Luigino Bruni

L'anima e la cetra/27 - Torniamo dagli esili e usciamo dai lutti quando ritroviamo la nostra voce.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 04/10/2020

"Per grande che possa essere il dolore di una perdita, subito si impone a noi il compito di evitare la perdita più irreparabile e decisiva: quella di noi stessi. Perciò nella morte della persona cara siamo perentoriamente chiamati a farci procuratori di morte di quella stessa morte".

Ernesto de Martino,Morte e pianto rituale nel mondo antico

Il Salmo 137, quello dell'esule, consegna un grande messaggio su come e perché riprendere in mano con animo nuovo le antiche cetre.

La nostra epoca è dentro una lunga eclisse dei luoghi, e quindi del senso della terra. Con il progressivo disincanto del mondo non abbiamo smesso solo di credere che la terra fosse piena di dèi, abbiamo anche dimenticato che i luoghi hanno un’anima, diversa ma non meno viva ed efficace di quella delle persone. Abbiamo inventato lo spazio, quello anonimo e razionale delle mappe, e così abbiamo disimparato a riconoscere i luoghi con le loro vocazioni uniche, i loro segni, con il loro destino. Nella Bibbia, Dio è una voce che parla nei luoghi. Dio non è u-topico, perché ha il suo luogo: un altare, un monte, un tempio. Luoghi che non catturano Dio (che resta libero dai nostri e dai suoi luoghi), ma conservano per sempre le stigmate del suo tocco. L’uomo biblico può essere nomade ed errante perché il suo territorio è marcato dalla presenza vera di Dio, e così anche se pellegrino non è mai spaesato. Il tempo e lo spazio sono spesso nemici; il luogo è invece amico del tempo, perché è lì – in quella comunità, in quella famiglia, in quella terra – dove le generazioni si trasmettono la vita. E i beni comuni non si distruggono se da spazio diventano luogo. 

L’anima e la cetra/12 - Il Signore sta dalla parte della liberazione non della condanna

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 14/06/2020

"Urlate, urlate, urlate! Oh, siete fatti di sasso! Se avessi io le vostre lingue e i vostri occhi, li userei in maniera che la volta del cielo si squarcerebbe"

William Shakespeare, Re Lear

Il Salmo 22, una delle vette poetiche e spirituali della Bibbia, è anche il pentagramma su cui è stata scritta la sinfonia della passione di Cristo. E ci aiuta a comprendere qualcosa dei crocifissi e del loro mistero.

Un uomo è perseguitato, torturato, umiliato, disprezzato da altri uomini. Sente la morte molto vicina. Quell’uomo è innocente – come tanti altri, ieri e oggi. Sa di non meritare quel grande dolore, quella violenza, quelle umiliazioni – e chi le merita? Ma quell’uomo, oltre a essere un giusto sofferente e umiliato, è anche un uomo di fede. E lì, in quella notte buissima, forse in un carcere, sopra un mucchio di spazzatura o dentro una cisterna, nasce una preghiera, gli affiora nell’anima un ultimo canto disperato. Che inizia con parole che vanno incluse tra le più preziose, tremende e stupende della Bibbia, tra le più tremende e stupende della vita: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Salmo 22,1). Una vetta poetica, spirituale e antropologica del Salterio, forse quella più alta. 

L’anima e la cetra/11 - La doppia bellezza dei capolavori di Dio: le leggi del creato e per l’uomo

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 06/06/2020

"Chi sa se il deserto che lasceremo, un giorno, non avrà questa voce, questo lamento umano del vento, infinitamente ripetuto: mah-‘enòsh? Che cos’è un uomo? Che cosa fu l’uomo? Che cosa è stato essere uomo?"

Guido Ceronetti, Il libro dei salmi

Il Salmo 19 parte dal firmamento, cantore della gloria divina, e termina con le colpe inconsce, per dirci che un rapporto risanato ha lo stesso valore di una galassia.

"I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio" (Salmo 19,2-5). I cieli narrano.La Bibbia è tutta parola, è tutta narrazione; è custodew della parola di Dio detta in parole umane. È gelosa sentinella di racconti straordinari e diversi, dove le parole sono state capaci di dire l’indicibile, farci sognare Dio fino a quasi vederlo. 

ContrEconomia/8 - Oltre la teologia del sacrificio-merito e la visione commerciale di Dio.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 23/04/2023

"L’avulsione delle Chiese protestanti dalla Chiesa cattolica fu sciagura molto più profonda che non quella degli scismi orientali."

Giuseppe de Luca, Introduzione all’Archivio Italiano per la storia della pietà

Purtroppo l’età della Controriforma ha anche generato una pericolosa visione del dolore, che tanti danni ha prodotto nel popolo cattolico, soprattutto nelle donne.

La Bibbia ci ha rivelato un Dio diverso dagli dèi naturali. Non ha scelto di riconoscere il sentimento religioso che c’era già nel mondo dando nuove forme agli antichi culti e riti della fertilità, della morte, del raccolto. La Bibbia e, poi, i primi cristiani hanno invece fatto di tutto per salvare la novità del loro Dio. Lo hanno difeso e custodito al punto di chiamare “idoli” tutti gli altri dèi. E ogni volta che nella storia biblica il popolo d’Israele ha prodotto un idolo, lo ha fatto perché non riusciva a restare all’altezza di un Dio troppo diverso e quindi voleva un “dio come tutti gli altri popoli”, un dio più semplice, toccabile, a portata di mano e di incenso. E così il popolo ha fabbricato i vitelli d’oro, e i profeti li hanno distrutti. Anche i profeti sapevano che nei culti della natura c’era una certa misteriosa presenza del Dio vero: «I cieli narrano la gloria di Dio» (Salmo 19). Lo sapevano bene, ma sapevano di più che dovevano assolutamente distinguere il Dio che ci raggiunge “dal cielo” dai culti che cercano di raggiungerlo “dalla terra”, altrimenti la forza della terra avrebbe mangiato la novità fragile del cielo. E tenendo altissimo il mistero di Dio ha tenuto altissima la nostra dignità, e da tremila anni continua a ripeterci: “non sei fatto a immagine di idolo”. 

Profezia è storia /27 - I potenti, se non riescono a restare come tutti, restano inumani.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire 08/12/2019

«Ma come può Giosia ignorare Geremia e inviare emissari a Hulda? I saggi risposero: Perché le donne sono più compassionevoli, e quindi sperava che ciò che avrebbe detto loro non sarebbe stato eccessivamente duro».

Talmud, Meghilla 14b

Il ritrovamento di un libro nel tempio diventa la base di una grande riforma religiosa, dove incontriamo la profetessa Hulda che ci ricorda il significato delle donne e della profezia.

Un padre giusto e un grande miracolo non sono una garanzia che i figli continueranno a scrivere una storia giusta e buona. Dopo Ezechia, re buono e fedele che salvò Gerusalemme per la sua fede in Dio, in Giuda si susseguono due re malvagi, Manasse e Amon (2 Re 21), che riedificano gli altari agli dèi stranieri, riprendono e riattivano gli antichi culti popolari cananei che non si erano mai spenti tra la gente. Dopo la bella parentesi di Ezechia, ritorna l’idolatria, l’antica malattia di Israele – e di tutti gli uomini, che sono costruttori infaticabili di idoli per divenirne adoratori: siamo consumatori di molte merci, ma prima e sopra tutto siamo consumatori di idoli.

Stella dell'assenza/12 -  Capire le pagine meno luminose della Bibbia e la forza della reciprocità

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 18/02/2023

Come leggere le pagine meno luminose della Bibbia? E come mettere insieme la Ester dei capitoli precedenti con la Ester della conclusione? Alcune suggestioni.

"Oltre quei dieci figli, Aman ne aveva altri venti, dieci dei quali morirono mentre gli altri furono ridotti alla mendicità. Mordecai divenne un uomo ricco, e coniò monete che avevano su una faccia la figura di Ester e sull’altra la sua. E come acquistò potere, Mordecai perse in termini spirituali. Se prima era il sesto fra i grandi dotti di Israele, dopo scese al settimo posto."

Targum Ester VIII-IX-X

«I Giudei colpirono tutti i nemici, uccidendoli e sterminandoli». (Ester 9,5). Il libro di Ester si sta per concludere con il ribaltamento totale e perfetto delle sorti degli ebrei. Il suo ciclo degli eventi si chiude come si concludevano molte antiche storie analoghe: con le armi, con il sangue, con lo sterminio del nemico per mano dell’eroe vincitore. Così, quei persiani che nel disegno perverso del primo ministro Aman dovevano eliminare tutti gli ebrei, vengono sconfitti e uccisi in gran numero dagli ebrei. Il Libro di Ester ama molto la simmetria narrativa e la spinge fino a includere le sorti militari che si ribaltano: «Ne sterminarono quindicimila» (9,16). I conflitti si sono conclusi così per millenni, e in Europa ci eravamo illusi che l’infinito dolore degli stermini del XX secolo ci avesse finalmente insegnato qualcosa di veramente nuovo sulla guerra e sulla pace. E invece ci ritroviamo ancora di fronte agli stessi stermini, decreti, contro-decreti, desideri di vendetta. 

Economi con l anima 450Luigino Bruni

EMI, Milano, 2013
Collana "Caleidoscopio"

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È possibile coniugare economia e gratuità? Mercato e dono? Crescita e beni comuni? Lavoro e giovani?... Qual è il senso (e i limiti) del Pil? E che fine ha fatto la politica, sostituita ormai dagli indici di Borsa?

La vita economica oggi non è più quella che conoscevamo fino agli anni Settanta. Il mercato è diventato la principale grammatica delle relazioni sociali, anche nelle scuole e negli ospedali. La grande crisi attuale dovrebbe portare a riscrivere interamente i manuali di economia e di finanza, aggiornandoli ma anche cancellando i teoremi e i dogmi errati che l'hanno provocata.

“Prophetic Economy”, l’evento internazionale promosso da EdC insieme a diverse Associazioni e Movimenti che intendono dare risposte al grido della terra e dei poveri, si svolgerà a Castel Gandolfo, Roma, dal 2 al 4 Novembre 2018.

di Maria Florencia Locascio

Profetic Economy 01 ridDon Joseph Wresinski, fondatore di ATD Quart Monde, sentì la vocazione di lavorare perché i più poveri dei poveri avessero dignità e voce tra coloro che prendono le decisioni; quando veniva a sapere che in qualche parte del mondo c’era un qualcuno che lavorava per i poveri, prendeva un aereo e andava a trovarlo, convinto come era, che: “chi lavora per i poveri è in pericolo; può perdere la motivazione ed anche la sua stessa vita”: da qui la fondamentale importanza del conoscersi e mettersi in rete.

Stella dell’assenza/9 - I giusti non godono della sofferenza altrui, neanche dei “nemici”

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 29/01/2023

"La contraddizione che c’è tra Nuovo e Antico Testamento è la contraddizione tra la delusione e la promessa, è il fallimento della promessa di benedirci nella vita e nella gioia. Per cui diventa benedetto chi serba fede nella promessa anche stando sotto la croce. Io, dunque, se costretto a buttare dalla torre il Vecchio o il Nuovo Testamento finirei per buttare dalla torre il Nuovo, perché so che il Nuovo è l’epilogo del Vecchio, la necessaria conclusione, la sua estrema conseguenza."
Lettera di Sergio Quinzio a Guido Ceronetti, Un tentativo di colmare l’abisso

La strana insonnia del re Assuero innesca una serie di coincidenza che porterà al ribaltamento delle sorti di Aman, un episodio che si fa preziosa lezione su riconoscenza e differenza tra umiltà e umiliazione.

Il libro di Ester è stato uno dei libri più letti dagli ebrei durante la persecuzione nazista e fascista. La lettura si faceva preghiera, il libro diventava grido: “Torna Ester, torna Mordecai, fermate la follia omicida del novello Aman”. Un grido che deve rinnovarsi oggi nella memoria di quel tempo tremendo, e poi fiorire in preghiera in tutti quei luoghi, che sono ancora troppi, dove Aman continua a realizzare i suoi piani di sterminio. Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, una delle anime profetiche e poetiche più grandi del Novecento, deportata e uccisa ad Auschwitz, si chiamava Ester. 

La fioritura umana nelle Organizzazioni a Movente Ideale

Elogio Auto sovversione 450Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2017
Collana "I Prismi - I Semi"
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Nelle Organizzazioni a Movente Ideale, religiose e laiche, un elemento cruciale è il rapporto tra i fondatori, gli ideali e i membri delle comunità o organizzazioni. In tale rapporto, identitario e necessario, si nascondono insidie che diventano spesso delle vere e proprie malattie. È il caso, ad esempio, della produzione ideologica che si sviluppa necessariamente attorno all’ideale originario, fino a soffocarlo, se non si ha il coraggio di iniziare un doloroso processo di separazione dell’ideologia dall’ideale.

ContrEconomia/1 - Nuova serie di articoli sull’impresa, la sua organizzazione e alcuni contagi.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 05/03/2023

"Cammin facendo ho acquistato la convinzione che la nostra educazione soffre di una carenza enorme per quanto concerne un bisogno primario del vivere: ingannarsi e cadere nell’illusione il meno possibile."

Edgar Morin, Insegnare a vivere

Si è radicata la tendenza a esternalizzare, fuori dai luoghi del lavoro comune, la gestione delle relazioni e delle emozioni. Un modello esportato in altri settori della società.

Siamo dentro una grande trasformazione della cultura d’impresa, che iniziata nell’ultimo scorcio del XX secolo oggi conosce una stagione di grande sviluppo e di vasto consenso. Ma come accade in tutti i grandi processi sociali, è proprio nel momento del suo massimo successo che in questo nuovo umanesimo aziendale iniziano a evidenziarsi i segni del declino, le prime crepe che minacciano e prefigurano il possibile crollo dell’intero edificio. Senza accorgercene, nell’arco di circa mezzo secolo la grande impresa da luogo paradigmatico dello sfruttamento e dell’alienazione è divenuta icona dell’eccellenza, del merito, del benessere e persino della fioritura umana, e in quanto tale imitata e importata in tutti gli ambiti del sociale, fino a includere, recentemente, il mondo non-profit e persino delle comunità spirituali. 

Il mistero rivelato/3 - Gli esili e le guerre non finiscono mai se decidiamo di non sognare più.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 17/04/2022

"Simone Weil: «L’agnello è in qualche modo sgozzato in cielo prima di esserlo sulla terra. Chi lo sgozza?». È la domanda ultima della cristianità - e non ha trovato risposta."

Roberto Calasso, Sotto gli occhi dell’Agnello

Il rifiuto del cibo da parte di Daniele alla corte di Babilonia apre la via a importanti riflessioni su come comportarsi, con intelligenza e creando legami, in terra straniera e con i potenti.

Il nostro tempo ama e cerca la felicità. E per questo non capisce la resurrezione, non capisce la Pasqua. Come reazione a generazioni passate che l’avevano collocata troppo nel cielo, dopo la morte e in quella dei figli, noi cerchiamo la felicità nostra, sulla terra e durante la vita. Si moltiplicano ormai scuole, professionisti, corsi che cercano di insegnarci tecniche per raggiungerla. Citano Aristotele, Buddha, qualcuno anche Cristo. Poi un giorno apriamo finalmente la Bibbia, cerchiamo tra le sue pagine la felicità e incontriamo solo un arameo errante, un liberatore di schiavi che non raggiunge la terra promessa, profeti non ascoltati e perseguitati, Giobbe che sul mucchio di letame non riceve da Dio le risposte che chiedeva, giovani che preferiscono morire pur di non perdere l’anima, un profeta diverso che promette la beatitudine nei luoghi della non-felicità (povertà, lacrime, persecuzioni…) e che termina la sua vita inchiodato a una croce, per poi incontrare, dentro un sepolcro, un’altra gioia inattesa, che non era per sé ma tutta e solo per gli altri, tutta e solo per noi. 

La gratuità giunge nel mondo nel nostro manifestarci per ciò che siamo

di Luigino Bruni

pubblicato su Messaggero Capuccino di gennaio-febbraio 2024

Gratuità è diventata una parola difficile. Viene confusa, soprattutto quando è usata come aggettivo (gratuito, gratuita), con il gratis, qualche volta con l’inutile o il dannoso - ad esempio: una affermazione o cattiveria “gratuita”.

Capitali narrativi/1 - Il nuovo inizio di un ereditato patrimonio spirituale e di opere

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/11/2017

171112 Capitali narrativi 1 rid«Dobbiamo lavorare in quelle zone intermedie fra parecchi ordini di discipline, nelle quali come al contatto di due terreni diversi si trovano sovente accumulate ricchezze eccezionali»

Achille Loria Le basi economiche della costituzione sociale

Le comunità, le associazioni, i movimenti, le istituzioni e le imprese vivono grazie a molte forme di capitali. Una di queste è il capitale narrativo, una risorsa preziosa in molte organizzazioni, che diventa essenziale nei momenti di crisi e nei grandi cambiamenti dai quali dipendono la qualità del presente, la possibilità del futuro, la benedizione o la maledizione del passato. È quel patrimonio – cioè munus/ dono dei padri – fatto di racconti, storie, scritti, a volte poesie, canti, miti. È un autentico capitale perché, come tutti i capitali, genera frutti e futuro. Se gli ideali della organizzazione o della comunità sono alti e ambiziosi, come accade in molte Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), anche il suo capitale narrativo è grande. È una risorsa preziosa durante le prime difficoltà, quando raccontarsi l’un l’altro i grandi episodi di ieri dà il coraggio per continuare a sperare, credere, amare oggi.

Economia e virtù nel tempo delle crisi

Fidarsi di uno sconosciuto 450Luigino Bruni

Dehoniane, Bologna, 2015
Collana "P9 - Lampi"

Acquista su Dehoniane

Perché dovrei fidarmi di uno sconosciuto? A questa domanda fondamentale di ogni economia di mercato si potrebbe rispondere che la storia degli scambi e dei commerci ha lungamente beneficiato della fiducia e della giustizia e che nel tempo delle crisi anche tutte le altre virtù – dalla speranza alla prudenza, dalla fortezza alla temperanza – hanno svolto e svolgono un ruolo importante. La spersonalizzazione delle relazioni economiche dipende in larga parte da un sistema finanziario lontanissimo e indipendente dai rapporti umani di fiducia, retto sulla ricerca del massimo tornaconto dei proprietari delle grandi banche, delle assicurazioni e delle imprese multinazionali.

L'anima e la cetra/1 - I salmi sono via alla preghiera pure per chi non crede e non trova parole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/03/2020

Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,

ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così gli empi,
ma come pula che il vento disperde;

perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell'assemblea dei giusti,

poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre i malvagi svaniscono nel nulla. (Salmo 1)

I salmi sono un concentrato dell’intera Bibbia. Oggi iniziamo il loro commento, ponendoci nel bivio tra la via del giusto e quella dell’empio.

Iniziamo il commento del Libro dei salmi. Ma i salmi non si commentano. Si pregano, si cantano, si urlano. Sono troppo umani, troppo intrisi di dolore e di amore, troppo impastati di uomo e di Dio. Eppure li commenteremo, coscienti che resteremo alla periferia del loro mistero. Insieme ai vangeli, i Salmi sono il libro più noto e tradotto della Bibbia. Sono parte essenziale e amatissima della Bibbia, anche perché sono una sorta di suo distillato, con l’aggiunta della poesia, del canto e della liturgia. In essi si incontrano i profeti, la Legge, i testi sapienziali, Giobbe - e in questi si incontrano i salmi. La composizione dei salmi ha accompagnato tutta la storia di Israele, che con essa si interseca e intreccia. I primi risalgono (almeno) all’epoca di Davide, gli ultimi giungono fino alle soglie del Nuovo Testamento.

Logiche del mercato e beatitudini evangeliche

Gli Imperi di sabbia 450Luigino Bruni

Dehoniane,
collana P9 - Lampi
Bologna, Maggio 2016
ISBN    978881056727
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«Ho visto un ragazzo prendere un piccolo bidone di latta da una discarica, farlo diventare la cassa di un violoncello e suonare Bach. È la felicità dentro le sofferenze il primo grande motore della storia dei giusti».

Che fine faranno le promesse di sostegno finanziario della UE alla svolta ecologica dopo le urgenze imposte dalla presente crisi pandemica? Strumenti Politici lo ha chiesto a Luigino Bruni

di Marco Fontana

pubblicato su Strumenti Politici il 22/10/2020

Jeffrey Sachs, fondatore dell’Earth Institute della Columbia University e dello United Nations Sustainable Development Network (due tra i più noti centri di ricerca sullo sviluppo sostenibile nel mondo) ha affermato che gli Stati Uniti, così come l’Europa, “si trovano ad un punto di svolta” per le politiche economiche Green. Sachs ha ricordato che “persino i 10 milioni di americani che vivono di oil & gas si stanno rendendo conto che questo business è in declino, per il calo della domanda da parte di clienti attenti all’impronta ecologica e per la calante competitività rispetto alle fonti rinnovabili” tanto che durante l’amministrazione Trump, nonostante le ingenti politiche di sostegno messe in campo, questi lavoratori hanno perso 30mila posizioni retribuite, mentre l’indice S&P Oil & Gas è sceso del 51,5% nell’ultimo anno. Al contrario del Clean energy, in aumento del 50,7%. Il virus però pare aver cambiato le priorità della politica e quindi è da valutare se questa svolta ecologica verrà confermata. L’UE ad esempio aveva promesso un grande sostegno finanziario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, prevedendo di movimentare addirittura 1000miliardi di euro. Questo programma però era stato studiato prima della pandemia Covid-19, prima del Recovery Fund, insomma in una “era geologica” fa; in un mondo che non esiste più. Abbiamo deciso quindi di intervistare il professor Luigini Bruni, economista e storico del pensiero economico, per comprendere quale futuro può ancora ritagliarsi l’economia Green in Europa.

Quando le persone sono più grandi delle loro organizzazioni

I colori del cigno 500Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2020
Collana "I Prismi - I Semi"
ISBN: 9788831175548
Acquista su Città nuova

Viene chiamato ‘cigno nero’ un evento altamente improbabile e dagli effetti molto rilevanti. È il grande nemico delle imprese e delle organizzazioni per i suoi effetti potenzialmente devastanti. Ma gli eventi totalmente inattesi e sorprendenti possono rappresentare anche la salvezza delle organizzazioni e delle comunità. Se, infatti, guardiamo bene dentro le dinamiche delle organizzazioni reali ci accorgiamo che il vero grande nemico, il cigno nero cattivo, è la tendenza, invincibile, alla creazione di routine gestionali rigide, costruite sull’osservazione del passato e che quindi impediscono la comprensione dell’arrivo delle grandi novità. La gestione che guida l’oggi guardando indietro fa ‘conoscere’ solo ciò che si sapeva già. Il pericolo veramente grave delle organizzazioni non sta allora nell’esistenza dei cigni neri ma nella loro gestione, troppo spesso errata. L’errore più comune nasce dal timore dell’arrivo del cigno nero cattivo che rende ostili nei confronti di ogni cigno con un piumaggio leggermente diverso dal bianco. Se però blocchiamo tutti i colori difformi nel loro momento aurorale, forse preveniamo l’arrivo del cigno nero devastante, ma di certo impediamo alle novità vere e buone di arrivare, maturare e portare i loro frutti.

L'esilio e la promessa/1 - Nella Bibbia più si tocca la terra, più facile è udire il cielo

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 11/11/2018

Ezechiele 01 ridÈ Pasqua. Mio padre, levando in alto il bicchiere, mi dice d’andare ad aprire la porta. A un’ora così tarda aprire la porta per fare entrare il profeta Elia? Ma dov’è Elia, e il suo carro bianco? Forse sotto le spoglie di un misero vecchio, d’un mendicante ricurvo, con un sacco sulle spalle e un bastone in mano, sta per entrare in casa? «Eccomi! Dov’è il mio bicchiere di vino?»

Marc Chagall, La mia vita

L’esilio è una dimensione della condizione umana. Nascendo lasciamo un luogo familiare e sicuro per entrare in un altro sconosciuto, e senza due mani che ci accolgono e un corpo che ci riscalda e nutre non inizieremmo la nostra avventura sulla terra. I profeti sono la madre che ci accoglie, ci nutre e ci accompagna negli esili della vita; fino alla fine, quando lasceremo questo luogo per un altro. E se ascolteremo ancora una parola diversa, quell’ultimo viaggio sarà più buono. Tutti i profeti sono così, ma soprattutto Ezechiele. Lui è profeta che riceve la vocazione nell’esilio di Babilonia, durante la prova più grande del suo popolo, e dirà le sue parole più alte per mantenere vivi la promessa e il patto quando attorno tutto parlerà di dolore e di morte. La profezia è dono sempre, ma diventa bene essenziale quando la vita ci deporta in terre straniere, dopo che il grande sogno si è infranto, quando la speranza e la fede rischiano di spegnersi. Tanti, troppi esili restano disperati e sconsolati perché non riusciamo a viverli insieme ai profeti.

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