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Giovani ed Edc

E' un rapporto molto forte quello che lega Edc ai giovani e fin dal suo sorgere nel 1991, quando Chiara Lubich invitò le nuove generazioni a “spendere le proprie energie per questo programma” affidando loro in particolare “l’approfondimento culturale”, quel passaggio dall’esperienza di vita di EdC ad una “teoria” da poter diffondere, nel settore economico, teologico, sociologico e filosofico. Oggi sono molte le risorse che è possibile offrire ai giovani che intendano approfondire la conoscenza di Economia di comunione e farne argomento di studio.

In questa sezione sono raccolte tutte le news che riguardano la formazione ed i giovani.

EdC, veicolo per lo sviluppo umano in Africa

Nairobi: si è conclusa lo scorso 28 luglio la seconda edizione del corso intensivo di Economia di Comunione presso la CUEA

di Simona Di Ciaccio

120716-28_Nairobi_Cuea_10_rid"L’EdC  è il veicolo per lo sviluppo umano in Africa". Con questa sintesi di uno studente a chiusura delle lezioni, si è concluso il secondo corso di Economia di Comunione presso l’Università Cattolica dell’Africa orientale (CUEA) con 11 studenti provenienti da Kenya, Tanzania, Uganda; dal Cameroun erano presenti tre rappresentati dell’Università Cattolica di Buea, venuti appositamente per meglio apprendere questi temi che intendono inserire nei loro corsi di studio.

Il modulo compatto di due settimane era cominciato con le lezioni di Vittorio Pelligra della prima settimana. Sono arrivata per tenere le lezioni del secondo modulo con la titubanza di chi sa di trovarsi di fronte ad una sfida grande - parlare di sviluppo economico a giovani africani - e allo stesso tempo di avere tra le mani una grande chance: comunicare loro la passione e la responsabilità. Non mi aspettavo però che sarebbe andata proprio così: fin dall’inizio la partecipazione alle lezioni è stata positiva, appassionata e costruttiva. EdC è stata compresa da ciascuno nella sua finalità più vera: “integrare le relazioni umane in economia e favorire lo sviluppo e l’equità”; “l’EdC non punta soltanto a aiutare le persone, ma soprattutto a creare rapporti sociali veri e giusti”.

A fine corso ciascuno ha sintetizzato in cinque minuti quanto portava con sé delle due settimane vissute insieme e ha dichiarato il proprio impegno per il futuro: “dichiarazioni” che trasmettono più di ogni altra cosa quanto abbiamo vissuto insieme.

Con l’espressività tipica del popolo africano, uno studente ha affermato che scopo dell’EdC non è regalare un pesce e neanche insegnare a pescare, ma pescare insieme.

Questo corso ci ha mostrato che è possibile raggiungere lo sviluppo umano e chiudere il divario tra ricchi e poveri. L’EdC propone un approccio antropologico relazionale120716-28_Nairobi_Cuea_14_rid nelle attività economiche per riuscire a frenare l’ingiustizia attraverso la redistribuzione della ricchezza, proprio come facevano i primi cristiani. L’EdC sottolinea il principio universale del ‘dare’, della condivisione e della reciprocità. Questa cultura del dare che l’EdC propone non deve essere confusa con la filantropia che spesso vede i poveri come oggetto di pietà.”

 “La povertà ha molte dimensioni, oltre a quella materiale, quella psicologica che è difficile da misurare ma non è meno importante, come per esempio, provare vergogna e umiliazione. Per porre fine alla povertà, abbiamo bisogno di una distribuzione dei redditi giusta, ma questo è possibile quando esiste un ambiente che promuove la cultura della condivisione e ha un forte senso dell’altruismo e “ dell’avversione all’ingiustizia”. Infatti, l’idea dell’EdC a Chiara è venuta proprio di fronte allo spettacolo dell’ingiustizia tra poveri e ricchi caratterizzato dai grattacieli circondati dagli slums, in Brasile.

Noi protagonisti e testimoni dell’EdC dobbiamo essere la punta di diamante e diffondere i suoi valori, strumenti e obiettivi per portare frutti sostenibili ed equi. Dobbiamo creare percorsi per l'educazione, per cambiare gli atteggiamenti, soprattutto in Africa, e coinvolgere gli altri nel processo decisionale, al fine di partecipare a progetti significativi che migliorano la qualità della loro vita. Questo è, dopo tutto, il significato di sviluppo, essere in grado di fare scelte significative.

Anche il momento in cui ciascuno ha dichiarato nel concreto quale impegno assumerà è stato commovente e pieno di sorprese per me che li ascoltavo.
Uno studente ha dichiarato di voler fare la sua tesi sull’EdC e che lavorerà affinché presso la CUEA sia inserito stabilmente un corso sull’EdC. Dopo la laurea, vorrebbe venire a continuare gli studi a Sophia e per questo inizierà subito a studiare l’italiano e a cercare una borsa di studio.

120716-28_Nairobi_Cuea_12_ridDue ragazzi (lauree in informatica e economia aziendale) hanno deciso di aprire insieme una azienda di pubblicità on line. Vogliono inserire nel loro statuto l’impegno a dare una parte dei profitti per costituire borse di studio per giovani come loro, perché possano studiare ed essere così inseriti nel mondo del lavoro, e a loro volta, quando guadagneranno, possano fare lo stesso con altri giovani. E contribuire così a costruire un ‘circolo virtuoso’ per lo sviluppo.

Gli studenti hanno deciso di costituire la “Comunità di studenti EdC della CUEA”, una rete on line che faciliterà lo scambio di idee ed esperienze tra tutti gli studenti che dall’anno scorso hanno iniziato a frequentarlo. Sappiamo infatti che due di loro hanno immediatamente aperto due attività produttive, una piccola fabbrica di mattoni e una rivendita di motorini, e sarà quindi molto utile conoscere le loro esperienze e imparare a vicenda.  

Development is Commitment. We want to become Agents of change.” “Lo sviluppo è impegno e noi vogliamo diventare agenti di cambiamento”; ha concluso così il suo intervento un ragazzo tanzaniano, sintetizzando il sentimento di responsabilità nei confronti della propria famiglia e comunità e del proprio Paese, che ciascuno ha maturato nelle due settimane di corso. 

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