Un saggio sulle monache del Seicento riapre il dibattito su come il presente legge la spiritualità del passato tra sarcasmo, memoria e rischio di anacronismo
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 21/05/2026
Immagina che, dopo una catastrofe ambientale, tra mille anni un extra-terrestre arrivi sul pianeta terra deserto e disabitato da esseri umani, ormai estinti. Dopo aver vagato tra molte rovine, si imbatte in un libro. Lo apre e legge: «E il sole si gettò nel lago». Era un libro di poesie. L’extraterrestre, però, non conosceva il genere letterario “poesia”, non sapeva di Dante, di Leopardi, di Pascoli. E iniziò a farsi delle domande: ma questa civiltà scomparsa era così primitiva da non sapere che la terra gira attorno al sole? Oppure: avevano costruito dei piccoli soli artificiali che, durante alcune feste speciali, si gettavano nel lago? E ancora altre ipotesi bizzarre. Avrebbero capito tutto se avessero saputo cosa era, per gli umani, una poesia.