La Loppiano Prima diventa caso di studio

La Cooperativa Loppiano Prima, alla Conferenza Internazionale su "Pensiero Sociale Cattolico ed Educazione al Management"

La Loppiano Prima diventa caso di studio

di Caterina Ferrone
da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.30 - dicembre 2009

N30_Caterina_FerroneIn occasione del convegno “The Good Company” organizzato a Roma nel 2006 dall’Università Pontificia San Tommaso di Roma in collaborazione con l’Università Cattolica “Saint Thomas” del Minnesota, USA, alcuni docenti decidevano di realizzare per gli studenti universitari americani un libro di “Etica Aziendale” in cui presentare casi di eccellenza utili ad affrontare il legame tra fede religiosa e gestione aziendale.

A tal fine venivano proposte due aziende EdC, una americana, la Mundell Associates, che opera nel settore ambientale, ed una italiana, la Cooperativa Loppiano Prima; quest'ultima era nata vent’anni prima del lancio del progetto EdC e da Chiara stessa definita “prodromo delle aziende EdC”, era cresciuta assieme alla cittadella internazionale di Loppiano, che vuole essere una viva attuazione del carisma dell’unità e del messaggio del Vangelo.

Fin dal momento della nascita della cooperativa, si è cercata la partecipazione al capitale dei molti che ne condividevano i principi, il modo di lavorare e di produrre, e partendo dai 100 soci iniziali, si giungeva ad oltre 4000 soci.

In uno dei verbali del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa si legge: “Il Consiglio raccomanda, infine, che in tutte le azioni svolte dalla Cooperativa, sul piano agricolo come su altri, si tenga sempre ben presente che le sue finalità non si esauriscono sul piano economico. L’aspetto economico dovrà essere sempre presente in ogni atto a garanzia della stabilità finanziaria della Cooperativa, ma mai come unico elemento determinante”.

Al momento della costituzione nel 1973 la Cooperativa acquisiva un’azienda vinicola preesistente, chiamata “Tracolle”, completa di cantine, magazzini e strutture sufficienti per intraprendere un’attività agricola: suc-
cessivamente, decideva di assumere i contadini (ex mezzadri), che erano già presenti sui terreni con le loro famiglie da più di 100 anni, acquisendo tutto il bagaglio di esperienza di chi era presente da generazioni su quel territorio. Con loro si creavano rapporti genuini, nonostante la diversità di idee politiche e religiose: vi era una speciale convivenza tra credenti e non credenti. 

Nel ’74 era molto forte la volontà di riportare l’azienda in condizioni di economicità e si decideva di recuperare, pur avendo mezzi scarsissimi, alcuni terreni abbandonati da diversi anni. La scelta era se per questo recupero si dovessero utilizzare meno diserbanti: si decise di non utilizzarli e di impiegare per il loro recupero la manodopera di tre operai, malgrado questa scelta avrebbe comportato un costo molto elevato.
Si rispettava però così il principio che tuttora guida tutte le scelte della cooperativa, di “pensare alla salute dell’uomo” anche quando i riflessi economici sono molto importanti.

Nel 1984 una grave gelata colpiva la Toscana. Fu uno degli anni più difficili, perché il lavoro di potatura successivo al gelo comportava costi ingenti. In un primo momento si decideva di tagliare solamente “la testa” degli ulivi, ma dopo quindici giorni, vista la gravità della gelata, ci si rendeva conto che l’unico modo per recuperarli sarebbe stato quello di “tagliare dal piede della pianta”. Si trattava della perdita di circa 5.000 ulivi; in quel frangente molte altre aziende agricole terminavano la loro attività.

Anche in quella occasione ci si rivolse alla Provvidenza che in passato non era mai mancata ed il consiglio di amministrazione proponeva a tutti i soci di reintegrare le perdite con nuove quote e soprattutto chiedeva che ogni socio acquistasse almeno un cartone di bottiglie del vino della cooperativa, già allora di ottima qualità: grazie al grande numero di soci molti cartoni vennero venduti e la cooperativa riusciva a sopravvivere.



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