Mind the Economy

I Commenti de "Il Sole 24 Ore" - Mind the Economy, la serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore

di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 15/12/2019

«Dio non vede forse le mie vie? Non conta tutti i miei passi?» dice Giobbe (31, 4) protestando contro le sue ingiuste tribolazioni. Gli fa eco l'autore della Lettera agli Ebrei, quando testimonia come non vi sia «Nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto» (4, 13). Dio che vede, che ci pone sotto il suo sguardo e che ci chiede conto della nostra condotta. Ma lo sguardo di Dio non è l'unico che si posa sopra di noi, non solo l'Altro, ma anche gli altri, ci osservano e incontrano i nostri occhi. Uno sguardo dall’alto e uno sguardo all’altro. Verticale e orizzontale, e in qualche modo le due prospettive di intrecciano e si confondono, perché l’altro non mi è indifferente. Coglie questo aspetto, meglio di tutti, forse, Emmanuel Lévinas: «L’Altro uomo mi concerne, mi riguarda nei due sensi della parola “riguardare”. Qualcosa di cui mi occupo, ma anche “guardare in faccia”, qualcosa da prendere in considerazione».

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 15/09/2019

“Se la ricchezza non fa la felicità, figuriamoci la povertà”. Con questa battuta fulminante, Woody Allen, descrive, a sua insaputa, uno dei paradossi più famosi tra quelli scoperti dagli economisti negli ultimi decenni. Quando confrontiamo il Pil pro-capite di vari paesi, notiamo che, in quelli con un valore più elevato, la percentuale di cittadini che si definisce “abbastanza” o “molto felice” è più elevata. Piccoli incrementi nel reddito portano a grandi incrementi nella quota di coloro che si definiscono “felici”. E fin qui, naturalmente, niente di strano.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 26/04/2020

Viviamo tutti, queste settimane, in un grande esperimento. L’Italia è diventata un gigantesco laboratorio. Siamo tutti partecipi di un enorme esercizio di coordinamento collettivo nel quale abbiamo, tutto sommato di buon grado, accettato una fortissima limitazione della libertà, quale passaggio necessario a preservare la nostra stessa libertà, nella speranza di ritornare, al più presto, alla vita normale.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 26/05/2019

Quantificare il volume dell'evasione fiscale in Italia è un compito arduo. Se il problema sono le dichiarazioni dei redditi mendaci o inesistenti, basarsi su queste ultime produrrà, infatti, stime del tutto inaffidabili. Spesso sono inaffidabili anche le indagini campionarie che vengono utilizzate per cercare di correggere tali stime. In queste indagini, infatti, si riscontrata la sistematica tendenza dei rispondenti, benché coperti dall'anonimato, a dichiarare redditi inferiori a quelli realmente percepiti. Uno studio dell'Ufficio Valutazione Impatto del Senato, pubblicato l'anno scorso, ha cercato di quantificare questo fenomeno, il cosiddetto “under-reporting”, per cercare di riallineare le stime ai valori reali del fenomeno.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 12/01/2020

Ci sono alcune tragedieche rimarranno come incise a fuoco nella memoria di ciascuno di noi. L'ultima in ordine di tempo è, forse, quella del bambino ivorianomorto aggrappato al carrello di un Boeing 777, nel disperato tentativo di raggiungere la Francia. Così come tutti ci ricordiamo del piccolo Alan Kurdi, il bimbo siriano annegato a 3 anni, assieme al fratellino e la mamma, mentre cercavano, su un gommone, di raggiungere le coste greche. L'immagine del corpicino di Alan, adagiato, senza vita, sulla battigia sassosa di una spiaggia turca, fu capace di suscitare una reazione di indignazione mondiale. Politici, attivisti, commentatori, artisti, tutti presero spunto da quella drammatica foto per dire la loro sulla questione immigrazione. Perfino l'Isis usò quell'immagine, come esempio della punizione cui Dio avrebbe sottoposto tutti coloro che sarebbero scappati dalle terre del califfato.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 17/11/2019

La parola “weird” significa, in inglese, “strano”; ma è anche l’acronimo di Occidentali, Istruiti, Industrializzati, Ricchi e Democratici (Western, Educated, Industrialized, Rich and Democratic). Siamo noi, gli “strani”. Gli italiani, i tedeschi, gli americani, gli inglesi, gli spagnoli e gli australiani, e poi tutti quegli altri - ma poi non così “altri” – proprio perché accomunati, appunto, da una storia, da una struttura sociale, da un sistema economico e politico, in fondo, molto simile.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 28/07/2019

La manioca è un tubero ricco di vitamine, calcio e carboidrati; per millenni ha costituito la base alimentare di intere popolazioni nelle diverse aree tropicali del globo esposte a condizioni climatiche avverse alla coltivazione, dall'Amazonia alle isole del sud Pacifico. Cresce in maniera praticamente spontanea, è facile da reperire, è versatile da cucinare e saporita e, come abbiamo detto, ricca di nutrienti.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 03/11/2019

Si è accesa in questi giorni una polemica, a tratti anche aspra, sui possibili rimedi all'esplosione di odio ed aggressivitàche si sperimenta, da tempo ormai, sulle piattaforme sociali. L' hate speechsta diventando la cifra, quasi un genere letterario, che caratterizza molte, troppe, delle nostre interazioni virtuali. La diffusione di queste modalità comunicative rozze e violente ha ricadute profonde e misurabili sul livello di fiducia interpersonale e sul benessere individuale che riportano coloro che ne sono, in qualche modo, vittime o anche solo spettatori incolpevoli. Il tema è rilevante non solo per la qualità del dibattito pubblico e per il suo pluralismo, ma anche per la vulnerabilità che hanno dimostrato i social a manipolazioni politiche e ideologiche.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 24/11/2019

Le piazze si stanno rianimando. Da Hong Kong a Santiago, da Parigi a La Paz, da Barcellona e Bogotá, fino alle nostre città, Bologna, Mantova e chissà quante altre ancora seguiranno ancora il flusso delle “sardine”. Un autunno caldo come non se ne vedevano da tempo. Qualcosa sta capitando, movimenti differenti, ragioni variegate e plurali, come lo sono le differenti storie delle comunità che manifestano, eppure, come ogni forma di discontento, anche queste hanno a fondamento e sono generate da un profondo senso di frustrazione.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 26/07/2020

Frederick Winslow Taylor, o “Speedy Taylor”, come venne presto soprannominato, è a buon diritto considerato il padre del “management scientifico” e il nonno della moderna consulenza manageriale. Tutto ebbe inizio con una semplice domanda: “Quante tonnellate di ghisa può caricare un lavoratore su un vagone nel corso di una giornata?”. Era il 1899 e Taylor lavorava per la Bethlehem Steel Company di Filadelfia e alla Bethlehem i capi avevano l'idea che i lavoratori si fossero messi d'accordo per fare “soldering”, per rallentare, cioè, volontariamente la produzione attraverso pratiche ostruzionistiche.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 18/08/2019

“Gli opposti si attraggono”. Così recita il detto popolare. Non è sempre così, anzi, a dire il vero, quasi mai gli opposti si attraggono. La legge fondamentale della dinamica delle interazioni sociali, infatti, vede i simili attrarsi, non i diversi.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24/11/2018

SISIFO IlSole24Ore ridLa colpa di Sisifo era la sagacia e l’arroganza e per questo venne condannato da Zeus a far rotolare un macigno dalla base, fin sulla cima di una montagna, per poi, una volta raggiunta la cima, vedere la pietra precipitare nuovamente giù, pronta per essere issata nuovamente verso la vetta; il tutto per l’eternità.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 02/06/2019

Due storie terribili e allo stesso tempo esemplari, tragicamente istruttive. Rendono evidente il perché la fiducia sia un bene così fragile e anche perché, al contrario, la sfiducia e la diffidenza possano essere così tenaci, contagiose e pervasive. È necessario comprenderlo perché comprenderemo, così, il rischio che si corre quando, per fini strumentali, si getta discredito su intere categorie di persone ed organizzazioni. Ce ne sono parecchie, oggi, sotto attacco: in una spigolatura rapida possiamo individuare i giornalisti, gli intellettuali, le ONG, il terzo settore, gli esperti, la Chiesa di Papa Francesco, l'Europa, qualunque cosa una espressione così generica voglia dire. In anni recenti lo furono, in egual misura, i magistrati e le varie “caste”, prima che chi allora le attaccava diventasse “casta” a sua volta. Sparare a zero in maniera generica e indistinta su intere categorie di persone è un errore sciagurato, per tutti. È come sversare nel mare del dibattito pubblico, nel quale tutti nuotiamo, tonnellate di scorie radioattive, che poi rimarranno lì, ad inquinare per decenni la fiducia degli italiani nelle loro istituzioni e negli altri. Perché la fiducia non è un bene come gli altri, la fiducia è un ben comune, un common, un bene che per le sue caratteristiche, è naturalmente soggetto ad una condizione “tragica” di sovra-sfruttamento, erosione, consumo eccessivo, tradimento. Per questo occorrerebbe proteggerlo, maneggiarlo con cura, difenderlo, perché, come ci ricorda la filosofa Sissella Bok: “Qualunque cosa sia importante per gli esseri umani, la fiducia è l'atmosfera in cui ciò può svilupparsi” (“Lying: Moral Choice in Public and Private Life”, Pantheon, p.31).

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 22/12/2019

Cooperare significa trovarsi in una situazione di potenziale conflitto e scegliere, invece, di aiutarsi reciprocamente. “Reciprocamente” è la parola chiave, perché è la reciprocità la chiave della nostra capacità di fare le cose insieme. È un legame potente, il cemento della società. Ci tiene uniti e ci consente di stabilire relazioni cooperative e di mutuo vantaggio anche tra estranei, anche tra soggetti non correlati geneticamente, anche in interazioni sporadiche e non ripetute e perfino in situazioni di conflitto aperto.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 12/04/2020

L'epidemia ha operato nelle nostre comunità un'azione di profonda sintesi, attraverso l'accostamento dell'elemento della distanza fisica con quello della vicinanza umana, accentuata da una chiara comunanza di destino. In questo movimento di allontanamento e di riavvicinamento scorgiamo nient'altro che l'ambivalenza fondativa della modernità, forse la più profonda e misteriosa, che pure tutti ci riguarda e che scaturisce dalla contrapposizione tra le categorie della “communitas” e dell'”immunitas”.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 05/07/2020

Il 14 marzo 2012, Il New York Times, pubblicò un editoriale con il quale Greg Smith, un alto dirigente del colosso bancario Goldman Sachs, spiegava perché, dopo 12 anni di lavoro per la banca, aveva deciso di lasciare quella più-che-molto-remunerativa posizione per la quale si era impegnato molto duramente fin da quando era studente. “Credo di aver lavorato qui abbastanza a lungo – scrive Smith – da aver compreso quale traiettoria hanno assunto la cultura, le persone, l'identità aziendale. Posso onestamente dire che quest'ambiente è diventato tossico e distruttivo come mai prima. Gli interessi dei clienti sono sempre più marginali rispetto al modo in cui l'impresa pensa, opera e continua a fare soldi (…) Potrebbe sembrare sorprendente – continua Smith nel suo articolo-confessione - ma la cultura è sempre stata una parte vitale del successo di Goldman Sachs. Ha a che fare con il lavoro di squadra, l'integrità, lo spirito di umiltà e ricercare sempre il meglio per i nostri clienti. Questa cultura è ciò che ci ha consentito di guadagnare la fiducia dei nostri clienti per 143 anni (…) Se mi guardo intorno oggi non vedo praticamente alcuna traccia di ciò che mi ha fatto scegliere di lavorare per questa azienda per molti anni. Non ho più l'orgoglio né la convinzione”.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 19/04/2020

Questi mesi di pandemia sono, per tanti versi, mesi di rivelazione. L'unicità e la tragicità dell'esperienza che, insieme, stiamo vivendo, produce come un affinamento dei sensi che ci aiuta a cogliere aspetti fondamentali della nostra vita che, nella normalità dei tempi, passavano, nel migliore dei casi, inosservati.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato sul Sole 24 ore del 17/02/2019

Ricordate i marshmallow? Quei dolcetti zuccherosi e morbidi che Charlie Brown e suoi amici arrostivano, seduti intorno al fuoco, durante le sere al campeggio estivo. Ora immaginate di prendere uno di questi dolcetti e regalarlo ad un bambino di sei anni dicendogli, però, di non mangiarlo, perché se riuscirà a resistere alla tentazione per quindici minuti, scaduto il tempo, ne riceverà un altro. E allora, sì, sarà libero di mangiarsi in santa pace i suoi due marshmallow.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il sole 24 ore il 06/01/2019

Nel dicembre del 1968, esattamente cinquant’anni fa, Garrett Hardin pubblicava sulla rivista “Science”, il suo famoso saggio "The Tragedy of the Commons" (La tragedia dei beni comuni). Un lavoro che ha anticipato di decenni l'analisi di problemi come le crisi ambientali e demografiche, le guerre per l'acqua, la gestione dei dati personali al tempo di internet, i guai con i vaccini e gli antibiotici, e molti altri. L’idea di Hardin si riferisce al fatto che i beni comuni sono, per loro natura fragili, soggetti a sovra-sfruttamento e, se non protetti, destinati alla scomparsa. La fiducia negli altri e tra cittadini e istituzioni è uno di questi beni comuni; uno tra i più preziosi, ma anche tra i più vulnerabili. Occorre quindi maneggiarlo con cautela e responsabilità. Il rapporto tra istituzioni e cittadini, il tipo di comunicazione che si utilizza e l’immagine che si rappresenta, sono, in questo senso, scelte di importanza fondamentale.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 21/06/2020

Abbiamo imparato, in questi mesi, che il lavoro può essere “smart”. Ora si pone il problema di capire se riusciranno ad esserlo anche i manager e le loro organizzazioni. Lo “smart work”, per molti solo un'etichetta che, in realtà, nasconde, nient'altro che una replica esatta, ma a casa, del lavoro in ufficio, con un aggravio di difficoltà, soprattutto per le donne, legate ad una maggiore difficoltà nella conciliazione dei tempi della vita privata e quelli lavorativi.

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