Povertà

Il rapporto ATD Quarto Mondo sulle dimensioni nascoste della povertà si basa sull'incrocio di saperi di chi la povertà l’ha conosciuta e la sperimenta tuttora in prima persona, di chi ha avuto modo di toccarla attraverso il coinvolgimento in azioni sociali di vario genere e di chi infine l’ha analizzata a livello teorico.

di Marta Pancheva, Osservatorio sulla Povertà Leo Andringa - OPLA

L’essenziale è invisibile agli occhi” scriveva Saint-Exupéry. Alcune povertà “sono invisibili agli occhi”- è quanto ci insegna il rapporto “Le dimensioni nascoste della povertà” di ATD Quarto Mondo in collaborazione con un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, pubblicato nel 2019. Un rapporto frutto di un processo durato tre anni basato sul vero e proprio incrocio dei saperi – di chi la povertà l’ha conosciuta e la sperimenta tuttora in prima persona; di chi ha avuto modo di toccarla attraverso il coinvolgimento in azioni sociali di vario genere; e di chi infine l’ha analizzata a livello teorico.

Editoriale - Alla radice dell'attacco alle reti solidali

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/04/2019

Una delle più grandi novità morali dell’umanesimo cristiano ed europeo è l’aver liberato i poveri dalla colpa per la loro povertà. Il mondo antico ci aveva lasciato come eredità l’idea, molto radicata e diffusa, che la povertà non era altro che la maledizione divina meritata per qualche colpa commessa dalla persona o dai suoi avi. I poveri si ritrovavano così condannati due volte: dalla vita e dalla religione (il libro di Giobbe è una delle vette etiche dell’antichità proprio perché è una reazione contro l’idea della povertà come colpa), e i ricchi si sentivano tranquilli, giustificati e doppiamente benedetti.

È assolutamente indispensabile che il principio di gratuità venga posto al centro del dibattito sull’economia e sul mercato

di Luigino Bruni

pubblicato nella sezione sull'Educazione al Consumo Consapevole die-coop

Luigino Bruni: Se una persona in difficoltà viene aiutata, ma non si sente stimata e rispettata, si comporterà in modo opportunistico

Per parlare di sobrietà di consumo responsabile è necessario partire da una parola scomoda, oggi emarginata e combattuta ma senza della quale non è possibile fare alcun discorso sulla sobrietà e sul consumo critico: è la parola povertà. La parola povertà non è infatti, nella cultura cristiana e occidentale, associata ad un male assoluto: ci sono parole che sono sempre e solo negative: menzogna, violenza, razzismo… La povertà non è una di queste, poiché se c’è una povertà subita e non scelta, che significa esclusione e indigenza, c’è anche una povertà scelta e voluta, che nasce da una esigenza interiore e spirituale di liberarsi dalle merci per circondarsi di beni, tra cui soprattutto i beni relazionali.

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