Interventi a Convegni

Le Scuole Edc in Italia: Crotone e Lamezia Terme

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Speciale Convention Edc Italia 2011

Intervento di Amelia Stellino

Polo Lionello Bonfanti , 17 settembre 2011

110915-18_LoppianoLab_15_StellinoQuest’anno in Calabria abbiamo avuto due opportunità particolarmente significative. Infatti sono state attivate due scuole di Economia Civile e di Comunione, una a Lamezia Terme promossa da Mons. Catanfora e l’altra a Crotone promossa da Mons. Graziani.

La scuola di Lamezia è stata una scuola di Alta formazione iniziata il 18 dicembre 2010 con la prolusione di Luigino Bruni e terminata a giugno 2011, e il cui obiettivo è stato quello di “fornire gli strumenti concettuali e metodologici per formare i partecipanti a possedere una adeguata conoscenza e padronanza dell’economia civile e di comunione spendibile come valore aggiunto sul territorio.”

La scuola di Crotone ha avuto la prolusione il 5 giugno 2010 e si è poi articolata durante un intero anno attraverso quattro incontri stanziali di due giorni ciascuno, una winter school (svolta al Polo Lionello) e una summer school (svolta a Lorica in Sila a luglio scorso). Io sono stata una delle partecipanti di questa seconda scuola il cui obiettivo era duplice: formare alla cultura dell’Economia di Comunione e stimolare alla nascita e sviluppo di imprese EdC in Calabria.

La tipologia dei partecipanti è stata varia sia per provenienza, che per età, che per attività svolta, ma tutti eravamo interessati non tanto ad un nuovo corso di formazione, quanto ad un percorso nuovo di vita. A termine della summer school si è inaugurata una nuova impresa EdC, la TL-Com di Luigi Trento, che è stata un segno di particolare speranza per tutti noi.

Per quanto riguarda la mia personale esperienza, proverò, attraverso tre punti, a  raccontarvi qualcosa molto brevemente.

Il primo punto riguarda le mie personali motivazioni nella scelta a partecipare a questa iniziativa, che ricordo, si è sviluppata durante l’arco di un anno.

Sono sposata, ho due figli e provengo da Reggio Calabria, dato quest’ultimo non del tutto trascurabile se si pensa al fatto che per arrivare a Crotone, con qualsiasi mezzo, non ci si impiega meno di tre ore.

La prima cosa che mi ha convinto, quindi, ad intraprendere questi viaggi è stato il titolo stesso che quest’anno la scuola si è data: “Il bene vince - Formarsi per segni che realizzano sogni”. Mi è sembrato un titolo che conteneva già tanta speranza, e che del resto mi stimolava a confrontarmi con i miei sogni tenuti nel cassetto inerenti al territorio della Calabria, che potrei riassumere così:
1-    La possibilità di valorizzare il territorio calabrese attraverso la cultura del “restare” o del “non fuggire”;
2-    Essere anch’io un interlocutore dei bisogni espressi, non espressi e repressi;
3-    Diffondere la cultura delle parità asimmetriche territoriali rispetto a un contesto nazionale più ampio: nel condividere gli stessi ideali ognuno può esprime un propria specificità.

Questi sogni mi sono da subito sembrati coerenti con la cultura del “dare”, della “reciprocità” e della “gratuità” che modellano i segni di speranza di cui la scuola si è fatta portatrice.

Il secondo punto è invece relativo a ciò che mi porto dentro rispetto all’esperienza fatta.

Sicuramente l’aver compreso che nessun luogo è un luogo veramente vivibile se non esprime speranza e dignità, e la scuola è stata l’occasione per noi partecipanti di intravedere un cambio di rotta in cui la parola  innovare significa proprio accrescere la personale consapevolezza, o ancora meglio sentirsi addosso uno stile di vita nuovo.

Poi che anche in Calabria si può fattivamente costruire un percorso in cui si può fare esperienza di imprese che mettono al centro la persona, per creare una via di sviluppo che sia sostenibile.

Ed infine che ciascuno di noi più che “fare rete” può “essere rete”. Difatti una tra le cose più immediate che ci siamo promessi tra tutti i partecipanti alla scuola, è stata quella di non disperdere la conoscenza reciproca che si è attivata, anzi di continuare ad essere un riferimento l’uno per l’altro.

Infine il terzo ed ultimo punto esprime la possibilità di trovare strategie credibili nell’immediato e scenari futuri che affondino le  radice proprio nel terreno fertile di questa iniziativa.

Intanto, nell’immediato, sarà necessario continuare ad essere portatori di una cultura nuova legata alla gratuità e reciprocità attraverso la continua formazione  di persone che hanno nel cuore questi valori, con varie modalità:
•    l’eventuale riproposizione della scuola stessa,
•    ma anche la formazione di gruppi di interesse locale che possano meglio essere filtranti in un territorio complesso come quello calabrese, e che offrano un servizio di supporto logistico e di interfaccia sulle problematiche reali che le aziende e le imprese locali che vorranno man mano aderire all’economia di comunione potranno riscontrare
•    l’interfacciarsi con altre istituzioni cattoliche e non.

Per quanto riguarda gli scenari futuri a medio termine, è sicuramente auspicabile che si possano moltiplicare le iniziative di aperture di imprese EdC sul territorio della Calabria come è già avvenuto con l’inaugurazione dell’impresa TL-com a fine percorso della scuola, e che è stata di stimolo per tutti perché ci ha fatto toccare con mano che ciò in cui si crede veramente si può realizzare.

Infine, volendo concludere con un sogno, mi piacerebbe vedere sorgere anche in Calabria un piccolo polo di imprese EdC. Forse è un sogno troppo avveniristico, ma per la mia esperienza di vita ho imparato a contare solo su poche certezze, ed una di queste è che da qualsiasi condizione si parte il bene vince.

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