Nel Forum dei 35 anni Edc a Buenos Aires, il momento culminante della celebrazione è stato un patto mondiale siglato da tutti i presenti, a livello personale e collettivo
di Cibele Lana
Abbiamo lasciato i partecipanti all'evento dei 35 anni di Edc al termine della loro esperienza di immersione nelle 16 comunità locali Edc che li hanno accolti in Argentina, Paraguay e Ecuador ed ora li ritroviamo a Buenos Aires per il forum che li ha visti riuniti il 29 e 30 maggio presso l’Usina del Arte.
Sono starti giorni in cui è risuonata l’idea che l’Economia di Comunione non si riduca a un modello imprenditoriale, ma comprenda una vocazione, una scelta di vita che si attua in libertà. Voci provenienti da diversi paesi, culture e classi sociali – come imprenditori, startupper, leader comunitari e delle popolazioni indigene – si sono alternate sul palco, mettendo in luce la forza trasformatrice di questa vocazione.
L’apertura ha riunito sul palco persone provenienti da diversi paesi, imprenditori sociali e d’impresa e leader comunitari che partecipano ai progetti della EdC in tutto il mondo.
Nji Mabih, imprenditrice della Mabs&Smalls Kitchen, del Camerun, è stata categorica nell’affermare che l’EdC ha cambiato il suo modo di lavorare e l’ha portata a comprendere che, in un’impresa guidata dalla comunione, l’obiettivo finale non è il profitto, ma la persona. «Quando metti la persona al centro, l’impresa non ne risente, ma fiorisce». E ha continuato:
«Dividiamo i nostri profitti per la formazione dei collaboratori, per l’istruzione dei bambini in situazioni di vulnerabilità e per il benessere di tutte le persone coinvolte nella nostra attività. Condividiamo generosamente, con costanza e anche quando non è facile. E, grazie a questa comunione, la nostra produzione di cioccolato si è espansa».
Il leader xavante Vanderlei Burure Wadi ha spiegato come le risorse messe in comune dall’Economia di Comunione raggiungano il suo villaggio, nell’entroterra del Brasile. Lì, il Programma Supera, di EdC Brasile, finanzia borse di studio per i giovani xavante.
«Il nostro popolo affronta molte difficoltà, ma crediamo che l’istruzione possa aiutare a trasformare questa realtà. Un esempio è uno dei nostri studenti, che si è laureato in Scienze dell’Educazione e oggi opera nel proprio villaggio, mettendo in pratica tutto ciò che ha imparato».
Rigenerare la terra è una relazione da coltivare
Un intero blocco è stato dedicato alle iniziative che danno priorità alla rigenerazione della terra, in un’ottica di giustizia climatica. Amata, Kolbe e Sole, dalla Corea del Sud, gestiscono il panificio di famiglia a Daejeon. L’attività, che è partita con due persone, conta oggi 1.600 dipendenti e accoglie circa 12 milioni di visitatori all’anno. Uno dei progetti dell’azienda è Eco Sungsim, che promuove il riciclaggio dei cartoni del latte. Dipendenti, clienti e scuole della regione hanno aderito all’iniziativa e, ogni anno, l’azienda compensa circa 79,2 tonnellate di carbonio con questa azione.
Gilda Espíndola e Marta Barreto hanno rappresentato sul palco la comunità indigena di Yari Miri, ad Asunción, in Paraguay, e la sua lotta per la terra. Per decenni hanno vissuto nella capitale in condizioni di estrema povertà. Un’esperienza di comunione tra organizzazioni collettive e persone di buona volontà è riuscita a realizzare il sogno della comunità di acquisire una terra propria, dove vivono oggi. «La trasformazione del luogo è stata il risultato del lavoro congiunto. La comunità ha fabbricato mattoni, costruito latrine ed è diventata moltiplicatrice, aiutando altre comunità a ottenere terre e alloggi», hanno raccontato.
Il percorso dell’imprenditorialità nell’EdC
Senza imprese non c’è Economia di Comunione. Anche il percorso dell’imprenditorialità nell’EdC è stato al centro dell’evento. Ancora una volta, un blocco caratterizzato dalla diversità delle voci, con imprenditori sociali e aziendali provenienti da Francia, Brasile, Argentina, Nigeria e Italia.
Il Polo Lionello, in Italia, è nato nel 2006 e, da allora, ha affrontato molte difficoltà, come ha raccontato Maria Gaglione, responsabile amministrativa. Ci sono state la chiusura di imprese pioniere dell’EdC, la pandemia e le crisi energetica ed economica. Una realtà che rappresenta molto bene la vita dell’imprenditoria.
«Oggi il Polo riunisce 42 iniziative, con una quasi completa occupazione degli spazi: imprese che operano nei servizi, nella produzione, nella logistica, associazioni e fondazioni di ambito sociale e culturale, tra cui la Scuola di Economia Civile, la Fondazione Economia di Francesco e l’ambulatorio medico Risana», ha raccontato.
La via della comunione è stata scelta anche da un gruppo di imprenditori della regione di Tucumán, in Argentina, quando si sono incontrati nel 2021 per celebrare i 30 anni dell’EdC. Hanno scelto l’apicoltura per la sua natura biologica e per la possibilità di replicarla in altri luoghi. L’azienda opera in forma associativa e conta già 140 soci in quattro paesi e oltre 700 alveari in produzione. «Chi aderisce a La Novedad accetta che, ogni anno, il 50% della redditività sia destinato a borse di studio e che l’altro 50% ciascuno decida se vuole acquistare nuovi alveari, sponsorizzare altre borse di studio o qualsiasi altra cosa desideri», ha detto Pablo Sustersic.
Accanto a Sustersic c’era David Ferro, uno dei collaboratori di La Novedad.
«Qui sento che mi apprezzano, che tengono conto della mia esperienza e di ciò che so. Questo è molto importante per il team, che sa che dietro ogni alveare e ogni vasetto di miele ci sono delle persone e le loro famiglie. È qualcosa che non avevo trovato in altri lavori».
Impegni per il futuro
E quali sono gli impegni della EdC per il futuro? In un collegamento globale la mattina del 30, altre quasi 300 persone si sono unite alla sala di Buenos Aires, collegate da tutto il mondo, in quello che è stato il momento culminante della celebrazione dei 35 anni: un patto mondiale siglato da tutti i presenti, a livello personale e collettivo, per promuovere nell’economia una cultura che metta in primo piano le relazioni umane e cerchi di mettere in atto pratiche rigenerative, capaci di generare comunione. Un patto che ha unito e rafforzato, solennemente, l’intera rete dell’Economia di Comunione.
Questa grande comunità globale aspira a portare avanti la cultura dell’incontro, a vivere per un’economia più giusta, a riconoscere il ruolo centrale delle persone in situazioni di vulnerabilità e a contribuire alla costruzione di comunità più fraterne.
Una frase pronunciata dall’imprenditore sociale ed educatore brasiliano Jean Santos riassume bene questi impegni:
«La rigenerazione inizia dal basso, nelle comunità, quando ascoltiamo le sofferenze, riconosciamo le diversità e, soprattutto, comprendiamo che nessuno è così povero da non avere nulla da dare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere».
Sempre nel corso del collegamento della mattina del 30 maggio sono state presentate due novità per celebrare il presente e il futuro: una nuova identità visiva, più moderna, e una nuova app per mettere in contatto persone, imprese e progetti a livello globale. Visita: www.globaledc.org
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