Luigino Bruni

Una rilettura del libro di Giobbe

La sventura di un uomo giusto 450Luigino Bruni

Dehoniane,
Collana P6 - Lapislazzuli
Bologna, novembre 2016
EAN: 9788810558713
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Una persona giusta, integra e retta viene colpita, nel pieno della felicità e senza alcuna spiegazione, da una grande sventura.

Il filo rosso che attraversa il libro di Giobbe ci ricorda che la vita è molto più complessa delle nostre convinzioni meritocratiche e ci invita ad abbandonare una visione «retributiva» della fede – centrale anche nell’etica del capitalismo – portata a considerare la ricchezza e la felicità come premi per una vita fedele.

Il segno e la carne/7 - I profeti veri non sono amati perché distruggono case e offrono tende.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 16/01/2022

"Dio è dietro ad ogni cosa, ma ogni cosa nasconde Dio"

Victor Hugo, I miserabili, Tomo II, 5.4

Questo capitolo di Osea, tra i più noti e amati, è una profonda riflessione sulla natura dell'idolatria e delle trappole della logica sacrificale perché, dice il Dio della Bibbia e ripete Cristo, «Misericordia io voglio e non sacrifici»

Non è facile capire veramente la durezza dei profeti nei confronti degli idoli e dell’idolatria. Il capitolo sei del libro di Osea, dove si trovano riferimenti cari anche al cristianesimo, affronta un aspetto centrale di questa lotta anti-idolatrica. Denuncia il popolo che si illude di conoscere Dio (YHWH) e invece lo confonde con il dio naturale delle stagioni e del ritmo dei giorni: «Affrettiamoci a conoscere YHWH, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra» (Osea 6,3). Un dio ovvio, catturato dentro l’ordine naturale delle cose, che deve venire come viene ogni giorno l’aurora, come la pioggia, come l’autunno. Senza sorprenderci. 

Logica carismatica/8 - Piccole soglie personali di auto-segregazione possono portare ad alti muri.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 07/11/2021

"Alle radici dell’odierno nostro disagio c’è proprio la sottile sensazione d’impotenza, l’idea di rincorrere affannosamente qualcosa che di continuo si sottrae alla nostra comprensione."

Mario Pomilio, Taccuino industriale

Nella società e nelle organizzazioni si verificano fenomeni indesiderati a livello collettivo che a livello individuale nessuno vorrebbe. E che si ritrovano anche nelle dinamiche delle comunità.

La nostra civiltà ama moltissimo la libertà individuale, protegge con tutte le sue forze la sfera privata delle preferenze delle singole persone. La stessa società occidentale moderna da almeno mezzo secolo ha sviluppato teorie e analisi per studiare anche i fallimenti della sovranità dell’individuo. Quei casi nei quali il gioco delle scelte basate sulle preferenze individuali produce effetti collettivi perversi. Perché non sempre la “mano invisibile” che trasforma e aggrega le scelte dei singoli genera buone trasformazioni collettive, né per gli individui né per le società. 

Il segno e la carne/11 - L’abbondanza che non si perde e non ci perde è sempre dono, gratuità.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 13/02/2022

"Come l’individuo, così le nazioni non faranno mai nulla se non saranno piene di se stesse, di amor proprio, di ambizione."

Giacomo Leopardi Zibaldone, 1728

La ricchezza di frutti e di talenti può diventare una maledizione e spingere verso un’idolatria che si manifesta nella moltiplicazione degli altarini a cui sacrifichiamo. Osea lo sa bene e ce ne spiega la grammatica.

La capacità di vedere il dolore profondo del mondo nascosto nell’anima più intima delle persone e degli esseri viventi è una grande ricchezza, anche se, dall’esterno, potrebbe apparire come una sofferenza aggiunta. Consente, a chi la possiede, di attingere a una dimensione più vera della vita delle persone e della natura, di gustare più frutti dell’albero della vita. Le generazioni passate erano più fornite di questa capacità, che cresceva con la durezza della vita – l’ho vista forte e chiara nelle mie nonne, in mia madre e in altre donne. È un’abilità composta di empatia e di pietà, di un po’ di virtù e di molto dono, che non solo fa vedere i dolori segreti dei cuori degli altri ma fa anche sentire, provare e condividere quello stesso dolore. I profeti, con la chiamata, ricevono questa capacità, e quindi vedono, sentono e condividono il dolore che a volte essi stessi generano nel popolo con le loro parole di verità. Senza considerare questa loro speciale e diversa sofferenza, non capiamo i profeti, la Bibbia, la vita. 

Il mistero rivelato/10 - I profeti che non parlano della “bassa” economia fanno bassa la fede.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 05/06/2022

"Ciò che distingue in modo particolare il Dio degli ebrei è che è un Dio che parla. Per questo i profeti sono preminenti nella tradizione giudaica."

Jacques Lacan. Il seminario​

Daniele interpreta la misteriosa scritta che una “mano” aveva vergato sulla parete del palazzo del re caldeo e ci rivela l’importanza delle monete e della misura nella Bibbia e nella vita.

La profezia è mistero di una infinita libertà e di una altrettanto infinita non-libertà. È l’esperienza più libera di fronte agli uomini che ci possa essere sulla terra perché è l’esperienza meno libera di fronte alla voce che abita il profeta e gli parla. Dovendo, a tutti i costi, obbedire a quella voce diversa, i profeti devono, a tutti i costi, disubbidire a tutte le altre voci che cercano costantemente di manipolare la loro voce, gratuita perché libera. Ogni fedeltà assoluta e perfetta è infedeltà assoluta e perfetta a tutto ciò che corrompe quella fedeltà vocazionale prima. I profeti sono questo intreccio vitale inestricabile di obbedienza e disubbidienza, di fedeltà e infedeltà, di gratuità e obbligo. Quindi di amore per i doni e odio per i regali. Perché i regali sono espressione di rapporti di potere che rafforzano il potere (regalo proviene da rex, regis: re). Nella Bibbia i regali sono, quasi sempre, doni senza gratuità, offerte al (o dal) re e ai (o dai) capi al solo o primo scopo di consolidare la gerarchia, per dire – con il linguaggio muto e potente delle cose – chi comanda davvero e chi è servo/a, magari circondato/a da regali-lacci. 

Capitali narrativi/7 - La cattiva cultura scaccia via la buona esistenza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/12/2017

171223 Capitali narrativi 07 ridMa quando Cefa (Pietro) venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto… Quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?»

Paolo, Lettera ai Galati

La vita ha una sua pienezza che da sola appaga e sazia. La luna, l’aurora, il tramonto, il dolore, l’amore, uno sguardo, un bambino, sono parole incarnate più concrete e vere delle parole che usiamo per descriverle. Se così non fosse non capiremmo come mai la maggior parte delle persone, ieri e oggi, non sanno comporre poesie né saggi di teologia, ma possono toccare la vita alla stessa profondità del poeta e del filosofo. È questo accesso diretto al mistero dell’esistenza che ci fa davvero tutti uguali sotto il sole, prima delle molte diversità e diseguaglianze buone e cattive. E che, forse, ci fa ogni tanto capaci di sentire una vera fraternità universale con gli animali, con le piante, con la terra, che sentiamo vivi, come noi. Ma, come spesso accade, anche questa infinita ricchezza può trasformarsi, in certi casi, in una forma di povertà.

Mercato, denaro e relazioni umane nel libro della Genesi

Le imprese del patriarca 450Luigino Bruni

Dehoniane, Bologna, maggio 2015
Collana P6 - Lapislazzuli

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Finalmente raccolti in volume le riflessioni sulla Genesi della serie "L'albero della vita".

Il primo angelo della Bibbia viene inviato a consolare una serva, Agar, cacciata dalla sua padrona. La prima volta che compare la parola «mercato» è quando Abramo compra dagli Ittiti una tomba per la moglie Sara. Il «profitto» fa il suo esordio nell’episodio in cui Giuseppe viene venduto dai fratelli.

Un economista legge il libro dell’Esodo.

Le levatrici dEgitto 450Luigino Bruni

Dehoniane, Bologna, ottobre 2015
Collana P6 - Lapislazzuli
Prefazione di Giovanni Casoli

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Raccolti in volume le riflessioni sull'Esodo della serie "Le levatrici d'Egitto".

Il libro dell’Esodo si apre sotto il segno delle donne che salvano la vita. La madre di Mosè disobbedisce all’ordine di gettare il figlio nel Nilo, lo nasconde e, quando non può più tenerlo nascosto, costruisce un cesto di papiro, ve lo pone dentro e lo affida alle acque del fiume. Un’altra donna, la figlia del faraone, trova il cesto che galleggia sull’acqua e quando vede che contiene un bambino ne ha compassione.

Stella dell’assenza/3 - Leggendo ora Ester non possiamo non avere in occhi e cuore le iraniane

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 04/12/2022

"Come l’upupa si costruisce il nido nei buchi dei vecchi muri, così lo spirito risiede nelle rovine del nostro sapere. I vangeli sono il solo libro la cui esistenza non umilia gli illetterati."

Christian Bobin, Una biblioteca di nuvole

Il rifiuto della regina Vasti, e il decreto del re per ribadire il dominio dei mariti sulle mogli, ci invita a far della Bibbia un “luogo” di impegno morale e civile anche contro i decreti sbagliati sulle donne di oggi.

La coscienza umana collettiva conosce, ogni tanto, dei salti. Questi, tranne pochi casi straordinari, non sono il risultato di grandi gruppi umani né dell’azione della maggioranza della popolazione. Il principio motore dello sviluppo della coscienza morale va ricercato in singole persone, a volte in una sola persona. Le conquiste etiche sono il risultato di processi attivati da qualcuno che obbedisce a un comando interiore, agisce, e il mondo inizia a cambiare. È questa la radice profonda del principio personalista: per le cose davvero importanti nella vita delle comunità e dei popoli soltanto l’anima individuale è sufficientemente grande per accogliere l’anima del mondo e trasformarla. Perché è dentro quel mistero di libertà che si chiama persona dove solo può attivarsi una nuova fase dello spirito umano, che nasce e matura dal dialogo civile ma che può sbocciare soltanto nel tepore speciale di un singolo cuore umano. 

L’anima e la cetra/30 - La libertà vera è dalla miseria, non dalla «perfetta letizia» della povertà

 di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 25/10/2020

"I giusti, nei quali il Signore ha creato il disperato bisogno della gioia, avranno la gioia."

Sergio Quinzio, Un commento alla Bibbia

C’è una gioia diversa che può nascere solo da una certa povertà. I salmi e i profeti lo sanno bene, e la liturgia ce lo ricorda ogni giorno.

La gioia non è soltanto un bisogno disperato di ogni essere umano, è anche un diritto. Un diritto alla gioia che non è scritto in nessuna Carta costituzionale ma nell’anima delle persone e dei popoli. Un diritto fondamentale che va difeso soprattutto durante i tempi delle grandi crisi, quando è minacciato fino a negarlo. Ogni impero, non solo quello egiziano al tempo di Mosè, cerca di negare il diritto alla festa dei suoi sudditi, perché troppo forte è la tentazione di negare il diritto alla gioia per uccidere la speranza in un altro futuro: non ci riesce mai del tutto, ma ci prova sempre e tenacemente. Ma esiste anche un dovere alla gioia, ed è un dovere essenziale. Perché quando in una comunità o in una società sparisce la gioia, con essa sparisce la speranza e la fede nella vita. C’è, qualche volta, più agape nel custodire l’ultima gioia che nell’amare il dolore, perché una gioia custodita dall’avanzare della tristezza degli anni e degli eventi è un bene collettivo, è una benedizione per tutti, è l’annuncio tenace che siamo più grandi del nostro destino. 

L’anima e la cetra/4 - Capire il peso di Dio e la gloria dell’uomo

di Luigino Bruni

 Pubblicato su Avvenire 19/04/2020

Chiuso
fra cose mortali
(anche il cielo
stellato finirà)
perché bramo Dio?

Giuseppe Ungaretti,Dannazione

La preghiera è una dimensione essenziale e universale della vita umana. Il salmo quattro ce la rivela, e ci offre il senso di una grande speranza in questi tempi difficili.

«Al mio grido sei tu, mio Dio, la risposta che salva! Dagli spazi ristretti portami in spazi liberi; pietà di me, ascolta la mia preghiera» (Salmo 4,2). Dagli spazi ristretti salvami o Dio. Le parole si imparano una alla volta. Nei nostri spazi divenuti improvvisamente ristretti in tempo di pandemia, possiamo capire la metafora con cui inizia il Salmo 4. Forse solo chi è abituato agli orizzonti liberi e si ritrova nell’angustia forzata scopre il valore infinito degli «interminati spazi». 

Quante "calorie etiche" e "zuccheri di giustizia" hanno i prodotti che acquistiamo ogni giorno? Lo scopriremo grazie al laboratorio Into the LABel, organizzato dai giovani della Costituente giovani Edc presso la Coop di Figline Valdarno, il prossimo 29 settembre

di Maria Gaglione

Costituente Giovani 01 ridDedichiamo una sempre maggiore cura alle etichette dei prodotti alimentari e cosmetici per conoscerne calorie e proprietà chimiche, ma siamo meno interessati oggi di trenta anni fa alle "etichette morali" delle merci, agli "zuccheri di giustizia" e alle "calorie etiche". A partire da queste riflessioni di Luigino Bruni, economista e coordinatore internazionale del progetto Economia di Comunione, i giovani della Costituente EdC proporranno, durante LoppianoLab 2018, un laboratorio sul consumo responsabile e di democrazia economica.

Il laboratorio sul consumo responsabile organizzato dalla Costituente Giovani Edc Italia alla Coop di Figline Valdarno:

Da domenica prossima 1 marzo e per tutto il mese, Luigino Bruni condurrà "Uomini e Profeti" alle 9.30 su RAI Radio 3, con cinque conversazioni sul rapporto tra capitalismo e cristianesimo

La pretesa natura cristiana - protestante o cattolica - dello ‘spirito del capitalismo’ è uno dei classici temi del pensiero economico e sociale. Negli ultimi anni, però, l’emergere della crisi dei beni comuni, della terra e dei beni relazionali, ha riacceso il dibattito sull’etica del capitalismo. Questa serie di Uomini e Profeti, a partire dal 1 marzo, ore 9.30 e per le successive 4 domeniche, indagherà, in prospettiva storica, che cosa del cristianesimo è entrato - se è entrato - nell’economia europea e quindi nel capitalismo moderno, giungendo a conclusioni nuove e inattese. Conduce le trasmissioni Luigino Bruni, ordinario di Economia politica all'Università Lumsa di Roma ed editorialista del quotidiano Avvenire.

Dialogo sul libro dei Salmi - Intervista a Luigino Bruni sul Settimanale della Diocesi di Bergamo

di Daniele Rocchetti

pubblicato su Sant'Alessandro il 24/06/2021

i sono molte ragioni per leggere ogni giorno Avvenire. Certo per la cura e l’attenzione con cui segue e guarda le vicende del Sud del mondo (a parte, forse, “il Manifesto”, non c’è altro quotidiano italiano capace di mettere al centro terre e popoli dimenticati), certo per le pagine culturali, impostate anni fa con grande intelligenza da Roberto Righetto, certo anche  – soprattutto dopo l’elezione di papa Francesco –per gli aggiornamenti sulle vicende ecclesiali. A queste ragioni, io aggiungo pure – da diversi anni – gli editoriali e la pagina domenicale affidati a Luigino Bruni: un’economista sapiente, docente alla Lumsa di Roma, autore di testidi grande valore scientifico, promotore e cofondatore insieme a Stefano Zamagni della Scuola di Economia Civile, incentrata su paradigmi quali reciprocità, bene comune e attenzione alla persona. Luigino Bruni è uno studioso che ha avuto il coraggio di confrontarsi a tutto campo – con rigore e, insieme, con libertà – con i testi biblici.  

Il mistero rivelato/17 - Il Signore è primo garante della verità e della libertà della storia umana

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 24/07/2022

Ma gli umili erediteranno la terra e godranno il piacere di molta pace. La sua interpretazione: l’assemblea dei poveri che accettano il tempo determinato dell’afflizione saranno liberati da tutte le insidie.

Scritti di Qumran, Commento al Salmo 37

Il rapporto tra religione, storia e libero arbitrio è uno dei grandi temi della fede e della cultura, nell’undicesimo capitolo del Libro di Daniele. Dove ci aspettano pure passaggi inattesi.

Se lo spartito della storia fosse già scritto in cielo e noi fossimo solo suoi esecutori, o se questo spartito non fosse quantomeno uno spartito jazz dove gli interpreti hanno un ruolo libero e creativo, il mondo sarebbe uno show dove saremmo tutti come il giovane Truman, tranne Dio che ha creato il nostro set e trascorre il suo tempo a vedere un’opera teatrale identica a quella che ha scritto. Finti sarebbero anche il sì di Abramo e di Geremia, la scena del Monte Moria, la giustizia di Noè e la lealtà di Giuseppe l’egiziano. Finto il peccato di Davide con Uria, finta la veglia di Rispa sul corpo dei suoi figli e finto il suo dolore. Fiction sarebbero i pentimenti di Dio. E solo teatro l’abbandono del crocifisso del Golgota e di tutti i crocifissi suoi fratelli e sorelle. Dio non si sorprenderebbe mai, non gli direbbero nulla la lealtà di Daniele e dei suoi amici, le nostre lealtà silenziose, le nostre infedeltà, neanche quella di Giuda; e i milioni di anni di vita sulla terra e i millenni di storia umana non aggiungerebbero neanche una virgola al libro della verità custodito nel seno di Dio. Tutto sarebbe tremendamente noioso, noi non saremmo liberi, le nostre azioni non avrebbero alcun valore etico, e il primo annoiato sarebbe Dio. 

L’anima e la cetra/10 - L’uomo e la donna hanno qualcosa che Dio non ha: parole senza verità

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 31/05/2020

"Tyr ha perduto la sua mano destra nel corso di un giuramento, quello menzognero prestato ad un lupo per persuaderlo a farsi legare. A Roma la mutilazione di Scevola è spiegabile in relazione alla mutilazione di Tyr"

D. Briquel, Sul buon uso del comparativismo europeo in materia di religione romana.

La sincerità è un tratto tipico del repertorio umano, che cresce insieme al dolore per le bugie e le menzogne. Oggi più che mai ci serve la vera forza di una nuova sincerità.

L’uomo è l’unico essere capace di menzogna. Né gli animali né Dio possono mentire, se si eccettuano le piccole bugie dette (forse) da alcune scimmie. La sincerità di un cane ci attrae e seduce perché sappiamo che non è come la nostra. Perché sappiamo che gli effetti delle nostre parole e gesti dipendono radicalmente da qualcosa di tipicamente umano: la verità. La possibilità di parole senza verità è qualcosa di talmente umano che non la possiede neanche Dio. È questo uno dei paradossi dell’umanesimo biblico (e in genere di molte religioni): la menzogna è qualcosa che l’uomo possiede e Dio no. Un "di meno" che diventa una specie di "di più". L’uomo, in tutto inferiore agli Elohim, può diventare loro "superiore" nelle sue cose più basse – menzogna, cattiveria, male. Dio non sa mentire, l’uomo e la donna sì. Sta anche qui la forza seducente del peccato: non pecchiamo solo "per essere immortali come Elohim", come disse il serpente alla donna; pecchiamo anche perché siamo attratti e illusi dal poter essere più di Dio, facendo qualcosa che Lui non può fare, perché se lo facesse sarebbe Dio a diventare come noi. Questo bizzarro primato antropologico contiene allora anche una dimensione di bellezza: la possibilità della menzogna dona alla sincerità umana una dignità altissima. Ci ha fatto "poco meno di sé" (Salmo 8), e nella sincerità ci ha fatto, paradossalmente, "più di sé". 

Il segno e la carne/9 - Le ricchezze costruiscono arche di salvezza e mandrie di vani simulacri.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 30/01/2022

"Il profeta non si interessa ai misteri del cielo ma agli affari del mercato; non alle realtà spirituali dell’aldilà ma alla vita del popolo; non alle glorie dell’eternità ma alle rovine della società."

Abraham Heschel, Il messaggio dei profeti

Il vitello d’oro è anche uno dei simboli di Osea. E introduce a una nuova e non banale dimensione, della lotta biblica all’idolatria: una sfida che ci raggiunge dentro la vita personale e comunitaria.

Che la ricchezza sia ambivalente è una verità della vita. È anche una verità della Bibbia, dove i denari li troviamo nella parabola del buon samaritano e nel tradimento di Giuda, dove l’oro del popolo fu usato per costruire l’arca dell’alleanza e per fabbricare il vitello d’oro. Gli stessi denari, lo stesso oro: due sensi opposti. Nella Bibbia e nella vita, dove la ricchezza è usata ogni giorno per liberare poveri e per crearne di nuovi, dove i denari costruiscono arche di salvezze e mandrie di vitelli aurei. Ma se la Bibbia ha voluto mettere la costruzione dell’arca dell’alleanza (Es 25) prima della fabbricazione del vitello d’oro (Es 32), e l’Arca di Noè (Gen 6) prima della Torre di Babele (Gen 11), forse ci vuole dire che gli usi buoni della ricchezza vengono prima di quelli sbagliati – e se vengono prima possono essere più veri e profondi. 

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Terzo appuntamento con il libro: "Le nuove virtù del mercato"

pubblicato su Cittanuova.it 16/4/2012

Le_nuove_virtu_cover Un incremento delle relazioni a dir poco esponenziale quello creatosi grazie al mercato moderno e non più ristretto ad un esiguo 5 per cento della popolazione. Ma in questo cambio a farne le spese  è stata anche la natura dei contatti. Progressivamente abbiamo assistito ad un passaggio dai legami comunitari a quelli più contrattuali. Non è esatto dire, allora, che il mercato moderno si basa sulla competizione. Alla base c'è la cooperazione che agisce. Ce lo spiega Luigino Bruni nel terzo appuntamento con il libro Le nuove virtù del mercato nell'era dei beni comuni, 2012.

«La capacità di cooperare in vista di un bene comune, una capacità che possiamo anche chiamare la virtù della cooperazione, è infatti la caratteristica più tipica quando pensiamo alla funzione civilizzatrice del mercato.

L'anima e la cetra / 24 - Ogni essere umano è non simulacro di Dio, ma scintilla del suo mistero

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 13/09/2020

La domanda come io sia pervenuto a una materia così arcaica non ha ancora trovato risposta. Vi influirono circostanze varie, connesse con gli anni, con l’età. Ripeness is all. Come uomo e come artista io dovevo in qualche modo trovarmi in uno stato di "ricettività" 

Thomas Mann, Appendice a Giuseppe e i suoi fratelli

Nel divieto di farsi immagini di Dio si nascondono temi di grande significato umano e religioso. Il Salmo 115 ce ne svela alcuni.

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