Luigino Bruni

L’anima e la cetra/26 - C’è pure un buon spreco di tempo e di cose, al servizio di relazioni grandi e vere

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 27/09/2020

"Massimo ristoro e sollievo mi veniva dai conforti degli amici... i colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con se stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi rarissimi dissensi; l’essere ognuno dell’altro ora maestro ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose per chi ritorna".

Agostino,Le confessioni, IV

Il Salmo 133 è noto come il salmo della fraternità, che mentre ci parla della bellezza della fraternità del sangue ci annuncia una diversa fraternità dello spirito.

La fraternità è una grande parola della Bibbia perché è una grande parola della vita. È un altro nome della felicità. I fratelli e le sorelle fanno parte del paesaggio ordinario di casa, sono componente essenziale della nostra vita. L’amore per i fratelli e per le sorelle non ha le note dell’eros né quelle della philia (non sempre siamo amici dei nostri fratelli, eppure li amiamo molto). È un altro amore, diverso e speciale, che usa il linguaggio della carne e delle viscere (e in questo somiglia a quello per i genitori). Una nota tipica della fraternità è quel dolore viscerale che sentiamo quando una sorella o un fratello si ammala, quando soffre, quando viene offeso o umiliato - vedere una sorella soffrire è per noi maschi uno dei dolori più grandi. C’è poi una gioia tipica e specialissima, forse una delle più grandi sulla terra. È quella che provano i genitori, le madri soprattutto, quando vedono i loro figli che si vogliono bene, quando li vedono stimarsi a vicenda, benedirsi l’un l’altra, consolarsi, difendersi, aiutarsi, fare festa insieme.

L'esilio e la promessa/7 - Non nei “centri” dei potenti falsi profeti, ma nelle periferie e tra gli ultimi

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/12/2018

Ezechiele 07 rid«Io ti supplico: Dio, mio sognatore, continua a sognarmi»

J. L. Borges, Storia della notte

La Bibbia è narrazione di migrazioni, di esili, di popoli nomadi e di tende mobili, è la stupenda storia di un arameo errante che insegue una voce dentro un orizzonte infinito. In un villaggio di esuli nei pressi di Babilonia, per ordine di YHWH, la profezia prese la forma del migrante, e l’homo migrans divenne parola biblica nella carne di uno dei profeti più grandi. E vi è rimasta per sempre. In Ezechiele, profeta povero e esiliato, sacerdote senza tempio di un Dio sconfitto, ogni emigrato della terra può leggere la propria storia, può pregare con le sue parole se ha esaurito le proprie, può sentirlo compagno di bagaglio e di fughe notturne per terra e per mare, sotto lo stesso velo che oscura gli occhi per non morire di dolore.

L’anima e la cetra/20 - L’arte di contare i giorni è essenziale eppure raro mestiere spirituale

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 9/08/2020

"Nel tempo in cui Dio creò tutte le cose, il sole creò. Il sole nasce, muore e ritorna. E la luna creò. La luna nasce, muore e poi ritorna… Anche l’uomo creò. L’uomo nasce e muore e non ritorna più."

Canto sudanese dei Denka

Il salmo 90 ci ricorda che si può vincere la fugacità dell’esistenza intonando il nostro cuore con quello dell’universo. E poi, ogni mattino, continuare il nostro lavoro.

All’origine della vita spirituale c’è un’esperienza dell’assoluto. Una esperienza rara che accade, a ogni età, quando intuiamo che siamo solo un granello di sabbia in un mare infinito, che il mare e noi abbiamo un senso, ed è lo stesso senso. Se la vita filosofica inizia con la meraviglia di essere-al-mondo, la vita spirituale inizia con lo stupore di questo duplice-unico senso; quando capiamo che siamo farfalla effimera, nasciamo per volare un giorno solo, ma l’ebrezza di quel "folle volo" è la stessa ebrezza dell’universo. La fotografia che fissa un solo attimo può essere bellissima come il film più bello, e persino più luminosa. Il nostro tempo è un attimo, ma ha la stessa qualità del tempo di Dio. Perché l’assoluto è entrato nel nostro tempo, noi nel suo, e sono diventati lo stesso tempo. E quando riusciamo a intonare il nostro cuore con quello dell’universo sentiamo lo stesso battito, scopriamo che i due pulsano all’unisono – la preghiera, forse, è solo questo. 

Nel ventre della parola/5 - Comprendere ciò che Dio fa per noi e imparare di nuovo a pregare

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenireil 17/03/2024

Ahèr: - Eri stato inghiottito da una balena.
Ionà: - Finirono gli scossoni delle onde, tutto era tranquillo lì dentro. Sotto i piedi, ma sul soffitto, batteva i colpi un cuore lento, pieno, che accompagnava il mio respiro e mi assopiva. Mi lasciai andare a quel dondolo e risalii le mie età: ragazzo ai giochi d’altalena, cucciolo in culla, indietro ancora fino al sacco di placenta in cui batteva il cuore di mia madre e il mio sangue lo seguiva andando a tempo. La musica si impara prima di nascere ripetendo nella vena del timpano il solfeggio del battito materno

Erri de Luca, Dialogo tra Giona e un Inquisitore

La gratitudine spirituale è un bene capitale delle persone e delle comunità. All’inizio ci viene trasmessa per osmosi dai genitori e dai nonni, e diventa quella postura esistenziale che porta ad attribuire le componenti più importanti dei nostri doni e talenti alla generosità della vita, alla provvidenza, a Dio. È un invito delicato e forte a tenere aperto nel tetto della casa dell’anima un foro verso il cielo per poterlo indicare con la mano quando qualcuno ci loda per le nostre buone azioni - ‘non io, ma Dio …’. È l’atteggiamento opposto a quello proposto oggi dalla meritocrazia, che ci spinge invece a leggere i nostri successi (e gli insuccessi degli altri) come frutto esclusivo dei nostri meriti (e dei loro demeriti) - l’ingratitudine di massa è la prima nota delle società meritocratiche.

Nel ventre della parola/7 - Il vero profeta parla alla gente, non ai potenti. E tutta Ninive si converte

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 31/03/2024

La Bibbia non è un libro su Dio: è un libro sull’uomo. Nella prospettiva della Bibbia, l’uomo è un essere posto nel travaglio ma che ha i sogni e i disegni di Dio

Abraham Heschel, Chi è l’uomo?

Il popolo di Ninive si converte alla predicazione di Giona: tutti, “grandi e piccoli” (Giona 3,5). Non era un esito prevedibile: è una sorpresa per Giona, per il lettore biblico, forse anche per Dio: “Guai a Ninive, alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare! … Non c'è rimedio per la tua ferita, incurabile è la tua piaga” (Naum 3,1-19).

L’anima e la cetra /29 - Ci sono preghiere che sono anche canti civili, del lavoro, del tempo e del pane

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 18/10/2020

"Il divieto sulle immagini era un precetto capitale che fatalmente sarebbe stato violato. Innanzitutto da YHWH stesso, che aveva plasmato l’uomo "a nostra immagine e a nostra somiglianza". YHWH aveva voluto creare un essere a immagine di se stesso - e anche a quell’essere si sarebbe trasmessa l’inclinazione a creare qualcosa a immagine di se stesso".

Roberto Calasso, Il libro di tutti i libri

Il nome e l’immagine sono categorie centrali nella Bibbia e nel Salmo 147, che rivela come in quest’umanesimo la povertà generi ricchezza.

In alcune regioni italiane, e tra queste la mia, in certi dialoghi intimi le madri e i padri chiamano il figlio e la figlia con il loro stesso nome. Gli dicono: "Dai, mamma, fai il buono", "Ma quanto sei brava, babbo". Lo dicono ai bambini, ma a volte continuano a chiamarli così anche da adulti. Non è scritto in nessun libro di grammatica, non lo si impara a scuola. Lo ripetiamo perché lo abbiamo sentito dai nostri genitori, in giorni meravigliosi. Sono parole diverse assimilate per osmosi, e poi trasmesse da una generazione a un’altra, parte di quella trasmissione dell’essenziale della vita. Sono tra le parole più belle nei dialoghi del cuore, in quei tu-a-tu delicati e segreti, che contengono tutta la tipica e unica tenerezza che scorre tra genitori e figli, che nutre gli uni e gli altri, sempre, ma soprattutto nei momenti delle grandi gioie e dei grandi dolori. 

Opinioni - Le nuove teorie vengono raccontate come post-gerarchiche, ma non lo sono, perchè dividono il mondo in guide e seguaci. Il vero agente di cambiamento è colui che non si sente leader

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenireil 11/11/2022

La leadership è una delle parole sacre della religione del nuovo capitalismo del XXI secolo. La riflessione, e soprattutto, la pratica dei fenomeni oggi chiamati “leadership” sono in realtà molto antiche. Non è difficile trovare nei grandi pensatori del passato, dai greci fino a Max Weber, idee e persino vere e proprie teorie sulla creazione e gestione dei leader e sul loro declino. La scienza economica se ne è occupata poco, perché da sempre è più interessata ai mercati e alle azioni razionali individuali che alle organizzazioni e ai fenomeni collettivi complessi, sebbene alcuni grandi economisti (Vilfredo Pareto, per esempio) abbiano scritto pagine molto belle sulle ideologie che producono leader e poi li eliminano. La sociologia e il management se ne sono occupati di più, perché, nella sostanza, le teorie della leadership sono varianti e sviluppi (meno sofisticati) delle teorie dell’autorità e dell’esercizio del potere nei gruppi umani, incluse le imprese: i classici argomenti nelle scienze sociali.

Un viaggio che ha lasciato i giovani sospesi tra gratitudine immensa e desiderio di impegno concreto. Linarello: «la forza del cambiamento sta nella reciprocità e nel lavorare insieme»

di Maria Gaglione

180202 04 Calabria Costituente giovani 04 ridTerzo appuntamento per la costituente EdC giovani il 2, 3 e 4 febbraio nel cuore della Calabria. La tessera preziosa che mancava al quadro in costruzione. Accompagnati da Marco Cabassi, Rebeca Gomeze Amelia Stellino, generosi compagni di avventura, i giovani di EdC incontrano GOEL. Ad accoglierli, il vento mite del Sud e Vincenzo Linarello, presidente del gruppo Cooperativo GOEL.

Una rilettura di Isaia

Dialoghi della notte copertina rid 400Luigino Bruni

Dehoniane,
Collana P6 - Lapislazzuli
Bologna, maggio 2018
EAN: 9788810559277
acquista su Dehoniane

Custodito da millenni nel cuore della Bibbia, il libro del profeta Isaia è un esercizio prezioso per cominciare o ricominciare a sperare dopo le distruzioni, le rovine, i lutti e le false consolazioni. Per affrancarsi dai sacrifici inutili e sciocchi, per sgomberare il campo dall’idea errata di un Dio affamato di sacrifici, che agisce dentro la logica economica del dare e dell’avere.

Editoriali - Proposte dei cattolici e non-ascolto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 31/10/2017

48 SettimanaSociale Cagliari 2017 300x300A chi interessa ciò che il mondo cattolico vive, pensa, propone in ambito sociale ed economico? Dal silenzio imbarazzante dei media cosiddetti laici sui lavori e sulle proposte della 48ª Settimana Sociale dei cattolici italianidi Cagliari, si direbbe che interessi soltanto al mondo cattolico, ai suoi media, ai suoi giornali. E questa non è una bella notizia per l’Italia.

L’anima e la cetra/3 - La paternità è l’arte meravigliosa di schiodare i figli dalle loro croci

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 12/04/2020

"Sporco sono, Milena, infinitamente sporco, perciò faccio tanto chiasso per la purezza. Nessuno canta così puro come coloro che sono nel più profondo inferno: è il loro canto che scambiamo per i cori degli angeli"

Franz Kafka, Lettere a Milena

Il Salmo 3 è uno stupendo commento alla passione, morte e resurrezione di Gesù, dove è contenuta una delle preghiere più umane e grandi della Bibbia.

Risorgere, prima di essere una verità della fede cristiana, è una esperienza antropologica fondamentale. Fa parte del repertorio umano, è un esercizio che gli uomini e le donne sanno fare, è gesto essenziale. L’homo sapiens è animale capace di resurrezione. Lo vediamo anche in quel segno ineffabile ma reale che intravvediamo nell’ultimo sguardo di chi abbiamo amato, e lì sentiamo che quel saluto non è l’ultimo. E quando la morte impara a stare al suo penultimo posto – e ci vuole l’intera esistenza per impararlo – diventa “sorella morte”. Se gli uomini e le donne non fossero morti e risorti molte volte, se non l’avessero pregata e attesa per secoli, non saremmo stati capaci di riconoscere quella Resurrezione, simile e diversa, del primo giorno dopo il Sabato. Ci avrebbe chiamato per nome e noi avremmo confuso la sua voce con quella del custode del giardino. 

Intervista all'economista Luigino Bruni su gioco d'azzardo e scommesse. La proposta: intervenire su tutti i fronti, partendo dalla gente, per aiutare le persone più fragili

di Paolo Maina

pubblicato su Cittanuova.it il 17/05/2012

Slot_machinePoche vincite, ma strombazzate ai quattro venti, e tante perdite, sempre taciute. La febbre del gioco cresce in Italia e le istituzioni non corrono ai ripari.

L’anima e la cetra/13 - Abbiamo bisogno di nuove metafore umane per dire anche le cose di Dio

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 20/06/2020

«La Bibbia non è un libro su Dio: è un libro sull’uomo. Nella prospettiva della Bibbia: chi è l’uomo? È un essere posto nel travaglio ma che ha i sogni e i disegni di Dio. Sogno di Dio è di non essere solo, ma di avere il genere umano a compagno nel dramma della continua creazione»

Abraham Heschel, Chi è l’uomo?

Guardando il lavoro dei pastori e la cura degli ospiti possiamo imparare a conoscere meglio Dio. Il Salmo 23 ci porta a questo cuore dell’umanesimo biblico.

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome» (Salmo 23, 1-4). Siamo arrivati alla più bella metafora-preghiera della Bibbia. Tutta la Bibbia è metafora, ogni preghiera è metafora. Le metafore non sono solo strumento retorico e narrativo, sono anche mezzo di scoperta, per poter capire e dire cose che non potremmo capire e dire senza la rivelazione di quella metafora - anche questa è rivelazione: Dio ci si rivela anche suggerendo ai poeti metafore, che poi il popolo vaglia con il sesto senso della sua fede e della tradizione. Milioni di persone, attraverso i millenni, hanno pregato e cantato questo salmo, che è tra i più amati di tutta la Bibbia, che continua a essere cantato in tutti i monasteri e conventi del mondo, con l’anima e con la cetra. È stato ed è l’ultimo saluto ai nostri cari, la preghiera di chi sta per attraversare una "valle oscura" e vuole farlo con la stessa fede-speranza-amore del salmista. 

L'intervento di Luigino Bruni il 27 maggio a Barbiana, in occasione delle celebrazioni organizzate per il centenario della nascita di don Lorenzo Milani

di Luigino Bruni

pubblicato su La via libera il 29/05/2023

“Ogni anno si ripete la storia delle alluvioni, 
dei morti, delle famiglie disastrate, 
dei miliardi ingoiati dall’acqua, 
ogni anno a scadenza fissa. 
Non un problema di fondo è stato risolto”
(Esperienze epistolari, p. 462)

Se cento anni fa, all’inizio dell’era fascista, l’Italia ha generato Lorenzo Milani e se dopo cento anni siamo qui a onorare la sua memoria, affascinati e incantati dalla sua persona, dai suoi gesti e dalle sue parole, se quindi don Lorenzo non è stato dimenticato dall’Italia dei consumi, dell’edonismo, delle chiusure dei porti, delle armi, della scuola del merito e delle guerre alimentate dalle nostre armi, allora possiamo ancora sperare, con una speranza non vana.

Editoriali - Le crisi dei sistemi e delle organizzazioni non si spiegano nè si superano finchè si resta dentro il sistema che la ha generate. Per questo è necessario compiere scelte radicali.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/06/2023

È necessario distogliere lo sguardo da sé stessi, per vedere molto: anche di questa durezza hanno bisogno tutti coloro che salgono le montagne

(F. Nietzsche - Così parlò Zarathustra)

«L’esperienza insegna che il momento più critico per i cattivi governi è quello che registra i primi passi verso la riforma». Questa frase del filosofo e politico Alexis de Tocqueville (L’antico regime e la rivoluzione, 1856), è la base della cosiddetta “Legge” o il paradosso di Tocqueville. Per comprenderla è utile leggerla insieme a un altro brano: «L'odio che gli uomini nutrono nei confronti dei privilegi aumenta in proporzione al ridursi di questi ultimi, cosicché le passioni democratiche sembrano bruciare più ferocemente proprio quando hanno meno combustibile… L’amore per l’uguaglianza cresce costantemente insieme all'uguaglianza stessa» (Democrazia in America, 1840). Il (geniale) paradosso di Tocqueville suggerisce quindi un rapporto complesso tra le intenzioni dei riformatori e gli effetti non-intenzionali della riforma, che sono sempre quelli più importanti. Le aspettative generate nel popolo dai primi segnali di riforma non possono essere soddisfatte dai risultati raggiunti dai riformatori. Questa “legge” non è solo utile per capire la storia e il presente dei regimi dittatoriali che non di rado crollano proprio mentre iniziano le riforme democratiche o solo per comprendere perché altri regimi resistono con violenza di fronte alle prime richieste di diritti. In realtà, l’intuizione di Tocqueville ha una portata molto più ampia, perché può valere per ogni processo di riforma di organizzazioni, imprese e comunità.

Profezia è storia/23 - La stessa parola biblica dice la «cassa» e lo scrigno-segno dell'Alleanza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/11/2019

Rabbi Schmelke disse: "Il povero dà al ricco più che il ricco non dia al povero. E più che il povero del ricco, è il ricco che ha bisogno del povero"

Martin Buber,Storie e leggende chassidiche.

Il dono non si oppone al contratto, e il denaro investito, guadagnato e speso onestamente non è meno nobile delle offerte per il tempio. Solo insieme i doni e contratti ci possono salvare.

La fiducia nell’onestà delle gente che ci circonda è una risorsa essenziale di ogni economia e società. Quando l’ipotesi di onestà degli altri – che i giuristi chiamano buona fede – ispira i nostri rapporti, l’economia migliora insieme al nostro benessere. Senza questa premessa di onestà sono la diffidenza e il pessimismo antropologico a infestare i nostri luoghi di lavoro e di vita. Nessun management può essere sussidiario – affidare cioè la responsabilità delle scelte a chi si trova più vicino al lavoro da svolgere – se non siamo capaci di pensare bene degli altri fino a evidente (e reiterata) prova contraria. La benevolenza, pensare bene degli altri, è la radice della fiducia. Valorizza i lavoratori, li fa sentire stimati, rafforza la fiducia nelle organizzazioni e quindi migliora l’efficacia e l’efficienza della gestione. 

L’anima e la cetra /23 - Il Salmo 109 è la terra per risalire dal fondo delle acque in cui siamo caduti

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 06/09/2020

"Ma Dio capisce. Esiste anche il diritto del disperato a pregare. E io devo farmi voce di tutte le creature quando prego. Dunque si preghi anche in nome dei più disperati che sono nel mondo."

David Maria Turoldo, I salmi

Anche le imprecazioni sono parte del Libro. Importante è capirne la ragione, senza scandalizzarsi del dolore e delle disperazioni degli esseri umani.

La Bibbia non è una raccolta di buoni sentimenti, non è un repertorio di storie edificanti per persone per bene. Contiene gesti efferati e parole tremende, eco del gesto e delle parole di Caino. I padri e le madri del popolo scelto e i suoi re migliori ci vengono presentati come intrecci di virtù e di vizi, capaci di grande amore e di peccati, di meschinità e di delitti spaventosi. Al centro della genealogia di Gesù è incastonato Uria l’Ittita, un nome che in ogni Natale ci ripete che quel bambino di Betlemme è anche germoglio di un incontro tra un fiore immacolato e il fiore del male. Quella genealogia moralmente imperfetta dice il solo tipo di perfezione possibile sotto il sole. Perché il Logos potesse diventare vero uomo per lui non c’era altra strada di quella polverosa che calchiamo da millenni, dove vicino Gerico abbiamo incontrato un Samaritano chinato su un uomo mezzo morto, verso Damasco abbiamo visto un persecutore di cristiani diventare loro benedizione, e nei pressi di Emmaus abbiamo udito un viandante dire parole di terra con il profumo del cielo e del pane. 

ContrEconomia/10 - Pregavano, con lacrime e baci e mani, preghiere mute e bellissime

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 07/05/2023

Dove è l’amore di Dio, quantunque embrionale, rozzo, grezzo, oscurato, sotterraneo e non all’aperto, ivi è il cuore quantunque ferito dell’uomo; ed è da pensare che lì vi sia Iddio, e dunque la pietà
Giuseppe De Luca,
Introduzione all’archivio italiano della storia della pietà, p. XXI

Termina oggi, con la grande sovversione femminile della pietà popolare, il percorso di ContrEconomia. E termina anche questa terza pagina domenicale.

Le metafore teologiche sono indispensabili e pericolose. In queste settimane molti lettori e alcuni teologi hanno ribadito, di fronte alle mie critiche, la necessità della metafora economico-commerciale per comprendere la rivelazione cristiana. Perché la troviamo nel Nuovo Testamento, e anche san Paolo la usa.

La crisi della società italiana e il ruolo della Chiesa - Intervista a Luigino Bruni

di Andrea Monda

pubblicato sull'Osservatore Romano il 28/05/2019

Investire nei giovani, guardando con realismo il presente, senza rimpianti per il passato, per generare nuove opere e istituzioni che dicano la speranza e la fede nel futuro. Perché «la fede la si incontra nella vita concreta e semplice, toccando la terra, le cose, le persone, i poveri». È la proposta che Luigino Bruni, economista e accademico, lancia in questa intervista, intervenendo nel dibattito sulla crisi della società italiana e sul ruolo della Chiesa.

L'anima e la cetra/27 - Torniamo dagli esili e usciamo dai lutti quando ritroviamo la nostra voce.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 04/10/2020

"Per grande che possa essere il dolore di una perdita, subito si impone a noi il compito di evitare la perdita più irreparabile e decisiva: quella di noi stessi. Perciò nella morte della persona cara siamo perentoriamente chiamati a farci procuratori di morte di quella stessa morte".

Ernesto de Martino,Morte e pianto rituale nel mondo antico

Il Salmo 137, quello dell'esule, consegna un grande messaggio su come e perché riprendere in mano con animo nuovo le antiche cetre.

La nostra epoca è dentro una lunga eclisse dei luoghi, e quindi del senso della terra. Con il progressivo disincanto del mondo non abbiamo smesso solo di credere che la terra fosse piena di dèi, abbiamo anche dimenticato che i luoghi hanno un’anima, diversa ma non meno viva ed efficace di quella delle persone. Abbiamo inventato lo spazio, quello anonimo e razionale delle mappe, e così abbiamo disimparato a riconoscere i luoghi con le loro vocazioni uniche, i loro segni, con il loro destino. Nella Bibbia, Dio è una voce che parla nei luoghi. Dio non è u-topico, perché ha il suo luogo: un altare, un monte, un tempio. Luoghi che non catturano Dio (che resta libero dai nostri e dai suoi luoghi), ma conservano per sempre le stigmate del suo tocco. L’uomo biblico può essere nomade ed errante perché il suo territorio è marcato dalla presenza vera di Dio, e così anche se pellegrino non è mai spaesato. Il tempo e lo spazio sono spesso nemici; il luogo è invece amico del tempo, perché è lì – in quella comunità, in quella famiglia, in quella terra – dove le generazioni si trasmettono la vita. E i beni comuni non si distruggono se da spazio diventano luogo. 

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