Luigino Bruni

Più grandi della colpa/19 - Le parole vere di scartati e scartate salvano anche Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 27/05/2018

Piu grandi della colpa 19 rid«Fu per grazia di Dio, e non per i suoi meriti, che Noè trovò nell’arca un riparo dalla furia travolgente delle acque. Pur essendo migliore dei suoi contemporanei, non avrebbe meritato che per lui si compissero miracoli»

Louis Ginzberg Le leggende degli ebrei

È stata la religione a inventare l’homo oeconomicus, molto prima che lo reinventasse l’economia. Il primo partner commerciale degli uomini è stato Dio, perché l’economia nei mercati è stata un’estensione dell’economia nella sfera religiosa. Le prime monete che l’umanità ha conosciuto sono state capre, montoni, agnelli, qualche volta anche bambini e vergini, con le quali gli uomini pagavano i loro dèi, in genere per indebitarli o, qualche volta, per ridurre il debito originario da cui le comunità si sentivano schiacciate.

L’alba della mezzanotte/22 – La vita che rinasce non è solo copia della vita bruciata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/09/2017

170917 Geremia 22 rid«Se leggo un libro e tutto il mio corpo diventa così freddo che nessun fuoco può scaldarlo, so che è poesia»

Emy Dickinson, da una sua lettera

Anche la scrittura può essere attività spirituale. Si scrive in tanti modi, per molte ragioni, si scrivono cose molto diverse. Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre chi scrive perché ha sentito e raccolto un comando interiore. Questo lo sanno molto bene i poeti, che scrivono per rispondere ad una voce che dice e chiama, e la loro poesia diventa il frutto di un ‘sì’ ad una incarnazione. Ci dicono che la scrittura è seconda, perché prima c’è il dono di una voce, di una parola, di uno spirito. Ci sono molte parole dette, anche parole grandi e immense, che non diventano parole scritte. Ma non ci sono scritture grandi e immense che non siano prima state dette nell’anima da una parola sussurrata. È questa dimensione vocazionale e spirituale della parola scritta che fa sì che anche le altre nostre parole scritte senza vocazione possano essere, misteriosamente, vere, o almeno non sempre e non interamente false.

L’alba della mezzanotte/14 – Solo un Padre mai indifferente offre misericordia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/07/2017

170723 Geremia 14 rid«Fratello ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto, andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso il nudo Essere, e là, dove la parola muore, abbia fine il nostro cammino»

Davide Maria Turoldo, Canti Ultimi

La vita potrebbe essere raccontata come la storia delle sue crisi. La Bibbia è piena di queste storie, ma non ce ne accorgiamo perché nei testi biblici cerchiamo verità, parole religiose, consolazioni. E così ci perdiamo le pagine più grandi della Bibbia, che si aprono quando riusciamo ad arrivare agli uomini e alle donne che stanno dietro le parole di YHWH, a quegli esseri umani interi che le hanno pronunciate. La parola biblica non ci cambia finché non ci facciamo toccare nella carne dai suoi uomini e dalle sue donne, finché non diamo loro il permesso di entrare nelle stanze più intime della nostra anima, e di entrarci come persone concrete, con un nome e una storia, con le loro ferite, i dubbi e le maledizioni. Troppe volte la Bibbia salva poco o niente perché le consentiamo di toccarci poco o niente. Qualche rara volta, un personaggio biblico riesce a forzare la soglia, a infilarsi nel pertugio di casa rimasto aperto per sbaglio. Il personaggio diventa persona più reale e concreta dei nostri amici e dei nostri figli. Ci scompiglia l’arredamento degli interni e delle camere da letto. Se poi a entrare è Geremia, la casa viene messa sottosopra, e, forse, nel caos generale, possiamo ritornare poveri di cose e di Dio, e finalmente sentire aleggiare lo spirito, che nelle case con le porte chiuse e nei templi custoditi e protetti non riesce a soffiare. Troppa gente rimane fuori dall’orizzonte spirituale del mondo perché quando viene a trovarci entra in una casa con le finestre chiuse e troppo piena di cose ben ordinate, con un ossigeno insufficiente per poter respirare.

L’alba della mezzanotte/20 – È la gratuità che prepara il futuro e ci salverà tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/09/2017

170903 Geremia 20 rid«Anche se sapessi che la fine del mondo è domani, io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele»

Martin Lutero

Dopo i grandi capitoli delle consolazioni, benedizioni e delle promesse, dopo l’annuncio della Nuova alleanza, il libro di Geremia torna alla cronaca del tempo dell’assedio dei babilonesi e dell’imminente conquista e distruzione di Gerusalemme (l’anno 587). Giorni terribili, che ci accompagneranno fino al termine del libro, dove si compiranno la profezia e la vita del profeta. A narrarci fatti e parole è Baruc, fedele compagno e segretario di Geremia, il cui nome fa ora la sua prima comparsa nel testo. Tornando alla storia, ritroviamo Geremia prigioniero del re Sedecìa. Il capo di accusa lo conosciamo già, perché è il cuore stesso della sua missione profetica: “Perché profetizzi in questi termini? Tu affermi: «Dice il Signore: Ecco, metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà»” (Geremia 32,3). Si stanno dunque avverando le profezie di Geremia, negate dai falsi profeti, dai capi del popolo e dai sacerdoti del tempio.

Più grandi della colpa/15 - Il mestiere di vivere s'impara gustando le piccole paci

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/04/2018

Piu grandi della colpa 15 rid«Dio è l’altro per eccellenza, l’altro in quanto altro, l’assolutamente altro, e tuttavia solo da me dipende l’accordo con questo Dio. Lo strumento del perdono è nelle mie mani. Invece il prossimo, mio fratello, è in certo senso più altro di Dio: per ottenere il suo perdono devo riuscire ad ottenere che egli si plachi. E se rifiuta? Essendo in due, tutto è messo a repentaglio. L’altro può rifiutarmi il perdono e lasciarmi per sempre imperdonato»

Emanuel Levinas, Quattro letture talmudiche

Ogni giorno milioni di persone fanno e dicono cose cattive e, poco dopo o poco prima, dicono e fanno sinceramente cose buone. Perché l’intreccio di cattiveria e bontà è semplicemente la condizione umana. La Bibbia conosce molto bene questo mistero ambivalente della persona, forse il mistero più grande. Possiamo incattivirci, smarrirci, perdere il filo d’oro della vita, ma fino all’ultimo fiato siamo ancora capaci di bontà, perché fatti immagine e somiglianza di una danza infinita d’amore reciproco, che nessun peccato riesce a fermare. Caino ha ucciso suo fratello Abele, ma non ha ucciso l’Adam, il primo (e ultimo) uomo. E mentre Caino continua ad uccidere Abele, l’Adam continua, testardo, a risorgerlo, ogni giorno. Nessuna cattiveria del fratricida che alberga dentro di noi è capace di distruggere quell’impronta originaria di bene incisa più in profondità nel nostro essere. In questo senso, il male può essere banale, il bene mai. Il male ha una sua resilienza, che può essere anche molto grande, ma è sempre più piccola della resilienza del bene. Ed è questo bene che resiste, testardo, che ci fa più belli delle nostre molte colpe. Sta qui il radicale ottimismo antropologico della Bibbia, che ha salvato l’Occidente dopo e dentro i suoi peccati più efferati - e che continua a salvarci.

In occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri, la Diocesi di Bologna organizza la serata di approfondimento:

«L’incontro col povero: profezia di una Chiesa in uscita»

Logo Giornata Dei Poveri 2017 rid16 novembre 2017, ore 21
Parrocchia del Corpus Domini  
Via F. Enriques 56
40139 Bologna

Relatore: Luigino Bruni

Quest'anno per la prima volta verrà celebrata la "Giornata mondiale dei Poveri" voluta da papa Francesco per tutte le chiese del mondo la domenica che precede la Solennità di Cristo Re dell'Universo. Quest'anno la giornata cade il 19 novembre. Il papa chiede alla Chiesa di prepararsi a questo momento nella settimana precedente ed esorta i cristiani: "Non amiamo a parole ma con i fatti". La serata di approfondimento a Bologna con Luigino Bruni intende rispondere all'esortazione di Papa Francesco.

Il Polo Lionello Bonfanti e le Edizioni Dehoniane Bologna organizzano la presentazione del volume:

Dialoghi della notte e dell'aurora

Dialoghi della notte rid 25015 giugno 2018, ore 21.00
Polo Lionello Bonfanti
Loc. Burchio snc
50063 Figline e Incisa Valdarno (FI)

Dialogano con l'autore, Luigino Bruni:

Nicolò Bellanca- Economista, Sergio Premoli - Psicoanlista, Rosanna Virgili - Biblista

Per informazioni:

Polo Lionello Bonfanti: Esta dirección de correo electrónico está siendo protegida contra los robots de spam. Necesita tener JavaScript habilitado para poder verlo.; tel 055 833 0400
Centro Editoriale Dehoniano
: Esta dirección de correo electrónico está siendo protegida contra los robots de spam. Necesita tener JavaScript habilitado para poder verlo.; tel. 051 3941511

vedi pdf Locandina (152 KB)

Per un nuovo abbecedario della vita civile. Le ACLI provinciali di Lecco organizzano la serata:

Economia, lavoro, merito, incentivi, dono, creatività, innovazione, giovani. Le parole per ricominciare

16 gennaio 2018, alle 21:00
Cineteatro Palladium
Via Fiumicella, 12
23900 Lecco

Relatore: Luigino Bruni

A partire da alcune parole (economia, lavoro, merito, incentivi, dono, creatività, innovazione, giovani) al centro di un modo diverso, possibile, di agire nella vita civile: sono i molti gli spunti di riflessione che veranno offerti dal professore Bruni per rileggere in maniera propositiva e accessibile a un vasto pubblico il processo di evoluzione e i radicali cambiamenti subiti dalla nostra società, oggi profondamente diversa rispetto a quella capitalista del XX SECOLO.

Il Centro Studi “Alfredo Merlini” delle Misericordie d’Italia, nell'ambito del Pre-LoppianoLab, organizza la serata dal titolo:

Un dialogo sulla felicità

La felicita e troppo poco rid29 settembre 2017, ore 21.00
Polo Lionello Bonfanti
Loc. Burchio snc
50063 Figline e Incisa Valdarno (FI)

Presentazione del libro di Luigino Bruni: "La felicità è troppo poco. Note a margine del nostro capitalismo Note a margine del nostro capitalismo"

dialogheranno con l'autore:  Elena Pulcini, filosofa sociale (Università di Firenze); Nicolò Bellanca, economista (Università di Firenze).

Nell'ambito della sessione di apertura del 2° Festival Economia e Spiritualità, lectio Magistralis dal titolo:

Economia e Spiritualità

Festival Economia Spiritualita Lucca 2017 rid15 settembre 2017,ore  17.30
Auditorium San Romano
Piazza San Romano
Lucca

Relatore: Luigino Bruni - Introduce e modera: Francesco Poggi

A seguire Tavola rotonda con Luigino Bruni - (docente di economia politica, Università di Roma e presidente del Comitato Scientifico del Festival), Piero Barucci- già ministro e docente universitario e Sergio Givone - filosofo e docente di estetica, Università di Firenze.

L'Università LUMSA e le Edizioni Dehoniane Bologna organizzano la presentazione del volume:

Una casa senza idoli

Una casa senza idoli rid5 dicembre 2017, ore 21.00
Chiesa S. Maria della Catena
Via Vittorio Emanuele, 31
90133
Palermo

Dialogano con l'autore, Luigino Bruni:

Carmelo Torcivia - Direttore dell'Ufficio della Pastorale Diocesana
Mariuccia Lo Presti - Biblista
Calogero Caltagirone - Teologo

vedi pdf invito (2.34 MB)

Per informazioni:

Centro Editoriale Dehoniano: Esta dirección de correo electrónico está siendo protegida contra los robots de spam. Necesita tener JavaScript habilitado para poder verlo.; tel. 051 3941511

Nell'ambito degli appuntamenti della "Triangolare della spiritualità", Calciosociale organizza la serata:

Sperare nell'impossibile. Virtù o illusione?

Logo Calciosociale10 gennaio 2018, ore 19.30
Campo dei Miracoli
Via Poggio Verde 455
00148 Roma

Relatore: Luigino Bruni

L’anima e la cetra/9 - Il Figlio dell'Uomo quando tornerà vedrà nei rapporti umani se «Dio c’è»

 di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 24/05/2020

"In questo Spirito che è l’amore tra il Padre e il Figlio, tra il Figlio e noi, tra noi e noi, quanti abbiamo un’anima, in questo Spirito che è il nostro amore, sta tutta la nostra salvezza: gettata nel suo fuoco, la nostra salvezza umana diventa la nostra divina pazzia. Oh fosse così, oh sia così".

Giuseppe de Luca, L’intelligenza e la salvezza dell’anima

Anche la domanda sull’esistenza di Dio è ammessa dalla Bibbia. Il Salmo 14 ci aiuta a capire che l’ateismo devoto è una malattia e che smettere di cercare Dio è perdere l’uomo.

«Il cuore degli ottenebrati parla così: "Dio non c’è". Il Signore dal cielo si affaccia e si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio» (Salmo 14, 1-2). Un inizio originale per un salmo unico nel salterio. Un inizio speciale perché speciale è la posta in gioco. È infatti la sola volta che nella Bibbia troviamo scritto: Dio non c’è. Anche il mondo religioso antico conosceva il dubbio che gli dèi fossero una invenzione dell’uomo. L’uomo biblico è più vicino a noi di quanto pensiamo e scriviamo. Anche la domanda sull’esistenza di Dio tra le domande legittime della Bibbia. 

La grande impresa, la finanza, il liberismo, l’interesse individuale costituiscono i segni distintivi del capitalismo di derivazione protestante. La cooperazione, i distretti, il welfare, il mutualismo sono invece i tratti del capitalismo "latino". Luigino Bruni ricostruisce la genesi culturale e teologica di questi due paradigmi economici, descrivendone lo sviluppo nella storia e la loro importanza per il nostro presente

di Marco Dotti

pubblicato su Vita.it il 04/03/2019

Bene comune e beni comuni, pubblica felicità ed economia civile. Parole che regolarmente pronunciamo o sentiamo pronunciare ma tardano ad entrare nel dibattito mainstream sullo stato dell'economia nel nostro Paese.

Un libro di Luigino Bruni, La pubblica felicità. Economia politica e Political economy a confronto(euro 15, pagine 192), da poco pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero, da un lato aiuta a fare chiarezza su quei concetti, dall'altro, collocandoli in prospettiva, consente di rilanciarli non come portato di qualche bizzarra archeologia delle scienze economiche, ma come pensiero vivo, attivo e quanto mai radicato negli assi portanti - culturale, teologico - del "nostro" capitalismo.

L’anima e la cetra/8 - I profeti prestano parole a chi deve difendersi dai padroni di tutte le parole.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 17/05/2020

"Ogni riga era irta di parole di molte sillabe che egli non comprendeva. Era seduto sul letto e aveva davanti a sé il dizionario che era più grosso del libro… e per qualche tempo accarezzò il progetto di non leggere altro che il dizionario, fino ad essere padrone di tutte le parole che conteneva".
Jack London,
Martin Eden

Il salmo 12 ha per protagonista la parola, anche quella impronunciabile. È uno dei più grandi poteri a disposizione degli esseri umani. Ma anche una delle tentazioni più forti di ogni potere. L’argine dell’impronunciabilità.

Molte povertà sono anche povertà della parola. Una indigenza che impedisce di chiamare per nome il dolore proprio e quello degli altri. Questa povertà narrativa qualche volta precede le povertà materiali e morali, altre volte le segue, sempre le accompagna. I "cafoni" e gli oppressi di ogni tempo sono stati cafoni e oppressi anche e soprattutto per le parole che non sapevano dire e per quelle che dicevano i potenti e che loro non riuscivano e non riescono a capire. Ecco perché ogni povertà che vuole risorgere deve imparare e reimparare a parlare, finché, almeno un povero inizierà a dare un nome ai demoni della propria indigenza. Sta anche qui l’invito bellissimo che ci rivolgevano i nostri nonni: "Luigino studia"; sapevano bene che conoscere le parole dei signori era il primo passo di una liberazione. 

Capitali narrativi/9 - L’infanzia nello spirito è vertice di una vita adulta

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/01/2018

180107 Capitali narrativi 09 rid«Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti»

Jacques Brel-Franco Battiato La canzone dei vecchi amanti

Ogni organizzazione e ogni comunità vorrebbe membri che si identificano autenticamente con la loro missione istituzionale, che amano genuinamente le sue narrazioni, che credono veramente in quello che dicono e fanno. Dove questa difficile operazione di sincera identificazione individuale con la missione istituzionale riesce molto bene è nell’ambito delle comunità e delle Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), soprattutto quando gli ideali sono talmente alti da bucare il cielo e farci intravvedere il paradiso. Qui si viene a creare una sinergia perfetta tra persona e comunità. Ciascuno crede, spera, ama, desidera le cose di tutti gli altri, senza che questa “socializzazione del cuore” sia vissuta come alienazione e espropriazione del cuore dei singoli.

Profezia è storia/29 - Nella sconfitta, quando una storia finisce, si scoprono verità e forza di Dio

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 22/12/2019

"Perché hai portato via i miei figli, perché li hai fatti uccidere a fil di spada e li hai lasciati alla mercé dei nemici? E allora il Dio supremo fu mosso a compassione e disse: «Per te Rachele, per te ricondurrò i figli d’Israele alla loro terra»"

Louis Ginzberg,Le leggende degli ebrei

Siamo giunti alla fine del commento dei Libri dei Re, con la distruzione di Gerusalemme e con l’esilio. Ma anche dentro l’esilio può nascondersi una paradossale <oikonomia>

«Il settimo giorno del quinto mese – era l’anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia – Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l’esercito dei Caldei, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme. Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine» (2 Re 25,8-11). Con la fine della storia di Gerusalemme, occupata, distrutta, data alle fiamme e con parte del popolo deportato in Babilonia, termina anche il nostro commento al Secondo Libro dei Re. E si conclude anche quella storia che era partita nella Genesi, nel caos informe, vivificato e ordinato dallo Spirito. Lì fa la comparsa l’Adam, il centro di quella creazione che culmina nello shabbat, nell’atto/non-atto con cui Elohim, nel settimo giorno, "smette" (shabbat) e si separa dalla sua creazione. Uno smettere e un separarsi che sono anche l’inizio della storia, cioè di quell’intreccio di vita e di morte, di virtù e di peccato, di parole di Dio e parole di uomini e donne, di cui è composta la Bibbia. Lo shabbat (non l’uomo) è il culmine della creazione, ed è anche il suo destino e il suo eskaton. La creazione termina con lo shabbat a dirci che la storia terminerà quando tutto sarà shabbat, quando la stessa legge varrà per tutti gli uomini e donne senza più le distinzioni dei molti status degli altri sei giorni, e quando la fraternità umana abbraccerà la terra e il cosmo. Non troveremo un rapporto possibile e capace di futuro con il creato se non daremo vita a una nuova cultura dello shabbat, senza imparare di nuovo a "smettere". 

L’alba della mezzanotte/28 – L’uomo e la donna, "immagine" più bella sotto il sole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/10/2017

171029 Geremia 28 rid«Quanto più a lungo si protrae il nostro sradicamento dall'ambito vitale che ci è proprio, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, tanto più forte-mente ci è dato percepire che la nostra vita, a differenza di quella dei nostri genitori, ha un carattere frammenta-rio. La nostra esistenza spirituale resta incompiuta.»

Dietrich Bonhoeffer, Lettera a Eberhard Bethge, 1944

L’ideologia è l’anti-speranza. La speranza nasce dentro la realtà imperfetta dell’oggi e si nutre di un domani migliore che ancora non conosce ma attende. È la virtù-dono degli attraversamenti dei deserti, quando si cammina nell’arsura sapendo che alla fine ci aspetta una terra promessa, che è reale anche se nessuno l’ha mai vista.

Capitali narrativi/10 - La sfida impedire la trasformazione dell’ideale in ideologia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/01/2018

180114 Capitali narrativi 10 rid«Immagina che [agli uomini legati dentro la caverna] capitasse naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce. … Credi che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? … o preferirebbe patire di tutto piuttosto che avere quelle opinioni e vivere in quel modo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero?»

PlatoneLa Repubblica

È tipico del pensiero ideologico – di ogni ideologia ma soprattutto di quelle di natura religiosa – dar vita a una rappresentazione del mondo di tipo dicotomico o gnostico. Si esaltano la felicità, la bellezza, la verità, la luce speciale di chi è dentro quell’esperienza, e si svalutano le felicità e le bellezze ordinarie di quelli che sono fuori. L’amicizia, il lavoro, il gioco, l’arte, la vita di tutti non bastano più. C’è bisogno di caricare queste realtà di significati aggiuntivi straordinari e diversi. E presto si finisce per non riuscire più a gioire di rivedere un “amico e basta”, del “lavorare e basta”, di “pregare e basta”, di “dipingere e basta”. Si comincia a credere che la semplice vita non basti per vivere. E mentre ci si convince di vivere più degli altri, si rischia di smettere di vivere veramente.

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