Notiziario EdC

Economia di Comunione una cultura nuova rivista diretta da Alberto Ferrucci

Periodico quadrimestrale nato per collegare quanti aderiscono al progetto di Chiara Lubich per una economia di comunione nella libertà.

Cover_32Una economia per persone che si realizzano nella relazionalità, anziché nell'egoismo razionale, basata - anziché su una lotta per prevalere - su un "impegno per crescere insieme", rischiando risorse economiche, inventiva e talenti, per condividere la cultura del dare del Vangelo.

Cultura del dare che si dimostra sempre più fondamentale per orientare l'umanità negli anni Duemila, alla ricerca di nuove strade per affrontare la sfida ambientale e scongiurare nuove atrocità tra gli uomini causate dalla globalizazione dell'economia.

EdC n. 32 scarica il notiziario in formato di stampa

vedi anche: documenti PDF/notiziario EdC (archivio PDF, n°20 ad oggi)

I numeri precedenti del Notiziario possono essere scaricati dal sito:
http://tesi.ecodicom.net/notiziario.phplink.gif

Una raccolta degli articoli più significativi dei primi 10 anni e 20 numeri del Notiziario "Economia di Comunione - Una cultura nuova" (dal 1994 al 2004) ha costituito il N.1 dei "Quaderni di Economia di Comunione" disponibile adesso online.

Una voce in un mondo che cambia

Una voce in un mondo che cambia

di Alberto Ferrucci

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.32 - dicembre 2010

Alberto_FerrucciIl nuovo assetto azionario del Fondo Monetario Internazionale è un segno che il mondo sta davvero cambiando: nato nel 1944 a Bretton Woods per un nuovo ordine economico dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, il FMI ha funzionato per 66 anni come la banca che, concedendo o meno i suoi prestiti agli stati in difficoltà, esercitava su di essi quella persuasione che una volta era affidata alla brutale comparsa delle cannoniere davanti ai porti di chi non rispettava gli interessi economici dei grandi.

Nel nuovo assetto del FMI la comunità europea lascia a Brasile ed India due dei suoi seggi permanenti e la Cina affianca come quote il Giappone subito dopo gli Stati Uniti: il nuovo assetto dovrà essere ratificato dal congresso USA, che però dovrà farlo, se vorrà evitare che il dollaro perda il privilegio di moneta di scambio internazionale, come i vari accordi già in essere tra paesi emergenti fanno prevedere possa avvenire, con grave danno per la economia americana. Quindi sono ancora una volta i rapporti di forza, piuttosto che la volontà dei governanti di perseguire il bene comune, i veri attori del cambiamento: d'altra parte non ci si può aspettare nulla di diverso, in un mondo pervaso di consumismo, “quella religione - afferma Bruni (pag. 6) - che va molto più in profondità del comunismo o del fascismo, perché ti entra dentro, ti svuota, ti toglie addirittura il bisogno di una vita interiore, la domanda sul senso della vita, e offre anche una certa promessa di eternità: se un certo prodotto si consuma e passa presto, potrò sempre comprarne un altro identico”.

L’economia di comunione è stata annunciata nel 1991, ma si può datare dal 1990, quando in una New York, tempio del capitalismo euforico per il crollo del muro di Berlino, Chiara chiedeva a Dio con i suoi, per il bene dell'umanità, il crollo di un altro muro, quello del consumismo.  
In un mondo in cui oggi le nazioni in cui vive la maggioranza delle persone del pianeta ottengono un maggiore peso politico, cambia anche la prospettiva del bene comune: fino ad oggi nell'ottica del consumismo occidentale, me-tro del progresso, quelle nazioni  erano considerate più come potenziali mercati, ragione di preoccupazione per l'immigrazione, oggetto di turismo e nel migliore dei casi destinazione di opere filantropiche; i loro abitanti non erano considerati quasi mai come persone con diritti ed aspettative pari alle nostre, cioè come nostri fratelli.    

Se adesso loro possono condizionare tramite il FMI anche i nostri comportamenti, ci rendiamo più conto che bene comune significa il destino non solo di un miliardo e mezzo, ma di tutti i sei miliardi e mezzo di persone c
he abitano il pianeta.

In questa ottica ci si accorge che i paradisi promessi dal consumismo, se offerti a tutti, non sono realizzabili: i quindici chilometri di atmosfera che circondano il pianeta non contengono abbastanza aria per sopportare che tutti emettano pari anidride carbonica, né consumino gas, petrolio, rame, acqua dolce quanta consumata dagli abitanti delle nazioni industrializzate: e soprattutto l’attuale sistema economico non offre posti di lavoro sufficienti perché i miliardi di giovani di oggi possano costruirsi un futuro.

Quindi prima che si verifichino reazioni sociali di portata oggi inimmaginabile, va ripensato il sistema sui cui paradigmi si basano i ragionamenti dei governanti, affrontando finalmente il fatto che dopo l'ultima crisi finanziaria esso si tiene in piedi grazie ad artifici monetari che proiettano nel futuro, tramite sempre maggiori debiti, i fallimenti del passato: le perdite di migliaia di miliardi di dollari del 2008 sono ancora in parte nascoste in titoli tossici non ancora scaduti, e per questo viene offerto denaro facile alle banche sperando che possano fare abbastanza utili da non fallire per essi.

Per ripensare il sistema occorrono occhi nuovi, occorre uscire dalla logica aberrante che per il bene comune si deve consumare; occorre cambiare prospettiva, scoprire vie per sentirsi realizzati anche senza comperare nuovi beni inutili o al posto di altri beni ancora utili, inventare nuovi lavori per arricchire la socialità e la cultura, sentire la responsabilità del bene comune mondiale.

In questo numero, annunciamo la nascita di una voce per il mondo che cambia: nasce nei pressi di Lisbona il Polo Giosi Guella (pag. 14 - 15), al momento con solo quattro aziende, ma nuova pietra angolare di quella cattedrale che stiamo costruendo nel mondo, fatta di persone  che  operano in economia (pag. 9-13; 16-18) unite dalla chiamata a dimostrare che una economia più umana è possibile ovunque.

Una economia di comunione che fa felici e realizzati anche imprenditori non legati al movimento ispiratore (pag.8) e persone che in momenti molto duri della loro vita trovano conforto e gioia proprio nella condivisione anche sul posto di lavoro (pag.5) o persone che vengono ricordate dopo anni per come lavoravano (pag.27).

Una cattedrale le cui fondamenta teoriche sono calate al loro posto da giovani e docenti (pag. 19-23) che studiano perché e come applicare, nei vari aspetti dell’economia, le intuizioni ispirate dal carisma dell’unità.

Seguici su:

Seguici su:

Chi è online

Abbiamo 530 visitatori e nessun utente online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - info@marcoriccardi.it

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.