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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

Imprenditori al "polo"

È possibile la fraternità in ambito economico? Una risposta viene dalla inaugurazione del Polo Lionello Bonfanti a Incisa in Val d'Arno, nel quadro dell'Economia di Comunione (EdC). Le parole del card. Antonelli e di Romano Prodi.

di Michele Zanzucchi

pubblicato su Città Nuova, N.22/2006 del  25/11/2006

Assistendo all’ideale taglio del nastro al Burchio, mi sovvengo del commento di un esimio professore di economia politica all’epoca dei miei studi universitari, Federico Caffè. Nel corso di una discussione con altri studenti che lo incalzavano sulla possibilità di un’economia giusta ed equa, disse pressappoco così, lui, dichiaratamente laico: Per mettere in piedi una economia a misura d’uomo, in cui si dia il giusto a ognuno e si tenga conto dei più deboli, non basta una teoria economica. Serve un radicale elemento antropologico, luoghi di sperimentazione, una convinzione etica profonda in tanti operatori economici: l’amore reciproco. E aggiunse: Ma non bastano gli economisti; servono per far ciò dei leader spirituali.

Ripenso al caro prof. Caffè, e mi dico che oggi sarebbe stato felice di assistere alla cerimonia inaugurale di questo polo industriale dedicato a Lionello Bonfanti. Perché c’è l’auspicato radicale elemento antropologico (la fraternità), una convinzione etica profonda (una reciprocità dell’amore anche economica), luoghi di sperimentazione (questo polo), tanti operatori economici (gli imprenditori del polo, ma anche i 5621 soci dell’EdiCspa). E c’è per giunta una teoria economica seppur ancora in elaborazione. Senza dimenticare che un leader spirituale dietro alla EdC c’è: Chiara Lubich, che economista non è, anche se due lauree honoris causa in economia le ha ricevute. E i politici non mancano, cominciando da Romano Prodi, seduto accanto al card. Antonelli. 15 anni dopo Il progetto, come i nostri lettori sanno bene – perché in 15 anni la nostra rivista ha pubblicato più di cento articoli sull’EdC – non è nata qui in Italia, cioè in un Paese cosiddetto economicamente sviluppato, ma in un Paese pur sempre emergente, ma ancora attraversato da profonde contraddizioni economiche, con vaste zone di povertà alternate a centri di straordinaria ricchezza.

Era il 1991, vicino a San Paolo, allorché Chiara Lubich lanciò una iniziativa che sin dal suo nascere ebbe il sapore della profezia, per offrire qualche strumento idoneo a dare una risposta all’iniqua distribuzione della ricchezza. In questi anni di imprese legate all’EdC ne sono nate centinaia; e centinaia già esistenti si sono ag- gregate al processo. Ne ho visitate in questi anni alcune decine nel mondo, ognuna con le sue caratteristiche e peculiarità, difficoltà e potenzialità. Che fosse una fonderia nei pressi di San Paolo o un’azienda di ceramica nella Voivodjna dell’epoca Milosevic, un’impresa di falegnameria che dà lavoro a decine di lavoratori nell’hinterland di Manila o una ditta di stuzzicadenti emiliana, qualcosa le unisce: l’adesione all’EdC non sta in una tessera, ma nel condividere una vera e propria way of life, uno stile di fare imprenditoria. Il perché d’un polo imprenditoriale I poli imprenditoriali e commerciali (sono attualmente cinque, e due in costruzione) appaiono come un necessario sviluppo dell’EdC. Perché? Per mostrare che anche in campo economico una parola poco usata come fraternità ha un senso.

Vera Araújo, sociologa, spiega: Introdurre nelle relazioni economiche e aziendali il principio di fraternità significherà – come insegna l’economista Stefano Zamagni – scoprire il volto dell’altro e scoprire che l’altro è un tu e non un alter ego… Da qui la spinta a far nascere dei poli imprenditoriali dove la fraternità viene vissuta fra imprese e dà visibilità all’intero progetto dell’EdC… Quale allora lo scopo di questi poli? Senz’altro dare visibilità al progetto EdC, radunare in un luogo più aziende in modo che il progetto si veda. Si veda cosa? Certo le aziende materialmente, ma soprattutto si veda ciò che sottostà al progetto: il senso della famiglia, l’amore, l’unità, la comunione, cioè la fraternità realizzata anche nell’ambito delle strutture economiche. Quali allora le caratteristiche dei poli proposti nell’ambito dell’EdC? Ce lo spiega in cinque punti il prof. Luigino Bruni, docente alla Bicocca di Milano: In primo luogo il polo mostra una economia nuova all’interno di una città nuova. Secondo: le esperienze carismatiche hanno nella esemplarità una dimensione fondativa. Il polo ricorda poi che la cultura, il territorio e la prossimità sono importanti e fondamentali anche nell’era della globalizzazione e della tecnologia. Infine, nel polo la relazionalità non è vissuta solo all’interno della singola azienda (come in tutte le imprese di EdC), ma anche tra le imprese, e tra le imprese e il territorio circostante. Folla al Burchio Per una settimana il Polo Lionello Bonfanti ha aperto le sue braccia alla cittadinanza, alle autorità e ai visitatori: convegni, visite ai luoghi e discussioni. Braccia umane, cioè quelle degli imprenditori e dei soci che vi fanno parte, guidati con mano sapiente da Cecilia Cantone e Giuseppe Manzo, imprenditori agricoli in Lombardia e in Brasile, rispettivamente presidente e vicepresidente della EdiCspa. E braccia in muratura, quelle che accolgono il visitatore allorché s’addentra nel borgo del Burchio, frazione di Incisa in Val d’Arno, nel progetto di Giovanni Saccani e Paolo Squassabia. Queste braccia sono metaforicamente rimaste aperte per tutta la settimana, che ha visto ad esempio un incontro con le istituzioni regionali e il mondo economico del territorio per promuovere conoscenze e sinergie, alla presenza del presidente della regione, Claudio Martini. E non pochi sono rimasti sorpresi per la conferenza-dibattito in cui diversi rappresentanti di altre organizzazioni economiche impegnate per una responsabilità imprenditoriale di ispirazioni assai diverse – quali la Banca Etica, le Acli, l’Unicoop Firenze, Cgm e Compagnia delle Opere – hanno sottolineato con amicizia convergenze e distinzioni tra le loro diverse impostazioni. Il cardinale Antonelli e Romano Prodi hanno partecipato alla affollatissima cerimonia ufficiale, che ha concluso la settimana del Polo Lionello Bonfanti: una dimostrazione dell’interesse che il mondo ecclesiale e quello politico mettono in una proposta, come quella dell’EdC la cui novità, come ha ribadito il prof. Stefano Zamagni, è quella di pensare l’impresa in funzione del bene comune, dove il bene comune è più della somma dei beni individuali. Soprattutto, le braccia ora restano aperte a chiunque voglia contribuire alla riuscita del progetto. CHIARA LUBICH DIO OPERA SEMPRE La fondatrice dei Focolari in un messaggio ha auspicato che il Polo sia una risposta concreta ai problemi economici di oggi. Ed ha dato al polo un motto: Dio opera sempre, iscritto su una targa in cotto realizzata dallo scultore Benedetto Pietrogrande, scoperta oggi. E questo per ricordarci del valore che Dio dà al lavoro, all’ingegno creativo proprio dell’uomo. Ha poi precisato un altro aspetto di questo progetto: l’essere parte costitutiva delle cittadelle del movimento, chiamate ad essere un bozzetto di una società nuova basata sul Vangelo.

HANNO DETTO Card. Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze: Il Polo Lionello è innanzitutto un fatto, non un’idea. E sta a dimostrare che certi valori, certe intuizioni che nascono dal carisma dell’unità sono fattibili. Come quando nei corsi per i fidanzati portiamo qualche coppia di cristiani esemplari per far vedere che il matrimonio cristiano è possibile, così qui abbiamo una esperienza imprenditoriale ispirata al Vangelo, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, che fa vedere concretamente che non si tratta di utopia ma di una realtà possibile, fattibile. I cristiani devono essere i primi a crederci. Claudio Martini, presidente della Regione Toscana: La cosa interessante di questa esperienza è che ci invita a riflettere sulla necessità di tenere insieme il dinamismo, la competitività di un sistema industriale e il valore etico e di solidarietà della fraternità. Questo invito ci spinge a dire che tra queste due cose non è obbligatorio scegliere la competitività a scapito dell’etica e della solidarietà, o viceversa. Questo non è un polo qualunque, perché è una esperienza che ha sì un suo valore economico, ma anche culturale ed etico, che potrebbe avere influenze anche al di fuori. Discreto e inesorabile Nostra intervista al presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto alla manifestazione di inaugurazione del Polo Lionello Bonfanti. Nel corso della sua prima visita alla cittadella di Loppiano, nel 2003, aveva affermato che in questa cittadella si respira fraternità vissuta… A dire il vero non avevo detto solo così: avevo aggiunto che c’era una fraternità serena. C’è anche una fraternità sofferta, mentre quella era invece allegra, come poi è tutto il pensiero di Chiara Lubich che porta sempre questa aria fresca, aria sorridente. E questa è una bella lezione. Oggi l’avvenimento era perfettamente in linea con ciò. Cioè manifestava qualcosa in più di quello che è un semplice obbligo nella imprenditorialità: una vita economica fatta con slancio, con passione.Un bell’esempio proprio perché si parte dall’obbligo della trasparenza, del rispetto della legge, di quello che tutti i cittadini debbono fare, e vi si aggiunge un pezzo di donazione, di dono alla comunità; e questo è evidentemente un esempio di cui abbiamo un enorme bisogno. L’altro aspetto che vorrei sottolineare è l’ottimismo. Naturalmente esso a volte viene snobbato, viene deriso, viene scambiato per ingenuità; ma senza l’ottimismo e forse anche senza un minimo di ingenuità non si fa niente di duraturo. Nel corso del suo intervento ha detto che spera che il progetto vada avanti… In tutte le cose in cui si esige una normalità e qualcosa in più se non ci sono persone forti, il progetto si arena. Quello che mi ha fatto piacere è vedere una larghissima partecipazione e quindi anche la garanzia che ci saranno nel futuro persone che vogliono portare avanti questo progetto. Ma quando, ripeto, quando si deve fare più del dovuto nulla è garantito. La EdiCspa conta 5621 soci. Che significato ha questo numero? Questo è un numero che mi ha colpito, perché se c’è una platea di così tante persone che vogliono fare qualche cosa in più, ci sono tutte le prospettive perché il progetto duri e si diffonda. Credo che oggi Chiara Lubich debba essere contenta, perché questo è un’altro pezzo di un disegno discretissimo ma che va avanti in modo inesorabile, anche se forse questo non è l’aggettivo giusto. Inesorabile, cioè proprio quello di cui oggi c’è bisogno. E questa è la garanzia che possa durare nel tempo, perché non vi è nulla di esibizionismo in ciò, e ogni cosa viene conquistata quotidianamente.

Novembre 2020, Assisi
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