Caritas in veritate

di Fabio Poles
pubblicato l'11 ottobre 2009 suGente Veneta, n. 39/2009

«Non sono le encicliche in quanto tali che cambiano la storia e la vita delle persone. Cambiano la storia se sono scritte con il sangue dei martiri. E’ la testimonianza di chi opera a far sì che la forza di una enciclica possa essere una forza di cambiamento della storia». Ha esordito così martedì scorso Luigino Bruni, docente di economia all’Università Bicocca di Milano, invitato ad aprire al Laurentianum di Mestre, con un commento alla nuova enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”, il ventesimo anno di attività della Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico del Patriarcato di Venezia. Un centinaio le persone presenti e tra queste monsignor Beniamino Pizziol, vescovo ausiliare della Diocesi di Venezia, che ha consegnato gli attestati finali ad una ventina di studenti dell’ultimo biennio.

«Oggi in economia chi parla di gratuità viene preso per ingenuo. In realtà, gratuità è grazia per chi dà e per chi riceve»

di Luigino Bruni

pubblicato su missionline.org il 29/10/2009

La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio,  ma soprattutto sulla progressiva apertura, in contesto mondiale,  a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione (n. 39)

Una delle principali novità dell'enciclica è l'aver posto al centro il principio di gratuità (cap. 3). Oggi chi parla di gratuità in economia viene preso per ingenuo o mistificatore. La gratuità, da una parte, viene confusa (snaturandola) con il «gratis»o con la filantropia. Dall'altra, il dono è scambiato con il gadget delle imprese, che svolgono la stessa funzione del vaccino: inseriscono nel corpo un pezzettino del virus che vogliono combattere. Immettendo nella società dei «pezzettini» di dono, ci si immunizza dal dono vero, di cui la società dei consumi ha paura.

Commento all'Enciclica di Papa Benedetto XVI  "Caritas in Veritate", nella quale Benedetto XVI fa riferimento all' economia civile e di comunione

di Luigino Bruni

La pubblicazione dell’Enciclica Caritas in Veritate è un evento importante per i cristiani e per la società civile. Essa, infatti, da una parte continua il magistero sociale della Chiesa e dei Papi, a partire dalla Rerum Novarum (e in realtà ben prima di essa, poiché la Dottrina Sociale della Chiesa –DSC – comincia con i Vangeli, continua con i Padri, con  i grandi carismi fino ad oggi), dall’altra rappresenta un’importante innovazione nel modo di trattare il mercato, l’economia e, in generale, la vita civile. Fra i tanti temi importanti e rilevanti dell’Enciclica, voglio soffermarmi su due.

di Luigino Bruni

pubblicato suCittà Nuova n.14/2009

Alcune encicliche dei Papi hanno segnato delle tappe epocali nella storia. La Rerum Novarum diede voce a tutto un movimento culturale e sociale che cercava una risposta alla crisi posta dalla questione sociale generata dal primo capitalismo industriale. La Quadragesimo Anno rappresentò, in un momento oscuro per l’Italia e per l’Europa un grido di libertà e di fraternità simboleggiate dal principio di sussidiarietà, che risuonò come un programma di liberazione civile in quell’età buia. La Populorum Progressio in una fase di contestazione sociale e culturale, che già denunciava i limiti del capitalismo di seconda generazione rappresentò per un’intera generazione che usciva dal Concilio, dentro e fuori la Chiesa, un manifesto per un impegno sociale, economico e politico.

Una riflessione sulle parole del Papa all'ostello della Caritas di Roma - Intervista di Radio Vaticana a Luigino Bruni

Riscoprire nella carità "la forza propulsiva dello sviluppo". L'invito di Benedetto XVI, lanciato domenica scorsa durante la sua visita all'ostello Caritas della Stazione Termini di Roma, hanno avuto un'eco persistente. Tuttavia, riuscire a coniugare questa indicazione del Pontefice con i criteri che regolano l'economia è possibile solo se - come ripete spesso il Papa - è la persona umana e non l'interesse ad essere posta al centro dei mercati e della finanza. Una convinzione che il prof. Luigino Bruni, docente di Economia politica all'Università di Milano-Bicocca, ribadisce al microfono di Fabio Colagrande:

"E’ nella persona che agisce, la carità. E’ nella persona, non è nelle strutture. Quindi, l’idea che se l’economia dimentica che l’elemento propulsore - ciò che cambia, ciò che innova e ciò che quindi diventa la misura della verità e della giustizia di un sistema economico - è la persona umana e non sono i capitali, non sono le istituzioni, non sono la finanza, eccetera, questa economia alla lunga esce dall’umano, non è più umana. Quindi, io credo che questo richiamo del Papa sia un appello che richiama l’economia al suo umanesimo, cioè: o l’economia è aperta alla carità, cioè all’amore pieno, totale, che ha portato il cristianesimo, oppure l’economia non va semplicemente in crisi: diventa disumana. E il Papa ci ricorda: si esce da questa crisi, da ogni crisi, con la carità, che è l’eccedente, che è il di più, che è la persona capace di andare oltre il dovuto per aprirsi alla gratuità."

Citando il secondo capitolo della Caritas in veritate, il Papa ha ricordato: “La carità è il principio non solo delle micro-relazioni, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici”. E’ una frase, questa, che è anche un appello alle istituzioni …

"Sicuramente. E’ un appello alle istituzioni ed è un appello alle persone che operano nelle istituzioni, perché se le macro-relazioni non sono aperte alla carità, sono semplicemente aperte a qualcosa che è contro di essa. In altre parole: non c’è nulla di neutro in economia. Se l’economia è luogo di vita umana, non è possibile immaginare un ambito dove si possa agire in modo neutrale dal punto di vista etico. O si è per la persona, o si è per la giustizia, o si è per l’ingiustizia e, ovviamente, per i soprusi. Quindi, questo invito che le macro-relazioni o sono improntate alla giustizia e alla carità o lo sono al non-amore e all’ingiustizia, è un messaggio di grande rilevanza per l’oggi."

Professor Bruni, il Papa ha invitato a riscoprire le dimensioni del dono e della gratuità in un mondo nel quale sembra prevalere la logica del profitto e della ricerca del proprio interesse. Ma la logica del profitto è di per sé negativa, sempre?

"Assolutamente no. Intanto, va inteso bene che cos’è la gratuità, perché noi lo confondiamo oggi con “gratis”. La gratuità è un prezzo infinito, non è un prezzo zero, è qualcosa che ha un valore talmente alto che non può essere pagato con denaro, e quindi solo il dono può essere una risposta. La gratuità è un "come si agisce" in economia e nella vita, non un "che cosa si fa". E' il modo in cui vivo la vita economica che mi dice la gratuità e quindi non è da associare al regalo, non è da associare – dicevo prima – al termine “gratis”. Allora, non è vero che esiste una opposizione tra profitto e gratuità. Ovviamente, se il profitto viene inteso come il fine dell’economia, come lo scopo dell’azione economica, allora c’è un’opposizione, perché il profitto è un indicatore di efficienza, è un segnale di ricchezza prodotta, ma non può essere lo scopo ultimo. Se invece il profitto è una delle tante variabili dell’economia, è un indicatore di efficienza, allora perché no? Anzi: senza profitto c’è perdita, e un’economia che non crei profitti alla lunga distrugge la ricchezza e non penso che nessuno di noi voglia un’economia che distrugge ricchezza invece di crearla. Quindi, la gratuità è compatibile con il profitto, purché il profitto non sia l’unico fine dell’azione economica e sia un indicatore di qualcosa di più ampio che si chiama – appunto – “valore aggiunto”, “ricchezza”, “efficienza”."

L'uscita dell'enciclica "Caritas in veritate" è prevista per il prossimo 7 luglio. Abbiamo intervistato sull'argomento Luigino Bruni, Coordinatore della Commissione Internazionale EdC

n28_pag._06_luigno_bruni_1Antonella Ferrucci:Che cosa si aspetta, dalla prospettiva dell'EdC, dalla nuova enciclica?

Luigino Bruni: "Non mi aspetto un'enciclica che parli della crisi finanziaria, perché se fosse così sarebbe presto superata. Sono quindi certo che l'enciclica riprenderà i grandi temi della Populorum Progressio e anche della Centesimus Annus, e cioè una valutazione e una critica ai fondamenti etici e antropologici del capitalismo. E' questa la crisi più importante oggi, ben più radicale e grave di quella finanziaria.Il mercato è un'istituzione che nasce dal cuore della christianitas medioevale, dal pensiero francescano, ebreo, tomista. Il capitalismo, invece, è la forma che prende l'economia di mercato nella modernità. La Chiesa è alla radice del mercato di cui riconosce il valore civile, ma non può accettare una logica del mercato che diventa l'unico criterio su cui costruire la vita in comune, tipica del capitalismo. Quindi mi aspetto una critica al capitalismo per salvare l'economia di mercato, grande eredità dell'umanesimo cristiano. La principale critica che oggi va rivolta al capitalismo, andando oltre la stessa Centesimus Annus e recuperando alcune istanze ben presenti nella Populorum Progressio, è di tipo antropologico: l'essere umano è più grande della figura del consumatore, del risparmiatore, ma anche di imprenditore e di cittadino. E' persona, più grande di qualsiasi ideologia, anche di quella capitalistica. Quindi oggi chi, come la Chiesa nelle sue istituzioni e nei suoi carismi, ama le conquiste di civiltà dell'economia di mercato (soprattutto quando la confrontiamo con quella pianificata o quella feudale) deve essere critico nei confronti di quel fondamentalismo del capitalismo che è la più radicale religione atea nella post-modernità, perché elimina alla radice il bisogno stesso di Dio.

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