Motivo primo della nascita e dell’esistenza dell’Economia di Comunione è la povertà: l’EdC nasce infatti come tentativo di risposta agli stridenti contrasti economici e alle disuguaglianze che caratterizzano la società contemporanea, con l’obiettivo di renderla più equa e fraterna.
L’EdC non intende eliminare la povertà tout court, ma piuttosto contrastare la “miseria”, parola che descrive la forma di povertà “subita” ancora da milioni di persone nel mondo, attraverso la valorizzazione di un’altra forma di povertà, quella “scelta” da imprenditori, consumatori, cittadini… che decidono di rinunciare a qualcosa di proprio, usare i beni sobriamente, sceglierli responsabilmente, nell’idea che “i beni […] diventano […] strade di felicità solo se condivisi con gli altri” (Bruni 2004)
In questa prospettiva la miseria, derivante dalla mancanza di beni materiali, e la possibilità di una sua risoluzione sono strettamente connesse alla promozione di una serie di altre condizioni (l’istruzione, la salute, il lavoro, una casa…) che permettono ad un essere umano di “fiorire”.
Tra queste condizioni spicca in modo particolare la qualità delle relazioni che si vivono: le relazioni nella visione dell’EdC sono infatti intese come un capitale fondamentale per lo sviluppo umano.
Questa idea implica anche un modo originale di intendere le strategie di contrasto della miseria, attuate nei progetti che l’EdC sostiene e promuove: esse sono disegnate in modo da evitare l’instaurarsi di forme di aiuto asimmetriche, -come spesso nella storia è avvenuto- nelle quali c’è qualcuno, che ha, che dà a qualcuno che non ha, rimarcando uno stato di inferiorità e alimentando spesso dinamiche di dipendenza.
Le strategie di contrasto alla povertà attuate dall’EdC cercano piuttosto di valorizzare dinamiche di reciprocità, dove ognuno può offrire la ricchezza di cui è portatore, ponendo tutti su uno stesso piano di pari dignità: fratelli, membri di una stessa famiglia.


dare una mano nella preparazione dei dolci, ma è perplesso: «io non so fare queste cose, non penso di poter veramente aiutare». Alla fine, però, la voglia di poter donare qualcosa lo convince e va con gioia. Verso la fine della giornata è molto felice, e arriva a dirsi: «chissà se da grande non potrò fare il cuoco!». A sera è tutto pronto, sono stati preparati 290 pacchetti, che la mattina seguente verranno distribuiti
Matea, una bambina che è lì per dare il suo aiuto, alla fine prende uno dei pacchettini e ci scrive sopra: «noi siamo qui per voi, non siete soli». Commovente. In quell’occasione hanno lavorato insieme cattolici, ortodossi e mussulmani, circostanza per niente scontata in una realtà di tale divisione. Una vera esperienza di comunità, che ha coinvolto diverse generazioni, persone di chiese diverse e in situazioni diverse. E' la comunione -e la voglia di attuarla- a dare l’occasione di mettersi insieme per camminare accanto a quelli che hanno bisogno.







