ma quest’uomo prode era lebbroso» (1 Re 5,1). Con la storia di Naaman, un uomo di rilievo del popolo siriano, incontriamo uno dei brani nei quali la Bibbia supera se stessa. YHWH aveva concesso la salvezza ai siriani, a un popolo diverso e nemico di Israele. In un periodo storico ancora dominato dall’idea degli dèi nazionali, dalla religione etnica, in Israele si scrissero pagine che annunciavano una religione universale e inclusiva. Quel popolo incominciò a capire che le preghiere della sua gente potevano essere vere se erano anche le preghiere degli altri; che il loro Dio poteva essere "Padre nostro" solo se quel "nostro" raggiungeva tutti. 

Profezia è storia/24 - Seguendo il nulla diventiamo nulla: è l’eterna lotta tra fede e nichilismo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/11/2019

«Io so bene che il nome di cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, è ora termine di offesa e dileggio; ma io l'adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore»

Ignazio Silone, Fontamara

La speranza dei profeti veri è l’opposto della speranza falsa e consolatoria dei falsi profeti, ed è vera e forte come un figlio.

Sono molti coloro che giustificano azioni ingiuste in nome di qualcosa di buono che quelle persone o istituzioni, mentre negano giustizia e diritti, pur fanno (posti di lavoro, Pil…). E troppo debole è ancora il grido di profeti che dicono che queste cose “buone” non saranno mai davvero buone senza giustizia, soprattutto senza quella tipica giustizia concepita e misurata dalla prospettiva dei più poveri. Le ragioni dell’economia, della politica e della finanza si trasformano profondamente se guardate, assieme a Lazzaro, da sotto il tavolo del ricco epulone.

Profezia è storia/21 - Nessuno può costringere Dio a essere meno umano dei padri e madri migliori

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 27/10/2019

«Una teoria puramente sacrificale dei vangeli deve fondarsi sull’epistola agli Ebrei. Ma l’Epistola non riesce, credo, a cogliere la vera singolarità della passione di Cristo, e lascia in ombra l’assoluta specificità del Cristianesimo»

René Girard, Il capro espiatorio

Il rapporto tra religione e violenza è un grande tema della Bibbia e della vita, che tocca argomenti di estrema attualità come la meritocrazia e la teologia dell’espiazione.

L'ideologia del merito è anche ideologia del demerito, i sistemi che premiano i meritevoli devono necessariamente punire i demeritevoli, e ogni merito-crazia è anche una demerito-fobia. Senza punire chi ha meritato le punizioni non è possibile premiare chi ha meritato i premi. Ma siccome siamo molto più capaci di trovare le colpe (negli altri) dei meriti, i sistemi meritocratici sovrabbondano di pene, perché alla base di ogni sistema meritocratico c’è un profondo pessimismo antropologico, anche quando è mascherato da belle parole sulle virtù e sui premi. Perché premiando soltanto i "vincenti" e chi raggiunge la vetta del dilettoso monte (la meritocrazia è necessariamente gerarchica e posizionale), si dimentica che siamo tutti diversamente meritevoli, che ogni persona può avere, e ha, una sua via di eccellenza che non può e non deve essere confrontata gerarchicamente con quelle degli altri né misurata con indicatori unici e uguali per tutti.

Profezia è storia /26 - Per riuscire a 'vedere il cuore' oltre meriti e colpe. Come Lui

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 01/12/2019

"Abramo trovò la sua controparte in una figura tarda, isolata, scoscesa della Bibbia: Giobbe. Se Abramo era la grazia non fondata sul merito, Giobbe era la disgrazia non fondata sulla colpa"

Roberto Calasso,Il libro di tutti i libri

La decadenza della fine anche delle storie più nobili, è il linguaggio con cui la Bibbia ci dice che tutto è grazia, che l’elezione non è legata ai nostri meriti.

I giorni più luminosi della nostra vita, che sono sempre troppo pochi, sono quelli in cui ci siamo sentiti compresi e stimati non per i nostri meriti e demeriti ma perché qualcuno – una moglie, un fratello, una madre, un amico – ci ha amati nelle nostre imperfezioni, nei nostri limiti, nelle nostre ambivalenze e ambiguità; perché, in un giorno diverso, quella persona ha visto il nostro cuore e la sua sincerità. Perché non ci ha stimato e amato nonostante quei limiti e quelle imperfezioni, ma grazie a essi e a esse. Quei pochi rapporti diversi che ci accompagnano per tutta la vita sono incontri tra due cuori sinceri che almeno una volta si sono visti così, patti nati da alchimie tra anime che si sono incontrate nelle loro nudità oltre e prima i meriti e i demeriti. Poi, anche in questi rapporti diversi, gioiamo per i meriti nostri e degli altri, soffriamo e ci arrabbiamo per i demeriti; ma sappiamo che sono cose poco importanti, perché molto, troppo più importante è quel cuore che abbiamo visto, capito e soprattutto amato almeno una volta in un giorno speciale. Anche se non lo sappiamo, è questo sguardo che cerchiamo dal primo momento in cui veniamo alla luce, e lo inseguiamo con tenacia fino alla fine. Senza questo sguardo diverso, senza almeno una persona che ci ha visto e ci vede così (questi sguardi resistono per sempre), l’esistenza diventa troppo difficile, forse impossibile. E se c’è qualcosa nella vita che continua ancora ad affascinarmi e sedurmi ogni mattina non è la ricerca di qualche forma di perfezione morale, ma l’entusiasmo di continuare a camminare in cerca di sorprese, in compagnia dei vizi e virtù degli altri e miei. Una vita dove le ferite che inevitabilmente segniamo nel corpo e nell’anima degli altri e che da loro riceviamo nei combattimenti corpo-a-corpo, sono anche finestre per provare a vedere un brandello di cielo. 

 Profezia è storia /2 - La piccole e dure ultime volontà di un grande re confermano che nessuno è come Dio

 di Luigino Bruni

 pubblicato su Avvenire il 09/06/2019

«Davide fu un uomo eccellente dotato di ogni virtù che dovrebbe trovarsi in un re. Era prudente, dolce, gentile con quelli che erano in difficoltà, giusto e umano. E non cadde mai in fallo, eccetto per la moglie di Uriah»

Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche: 390-39

Entriamo nel vivo della storia di Salomone, e continuiamo gli intrighi e gli imbrogli. Che, in controluce, ci rivelano altri messaggi essenziali dell’umanesimo biblico.

 Le grandi storie bibliche continuano a parlarci perché, pur essendo più grandi e più belle di noi, ci assomigliano. È negli esili che le comunità umane possono scrivere i loro capitali narrativi più preziosi. La grande sofferenza di quegli anni, la patria «sì bella e perduta», le umiliazioni, i lavori forzati, le grandi preghiere dei Salmi cantati lungo i fiumi di Babilonia, generarono nel popolo una pietas nuova e profondissima, che divenne uno sguardo nuovo sull’umanità tutta intera. È nei deserti dove si impara il valore dell’acqua; è a contatto con i limiti degli uomini e delle donne ferite e umiliate che si apprende il valore infinito degli esseri umani. La sofferenza nostra e degli altri trasforma l’etica in misericordia, la sola che rende capaci di cantare le ferite umane perché vi sa vedere benedizioni. Occorre una vita intera, se basterà, per imparare a incontrare Dio dentro i peccati del mondo.

Profezia è storia /1 - Non aver paura della vita e delle parole-carne per narrare l’uomo e Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/06/2019

«Un antico maestro della Mishnà, Ben Bag Bag, diceva: «Volgila e rivolgila, tutto vi è nella Torà [Legge]». Tutto è nella Torà, ma bisogna voltarla e rivoltarla: Dio ha parlato, ma l’uomo deve metterci il commento»
Paolo De Benedetti
, Introduzione al giudaismo

Comincia qui il commento dei Libri dei Re, entrando subito dentro le ambivalenze e le ambiguità e gli imbrogli di Davide e di Salomone. Che ci dicono che la salvezza non ha bisogno della purezza e dell’innocenza per agire e farci ricominciare.

Mosè, dopo che la sua gente costruì e adorò il vitello d’oro alle pendici dell’Oreb, entrò in una crisi profonda. Dentro quel grande fallimento sentì il bisogno di rinforzare la sua fede, e chiese al suo Dio-YHWH: «Fammi vedere la tua gloria» (Esodo 33,18). Ogni tanto, dopo le ribellioni, i tradimenti e le infedeltà degli altri e nostre, rinasce in noi forte la stessa domanda di Mosè. Avvertiamo il bisogno di rivedere la "gloria" che abbiamo visto il primo giorno, per continuare a credere e a vivere. E, qualche volta, la nostra preghiera viene raccolta. La lettura della Bibbia è una possibilità concreta e meravigliosa per tornare a rivedere la "gloria" durante e dopo le crisi individuali o collettive, quando il ricordo di quella che abbiamo visto ieri non ci basta più, e dentro ci affiora e sorprende invincibile quella tremenda e bellissima domanda: fammi vedere la tua gloria. La Bibbia è anche questo: una teofania che è lì per noi ogni giorno, e attende solo che la chiamiamo.

Profezia è storia/20 - La fede non può dimenticare i veri volti e le parole dei poveri

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 20/10/2019

«Ma se "l’intelligenza delle scritture" è un carisma, che specie di carisma è? Dove si colloca nella gerarchia dei carismi? L’intelligenza delle scritture va posta tra i carismi maggiori. E più in alto anche del carisma che fa i profeti»

Sergio Quinzio,Un commento alla Bibbia

La profezia parla molto di economia, di beni e di moneta. E anche dentro un episodio tremendo come solo le carestie sanno essere, ritroviamo l’economia insieme alle donne e ai bambini.

C'è un rapporto molto forte e intimo tra guerra ed economia. In genere le ragioni degli affari contrastano quelle delle guerre, perché molti mercanti amano la pace e l’ordine dove possono fare migliori profitti. L’economia ha anche una vocazione di pace – il "dolce commercio" degli illuministi. Ma mentre ci sono stati e ci sono ancora oggi mercanti che vogliono la pace, ce ne sono altri che si arricchiscono molto con le guerre, alcuni che le inducono a scopo di lucro, altri ancora che fanno dei conflitti il loro business. All’origine delle guerre ci sono grandi interessi economici intrecciati con il potere e con la follia degli uomini. Economie e imprese giuste ed eque sono il primo antidoto delle guerre, la loro cura preventiva. E tutte le volte che qualcuno costruisce un’economia di pace, fa contratti di lavoro equi, fa giustizia nei confronti di un dipendente, riconosce diritti alle persone e alla terra, sta allontanando la guerra e i suoi infiniti dolori. 

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