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Economy of Communion

A new culture

Magazine edited by Alberto Ferrucci

A four-monthly periodical conceived to connect all those who adhere to the project launched by Chiara Lubich for an economy of communion in freedom.

notiziario-edc-28 It is an economy for people who find self-fulfilment in relationships with others rather than in rational egoism. It is an economy based on a ‘commitment to grow together’, rather than on a struggle to dominate, being willing to risk economic resources, inventiveness, and talents in order to share the Gospel’s culture of giving.

This culture of giving is proving to be more and more fundamental in directing humanity of the twenty-first century in its search for new ways to face the environmental challenge and to avert new atrocities among men caused by economic globalization.

Download printable version of EoC N.32 in PDF

Other issues are available for download at: PDF Files/EoC Magazine (PDF archivo, from N.25 until current issue)

see also: online papers/EoC magazine

Issues before N.25 can be downloaded at: http://tesi.ecodicom.net/notiziario.phplink.gif

A collection of the most significant articles of the first ten years (twenty issues) of the Newsletter "Economy of Communion - a new culture" (from 1994 to 2004) are in the first issue N.1 of "Economy of Communion Notebooks", also available online (in Italian).


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Davanti alla prospettiva di mettere in comune non solo gli utili ma anche le loro qualità, alcuni imprenditori si sono resi disponibili a far nascere imprese EdC in altri Paesi, utilizzando loro risorse e, per l’avvio, il sostegno finanziario di fondazioni.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Alberto Ferrucci

Alberto_FerrucciQuando giovani di varie nazioni hanno letto il loro “Messaggio al mondo” ai 1600 tra imprenditori e studiosi di 43 nazioni convenuti nel Memoriale dell’America Latina a San Paolo, in Brasile, si è colta la determinazione delle nuove generazioni a pagare di persona per applicare e diffondere la cultura di comunione del progetto EdC. Tutti noi, che da anni operiamo nel progetto, abbiamo avvertito come preziosa quella richiesta di un urgente salto di qualità, di una nuova strategia per la diffusione della cultura di comunione verso il mondo per il quale ci è stata donata.

Fino a oggi le risorse umane e finanziarie disponibili sono state spese per creare poli produttivi, per il riscatto dei poveri e per la formazione di uomini nuovi, per di più nell’ambito di quanti si sono sentiti chiamati ad aderirvi, molti vicini al Movimento dei focolari. In questi anni i nostri studiosi hanno tratto dalle esperienze di chi cercava di praticare questa cultura le riflessioni necessarie a elaborarne le fondamenta teoriche e i giovani, con le loro tesi, le hanno diffuse nelle università, attivando così un dialogo con il mondo accademico dell’economia e dello sviluppo.


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Latinoamericane, donne, imprenditrici. Due contributi efficaci di chi vive la cultura della comunione nella gestione aziendale.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

Leader e profeta

Gruppo_Colombia_ridA San Paolo, anche se colpita dall’atmosfera soprannaturale tra tante persone di ogni parte del mondo, all’inizio non riuscivo a capire l’effettiva novità di EdC. D’accordo, essa propone di dividere gli utili in tre parti – una per i poveri, una per la formazione e una per il reinvestire in azienda –, tutte proposte già presenti nel commercio equo, nella responsabilità sociale, nella formazione continua e nelle opere sociali di molte aziende: quale, allora, la novità?

L’ho capito dopo il primo giorno. La novità sta nell’unica risposta dell’EdC a ogni domanda dell’imprenditore: «Per amare»; ma come vivere questo “amare” operando in una economia volta all’avere?
In quei giorni ho compreso che questo “amore” dovevo praticarlo prima di tutto nella mia vita di imprenditrice, rimanendo in una permanente contemplazione – proprio contemplazione – cercando che Lui abiti in me con ogni mezzo, come l’Eucaristia.


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Il primo capannone dell’area industriale è nuovamente in funzione per produrre una linea di qualità.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Roseli Tortelli

Roseli_ridIl 7 ottobre 2011 è una data importante per la nostra famiglia, la realizzazione di un sogno: avere qualcosa di “nostro”. L’azienda era nata nel 1990 quando Armando aveva avviato la rappresentanza commerciale di prodotti per la nutrizione medicalmente assistita, crescendo negli anni in questo settore e in quello farmaceutico. Nel 2004 il nostro fi glio più grande Lucas, pienamente coinvolto nella direzione dell’azienda, ci aveva manifestato il desiderio di “far nascere” qualcosa che fosse della famiglia Tortelli e l’idea fu quella di puntare ai prodotti nutrizionali, un settore in Brasile ancora poco esplorato. Siamo partiti con un progetto di ricerca su 14 prodotti, durato tre anni e condotto da un’équipe di tre nutrizioniste esperte. La ricerca si è svolta nei laboratori della Pontifi cia università Cattolica (Puc-PR) grazie al prof. Alvaro Cesar Camargo do Amarante, che, appena rientrato dalla Francia con un grande bagaglio di esperienza in questo campo, ci ha spalancato le porte.

Nel luglio 2007 abbiamo inaugurato al Polo Spartaco con Gabriel, il nostro secondo figlio, e Ana Paula Celes (rispettivamente all’amministrazione e alla direzione), la Prodiet Nutrizione Clinica, che, pur avendo il nostro marchio, ancora commissionava la produzione a terzi. Da allora, con un notevole lavoro di équipe, ci siamo dati da fare per trovare la collocazione migliore (rispetto alle esigenze dell’Anvisa – Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria), per produrre direttamente i nostri prodotti e completare così tutto il processo.


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Molto più di una tradizionale convention, i quattro giorni di laboratorio hanno radunato imprenditori, docenti ed esperti. Uno specifico apporto dai giovani.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Ivan Vitali

Ivan_Vitali_ridChi fosse venuto a LoppianoLab nei giorni dal 15 al 18 settembre con l’aspettativa di prendere parte a una “normale” convention, o avesse avuto aspettative anche più ambiziose, non sarebbe tornato a casa deluso: avrebbe trovato infatti un programma ricco,
relatori e docenti di prestigio, imprenditori con esperienze e storie interessanti da raccontare, momenti artistici e testimonianze di alto valore, hospitality e organizzazione sempre all’altezza della situazione.

Ma non si è trattato di una normale convention. Per chi non ha avuto modo di essere presente, non credo possibile replicare il valore e le sensazioni suscitate dall’esserne stato parte, neppure disponendo dei video di tutti gli interventi, di tutte le esposizioni, di tutte le giornate.


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Un sondaggio tra gli imprenditori offre risultati di rilievo e indica inedite prospettive.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Simona Di Ciaccio

Simona_Di_Ciaccio_ridUn questionario distribuito in occasione dell’assemblea dei 20 anni dell’EdC ha dato risultati interessanti, in parte inaspettati. Delle 319 persone che hanno risposto, circa il 60 per cento sono sudamericani e il 30 per cento europei, quasi il 50 per cento donne e il 44 per cento imprenditori.

Secondo i protagonisti dell’EdC la «fraternità» è il valore che meglio esprime l’identità del progetto, più di «reciprocità», «gratuità» e «responsabilità sociale».

Tra le motivazioni che spingono gli imprenditori a aderire all’EdC – quella di «contribuire alla fraternità universale» è il fattore decisivo. Ne è convinto il 54 per cento di tutti gli intervistati e il 56 per cento degli imprenditori.

Quando si domanda qual è lo scopo dell’EdC, il 74,5 per cento degli imprenditori europei risponde: «Innestare la fraternità nelle relazioni economiche» e non soltanto «incrementare la comunione dei beni all’interno del movimento» e neanche «ridurre le disuguaglianze di reddito in una sfera più ampia». E infine: la fraternità non motiva soltanto il rischio delle decisioni dell’imprenditore, ma è il valore che orienta la sua creatività nella realizzazione di un «umanesimo nuovo, basato sulla fraternità».


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Nove nuove tesi Edc

di Antonella Ferrucci

n28_pag._11_antonella_ferruccida "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

Sono nove le tesi che sono pervenute al nostro archivio negli ultimi mesi: quattro di primo livello (lauree triennali) e cinque di secondo livello (lauree magistrali o corsi post-laurea). Le tesi sono state tutte discusse in università italiane, con una predominanza al Sud (cinque tesi su nove) e da parte di studentesse (sette su nove). Due le tesi discusse all’Istituto universitario Sophia di Loppiano, da parte di una studentessa cilena e di una coreana.


Fraternal relationships as a means to a sustainable future.

The first 20 years of a clear economic alternative

by Alberto Ferrucci

 from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

Alberto_FerrucciAs her plane was waiting to land in Sao Paulo, Brazil, in 1991, Focolare founder Chiara Lubich saw a carpet of slums surrounding a forest of skyscrapers. She asked God, confident in the power of prayer, for a “third avenue of economy” that could offer, in the ruins of Marxism and the injustices of the free market economy, a sustainable future for humanity in the third millennium. 

This “third way” is based on the knowledge that human beings are not moved only by personal interest, but also by the profound need for overcoming one’s self-interest that results in building fraternal relationships.

Twenty years ago, trusting in God and in the Brazilian people’s generosity and ability to dream, Chiara launched the Economy of Communion in Freedom, an economic initiative that applies the logic of heaven — mutual love — to human relationships.


The Great Attraction of Modern Times

 from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

"This is the great attraction
of modern times;
to penetrate to the highest contemplation
while mingling with everyone,
one person alongside others.
I would say even more:
to lose oneself in the crowd
in order to fill it with the divine,
like a piece of bread
dipped in wine.
I would say even more:
made sharers of God's plans
for humanity,
to embroider patterns of light on the crowd,
and at the same time to share with our neighbor
shame, hunger, troubles, brief joys.
Because the attraction
of our times, as of all times,
is the highest conceivable expression
of the human and the divine,
Jesus and Mary:
the Word of God, a carpenter’s son;
the Seat of Wisdom, a mother at home."

Chiara Lubich (Meditations)


From Sao Paulo to the world: Young people speak up

May the economy in 2031 be of communion

from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

Giovani

The EoC proposes that economies and businesses should adopt, along with the principles of liberty and equality, the principle of fraternity. In so doing, business and economic activity can contribute to the fulfillment of every human person, responding to our deep-seeded desire for happiness and a sense of purpose. 

At the end of the Economy of Communion (EoC) in Freedom Assembly 2011 held in Sao Paulo, Brazil, the youth participating in the assembly launched a message to all those who believe in, desire, and commit themselves to building a more just and solidarity-based economy. Their convictions are as follows. They wanted us to know:


Poverty and development: an African perspective

by Paolo Lòriga

from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

PaoloLoriga

Once again, Africa has much to teach us — in a subtle way that typically leaves us Westerners bewildered and embarrassed because we lack certain cultural categories and shared definitive concepts. Take development and poverty, for example. These two issues were addressed by the Central African Republic’s Genevieve Sanz, an economics expert who made valuable contributions during the International Assembly of the Economy of Communion at Mariapolis Ginetta on the outskirts of Sao Paulo, Brazil, from May 25–28.

The distinction inherited from the opposition between ‘civilized’ and ‘uncivilized’ was based on a Western assumption,” began Professor Sanz, immediately indicating one of the original sins of the cultural phenomenon of poverty. Since then, the theory of underdevelopment has experienced growing support, and developing countries have accepted this premise seeking the means to develop it further.


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da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Luigino Bruni

100917_Bruni_ridAbbiamo appena concluso l’anno EdC 2010-2011 e dobbiamo riconoscere, con gratitudine, che i frutti sono stati abbondanti. Uno è molto eloquente e significativo: gli utili delle imprese EdC sono aumentati del 7,6 per cento, attestandosi attorno ai 770 mila euro, un importo, questo, che ovviamente non include le tante donazioni e condivisioni di utili che le aziende EdC praticano costantemente nel loro quotidiano.

Questo è un risultato molto positivo, considerando la crisi economica che coinvolge tutti, e non posso non esprimere un sincero e profondo grazie a tutti gli attori dell’EdC, quest’anno in modo tutto nuovo e particolare agli imprenditori, per la fedeltà, la costanza, in certi casi l’eroicità che c’è dietro a ogni utile donato, e forse ancor più a quelli non donati perché magari l’impresa attraversa difficoltà o è in perdita. Certo, non basta donare gli utili perché non ci sia «più nessun indigente»: c’è bisogno di molto di più. Ma senza questi utili donati l’EdC non esisterebbe, o quantomeno non sarebbe credibile né imitabile.


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Prima le Filippine, poi Thailandia, Singapore, Corea del Sud e Taiwan. Così l’iniziale diffusione in Estremo Oriente.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Teresa Ganzon

N32_pag._12_Teresa_Ganzon_2_webNel maggio 2011 si sono compiuti i vent’anni dal lancio in Brasile da parte di Chiara Lubich dell’Economia di Comunione. L’accorata sfida di Chiara alle imprese – mettersi al servizio delle persone in necessità – venne diffusa in tutto il mondo e giunse anche in Asia, dopo pochi mesi, attraverso la registrazione video del suo intervento fondativo.

Da allora l’EdC si è sviluppata, mettendo radici anzitutto nelle Filippine, grazie alla risposta di professionisti, pensionati e imprenditori, spinti dal desiderio di realizzare un sistema economico diverso, in cui l’uomo non sia solo un fattore di produzione, ma venga messo al centro dell’impresa.

Nacquero diversi tipi di aziende: da semplici lavori a uncinetto, che davano lavoro a una persona, al negozietto che sosteneva una coppia, a un’azienda di consulenza gestionale, che iniziava la propria attività con un ufficio sopra un garage; altre aziende già esistenti aderirono, come per esempio una piccola istituzione finanziaria rurale con venticinque persone e un’impresa di distribuzione.


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Congo e Kenya, Burundi e Costa d’Avorio, Camerun e Angola: si moltiplicano le iniziative legate all’EdC.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Genevieve A. M. Sanze

110527_Ginetta_Genevieve01_ridSe qualcuno aveva il dubbio che l’Economia di Comunione non fosse adatta ai Paesi di cultura africana, questo è stato fugato dall’esito del Congresso panafricano di Nairobi 2011, a cui hanno partecipato imprenditori, studenti e studiosi di 11 nazioni dell’Africa Sub Sahariana. Sono stati proprio gli imprenditori e i giovani a sentire la proposta EdC particolarmente adatta a loro: subito si sono impegnati a far nascere piccole attività per alleviare le sofferenze delle loro comunità e realizzare la comunione in Africa e nel mondo.

In Kenya una giovane ha subito avviato una produzione di torte e versa con fedeltà un terzo dei profi tti per i poveri e un terzo per la formazione di uomini nuovi.

In Congo l’associazione AecoMabl ha favorito l’avvio di un’azienda per la produzione di sapone, di una per il noleggio di carriole, di due commerci, uno di materiale elettrico, di una peschicoltura, di un mulino per cereali e di un negozio di prodotti di prima necessità, in un quartiere povero.


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Intraprendenza e inventiva sono state la molla sin da giovane. L’azienda andava bene, ma non più io. Un racconto in prima persona.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di Pietro Comper

Pietro_Comper_ridFin da giovane, mi sono subito inserito nel campo del lavoro metalmeccanico. Mi ingegnavo a cercare il modo migliore per produrre di più e aumentare la qualità del prodotto. Nacque ben presto in me la consapevolezza che sarei stato capace di lavorare in proprio. Dopo sposati, con mia moglie Maria Pia inizia questa avventura: produzione di parti di ascensori e macchinari per una multinazionale. Il mio obiettivo era fare felice mia moglie guadagnando tanto, ma mi accorsi che questa scelta non dava la felicità. Ed ero sempre impegnato tanto che un giorno lei mi disse: «Hai sposato me o l’azienda?».

Ho capito che dovevo cambiare. Erano gli anni Ottanta, un periodo di crisi, ma pensai di creare con altri una società. Con altri soci ci saremmo divisi mansioni e avrei goduto di maggior tempo per la famiglia. Però sono caduto in un vero imbroglio e nel giro di pochi mesi la nuova azienda ha dovuto chiudere.


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Un’opportunità che sviluppa le potenzialità delle aziende EdC, il loro patrimonio di esperienze e relazioni.

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011

di John Mundell

John_MundellAd ottobre 2011 delle 800 aziende EdC, 219 (il 27 per cento) erano già registrate sul sito B2B (business-tobusiness, da azienda ad azienda) (www.edc-info.org), e speriamo che presto tante altre aziende vengano a conoscenza di questa opportunità e intraprendano con noi questa avventura.

Partecipare a questa rete globale è infatti uno dei doni più grandi che le aziende EdC possono offrire una all’altra: il comune obiettivo di promuovere una società in cui nessuno sia indigente, condividendo “missione” e “visione” aziendale, creano un legame speciale tra imprese di diverse nazioni, attività e dimensioni. Rimanendo in contatto, condividendo risorse e bisogni, successi e sfide, si può vivere su scala globale una vera comunione: è una potenzialità importante offerta dalla rete, che può essere sempre più esplorata ed arricchita. Ne sono una prova i notevoli risultati ottenuti grazie al progressivo miglioramento del sito ufficiale di Economia di Comunione (www.edc-online.org), che, mettendo a disposizione sempre nuove notizie ed articoli, ha reso disponibili risorse importanti per la diffusione di EdC.


A novelty that comes from afar

by Paolo Loriga

 from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

PaoloLorigaWelcome aboard! The publication you have in your hands is a new editorial adventure, even if it moves in close continuity with the route taken by the Economy of Communion magazine. To date, it has been designed and built within the team of the EoC experts, who - with many night hours and expertise of an external graphics – managed, for 17 years, to carry through (based in Genoa) each issue in a commendable way.

The novelty now is that handful of people on their feet have developed with us the prospect of "going out" together with Città Nuova magazine. It is not a marriage, nor a couple. If anything, it is of two friends going out together, making treasure - in the spirit of unity that pervades both publications – of their respective typical characteristics and gaining ulterior benefits.


More innovation, more creativity, and that entrepreneurial spirit

The EoC outlook for 2031

by Luigino Bruni

 from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

110528_Ginetta_BruniWhat are the challenges we have to face and overcome in the next 20 years (and beyond) if we want the Economy of Communion to continue and to be faithful to its calling?

First, a challenge concerning the EoC companies: these past 20 years we have understood despite many mistakes that the EoC’s main contribution to alleviate extreme poverty, thus building an economy and world of communion, will not occur primarily by redistributing wealth (taking money and resources from the “rich” to give to the “poor”); rather, its contribution will lie in creating new wealth while including in the process people in difficulty and who are disadvantaged (creating new “cakes,” not just re-cutting the “slices” of a given cake differently).

This inclusion is important because if those receiving benefits from the created wealth do not participate in the production process in some visible and tangible way, the aid they receive is likely to evolve into a paternalistic welfare approach. When Chiara launched the EoC in Brazil she said, “We have to create new businesses,” not “We need to convert business people to be more generous and giving.”


From the risk of delinquency to the risk of business. Young people at an expanding purse business in Brazil

From the street to the market

by Paolo Lòriga

 from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

110408_Dalla_Strada__inaug_07It was not located in the busiest part of the expo of 650 participants of the Economy of Communion Assembly, but it was the most crowded stand during the breaks. They sell purses, jackets, and women's clothing. Everyone can see the success they had in attracting visitors (which also seem to be customers).

The lines of artisan products are a mix of quality and modern design, with nice original touches, just as is the origin of the raw materials used: tarps from trucks that are no longer in use, scraps of leather and jeans that would not be used in any other way, used out of ecological consciousness. But these are not the only typical characteristic of this young business.


Companies with ideal motives

Is the Economy of Communion just business with a social conscience? Turns out it’s much more.

by Luca Crivelli

from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

crivelliThere are three types of companies that transcend traditional business principles, organizations that have what we might call “ideal motives.”

A first group consists of companies whose business serves to solve, in an indirect manner, social problems: for example, social entrepreneurship initiatives created to finance non-profit organizations. Their ideal goal is to partially or totally donate the profit earned in the market place. As such, their ideal goal becomes concrete only in retrospect when the profits are donated and then contribute to maintaining entities that operate beyond the market.

Another circle includes companies that are created to contribute directly and solve social ills: those companies working for the benefit of disadvantaged people. Examples of this type include Muhammad Yunus’ Grameen Bank and the subsequent development of so-called microcredit institutions. These institutions, along with the Grameen Bank and other multinational companies, are involved in launching activities designed to meet the needs of vulnerable people and to accomplish this task at the lowest possible price.


Five New EoC Theses

by Antonella Ferrucci

from the "Economy of Communion - A New Culture" n.33 – editorial insert attached to Città Nuova n.13/14 - 2011 - July 2011

n28_pag._11_antonella_ferrucciThe first thesis on the Economy of Communion dates back to June 1992, just one year after the project was launched. In fact in 1991, Chiara Lubich entrusted the EoC’s “cultural enrichment” to the youth, inviting them to “use their energy for this program” and make the EoC’s experience of life a “theory” that could spread in the economic, theological, sociological and philosophical sectors.

Since then and with great generosity, hundreds of young people have embarked on this adventure, risking something as important as their theses and dissertations in various fields of study. It is largely due to them, especially in the early years, that the ideas of the EoC spread in academia around the world.

An electronic archive, started in 1994, today lists over 300 theses on the EoC. Written in 14 different languages, they come from all the continents. Here are some recently posted additions that can be found at ecodicom.net.

 

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