Mind the Economy

I Commenti de «Il Sole 24 Ore» - Mind the Economy, la serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore.

di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 27/08/2023

“In ogni epoca del pensiero speculativo, una delle obiezioni più forti alla dottrina secondo cui l'utilità o la felicità sono il criterio di ciò che è moralmente corretto e moralmente scorretto, la si è ricavata dall'idea di giustizia”. Così scrive John Stuart Mill nel quinto capitolo de L'Utilitarismo (1861) dove discute, appunto, la connessione tra l'idea di utilità e quella di giustizia. La chiarificazione di tale rapporto è necessaria perché secondo Mill “Quel sentimento potente, quella percezione apparentemente nitida che la parola [giustizia] richiama con una immediatezza e una certezza che rassomigliano all'istinto, alla maggior parte dei pensatori è parso che indicassero una qualità insita nelle cose”. Cioè, dice Mill, la sensazione profonda che evoca in noi l'idea stessa di giustizia ce la fa assimilare ad una proprietà del mondo, ad una caratteristica ultima di fatti, situazioni, azioni, pensieri. Caratteristica che, inoltre, ci appare non solo disgiunta dall'idea di utile e conveniente, ma spesso addirittura opposta. La posizione comune vede, dunque, ciò che è giusto, spesso, contrario al conveniente. Questa è esattamente la convinzione che Mill vuole ribaltare. Per lui il giusto non è altro che una derivazione del conveniente, e un'azione, uno stato del mondo, una istituzione, non possono essere giusti se non sono anche convenienti e utili.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 18/06/2023

Scrive a proposito di David Hume, il grande storico delle idee Isaiah Berlin, che “Nessun uomo ha influito sulla storia del pensiero filosofico in misura più profonda e perturbante” (The Age of Enlightenment: The 18th Century Philosophers, 1956, p. 163.).

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 05/12/2021

Le organizzazioni, sia quelle più semplici che, a maggior ragione, quelle più complesse, si fondano sulla divisione del lavoro. La struttura politica di uno stato, la pubblica amministrazione, la scuola, la sanità, le imprese, ma anche la famiglia o un semplice gruppo di amici possono funzionare agevolmente perché esiste una ripartizione di ruoli che vengono delegati, quando le organizzazioni sono progettate in maniera efficiente, alle persone più adatte a svolgere quel determinato compito.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 16/01/2022

Qualche tempo fa ho visto sui social una foto piuttosto istruttiva: quello che da fuori sembrava un hard disk esterno, una volta smontato, rivelava al suo interno una minuscola card di memoria più due grossi bulloni, il tutto siliconato alla custodia di plastica. Qualcuno aveva ordinato online, da chissà quale sito, un hard disk, pagato per un hard disk, chissà in quale circuito, e ottenuto la scatoletta in plastica di un hard disk, più due bulloni e una memory card. Una sòla, si direbbe dalle nostre parti, un pacco, una fregatura, un “lemon” direbbero gli americani.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 10/04/2022

Immaginate di avere a diposizione 10 euro. Non li avete guadagnati, vi sono stati assegnati come manna money, come denaro piovuto dal cielo come la manna nel deserto. Vi viene detto che siete stati abbinati ad un'altra persona alla quale, se volete, potete inviare una parte della vostra “manna”. Potete condividere qualsiasi somma, da zero a dieci. Venite anche informati del fatto che qualunque offerta farete sarà oggetto di valutazione da parte del ricevente. Le condizioni sono queste: se il ricevente accetta, allora la vostra offerta verrà implementata, ma se l'altra parte rifiuta, allora, nessuno dei due, né il proponente né il ricevente, otterrà niente. Zero per me, zero per te.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 03/04/2024

“L’assenza apparente di Dio in questo mondo è la realtà di Dio”. Così annota Simone Weil in uno dei suoi Quaderni. Questa stessa apparente assenza che viene simbolicamente rappresentata nel passaggio, attraverso il silenzio del sabato, dalla passione e dalla morte del venerdì alla festa di luce e di suoni della domenica di Pasqua. Ma quando sarà davvero Pasqua? Al di là delle nostre attese, le teatrali rappresentazioni liturgiche e le feste sempre più scarne di un popolo che si scopre minoranza, quando arriverà quella promessa di pacificazione che sconfiggerà la morte? Perché ora il mondo sembra vivere solo in una lunga e tragica passione, molto diversa dalle attese escatologiche. Abbiamo guerre che sembrano non vedere fine e anzi si allargano sempre più, l’ombra del terrorismo che si ripresenta all’orizzonte, l’instabilità crescente che le istituzioni politiche nazionali e internazionali non sembrano essere in grado di gestire o forse alimentano ad arte, le diseguaglianze economiche e sociali che crescono, per non dire dei disastri legati alla scellerata predazione della nostra Terra. Questa l’eredità devastata che lasciamo ai nostri figli.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 14/11/2021

Micheal Spence era un giovane studente di dottorato ad Harvard quando lesse per la prima volta, dietro consiglio di uno dei suoi professori, l'articolo di George Akerlof sulle asimmetrie informative e il mercato dei “lemons”. “Fu elettrizzante - racconta Spence – era un'analisi meravigliosamente chiara e plausibile del funzionamento di un mercato con informazioni incomplete e distribuite in modo asimmetrico”. Fu la lettura di quel singolo studio, assieme ai dubbi che Spence già aveva maturato autonomamente circa le conseguenze dell'informazione incompleta nel mercato del lavoro, a far nascere un nuovo ambito di ricerca, la teoria della segnalazione, per la quale, trent'anni dopo, quel giovane dottorando verrà insignito del premio Nobel per l'economia, assieme allo stesso Akerlof e a Joseph Stiglitz.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 18/09/2022

State prendendo parte ad un esperimento: siete stati abbinati in modo anonimo ad un'altra persona che ha appena ricevuto dieci euro dallo sperimentatore. Il vostro partner deve decidere se e quanti euro darvi e voi, da parte vostra, dovrete decidere se accettare o rifiutare. Se accetterete il denaro verrà diviso così come deciso dal primo giocatore ma se rifiuterete, allora, nessuno vincerà nulla. Il vostro partner decide di darvi due euro e di tenersene otto. Voi potete accettare l'offerta oppure rifiutarla. Cosa decidete? I risultati di questi esperimenti mostrano che alcuni accettano e altri rifiutano e che questa scelta certo dipende da molti fattori, ma principalmente dalle alternative che il vostro partner aveva a disposizione.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 01/01/2023

Una delle proposte-bandiera dell'ultima campagna elettorale è certamente quella del mantenimento, della riformulazione o dell'abolizione del reddito di cittadinanza. Forze politiche contrapposte hanno issato questa bandiera in cima alle loro piattaforme di proposte e sappiamo com'è andata a finire.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 12/02/2023

Nell'epica omerica la giustizia non è un principio: l'idea stessa di legge (nomos) è assente. Per Omero la giustizia altro non è che la volontà degli dèi e per questo che i suoi personaggi possono essere ritenuti “colpevoli” ma non “responsabili”. Questo è vero anche se, come abbiamo scritto la settimana scorsa, con Ulisse osserviamo un cambiamento di prospettiva, una novità. Egli, infatti, non è solo ed esclusivamente in balia della volontà divina, ma può fare affidamento sulla sua virtù ed eccellenza (areté) per plasmare il suo destino. Inizia in questo modo un processo di “secolarizzazione” dell'idea di giustizia che continuerà con Esiodo e porterà dopo molto ancora all'apparizione dell'idea di legge, di nomos.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 15/01/2023

Strano tipo Zeus. Quando Prometeo ruba il fuoco degli dei dall’Olimpo per donarlo agli uomini, Zeus non la prende bene. Fa incatenare il titano, nudo, sul monte più remoto del Caucaso e vi invia la mostruosa aquila Aithon, con il compito di dilaniare perpetuamente il corpo di Prometeo divorandogli il fegato. Tanto duramente, però, Zeus se la prende con Prometeo, quanto magnanimo si dimostra, invece, con gli uomini: non solo, infatti, non gli porta via il fuoco, ma incarica Ermes di portare sulla terra altri due beni preziosi: il rispetto e la giustizia. 

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 09/04/2023

 «Non è del tuo avere che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l'uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solamente ai ricchi» (S. Ambrogio, citato nel Decretum Gratiani). Sono parole, queste, che vengono riprese da Paolo VI nella sua enciclica sociale Populorum Progressio pubblicata nel 1967. «È come dire – continua il Papa - che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento della utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi».

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 07/02/2021

Nella nostra immaginazione collettiva, gli errori, benché possano essere fonte primaria di conoscenza e occasione preziosa di miglioramento, vengono, in genere, percepiti come la conseguenza di una mancanza, di incompetenza, di superficialità, quando non di vera e propria stupidità; per questo sono associati, poi, a sentimenti di vergogna personale e biasimo sociale. Pensando legittimamente in questo modo non ci rendiamo conto che uno degli errori più frequenti cui siamo soggetti è proprio quello di pensare all'errore in questo modo. Un meta-errore che genera un rapporto conflittuale con la nostra fallibilità che, se da una parte è origine di crescita e scoperta, dall'altra si porta dietro lo stigma del fallimento.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 12/11/2023

L’originalità della posizione hegeliana nel panorama della filosofia politica che si era sviluppato fino ad allora appare cristallina. La sua critica a quello che potremmo definire il costruttivismo di Kant è radicale. Le istituzioni non si fondano da zero. Esse esistono e tutt’al più si riformano. Gli individui non nascono nel vuoto sociale, ma all’interno di una rete di relazioni, di una comunità, di una storia, di una tradizione dalla quale non possono prescindere ma che contribuiscono a plasmare. Questa “datità” è ciò che Hegel definisce “eticità”, Sittlichkeit, nel termine tedesco. Il ruolo della filosofia diventa, allora, quello di aiutarci a riconoscere questa datità e a conciliarci con essa, vale a dire farci comprendere in che modo al suo interno gli individui possono conquistare, il più alto dei valori, la libertà.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 05/11/2023

Nella prospettiva liberale che da John Locke passa per John Stuart Mill e arriva fino a Immanuel Kant, la società giusta è quella società che si da un ordine politico capace di garantire la compatibilità delle libertà individuali. Ogni cittadino può esercitare la sua libertà nelle forme che ritiene più opportune tranne quelle che implicano uno sconfinamento nello spazio delle libertà di qualcun altro. Il corpus normativo deve dunque concorrere alla creazione di un equilibrio nel quale viene massimizzato contemporaneamente lo spazio delle libertà di ciascun cittadino sotto il vincolo della reciproca compatibilità di tali libertà. Questa concezione, come abbiamo visto nelle settimane scorse, raggiunge la sua forma più pura con l’opera di Kant per il quale giustizia e diritto, in questo senso, vanno in definitiva a coincidere.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 10/09/2023

La ricca tradizione dell'utilitarismo classico, a partire da Cesare Beccaria, con il fondatore ufficiale Jeremy Bentham e il padre nobile John Stuart Mill, trova il suo culmine con l'opera del più influente filosofo inglese dell'età vittoriana, Henry Sidgwick. A dire il vero definirlo “filosofo” è decisamente essere riduttivo. A Cambridge, dove passerà tutta la sua vita accademica, ha iniziato tenendo corsi di letteratura, dai classici a Shakespeare, per poi passare alla filosofia morale, ma si è occupato anche di economia – assieme ad Alfred Marshall ha fondato quella che diventerà nota come “Scuola di Cambridge”, e poi di politica, sia in termini di elaborazione culturale che come consulente di numerosi governi dell'epoca; fu anche un attivo riformatore della politica universitaria, promuovendo, in particolare, un più ampio accesso delle donne all'istruzione superiore. Fondò, per questo, sempre a Cambridge, il Newnham College, uno dei primi college femminili di tutta l'Inghilterra. Tra i suoi discepoli più affezionati ci furono Bertrand Russell, George Edward Moore, Francis Ysidro Edgeworthe John Neville Keynes, il padre del più famoso John Maynard.

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di Vittorio Pelligra

pubblicato su Il Sole 24 ore del 03/07/2022

La capacità di anticipare, interpretare e comprendere il comportamento delle persone con le quali interagiamo rappresenta una competenza sociale fondamentale. Ci consente di armonizzare le nostre azioni con le loro e costruire, in questo modo, un corpo sociale ben funzionante. Per facilitare questo processo, soprattutto in situazioni potenzialmente conflittuali, abbiamo costruito istituzioni formali, le leggi e svariati meccanismi sanzionatori centralizzati. In molti casi, però, il coordinamento sociale si basa solamente su norme informali, incentrate su ciò che crediamo gli altri faranno e su ciò che crediamo sia giusto venga fatto.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 19/05/2024

Nel suo ultimo libro, il Diritto dei Popoli, John Rawls esplora la possibilità di estendere i principi di base della sua visione della “giustizia come equità” non più solo alle relazioni tra cittadini nell’ambito delle istituzioni di uno stato, ma ai rapporti tra popoli e stati differenti. Nel far questo introduce la distinzione fondamentale, da una parte, tra stati liberali e stati “decenti”. I primi sono quelli che rispettano i diritti umani, implementano processi di partecipazione democratica e non sono aggressivi.

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 26/11/2023

La critica fondamentale che Hegel muove al pensiero di Kant ha come obiettivo il suo formalismo astratto e intellettualistico. La filosofia hegeliana, per contro, si fonda su un pensiero “incarnato”, vitale, organico. In questo quadro si capisce perché, per esempio, il valore di diritto per Hegel non sta tanto nella sua astratta enunciazione o nella sua presunta tutela, quanto piuttosto nella concreta possibilità di esercitarlo. Un diritto che non si può utilizzare è un diritto di nessun valore. Il diritto di proprietà, solo per fare un esempio, senza la possibilità di acquisire la proprietà su un certo bene non può essere considerato come un reale diritto. Questi si manifestano, infatti, solo quando possono essere utilizzati. Ma se la valenza concreta di un diritto, quindi, continua Hegel, deriva dal suo utilizzo, affinché questo risulti legittimo è necessario che esso venga riconosciuto da parte dei soggetti sia privati che pubblici che costituiscono il contesto nel quale tale diritto viene effettivamente utilizzato. L’espressione di un diritto, dunque, come bene sottolinea Dean Moyar “è uno standard che coinvolge le relazioni con altri agenti nella misura in cui le azioni degli altri possono sostenere o distorcere il contesto espressivo” (Hegel’s Value. Justice as the Living Good, Oxford University Press, 2021).

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di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Il Sole 24 ore il 31/07/2022

Quali caratteristiche vorresti avesse la società nella quale vivi? Se ci pensiamo bene, la politica dovrebbe servire proprio a questo. Con la competizione elettorale vengono presentate proposte alternative sugli assetti istituzionali, poi si aggregano le preferenze dei cittadini. La proposta vincente viene poi implementata. In questo modo gli elettori si esprimono sulle caratteristiche che vorrebbero avesse la loro società, contribuendo a farle emergere. Almeno in teoria, visto che l'applicazione concreta del meccanismo presenta non poche criticità. Ci sono altre forme di partecipazione al processo di definizione degli assetti sociali. 

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