Luigino Bruni

Capitali narrativi/10 - La sfida impedire la trasformazione dell’ideale in ideologia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/01/2018

180114 Capitali narrativi 10 rid«Immagina che [agli uomini legati dentro la caverna] capitasse naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce. … Credi che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? … o preferirebbe patire di tutto piuttosto che avere quelle opinioni e vivere in quel modo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero?»

PlatoneLa Repubblica

È tipico del pensiero ideologico – di ogni ideologia ma soprattutto di quelle di natura religiosa – dar vita a una rappresentazione del mondo di tipo dicotomico o gnostico. Si esaltano la felicità, la bellezza, la verità, la luce speciale di chi è dentro quell’esperienza, e si svalutano le felicità e le bellezze ordinarie di quelli che sono fuori. L’amicizia, il lavoro, il gioco, l’arte, la vita di tutti non bastano più. C’è bisogno di caricare queste realtà di significati aggiuntivi straordinari e diversi. E presto si finisce per non riuscire più a gioire di rivedere un “amico e basta”, del “lavorare e basta”, di “pregare e basta”, di “dipingere e basta”. Si comincia a credere che la semplice vita non basti per vivere. E mentre ci si convince di vivere più degli altri, si rischia di smettere di vivere veramente.

In questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su pdf Città Nuova (76 KB) n.11/2017

Cooperazione CN ridIn questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza. In genere, le persone ben disposte verso il grande valore dell’accoglienza, si fermano troppo presto e in superficie. Si fa riferimento, ad esempio, all’esperienza di migranti dei nostri nonni in Europa o in America, e si dice: dobbiamo essere accoglienti con i migranti perché in un passato recente siamo stati migranti anche noi. Si cita, poi, l’accoglienza del forestiero come un principio di tutte le grandi civiltà del passato, scritto nei libri sacri delle religioni. L’ospite è sacro, va accolto e onorato.

Più grandi della colpa/17 - Le vie di Saul sono infine polverose, come le nostre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/05/2018

samuele 17 210x300«Saul: Oh figli miei!... — Fui padre. —
Eccoti solo, o re; non un ti resta
dei tanti amici, o servi tuoi.
— Sei paga,
d’inesorabil Dio terribil ira?»

Vittorio Alfieri, Saul

In ogni lettura autentica, il lettore ha una parte attiva e creativa. Non è spettatore delle storie che legge, ma co-sceneggiatore e attore. In quella forma speciale di lettura che è la lettura biblica, poi, chi legge riceve la misteriosa ma reale facoltà di trasformare i personaggi in persone, che, come tutte le persone vive, crescono, cambiano, si muovono, fanno incontri inattesi. Accade allora che le persone bibliche inizino a interagire tra di esse, a comporre trame relazionali diverse da quelle pensate e volute dal loro primo autore. E così la negromante di Endor diventa amica del padre del figliol prodigo, Geremia si scopre fratello di Davide, e Saul diventa compagno di strada e di sventura di Giobbe, come lui gettato sul mucchio di letame, da un Dio che vuole (Saul) o permette (Giobbe) la loro sventura. Entrambi, Saul e Giobbe, colpiti da pene divine più grandi della loro (possibile) colpa, tutti e due avvolti dal silenzio di un Dio muto, che per loro non ha parole di vita – forse perché, semplicemente, attende le nostre.

L’alba della mezzanotte/1 - Il destino e la libertà nell'incontro con l'assoluto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  23/04/2017

Logo Geremia Crop 300Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di addio:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giù nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Nelly Sachs Nelle dimore della morte

La profezia è un bene capitale in ogni tempo e in ogni luogo – per ogni società, per tutte le comunità, per ogni persona. Quando poi si attraversano le grandi crisi, la profezia diventa un bene di prima necessità, prezioso ed essenziale come l’acqua e la stima.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

L’alba della mezzanotte/26 – La fretta delle risposte facili radica la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/10/2017

171015 Geremia 26 rid«Se Dio c’è, oggi ha più che mai bisogno di qualcuno che, se non sa dire chi egli è, dica almeno chi non è. Noi abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi»

Paolo de Benedetti,Quale Dio?

Quando e se un giorno arriva l’incontro con la Bibbia, se è un incontro casto (perché non usa la Bibbia per la propria felicità), libero (perché pronti a scoprire nuove realtà e a cambiare, veramente, ogni convinzione sulla religione) e gratuito (perché non vuole convertire nessuno tranne il proprio cuore), l’amicizia con la parola biblica diventa una meravigliosa educazione all’intimità della parola e delle parole. Si comincia finalmente ad amare i poeti, a capirli di più e diversamente, cominciamo a ringraziarli nell’anima. Si scopre la profondità della sapienza, si impara a distinguerla dall’intelligenza e dai talenti naturali, e quindi a trovarla, abbondante, tra i poveri – e poi ci si mette ad ascoltarli per imparare. Se poi si ha il coraggio e la resilienza per arrivare fino ai profeti, le scoperte diventano via via più sconvolgenti e grandi. Si intuisce, ad esempio, qualcosa del rapporto tra le diverse parole presenti nella Bibbia. Si capisce che quando la parola di YHWH arriva, in vari modi e tempi, nell’anima dei profeti è solo parola di Dio, ma non appena dall’anima giunge alla bocca e poi viene detta, diventa anche parola di Geremia, di Isaia, di Amos.

Profezia è storia/28 -Antica (e attuale) abitudine dei “padroni” è cambiare il nome ai sudditi

Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 15/12/2019

"Fra l’ultima parola detta e la prima nuova da dire è lì che abitiamo"

Pierluigi Cappello, Assetto di volo

La reciprocità dei patti è una cosa molto seria, che include anche le conseguenze della reciprocità spezzata. Il racconto della caduta di Gerusalemme ce lo ricorda con rara efficacia e bellezza.  

Non basta essere minoranza per essere minoranza profetica. Non è l’essere parte di un resto di superstiti a fare il resto della Bibbia. Nella conquista babilonese, alcuni ebrei furono deportati e altri restarono in patria. In ciascuna di queste due comunità – quella in esilio e quella in patria – c’era chi si auto-attribuiva lo status di "resto" annunciato da Isaia. Ezechiele e Geremia ci parlano, in pagine bellissime, di questi "conflitti tra resti", delle polemiche tra i figli per l’eredità ideale dei padri. Le crisi, soprattutto quelle grandi e decisive, generano molti "resti", vari gruppi che pretendono di essere i veri custodi del primo patto, i garanti della prima alleanza, gli eredi del primo testamento. In questi conflitti identitari è probabile che ogni gruppo possieda alcuni elementi autentici del vero "resto"; ma non appena una minoranza inizia a rivendicare la primogenitura contro gli altri gruppi, i semi buoni cominciano a guastarsi. 

Una relectura del libro de Job

ladesventuradeunhombrejustoLuigino Bruni

Editorial Ciudad Nueva, Septiembre 2017
Colección "Biblia y temas de hoy"

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Job: una persona justa, íntegra y recta a la que, en la plenitud de su felicidad, le sobreviene una gran desventura que no tiene explicación. Hoy, como en tiempos de Job, se sigue buscando un motivo para la desventura; cuesta pensar que a un hombre o una mujer les pueda sobrevenir la ruina sin tener ninguna culpa.

La "distruzione creatrice" è il libro del mese di dicembre della casa editrice Città Nuova

pubblicato su Città Nuova il 7/12/2015

La distruzione creatrice 250Quando a fine 2014 nacque l’idea di proporre nelle pagine che «Avvenire» attribuisce alle “idee” una serie di articoli sulla grande crisi, quella serie che poi avrem­mo deciso di dedicare a «La grande transizione», crede­vo di avere piuttosto chiaro che cosa c’era nella testa e nell’animo di Luigino Bruni. Ed ero ovviamente certo di aver capito tutto l’essenziale di che cosa ne sarebbe venuto fuori: quale itinerario dentro il nostro tempo e il nostro operare insieme, quale messaggio in chiave di umanizzazione dell’economia, quale scomoda presa d’atto di una realtà da (ri)convertire, cioè – pensate un po’ – da rivoluzionare per amore e d’amore.

L'esilio e la promessa/5 - Mestiere del profeta è pure la "seconda preghiera"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/12/2018

Ezechiele 05 rid«La maldicenza uccide tre persone: colui che la diffonde, colui che l’ascolta e colui di cui si parla; ma chi l’ascolta ancor più di colui che la diffonde»

Mosé Maimonide, Norme di vita morale

Le religioni e le fedi sono anche luoghi di soddisfazione dei bisogni umani, perché nessuna religione ha trascurato la dimensione materiale e corporea della vita. Pesci, pane, manna, quaglie, acqua, focacce, schiacciate d’uva: la Bibbia potrebbe anche essere letta come una storia del cibo, della convivialità, dei beni. La terra promessa è una terra dove scorrono latte e miele. Ma anche per questa loro dimensione concreta e intera, le fedi hanno una tendenza intrinseca a rimpicciolirsi e ridursi a un mercato dove ogni bene domandato incontra la sua offerta pagando il relativo prezzo, trasformandosi così in idolatrie o magie. La preghiera autentica può vivere e crescere solo dentro un incontro di gratuità. La provvidenza non si compra, arriva come eccedenza sopra il nostro piccolo registro contrattuale. Il Dio biblico è il Dio del Patto, dove il vero bene offerto è una prossimità, una presenza. Come nelle comunità, che soddisfano bisogni essenziali (la sicurezza affettiva, il calore, anche bisogni concreti ed economici) se ciascuno sa attingere a una interiorità più profonda dei bisogni, dove si genera la parte più intima e bella delle comunità. I profeti sono gelosi custodi di questa bellezza più grande, che sa convivere con una indigenza che nutre il sogno e il bisogno di Dio.

Note a margine del nostro capitalismo

La felicita e troppo poco 450Luigino Bruni

Pacini Editore, Firenze, 2017
Collana: Tracciati
Acquista su Pacini Editore

“La felicità è troppo poco” può essere considerato una serie di note a piè di pagina al “libro” che sta scrivendo il capitalismo del nostro tempo. Note tratte da un ampio lavoro di riflessione qui offerto con uno stile accessibile a un vasto pubblico e rivolte in particolare a chi vuole approfondire il processo di evoluzione e i radicali cambiamenti subiti dalla nostra società, oggi profondamente diversa rispetto a quella capitalista del XX secolo.

A 10 anni dalla sua prima uscita per  Il Margine, una nuova  edizione del libro che ha messo insieme  “ferite” e “benedizioni”: abbiamo intervistato l’autore

La ferita dellaltro new edition rid 250Luigino Bruni, perché una nuova edizione de "La ferita dell’altro"?

Per motivi soggettivi e oggettivi: dal punto di vista soggettivo, è un libro a cui sono molto affezionato perché rappresenta un  momento di svolta nella mia attività di studioso (è stato il primo dialogo fra economia e Bibbia). Oltre a questo, il libro ha generato l’Ethos del mercato e poi Il mercato e il dono dove ho continuato il discorso sui  fondamenti religiosi del capitalismo del nostro tempo. Dal punto di vista oggettivo poi  il libro, già ristampato negli anni 6 volte, era nuovamente esaurito: con Il Margine abbiamo deciso di ristamparlo ancora ma in una edizione rivista. 

L’alba della mezzanotte/10 - Riconosciamo i profeti quando si rivelano mendicanti di luce

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/06/2017

170625 Geremia 10 rid«Rabbi Mendel si vantò un giorno davanti al suo maestro che la sera egli vedeva l’angelo che arrotolava la luce al venire dell’oscurità, e il mattino l’angelo che arrotolava l’oscurità al venire della luce. “Sì”, disse Rabbi Elimelech, “L’ho visto anche io quando ero giovane. Più tardi queste cose non si vedono più”.»

Martin Buber, Storie e leggende Chassidiche

Le esperienze più profonde e intime sono preziose perché generate e vissute nel segreto impronunciabile del cuore. Ci donano una nuova profondità, ci fanno intravvedere una nuova interiorità che non pensavamo di possedere quando iniziavamo l’attraversamento del deserto, prima della lotta notturna, quando ci eravamo alzati di buon mattino per andare con la legna e col figlio verso quel monte tremendo. E invece abbiamo attraversato il deserto, combattuto con un angelo, siamo saliti sul monte Moria, e qualche volta ci siamo ritrovati con un figlio donato, con un nome nuovo, in una terra promessa, o l’abbiamo vista da lontano mentre vi entravano i nostri figli. Nelle esperienze decisive udiamo suoni e voci inarticolate, che ci scaldano e bruciano come il sole, ci dissetano e bagnano come l’acqua, che ci toccano, ci accarezzano, ci feriscono. Ma non parlano.

Dieci parole per un'economia umana

La foresta e l albero 416Luigino Bruni

Vita e Pensiero,
collana Punti
Milano, Aprile 2016
ISBN     9788834331514
acquista su Vita e Pensiero

Merito, efficienza, competizione, leadership, innovazione… Sono parole che appartengono al lessico economico, ma che hanno ormai valicato i confini del mondo del lavoro e della produzione per occupare tutti gli ambiti della vita.

Più grandi della colpa/13 - Non uccidere, salvare il nome, tagliare il lembo del mantello

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/04/2018

Piu grandi della colpa 13 rid«Caro male,
non ti chiedo ragioni
è questa la legge dell’ospitalità…
ti do riparo
proprio a te che mi scoperchi.
Non ti voglio bene male
ti so sapiente ti tengo d’occhio
e nido sono
di te che mi assapori
e poi sputi il nocciolo
»

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Le forme del conflitto sono molte. Ogni epoca ne aggiunge di nuove, lasciando inalterate quelle ricevute in eredità. Anche la Bibbia ne conosce diverse. Il conflitto tra Caino e Abele, dove una frustrazione verticale (tra Caino e Dio che rifiutava le sue offerte) diventa violenza orizzontale (verso Abele). Il conflitto tra i fratelli maggiori e Giuseppe, dove l’invidia produce l’eliminazione dell’invidiato, venduto ai cammellieri in viaggio verso l’Egitto. O quello tra Abramo e suo nipote Lot, dovuta all’abbondanza di risorse in uno spazio comune troppo piccolo, che viene risolto per separazione, grazie alla generosità di Abramo che lascia a Lot la scelta della terra (“Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”: Genesi 13,9).

Più grandi della colpa/13 - Non uccidere, salvare il nome, tagliare il lembo del mantello

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/04/2018

Piu grandi della colpa 13 rid«Caro male,
non ti chiedo ragioni
è questa la legge dell’ospitalità…
ti do riparo
proprio a te che mi scoperchi.
Non ti voglio bene male
ti so sapiente ti tengo d’occhio
e nido sono
di te che mi assapori
e poi sputi il nocciolo
»

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Le forme del conflitto sono molte. Ogni epoca ne aggiunge di nuove, lasciando inalterate quelle ricevute in eredità. Anche la Bibbia ne conosce diverse. Il conflitto tra Caino e Abele, dove una frustrazione verticale (tra Caino e Dio che rifiutava le sue offerte) diventa violenza orizzontale (verso Abele). Il conflitto tra i fratelli maggiori e Giuseppe, dove l’invidia produce l’eliminazione dell’invidiato, venduto ai cammellieri in viaggio verso l’Egitto. O quello tra Abramo e suo nipote Lot, dovuta all’abbondanza di risorse in uno spazio comune troppo piccolo, che viene risolto per separazione, grazie alla generosità di Abramo che lascia a Lot la scelta della terra (“Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”: Genesi 13,9).

Capitali narrativi/5 - Non c'è più vitale garanzia della "libertà-senza-garanzie".

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/12/2017

171203 Capitali narrativi 5 rid«Il desiderio umano resterà per sempre irriducibile a qualsiasi riduzione a adattamento»

Jacques Lacan Seminario V

Non è raro che le esperienze nate in nome della gratuità finiscano per entrare in conflitto proprio con quella gratuità che le ha generate. In molte imprese, il ‘semplice’ obiettivo di massimizzare il profitto già produce organizzazioni che fanno di tutto per cercare di orientare tutte le energie disponibili dei loro lavoratori verso questo fine. Ma se la mission di una Organizzazione a movente ideale (OMI) è il riscatto definitivo dei poveri o, magari, la conversione del mondo, ai membri si chiede di orientare a una causa così alta tutte le energie disponibili e quelle indisponibili, possibilmente tutta la vita. E così accade spesso che nella pratica delle OMI si ritrovi meno libertà e gratuità di quelle presenti nelle imprese e organizzazioni che le OMI criticano proprio per la mancanza di dono e di libertà.

Capitali narrativi/8 - Fondare e continuare senza fretta, come gli equilibristi

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 31/12/2017

171230 Capitali narrativi 08 rid«Quando un genio davvero originale fa la sua comparsa nel mondo, gli uomini si affrettano a sbarazzarsene. Per raggiungere lo scopo hanno due metodi. Il primo è la soppressione. In caso di insuccesso, adottano il secondo metodo (che è molto più radicale e obbrobrioso): l’esaltazione, lo mettono su un piedistallo e lo trasformano in un dio»

Lu Xun, Introduzione a I detti di Confucio

Alle origini di molte comunità e movimenti si ritrova un’esperienza d’intensa e profonda prossimità, fra tutti e in primis con i fondatori. Un’intimità allargata che esalta e sviluppa l’intimità di ciascuno. È questo particolarissimo “bene relazionale” che attrae, sazia, affascina non meno del messaggio ideale ricevuto e annunciato. Il contatto dei cuori e dei corpi, la condivisione della stessa tavola dove si consumano pasti preparati insieme, gli abbracci veri ai “lebbrosi” che diventano subito abbracci veri e diversi scambiati l’un l’altro quando si torna a casa. Esperienze radicalmente anti-immunitarie, proprio perché non ci sono ancora le tante forme di mediazione che abbiamo inventato per non toccare la “ferita dell’altro”.

L’anima e la cetra/2 - I miti conoscono i limiti, e questo tempo tremendo diventa la loro eredità.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 05/04/2020

"C’è qualcosa di grandioso nel vivere nella speranza, ma allo stesso tempo c’è in esso qualcosa di profondamente irreale. Diminuisce il valore specifico dell’individuo, che non può mai realizzarsi pienamente, perché l’incompletezza segna le sue imprese".

Gershom Scholem L’idea messianica nell’ebraismo

Il salmo 2 ci porta dentro il grande tema biblico dell’attesa del Messia, e quindi nell’importanza della speranza nei tempi della crisi e della mansuetudine per attraversarla con fortezza.

 «Perché le genti sono in tumulto e i popoli cospirano invano?». Con questa domanda inizia il Salmo 2. Una domanda tremenda che i profeti e i sapienti ripetono da millenni: perché nonostante la vocazione alla pace e al benessere iscritta nel cuore di ogni persona e delle comunità, gli uomini continuano a esercitarsi nell’arte della guerra, a seminare e coltivare discordia e inimicizia? Le civiltà restano vive finché non si stancano di ripetere questa domanda. 

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16-10-2019

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