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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

Una profezia lunga 25 anni

Chi sente di dover rispondere alla chiamata a costruire una economia di comunione, sa che per non smarrirsi deve guardare il mondo  dalla prospettiva degli ultimi

di Luigino Bruni

dal  Rapporto EdC 2016, su "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.44 Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.2 - 2017 - febbraio 2017

N42 Pag15 Luigino Bruni autore

I carismi continuano nel presente l’azione dei profeti. Per capire Francesco d’Assisi o Chiara Lubich, occorre pensare soprattutto a Isaia, Geremia, Ezechiele, Mosè. Sono molto simili, se guardiamo bene gli uni e gli altri. Tutti hanno incontrato la Voce, l’hanno ascoltata, hanno ricevuto una chiamata, un compito, hanno liberato schiavi. Hanno poi seguito quella voce e svolto il loro compito per tutta la vita, e sono morti prima di arrivare alla ‘terra promessa’. L’hanno vista solo da lontano, perché la terra promessa è sempre quella dei figli.

Non capiamo l’Economia di comunione se non pensiamo che essa è espressione del principio profetico del mondo. Chi ha avuto il dono di viverla, e chi, come noi, l’ha conosciuta nel mondo in questi 25 anni, ha rivisto popoli lasciare l’Egitto, il cielo aprirsi e i cherubini scendere, un ‘resto’ tornare dagli esili, crocifissi risorgere. Niente di più, ma niente di meno. Se fossimo stati più fedeli avremmo visto molti più miracoli, ma, pur nelle nostre infedeltà, i miracoli ci hanno inondato. L’EdC continuerà a vedere miracoli per altri 25, 50, 1000 anni se continuerà ad essere profezia.

Ma per far questo dovrà anche scegliere da quale parte guardare il mondo. Ogni giorno. Possiamo giudicare la società e le nostre azioni ponendoci sul piedistallo dei potenti. Da lì, in alto, vediamo il mondo come un grande mercato, dove crescono i comfort della vita, mentre i poveri diventano le scorie, il prezzo di questo progresso. Se scegliamo, invece, di essere “osservatore imparziale” (come Adam Smith) vediamo cose diverse: giudichiamo a distanza le azioni umane, pronunciamo giudizi morali, ma non scendiamo in campo per lottare a fianco delle vittime così da ridurre sofferenze e ingiustizie.  

Il cristianesimo ha fatto un grande dono all’umanità quando ha scelto come suo primo simbolo il crocifisso. Poteva scegliere il risorto, ma non lo ha fatto. Ha scelto invece il suo punto di vista: «Ho un solo sposo sulla terra: Gesù crocifisso e abbandonato» (Chiara Lubich). Saremo profezia, in un tempo che ne ha un bisogno infinito, se non perderemo questo primo sguardo su terra e cielo.

L’EdC e la sua gente, per rispondere al dolore del mondo, guardano dalla N44 pag15 Povertà rid webprospettiva delle vittime. Lo fanno rivivendo nella loro vita lo sguardo di Chiara a San Paolo (Brasile), quando fu capace di osservare il capitalismo dalle favelas. Vide anche i grattacieli, ma scelse le favelas per giudicare il sistema. Prese come metro di misura lo scarto tra grattacieli e baracche.

Questa ultima scelta di prospettiva non è mai astratta e distaccata: se decidiamo di guardare il mondo insieme a poveri e scartati, non possiamo restare sul piedistallo, dobbiamo scendere nell’agone, accanto alle vittime, combattere per loro, con loro. In cambio otterremo occhi nuovi, vedremo cose che gli altri non vedono, a volte molto brutte, altre volte di bellezza infinita. L’EdC lo fa da 25 anni. Se vuole vivere deve continuare a farlo ogni giorno, meglio, di più.

Novembre 2020, Assisi
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