di Antonella Ferrucci
La sera del 26 aprile, con Luigi Gui se n’è andato uno degli ultimi “padri della Repubblica”, di quell’Italia che, uscita dagli orrori della guerra e della guerra civile aveva avuto il coraggio e la forza di riporre le basi della convivenza civile con la stesura della Costituzione.
Nato a Padova il 26 settembre 1914, laureato alla Cattolica di Milano, era entrato in Parlamento con l’Assemblea Costituente nel 1946 ed aveva avuto negli anni 60 e 70 varie responsabilità di governo fra cui il ministero dell’Interno e della Pubblica Istruzione.
Cattolico, erede della tradizione di don Sturzo e Dossetti, ha creduto nella scuola come fattore decisivo di crescita civile. Nel 1962, in pieno boom economico, Luigi Gui decise di riformare l’istruzione: eliminò l’esame integrativo dopo la V elementare per accedere alle medie inferiori, e pose fine all’avviamento professionale elevando così l’obbligo scolastico ai 14 anni: questo permise a molte famiglie all’epoca non benestanti di dare ai propri figli la chance di una istruzione migliore potendo accedere a livelli più alti.
Il 27 aprile, poco dopo le 16 Rosy Bindi ha comunicato all’aula di Montecitorio la notizia della morte di Luigi Gui: immediatamente scoppia un applauso e poi un minuto di silenzio. Subito dopo Margherita Miotto, deputata del Pd lo commemora commossa: «Piango un maestro, che ha segnato la scena politica, un cattolico vero che difendeva lo Stato laico. A lui dobbiamo gran parte dell’avanzamento civile e culturale del nostro Paese: è il padre della riforma della scuola secondaria di primo grado ed ha avviato anche la prima parte della riforma universitaria. Cinquanta anni dopo siamo ancora lì. Gui fu una persona straordinaria che non ha esitato a parlare in tante assemblee con giovani e studenti per testimoniare i valori profondi della nostra Carta costituzionale. A quest’uomo dobbiamo molto… ».
Noi vorremmo ricordarlo con le parole di suo figlio Benedetto, dagli inizi studioso di Economia di Comunione e membro della Commissione Internazionale di Edc: “La persona di mio papà, insieme ad altri intorno a lui, ha scritto nella storia di quegli anni una bella pagina di quello che i cristiani possono dare alla vita pubblica. Papà ha avuto dall’Azione Cattolica e dall’Università una formazione al bene comune e compagni con cui condividere e coltivare una passione civile forte sfociata poi in un progetto di società che rispondesse alle esigenze degli italiani che uscivano dalla guerra. Sono grato a papà, ma sono grato anche al contesto in cui si è formato."
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