Benedetto Gui

0

Politica ed economia, è tempo di collaborare

Veniamo da un lunga crisi economica, con il debito pubblico alle stelle, la forte disoccupazione, la povertà in crescita. C’è voglia di cambiamento, ma urlare non serve e diventa controproducente per tutti. Un'opinione.

di Benedetto Gui

pubblicato su Città Nuova il 30/10/2018

Gli effetti della crisi del 2008 sono stati particolarmente pesanti per l’Italia, indebolita dal debito pubblico già troppo elevato. Il Prodotto interno lordo all’inizio è crollato dell’8%; poi, dopo una breve risalita, è caduto ancora più in giù, fino a quota “meno 10%” rispetto al livello pre-crisi, per poi recuperare lentamente fino ad arrivare a quota “meno 5%”. A titolo di confronto, il Pil della Germania nel 2018 è a quota + 12% rispetto al valore pre-crisi, mentre la Francia e la pur tormentata Spagna si trovano rispettivamente a quota +8% e + 2%.

Nell’ultimo decennio, poi, la disoccupazione giovanile italiana ha raggiunto il 43% e, nonostante la discesa degli ultimi quattro anni, è ancora al 30%. Siccome, poi, i costi della crisi non sono mai equamente suddivisi, nel decennio la povertà assoluta ha continuato a crescere, dal 3,9% ad un preoccupante 8,3% delle famiglie italiane.

Si comprende allora la voglia di cambiare di tanti elettori, che si è chiaramente espressa nelle elezioni politiche del marzo scorso. Guardando a quanto è avvenuto, balzano agli occhi due meccanismi. In primo luogo, si intercetta meglio la voglia di cambiare se si promettono le trasformazioni più rapide e la discontinuità più totale con il passato, nonostante che in genere per migliorare davvero occorrano anni di impegno progressivo e paziente, e che molti dei problemi del passato si ripresenteranno anche ai nuovi governanti.

In secondo luogo, pare proprio che i consensi aumentino se si lanciano parole forti, di disprezzo o di dileggio, non solo verso gli esponenti dei governi precedenti, ma anche verso chiunque altro, persone o istituzioni, rappresenti in qualche modo un ostacolo alla realizzazione di quelle promesse. È evidente, però, che poi il governo non potrà godere di molta fiducia da parte di quelle persone e di quelle istituzioni con le quali si troverà a dover collaborare.

Quello che sta mettendo in seria difficoltà l’economia italiana è l’effetto combinato proprio di questi due meccanismi: per tener fede alle promesse il governo si trova a spingere l’indebitamento fino al limite di guardia, se non addirittura oltre; e la violenta campagna verbale contro i mercati finanziari e le istituzioni europee aumenta ulteriormente l’allarme, non solo di tutti costoro, ma anche di molti normali investitori e risparmiatori.

La conseguenza è che il tanto sbandierato rilancio dell’attività economica che la manovra dovrebbe assicurare – e del cui verificarsi ha assoluto bisogno perché i conti tornino – rischia di trasformarsi invece in una frenata.

A ciò contribuiscono: il forte aumento degli interessi che vengono chiesti al Tesoro italiano da parte di chi gli presta i soldi, il che costringerà a ridurre altre voci di spesa; la caduta dei prezzi dei titoli pubblici italiani, che ha indebolito le banche che li detengono, per cui potranno concedere meno prestiti; i minori consumi che faranno i privati che pure avevano comprato titoli pubblici e che ora si trovano impoveriti; il clima di incertezza, che certo non incoraggia ad investire nel nostro Paese.

Infine, preoccupa la voglia di andarsene o di portare all’estero i propri soldi che questa situazione provoca, testimoniata dal grandissimo numero di ricerche “conto in Svizzera” su Google.

Se in tutto ciò c’è qualcosa di vero, urge tra forze di governo e di opposizione un momento di tregua che faciliti un coraggioso ripensamento della direzione di marcia del Paese, da un lato riducendo lo squilibrio di finanza pubblica e dall’altro riprendendo la piena collaborazione con i nostri interlocutori d’Oltralpe, perché sarà solo grazie alla loro disponibilità a cooperare se riusciremo a venirne fuori senza gravi danni.

 

Image

SFOGLIA L'ARCHIVIO

Lingua: ITALIANO

Filtro Categorie Archivio

Seguici su:

Rapporto Edc 2018

Rapporto Edc 2018

SCARICA I DOCUMENTI

SCARICA I DOCUMENTI

L’economia del dare

L’economia del dare

Chiara Lubich

"A differenza dell' economia consumista, basata su una cultura dell'avere, l'economia di comunione è l'economia del dare..."

Le strisce di Formy!

Le strisce di Formy!

Conosci la mascotte del sito Edc?

Il dado per le aziende!

Il dado per le aziende!

La nuova rivoluzione per la piccola azienda.
Scarica la APP per Android!

Chi è online

Abbiamo 635 visitatori e nessun utente online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - edc@marcoriccardi.it

Please publish modules in offcanvas position.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.