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Nobel 2021 per l'economia, un commento

Di cosa si sono occupati Joshua Angrist, David Card e Guido Imbens, Nobel per l'Economia 2021? Tommaso Reggiani ce lo spiega, semplicemente

di Tommaso Reggiani *

Il Premio Nobel per l'economia 2021 e’ stato assegnato Joshua Angrist, David Card e Guido Imbens, nomi non molto noti al grande pubblico, soprattutto in Europa.

Ho avuto la fortuna di incontrarli virtualmente/poeticamente (era il 2008, Zoom non c'era ancora, tutto avveniva ancora via libro) per la prima volta durante la mia prima lezione del dottorato, grazie al corso di Andrea Ichino (se ne volete un assaggio, qui vi potete cimentare.

Era un corso (anzi, IL corso) fondamentale in “causality’”, ovvero dove si studiano i metodi statistici applicati all'economia (la cosiddetta econometria; chiunque abbia studiato in una facolta’ di economia si e’ fatto almeno una volta il segno della Croce dopo averla sentita nominare) al fine di identificare rigorosamente nessi causali ed i loro effetti – per esempio l'effetto sui livelli occupazionali generato dall'aumento del salario minimo orario per i lavoratori – in tutte quelle situazioni in cui un vero e proprio esperimento non sia “politicamente” ipotizzabile: vi immaginereste l'entusiasmo di sindacati e Confindustria all'idea di derogare al contratto collettivo nazionale e introdurre delle modifiche in Emilia-Romagna ma non in Toscana (due regioni abbastanza simili e confrontabili) per un periodo di 2 anni al fine di osservare gli effetti generati da tali modifiche all'interno del mercato del lavoro?

 Card e Krueger (purtroppo prematuramente scomparso nel 2019), adottando l’approccio metodologico sviluppato e sistematizzato da Angrist e Imbens, hanno sfruttando in modo molto creativo le discontinuita' istituzionali fra due stati USA comparabili fra loro come New Jersey e Pennsylvania, hanno misurato gli effetti prodotti dall'aumento del salario minimo sull'occupazione considerando non solo la (prima) differenza fra i livelli occupazionali in New Jersey prima e dopo l'aumento del salario minimo ma anche la (seconda) differenza fra la dinamica generale dell'occupazione in New Jersey e in Pennsylvania. La sola prima differenza avrebbe infatti potuto imputare alla variazione del salario effetti in realta’ generati da fenomeni terzi (come congiuntura macroeconomica, cambiamenti dei trend del mercato, eccetera...) che non sono riconducibili al salario minimo. Nella misura in cui questi fenomeni terzi sono analoghi in Pennsylvania ed in New Jersey, la seconda differenza è in grado di “filtrarli” permettendoci di identificare gli effetti “netti” generati dell'aumento del salario minimo in New Jersey. In questo studio Card e Krueger osservarono come il salario minimo avesse stimolato l'occupazione, in contrasto con la teoria dominante che suggeriva un effetto depressivo del salario minimo.

Cosa possiamo imparare da questo Nobel?

In Italia abbiamo la fortuna di avere molti ottimi allievi dei nostri tre eroi. Coinvolgerli seriamente e sistematicamente nel dibattito politico ed istituzionale sarebbe una vera ricchezza per tutti. Il piu’ delle volte l'ostacolo maggiore e’ costituito dalla scarsa disponibilità di dati a livello individuale. Una materia prima indispensabile per condurre questo tipo di studi. Scarsita’ a volte generata dalla mancanza di dati tout-court, molte altre volte da mere barriere burocratiche e rigidita’ amministrative che ne impediscono l'accesso e l'utilizzo da parte dei ricercatori. Tito Boeri, grande amico dei tre nostri eroi, durante il suo periodo di direzione dell’ INPS si e’ battuto significativamente contro all'abbattimento di tali barriere.

Il secondo insegnamento. Nessuno e’ perfetto, neanche i Nobel. Il mio caro amico Simon Jäger (segnatevi il nome, sara’ Nobel attorno al 2055 per l’analisi empirica della “Mitbestimmung” tedesca – il sistema di partecipazione attiva dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende) e’ il vicino di ufficio di Joshua Angrist al MIT di Boston. Nei weekends escono in bicicletta insieme. Tutto questo e’ molto bello. Il problema e’ che Joshua pare essere un patito del “downhill”, ovvero andare in bicicletta (elettrica) prevalentemente in discesa, e a volte risalire la collina persino con impianti tipo funivia – il fatto che con questa pratica si rischi la vita passa in secondo piano… Per un umile discepolo quale sono di Marco Pantani e Gianni Mura, poeti delle salite, tutto questo e’ un po' difficile da digerire.


* Tommaso Reggiani è ricercatore in Economia alla Cardiff University (UK)

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