Rapporto Edc 2012-2013

La sfida dell’aiuto fraterno

Due giovani economiste hanno verificato la validità del sistema attuale di ripartizione dei contributi nelle varie aree del pianeta

di Luca  Crivelli

dal Rapporto EdC 2012-2013, su "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.38 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23/24 - 2013 - dicembre 2013

Report 2012 2013 Luca CrivelliAd agosto è stato consegnato alla commissione internazionale dell’Economia di Comunione uno studio – J. Debbane e C. Viano, “Technical Report on Social Assistance in EoC”, Mimeo (August 2013) – realizzato da due giovani economiste (la prima di nazionalità siriana, la seconda italiana) sul funzionamento del sistema EdC di aiuti agli indigenti. Gli obiettivi del rapporto, finanziato grazie a una borsa di studio Aiec presso l’università Sophia, erano i seguenti: identificare la presenza di eventuali lacune nel dispositivo di raccolta dati e di presentazione degli stessi; secondo, analizzare le informazioni disponibili per tracciare un quadro dell’attività svolta tra il 1992 e il 2012; infine, formulare proposte di miglioramento del sistema attuale.

Lo studio si è rivelato molto utile, sia per l’analisi del presente che in termini di sviluppi futuri. Le ricercatrici hanno messo in luce che le informazioni oggi raccolte non consentono di comprendere pienamente le ragioni che hanno segnato l’evoluzione delle richieste di aiuto. Come illustrato dalla figura in alto, gli aiuti riguardavano circa 4.400 persone nel 1992 (ossia il 5 per cento dei membri delle nostre comunità), hanno raggiunto quota 11 mila nel 2001 (incremento determinato soprattutto da situazioni di guerra nel continente africano, ma non solo), per poi scendere alle attuali 2.200 persone.

Purtroppo la tipologia di informazioni raccolte non consente al momento di valutare se gli interventi attuati (in ambito di sostegno alla formazione, alla salute, all’alloggio) abbiamo “curato” le varie forme di povertà, generando al contempo reciprocità e comunione. Altro riscontro interessante è la forte eterogeneità nelle Report 2012 2013 Tabella Indigentiprassi adottate dalle varie zone: in alcuni contesti il 95 per cento degli aiuti richiesti è stato di natura temporanea, mentre in altri oltre la metà dei beneficiari ha ricevuto un aiuto permanente. Anche gli importi pro capite distribuiti in alcune grandi zone presentano significative differenze (si va dal 9 al 30 per cento di un salario d’uso), nonostante si tratti di nazioni contraddistinte da situazioni macroeconomiche tutto sommato comparabili.  

Lo studio ha infine evidenziato l’utilità di costituire un osservatorio sulla povertà, che consenta di conoscere e rendicontare meglio l’azione svolta a sostegno degli indigenti, stimolando nel contempo la riflessione e il confronto tra le zone d’intervento, per identificare in base a criteri oggettivi i destinatari “giusti” e mettere in atto interventi sempre più efficaci. Tutto ciò senza compromettere la cultura della prossimità (vera forza della rete di comunità locali su cui poggia il sistema di distribuzione degli aiuti) e senza appesantire inutilmente la burocrazia.

Chiara Lubich ci ha infatti incoraggiato a capire nel profondo i bisogni degli indigenti («Ma chi sono questi nostri fratelli? Li conosco, e li ho visti alcuni in foto: sorridenti, dignitosi, fieri di esser figli di Dio e dei Focolari. Non mancano di tutto, ma di qualcosa») e ha insegnato che la povertà non è solo una condizione individuale, ma anche e soprattutto un insieme di relazioni malate, che possono essere sanate solo attraverso un rapporto di fraternità nella reciprocità. Francesco D’Assisi, con il bacio al lebbroso, ci ha insegnato che non è mai “un rapporto immunitario” ma presuppone un’apertura al “contagio”.

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