Il mistero rivelato

Il mistero rivelato/14 - Non ci si può appropriare e non dire le parole che ci vengono sussurrate nell’anima.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 03/07/2022

"E la voglia di lasciare la casa paterna per andare incontro al limite. In quel limite un angelo aveva deposto l’uovo della conoscenza divina."

Alda Merini Voce, di carne e di anima

Le visioni di bestie e di angeli di Daniele ci dicono nuove cose su Dio e sul compito dei profeti, degli angeli che sono loro cugini celesti, e degli interpreti di sogni.

La crisi profonda e radicale delle religioni è la crisi della parola Dio. Prima della “parola di Dio” è stata la “parola Dio” a fondare le fedi e le culture. Per millenni è stata la parola più splendente della terra. Nella Bibbia era talmente splendente da non poterla quasi pronunciare, affinché l’ineffabilità della parola più splendente custodisse la luce di tutte le altre. Ma anche nelle altre religioni, dove quella parola era spesso associata al tremendum, non c’era comunque parola più splendente e stupefacente di: Dio. Nell’Occidente cristiano questo splendore è stato capace di muovere persone e comunità fino alla seconda metà del Novecento, quando è fiorita una nuova stagione di entusiasmo collettivo e giovanile attorno alla parola Dio. Decine, centinaia di migliaia di uomini e donne hanno speso la vita per conoscere Chi fosse quello splendore, e poi stargli vicino. Si partiva di casa per molte cose – le partenze dei giovani sono sempre plurali –, ma soprattutto si andava per diventare intimi di Dio, persone della sua casa. Si resta dentro una vocazione finché quel primo splendore non si estingue, o continuiamo a desiderarlo nella sua assenza. 

Il mistero rivelato/4 - Saper essere maestri dell'udito per capire l'oscuro e aprire vie di futuro.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 23/04/2022

"Tre cose non devi fare: placare il tuo compagno nell’ora della sua ira; cercare di confortarlo mentre il suo morto è steso davanti a lui; volerlo vedere nell’atto della sua debolezza".

Shimon Ben Elazar, Avot (Detti dei Padri, IV,18)

Il primo sogno del re babilonese interpretato da Daniele rivela dimensioni essenziali della profezia, come la parola vista e poi detta.

«Nel secondo anno del suo regno, Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. Allora il re ordinò che fossero chiamati i maghi, gli indovini, gli incantatori e i Caldei a spiegargli i sogni. Questi vennero e si presentarono al re. Egli disse loro: "Ho fatto un sogno e il mio animo si è tormentato per trovarne la spiegazione"» (Daniele 2,1-3). Un grande re, un re straniero, idolatra, fa un sogno che lo turba molto e cerca esegeti del suo sogno. 

Il mistero rivelato/1 - Resistere senza uccidere non è fuga dalla storia, è generare diverso futuro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/04/2022

«Stracciavano i libri della Legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. Mettevano a morte, secondo gli ordini, le donne con i bambini appesi al collo e con i familiari… Tuttavia molti in Israele preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza».

Primo libro dei Maccabei 1,56-63

Inizia qui il commento del libro di Daniele, un testo importante nell’economia della Bibbia, che ci mostra la via di una resistenza non-violenta nei tempi delle persecuzioni degli imperi.

La maggior parte delle parole bibliche sono lontane dal nostro mondo, dal nostro linguaggio, dai nostri codici simbolici, dalla descrizione che facciamo dei problemi della nostra vita. Eppure quando iniziamo a frequentarle intuiamo che sono anche il nostro ambiente spirituale, ci sentiamo a casa. Perché avvertiamo che prima delle parole che ci raccontano fatti e sentimenti ci sono i fatti e i sentimenti espressi e raccontati dalle parole. Fatti e sentimenti di uomini e donne come noi, lontani, certo, ma anche molto vicini, di certo più vicini delle loro parole. Le parole nella scrittura non sono i suoi unici protagonisti. Prima ci sono fatti, esperienze, ci sono persone, c’è Dio. La sfida di ogni lettore e commentatore della Bibbia sta nel provare ad arrivare alle parole, toccarle, capirle, amarle, accoglierle così come sono, e poi farsi portare da loro ai fatti e alle esperienze che le hanno precedute. Quando invece le parole diventano l’unico e ultimo incontro, le parole da porta diventano muro, che invece di aprire il discorso sull’uomo e su Dio lo chiudono – è anche questa dimensione della parola e delle parole che rende possibile e legittimo tradurre le poesie in lingue molto diverse da quella nella quale furono scritte dai poeti: prima delle parole ci sono emozioni, sentimenti, c’è un’anima che possiamo capire in tutte le lingue del mondo.

Il mistero rivelato/20 - La Bibbia continua a esser viva se ci libera da vecchie e nuove idolatrie

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/08/2022

Così dice il dio Indra: «Offrimi un sacrificio, sono affamato»
Satapatha Brahmana, 11, testo vedico

Si conclude qui il commento al Libro di Daniele e al suo e nostro desiderio di sognare Dio. Il racconto di Bel e il drago ci lascia un insegnamento nuovo sugli idoli e sulla speranza messianica

«Daniele era intimo del re, ed era il più onorato di tutti gli amici del re. I Babilonesi avevano un dio chiamato Bel, al quale offrivano ogni giorno dodici sacchi di fior di farina, quaranta pecore e sei barili di vino. Anche il re venerava questo idolo e andava ogni giorno ad adorarlo» (Daniele 14,2-4). L’ultimo capitolo del libro di Daniele torna sui grandi temi della prima parte. Bel è il nome accadico di Marduk (Ger 50,2), figlio di Ea. Nella mitologia babilonese (l’Enuma Elis, II millennio a.C.) è il dio capo del pantheon che aveva creato l’ordine sconfiggendo Tiamat, il dragone dell’abisso, divinità femminile dell’oceano tempestoso e del caos primordiale.

Il mistero rivelato/3 - Gli esili e le guerre non finiscono mai se decidiamo di non sognare più.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 17/04/2022

"Simone Weil: «L’agnello è in qualche modo sgozzato in cielo prima di esserlo sulla terra. Chi lo sgozza?». È la domanda ultima della cristianità - e non ha trovato risposta."

Roberto Calasso, Sotto gli occhi dell’Agnello

Il rifiuto del cibo da parte di Daniele alla corte di Babilonia apre la via a importanti riflessioni su come comportarsi, con intelligenza e creando legami, in terra straniera e con i potenti.

Il nostro tempo ama e cerca la felicità. E per questo non capisce la resurrezione, non capisce la Pasqua. Come reazione a generazioni passate che l’avevano collocata troppo nel cielo, dopo la morte e in quella dei figli, noi cerchiamo la felicità nostra, sulla terra e durante la vita. Si moltiplicano ormai scuole, professionisti, corsi che cercano di insegnarci tecniche per raggiungerla. Citano Aristotele, Buddha, qualcuno anche Cristo. Poi un giorno apriamo finalmente la Bibbia, cerchiamo tra le sue pagine la felicità e incontriamo solo un arameo errante, un liberatore di schiavi che non raggiunge la terra promessa, profeti non ascoltati e perseguitati, Giobbe che sul mucchio di letame non riceve da Dio le risposte che chiedeva, giovani che preferiscono morire pur di non perdere l’anima, un profeta diverso che promette la beatitudine nei luoghi della non-felicità (povertà, lacrime, persecuzioni…) e che termina la sua vita inchiodato a una croce, per poi incontrare, dentro un sepolcro, un’altra gioia inattesa, che non era per sé ma tutta e solo per gli altri, tutta e solo per noi. 

Il mistero rivelato/13 - Il Regno profetizzato è faccenda di uomini e donne, non di angeli e demoni.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 26/06/2022

"La grande novità della Bibbia nelle umili cose dell’economia sta nel superamento dell’economia, sta nel messaggio che delinea un compito umano che addita una condotta di vita più elevata."

Riccardo Bachi, L’economia politica della Bibbia, 1936

L'arrivo in sogno di uno simile a noi segna una svolta nella grande visione di Daniele e del suo libro: è l'inizio di una storia nuova non più bestiale e finalmente umana.

Dopo aver visto le quattro bestie, e poi l’Eterno, l’Antico-di-giorni, Daniele finalmente vide un uomo, uno “simile ad un figlio d’uomo”. A dirci che dopo i tempi dei regni dei mostri la sua terra, la terra di tutti conoscerà finalmente un regno umano. Non capiamo l’arrivo di questo figlio d’uomo se non lo confrontiamo con le bestie della prima parte della visione di Daniele. La sua profezia storica è la speranza vera che un giorno, un indefinito ma reale e storico giorno, i regni bestiali dei mostri dai dieci corni e con i grossi denti di ferro termineranno e inizierà il regno dell’umanità, di persone non più bestie, di sovrani umani che faranno il bene delle donne e degli uomini. Finalmente: finalmente per Daniele, finalmente per noi, che da millenni guardiamo la Terra, le sue guerre e i suoi mostri a quattro teste, e ripetendo la stessa domanda di Daniele preghiamo la sua stessa preghiera: “Antico-di-giorni, Dio Eterno: basta ingiustizia, basta guerre, basta mostruosità: aiutaci a vivere da umani”. 

Il mistero rivelato/8 - Ci vuole una vita intera per riuscire a guardarci come ci guarda Dio.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 22/05/2022

Parole della preghiera, pronunciate da Nabonide, re di Babilonia, il grande re: «Io, Nabonide, fui afflitto da un’ulcera maligna per sette anni, e lontano dagli uomini sono stato allontanato. Un veggente perdonò i miei peccati. Era un giudeo».

La Preghiera di Nabonide, trovata fra i manoscritti di Qumran

Il compimento del sogno tremendo che il re di Babilonia narra a Daniele ci svela alcuni brani della grammatica della «maledizione del successo» che tocca imperi e comunità.

I nostri atti di giustizia non sono il prezzo della nostra salvezza, sono solo espressione di una legge di reciprocità. L’interpretazione del sogno del grande albero si conclude con un consiglio di Daniele al re Nabucodònosor: «Perciò, o re, accetta il mio consiglio: sconta i tuoi peccati con la giustizia e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lunga prosperità» (Daniele 4,24-25). La conversione del re e le sue opere di misericordia non sono la condizione per essere ristabilito un domani nel suo regno. Il consiglio di Daniele ci dice comunque che è conveniente convertirsi e fare atti di giustizia e di misericordia verso gli afflitti. È bene tornare giusti e misericordiosi. Potremmo non farlo, e Dio ci amerebbe lo stesso, perché se non lo facesse sarebbe peggiore di noi che amiamo i nostri figli anche quando sono cattivi e ingrati. Ma possiamo anche decidere di essere misericordiosi, possiamo desiderare di somigliare a Dio. Lo possiamo fare proprio perché siamo liberi, perché siamo certi di essere amati anche se non lo facessimo. Sta in questo incontro di eccedenze, in questo dialogo di libertà d’amore, il cuore della Bibbia e, forse, il mistero del suo Dio. Ci vogliono una intera vita e una infinita mitezza per riuscire a mantenere i nostri sguardi al livello degli occhi di Dio, e dentro questo incontro alto di pupille imparare che siamo più belli dei nostri meriti e meno brutti delle nostre colpe. 

Il mistero rivelato/18 - Tutti noi moriamo, ma non siamo riconsegnati per sempre alla polvere.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 31/07/2022

"Vicino Digione, quando si stavano per tagliare le ultime spighe di grano, si portava in giro un bove ornato di nastri, di fiori e di spighe, seguito da tutti i mietitori danzanti. Poi un uomo vestito da diavolo tagliava le ultime spighe e uccide il bove. Parte della carne veniva mangiata durante la mietitura, parte veniva conservata fino al giorno della semina in primavera."

Arnold Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain

L’ultima visione di Daniele, una profezia della resurrezione cristiana, è un insegnamento sulla speranza e sul senso biblico dell’attesa non vana e del fare spazio a nuovi protagonisti.

Le donne e gli uomini sono capaci di risorgere. Dopo malattie tremende, depressioni, lutti, fallimenti, abbandoni, sanno rialzarsi e uscire dalle loro tombe anche quando nessuno urla “viene fuori”. Se è vero che le resurrezioni umane esistono perché esiste Dio, è anche vero che Dio esiste perché esistono le nostre resurrezioni – due verità amiche e sorelle. La resurrezione è inscritta nell’anima delle persone e dei popoli, fa parte del repertorio etico dell’homo sapiens. Non è una novità cristiana, anche se, per la Chiesa, la resurrezione del Cristo è un evento diverso e inedito. Molti popoli avevano intuito, desiderato, pregato, sperato in qualcosa di vivo e vero che continuasse quando gli uomini e le donne chiudevano gli occhi per l’ultima volta. Abbiamo ritrovato tracce di cibo e di utensili in tombe di almeno 90.000 anni fa, che dicono l’antica credenza, o quantomeno la speranza, che la fine non fosse davvero la fine. Gli egizi erano certi che la vita continuasse dopo la morte e che per i morti ci fosse un giudizio di fronte al dio Osiride. Il ciclo di vita e di morte inscritto nella natura e nei raccolti è sempre stato il grande libro dove l’umanità ha imparato la speranza che dopo l’ultimo autunno ci fosse, anche per gli esseri umani, una diversa primavera. Le tradizioni indo-europee sull’ultimo covone sepolto, benedetto e pregato di risorgere, erano caparra che neanche il frumento umano si estinguesse per sempre dopo il passaggio della falce. 

Il mistero rivelato/2  - Anche coloro che ci inchiodano sono attori essenziali nella storia della salvezza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/04/2022

«Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate
O, mia patria,
sì bella e perduta!
O, membranza, sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vati,
perché muta dal salice pendi?
»

Temistocle Solera,Va, pensiero da Il Nabucco di Giuseppe Verdi

L’inizio del libro di Daniele nel contesto dell’esilio babilonese, introduce già dei temi decisivi dell’intero libro, e ci ricorda il senso biblico del nome

«L’anno terzo del regno di Ioiakìm, re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia, marciò su Gerusalemme e la cinse d’assedio. Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò nel paese di Sinar, nel tempio del suo dio» (Daniele 1,1-2).

Il mistero rivelato/19 - Un nuovo finale del Libro di Daniele ci dice che la giustizia è possibile

Pubblicato su Avvenire il 07/08/2022

"Ricordo come se fosse ora quei giorni dell’infanzia in paese, quando arrivava un cieco errante. Quel cieco errante mi rimane in fantasia come la sorpresa più singolare, l’apparizione più impremeditata, l’interprete più felice della quotidiana fanciullezza, delle ore più inutili e occulte, dei luoghi più vuoti e soli. Lui poteva lasciare il paese quando voleva: rimaneva sempre con me, tutto per me, nel mio intimo."

Giuseppe de Luca, Ricordi e testimonianze

La storia della bella Susanna è un grande insegnamento sul buon uso degli occhi, e sulla vocazione dei giovani alla sincerità e alla gratuità, risorse essenziali in ogni tempo di crisi.

Non è mai stato facile invecchiare. Non è facile guardare bene gli altri e il mondo quando passano veloci gli anni, la morte si avvicina e si affievolisce la capacità di «non sentire mai dolcezza alcuna che non sia di tutti» (David Maria Turoldo). Si finisce spesso per guardare male la bellezza giovane illudendosi che quella vita splendente fuori di noi possa sostituire la vita che si sta spegnendo dentro. Si desidera male perché si ha paura di morire, si guardano male i corpi vivi perché non si riesce a guardare negli occhi l’angelo della morte. La nostra civiltà ha moltiplicato gli sguardi cattivi dei vecchi sui giovani perché non sa più dire "sorella morte". 

Il mistero rivelato/11 - Evitare scontri ha senso, ma ci sono età e volte in cui proprio non si può.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 12/06/2022

"Ci sono tre specie di discepoli: quelli che insegnano lo Zen agli altri, quelli che hanno cura dei templi e dei santuari, e poi ci sono i sacchi di riso e gli attaccapanni."

101 storie Zen, n. 87

Daniele nella fossa dei leoni, a causa dell’agguato dei satrapi del re Dario, ci dona una pagina splendida sulla grammatica del «guardar male il tuo pari e sul valore etico della preghiera.

L’invidia consiste nel provare felicità per il dolore dell’altro e dolore per la sua felicità. È un uso perverso degli occhi (in-videre: guardar male): gli invidiosi si riconoscono perché non riescono a guardarti negli occhi, non sanno reggere a lungo lo sguardo. Dante colloca gli invidiosi nel Purgatorio, forse perché hanno già scontato in terra parte della loro penitenza, e ce li mostra con gli occhi cuciti: «ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra» (Pg XIII,70). 

Il mistero rivelato/ 5 - Nessun impero dura, solo la cura delle vittime inaugura il giusto regno

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 01/05/2022

"Il sì di Dio alla croce è il giudizio sull’uomo di successo"

Dietrich Bonhoeffer, Etica

Il gran sogno di Nabucodonosor e la capacità interpretativa di Daniele ci dicono qualcosa di molto vero sul bisogno di profezia, che non è utopia ma concreto spazio del non-ancora.

Il sogno del re babilonese Nabucodonosor è uno dei sogni più famosi della letteratura antica. Daniele non lo deve solo interpretare, deve conoscerlo in visione senza che il re glielo abbia prima raccontato. Nessun indovino poteva dunque eseguire questo doppio esercizio: «Daniele rispose al re: "Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi né da indovini, né da maghi né da astrologi"» (Daniele 2,27). Daniele non è un mago come tanti: «C’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che avverrà alla fine dei giorni» (2,28). La sua miracolosa abilità nella lettura dei sogni non è dunque una tecnica: è dono di Dio. 

Il mistero rivelato/10 - I profeti che non parlano della “bassa” economia fanno bassa la fede.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 05/06/2022

"Ciò che distingue in modo particolare il Dio degli ebrei è che è un Dio che parla. Per questo i profeti sono preminenti nella tradizione giudaica."

Jacques Lacan. Il seminario​

Daniele interpreta la misteriosa scritta che una “mano” aveva vergato sulla parete del palazzo del re caldeo e ci rivela l’importanza delle monete e della misura nella Bibbia e nella vita.

La profezia è mistero di una infinita libertà e di una altrettanto infinita non-libertà. È l’esperienza più libera di fronte agli uomini che ci possa essere sulla terra perché è l’esperienza meno libera di fronte alla voce che abita il profeta e gli parla. Dovendo, a tutti i costi, obbedire a quella voce diversa, i profeti devono, a tutti i costi, disubbidire a tutte le altre voci che cercano costantemente di manipolare la loro voce, gratuita perché libera. Ogni fedeltà assoluta e perfetta è infedeltà assoluta e perfetta a tutto ciò che corrompe quella fedeltà vocazionale prima. I profeti sono questo intreccio vitale inestricabile di obbedienza e disubbidienza, di fedeltà e infedeltà, di gratuità e obbligo. Quindi di amore per i doni e odio per i regali. Perché i regali sono espressione di rapporti di potere che rafforzano il potere (regalo proviene da rex, regis: re). Nella Bibbia i regali sono, quasi sempre, doni senza gratuità, offerte al (o dal) re e ai (o dai) capi al solo o primo scopo di consolidare la gerarchia, per dire – con il linguaggio muto e potente delle cose – chi comanda davvero e chi è servo/a, magari circondato/a da regali-lacci. 

Il mistero rivelato/17 - Il Signore è primo garante della verità e della libertà della storia umana

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 24/07/2022

Ma gli umili erediteranno la terra e godranno il piacere di molta pace. La sua interpretazione: l’assemblea dei poveri che accettano il tempo determinato dell’afflizione saranno liberati da tutte le insidie.

Scritti di Qumran, Commento al Salmo 37

Il rapporto tra religione, storia e libero arbitrio è uno dei grandi temi della fede e della cultura, nell’undicesimo capitolo del Libro di Daniele. Dove ci aspettano pure passaggi inattesi.

Se lo spartito della storia fosse già scritto in cielo e noi fossimo solo suoi esecutori, o se questo spartito non fosse quantomeno uno spartito jazz dove gli interpreti hanno un ruolo libero e creativo, il mondo sarebbe uno show dove saremmo tutti come il giovane Truman, tranne Dio che ha creato il nostro set e trascorre il suo tempo a vedere un’opera teatrale identica a quella che ha scritto. Finti sarebbero anche il sì di Abramo e di Geremia, la scena del Monte Moria, la giustizia di Noè e la lealtà di Giuseppe l’egiziano. Finto il peccato di Davide con Uria, finta la veglia di Rispa sul corpo dei suoi figli e finto il suo dolore. Fiction sarebbero i pentimenti di Dio. E solo teatro l’abbandono del crocifisso del Golgota e di tutti i crocifissi suoi fratelli e sorelle. Dio non si sorprenderebbe mai, non gli direbbero nulla la lealtà di Daniele e dei suoi amici, le nostre lealtà silenziose, le nostre infedeltà, neanche quella di Giuda; e i milioni di anni di vita sulla terra e i millenni di storia umana non aggiungerebbero neanche una virgola al libro della verità custodito nel seno di Dio. Tutto sarebbe tremendamente noioso, noi non saremmo liberi, le nostre azioni non avrebbero alcun valore etico, e il primo annoiato sarebbe Dio. 

Il mistero rivelato/12 - Il “libro aperto” dell’Eterno ci dice che l’ultima parola non è dei mostri

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 19/06/2022

"Sappi che cosa c’è al di sopra di te: un occhio che vede, un orecchio che ascolta e tutte le tue azioni scritte nel libro."

Rabbi Yehudah ha Nasi, Pirqe ’Abot

Le quattro bestie mostruose del sogno di Daniele ci fanno entrare nel mistero dell'iniquità del mondo e di coloro che lo dominano, ma ci donano anche una speranza concreta in più.

I sogni sono una delle lingue parlate da Dio. Daniele e Giuseppe sono i primi due nomi che vengono in mente quando nella Bibbia si menziona la parola sogni. Due uomini simili e diversi. Entrambi sognatori, entrambi interpreti dei sogni degli altri. Giuseppe inizia la sua amicizia con i sogni sognando, i suoi sogni grandi gli procurano l’invidia dei fratelli. Venduto come schiavo arriva in Egitto e lì, in un carcere, inizia a interpretare i sogni degli altri. Daniele, in esilio, inizia invece spiegando i sogni tremendi e difficili del re babilonese Nabucodònosor, e dopo aver interpretato i sogni degli altri in un giorno adulto inizia anche lui a sognare. Nelle vocazioni profetiche qualche volta si inizia sognando e si finisce per aiutare gli altri a sognare. Altre volte la vita ci porta invece a occuparci subito dei sogni degli altri, a cercare di capire le loro visioni e i loro incubi, e dopo aver speso gli anni migliori e quasi tutte le forze a liberare gli altri dai loro sogni brutti e a spiegare quelli più belli, una notte, sfiniti, ci addormentiamo, e in quella che sembrava una notte come tutte le altre iniziamo finalmente a sognare. 

Il mistero rivelato/6 - La verità senza amore uccide. La compagnia fedele è rugiada che salva.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 08/05/2022

«Se il vostro Dio non vuole l’idolatria perché non la elimina»? I saggi risposero: «Se l’idolatria riguardasse solo ciò di cui il mondo non ha bisogno, Egli certamente la eliminerebbe. Ma gli uomini considerano divinità anche il sole, la luna, le stelle e i pianeti. Deve Egli forse distruggere tutto il mondo perché ci sono dei pazzi?»

Talmud Babilonese, Avodah Zarah

La fornace ardente dove Nabucodònosor getta i compagni di Daniele e la loro salvezza ci consegnano un grande insegnamento sulla natura del potere e sul martirio.

Ai potenti non basta erigere la propria statua. Vogliono che sia adorata, che sia oggetto di pellegrinaggi e liturgie. Una statua senza culto sarebbe insufficiente, perché la statua è divina solo se adorata dai fedeli. E quindi occorrono i sudditi, che sono tali perché adoratori della statua del re. È questa l’essenza del potere, che può rinunciare a tutto tranne all’adorazione. Ecco perché nella Bibbia ogni potere è tendenzialmente idolatrico, e perché ogni statua, di dèi o di sovrani, è un idolo. Noi abbiamo smesso di credere agli dèi ma non di adorare statue. Alle grandi imprese di oggi non bastano i profitti: vogliono l’adorazione della statua, la devozione al marchio, la genuflessione di fronte alla merce, la fedeltà del consumatore. Eppure la Bibbia ce lo aveva detto e oggi lo vediamo chiaramente: togliere Dio dall’orizzonte della storia non significa eliminare l’immagine di Dio dal mondo, significa solo moltiplicare le statue, gli idoli, gli adoratori di feticci. Perché se il capitalismo fosse soltanto una faccenda di soldi non ci avrebbe occupato da tempo il tempio dell’anima. 

Il mistero rivelato/15 - In ogni rapporto fallito si può ricominciare nel “nome” dell’altro

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 10/07/2022

"Abbiamo vissuto in fenditure della storia: ci diede riparo ciò che non chiude, totalmente, mai. Per l’ultimo giorno volevamo le visioni di cui ci siamo nutriti nell’esilio".

Ernst Bloch A Ingeborg Bachmann, dopo la sua visita al ghetto di Roma

La profezia consegnata a Daniele della fine dell’esilio, che non è arrivata ma arriverà è il fondamento biblico della grande virtù della speranza. E aiuta a interpretare il tempo.

Nei patti, l’essenziale è la fede nella fedeltà dell’altro. È più fondamentale della nostra propria fedeltà. Un patto spezzato può sperare di risorgere se, e fino a quando, chi ha tradito crede che l’altra parte è ancora fedele, spera che dall’altro capo della corda che ci lega e che io ho mollato ci sia una mano forte che tiene ancora. Tutto finisce davvero quando dall’altro capo della corda non c’è più nessuno – o quando crediamo che sia così. Nella Bibbia la fede in Dio è la speranza che da qualche parte nel cielo ci sia una roccia salda che non ci fa sprofondare dentro le nostre infedeltà. Da qui nasce la preghiera più bella che si può alzare dalle crisi della fede e dei nostri rapporti primari: «Tu, almeno tu, non mollare; resisti, continua a credere in quel patto che io, per fragilità o colpa, non sono stato capace di custodire. Sii fedele anche per me». In latino corda, fede e fiducia sono la stessa parola: fides. 

Il mistero rivelato/16 - La Bibbia fa sperimentare il tremendum, e insegna a dar del tu a Dio

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 17/07/2022

"La visione nuova è lo sviluppo della notte beata della fede. È allora che l’anima, porgendo l’orecchio e dimentica delle pareti della casa, sentirà quella parola che le è stata promessa: sarai mia sposa per sempre."

Paul Claudel, Presenza e Profezia

Un nuovo incontro di Daniele è segnato dalla paura, i dialoghi con gli angeli ci svelano altre dimensioni della profezia biblica e il senso profondo di alcune tipiche prove spirituali.

Nella Bibbia sono le persone, non i gruppi, a essere chiamati per nome. E anche se la chiamata ha sempre una dimensione collettiva e comunitaria, all’inizio c’è una persona concreta (Abramo, Mosè) che incontra una voce con la quale stabilisce un dialogo. Questi tu-a-tu tra YHWH e una singola persona sono il fondamento più profondo e radicale del personalismo dell’umanesimo biblico, cristiano e occidentale. Certo, anche la filosofia greca, qualche secolo dopo l’inizio del profetismo biblico, ha detto qualcosa di simile (si pensi al daimon di Socrate); ma nella Bibbia questo dialogo tra il Dio unico e trascendente e l’umanità che si svolge dentro colloqui con singoli individui, è una dimensione costante, essenziale, fondativa. 

Il mistero rivelato/7 - Ci si salva il nome non venerando il passato ma custodendo il futuro

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 15/05/2022

"Se io fossi un angelo
tutto il mondo girerei.
Andrei in Afghanistan
e più giù inSud Africa
a parlare con l’America
E se non mi abbattono
anche coi russi parlerei."

Lucio Dalla, Se io fossi un angelo

Il sogno dell’albero di Nabuconòsor e l’interpretazione che ne dà Daniele, svelano la natura del potere e il segreto della sua conversione e salvezza.

Si potrebbe attraversare tutta la Bibbia inseguendo i suoi alberi e le sua piante. Sarebbe un viaggio meraviglioso. Anche se, misteriosamente, non troviamo piante sull’Arca di Noè ma solo animali, come se gli alberi non condividessero la stessa vita e la stessa morte di tutti gli altri esseri viventi, alberi e piante sono protagonisti essenziali dei racconti biblici - querce, qiqajon, vigne, fichi, cedri, sicomori, ginestre, mandorli, roveti… Le civiltà antiche erano molto affascinate dalla diversa intelligenza delle piante e del mondo vegetale. Intercettavano i loro linguaggi diversi, erano immerse dentro lo stesso ritmo della vita, non andavano troppo veloci, e quindi potevano allineare la loro anima con quella degli altri viventi. Intuivano che lo spirito della vita che scorreva dentro gli alberi era lo stesso spirito che li abitava e che riempiva il mondo. Sapevano che gli alberi e i boschi avevano molta sapienza da insegnare. Erano miti e totalmente vulnerabili, non fuggivano davanti al pericolo, ma erano anche fortissimi quando arrivava la tempesta, il terremoto o l’inondazione. Sentivano che tutto era in un misterioso rapporto d’amore con tutto. 

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