Luigino Bruni

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Tagore conta più del Pil

La cultura della bellezza è il vero sale della democrazia. Parola di Martha Nussbaum

di Luigino Bruni

pubblicato su Vita il 01/07/2011

Logo_VitaLe capacità intellettuali di riflessione e pensiero critico sono fondamentali per mantenere vive e ben salde le democrazie. Eppure gli studi umanistici e artistici vengono ridimensionati, nell’istruzione primaria e secondaria come in quella universitaria, praticamente in ogni Paese del mondo.

Visti dai politici come fronzoli superflui, in un’epoca in cui le nazioni devono tagliare tutto ciò che pare non serva a restare competitivi sul mercato globale, essi stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio, così come dalle teste e dai cuori di genitori e allievi”. Questa frase della filosofa americana Martha Nussbuam è, credo, la tesi centrale del suo ultimo libro tradotto in italiano dal Mulino, che si intitola: Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica.

 I diritti che non si vedono

La democrazia è un albero fragile, con radici sempre poco profonde nel terreno della storia, che richiede di essere coltivato, accudito, custodito, soprattutto nei momenti di crisi. Alla democrazia la Nussbuam durante tutto il suo percorso di studiosa ha dedicato molto lavoro e passione civile, mostrandoci, assieme ad Amartya Sen, l'economista indiano Premio Nobel per l'economia nel 1998, che lo sviluppo si misura sull’asse delle libertà e dei diritti, e poco - e spesso male - sull’asse di quel Pil cui siamo stati abituati a far riferimento. E senza intelligenza critica, pensiero libero e creativo, le libertà e i diritti non crescono nelle nostre civiltà, semplicemente perché le persone non riescono a vedere i diritti e le libertà come beni preziosi, non combattono per essi e li barattano volentieri con qualche merce in più.

La formazione umanistica non va intesa come un bene elitario, un bene di lusso accessibile ai pochi che ne hanno talenti e possibilità economiche. Come la Nussbaum ha ricordato nella sua bellissima lezione che ha tenuto all’Istituto universitario “Sophia” lo scorso 6 giugno a Loppiano, uno dei suoi modelli di educatore è Tagore, che con la sua poesia e i suoi programmi formativi nelle scuole è stato, come Gandhi, alla radici dell’indipendenza e della democrazia indiana. La bellezza, come la nonviolenza, sono anche virtù civili essenziali per il bene comune e per la qualità della democrazia.

La proposta della Nussbaum è per una scuola e per una università nelle quali arte, letteratura, filosofia siano considerate fondamentali per la formazione del carattere di ogni cittadino, poiché senza formazione dell’interiorità delle persone (compito nel quale l’arte, la musica e la letteratura non hanno sostituti) le nostre società non saranno in grado di gestire e di orientare al bene comune le straordinarie conquiste della tecnica e delle comunicazioni.

Nei periodi di crisi e di cambiamenti epocali, le persone e le comunità che avevano a cuore il bene comune hanno salvato e rilanciato la civiltà con istituzioni (sia politiche che economiche), ma anche fondando nuove scuole e promuovendo l’arte: il monachesimo, poi i francescani, i tanti carismi religiosi e laici delle modernità, il movimento socialista, hanno utilizzato anche la bellezza per “salvare il mondo”.

Come fece Olivier Messiaen che, nel campo di internamento di Goerlitz, compose ed eseguì in una baracca con alcuni musicisti deportati il . O come il violinista Karel Fröhlich, che nel 1944 a Theresienstadt fece un concerto a coloro che sarebbero partiti la mattina seguente per Auschwitz–Birkenau.

Non tagliate l’istruzione!

L’arte, la bellezza hanno sempre lottato e lottano contro la morte e la barbarie, e offrono strumenti per la liberazione e il progresso anche civile delle coscienze e dei popoli.

In tutto ciò la scuola e l’educazione hanno un ruolo fondamentale: «Le nazioni sono sempre più attratte dall’idea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarrà, i Paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anziché cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, criticare la altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo è appeso ad un filo”

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