pubblicazioni notiziario EdC n° 31 Fiducia e dialogo

A proposito di comunione in azienda, contro la "gestionite"

Fiducia e dialogo

di Anouk  Grevin

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.31 - maggio 2010

N31_Pag._25_Anoulk_GrevinSto facendo un dottorato in Management all’Università di Nantes; sono inserita in un equipe di ricerca interdisciplinare che studia l’impatto del moltiplicarsi dei nuovi strumenti di management sulla sofferenza o il ben-essere dei lavoratori. Svolgiamo ricerche con un approccio qualitativo di tipo “action-research”, cioè una ricerca – consulenza, richiesta dai dirigenti dell’azienda studiata.

Svolgiamo interviste approfondite a tutti i dipendenti, di ogni ordine e grado. Inizialmente osserviamo il lavoro e poi, dopo aver analizzato i dati raccolti, presentiamo un quadro della situazione ad un gruppo di managers e dipendenti scelti per cercare insieme soluzioni adatte. Attualmente mi occupo dello studio delle organizzazioni in ambito sanitario: cliniche, casa di cura… Ciò che è emerso, dalle prime due organizzazioni che abbiamo studiato, è il grido dei lavoratori che evidenziano come non ci sia più nessuna comunicazione. Tutti sottolineano la mancanza di ascolto; i managers sono così occupati che non vedono più il lavoro che svolgiamo - ci dicono i dipendenti - i problemi che incontriamo.
Eppure i dirigenti fanno di tutto per comunicare, per sviluppare un management partecipativo, con tante riunioni e gruppi di lavoro. Ma, in fondo, il dialogo non c’è. L’informazione, abbondantissima, ha preso il posto della comunicazione, della relazione.

Così la gestione, con tutti i suoi strumenti, ha escluso un’altra dimensione vitale del management, che è l’attenzione ad animare l’equipe di lavoro e a sostenere i suoi sforzi. A prevalere su tutto, sono sentimenti quali lo scoraggiamento, la sfiducia e, come conseguenza, l’adesione di tanti lavoratori ad un sindacato molto rivendicativo e propenso agli scioperi.

Il settore sanitario è caratterizzato da tante norme e da una pressione forte da parte degli enti pubblici per ridurre i costi. Questo significa che solo chi è capace di produrre cifre molto precise sulla sua attività è in grado di negoziare nuove risorse.

Ma il moltiplicarsi delle norme e delle procedure dei sistemi di controllo e di rendicontazione, ha un impatto molto negativo sui lavoratori che generalmente, in questi ambienti, sono mossi da logiche vocazionali, che li spingono a darsi senza misura: non c’è più spazio per la gratuità, per il dono.
Una delle proposte fatte dalla nostra equipe di ricerca, è stata quella di valorizzare all’interno delle aziende “spazi di condivisione e confronto”, cioè luoghi e momenti dove si possano discutere problemi, proposte, necessità per trovare insieme soluzioni. Abbiamo constatato che là dove mancano queste “aree” o peggio ancora, dove viene impedita questa interazione, le equipe sono in difficoltà, con conseguenze notevoli sulla qualità della vita dei dipendenti.

Una condizione essenziale perché ci sia un vero dialogo è che, tra tutti, ci sia la massima fiducia. Essa ci è apparsa allo stesso tempo come condizione essenziale ma anche prodotto del dialogo. Nelle aziende da noi studiate, di fronte alla profonda sfiducia che si è andata creando a tutti i livelli e che distrugge i rapporti, sembra che i managers non sappiano più come fare. La fiducia ed il dialogo sono davvero beni di un valore inestimabile per le aziende – ed i manager se ne rendono conto quando vengono meno, perché le conseguenze sono costosissime. Forse proprio perché sono beni relazionali, chi ha perso di vista o lasciato morire la relazione, non sa più ricostruirli.

E non è per mancanza di volontà, ma i manager sono come “aspirati” verso l’alto e l’esterno. Poiché gli stakeholders hanno esigenze sempre più forti e richiedono sempre più rendicontazione, la principale preoccupazione dei dirigenti diventa produrre quelle cifre che esprimeranno il lavoro realizzato e il valore creato. Ma in questa corsa sfrenata, si perde di vista colui che porta a termine il lavoro, si perde di vista la relazione.
I managers sono tutti interessati ai vertici dell’azienda e perdono così di vista il management verso dentro e verso il basso, costringendo i lavoratori ad utilizzare strumentazioni più complesse che però troppo spesso rendono il lavoro più difficile. Questa “malattia”, l’abbiamo chiamata “gestionite”, ed è una malattia della perdita della relazione, della gratuità.



Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
Reddit! Del.icio.us! Mixx! Free and Open Source Software News Google! Live! Facebook! StumbleUpon! TwitThis Joomla Free PHP

per favore registrati e avrai il permesso di lasciare il tuo commento

Seguici su:

Logo_EdC-on-fb

Canali video Edc: Vimeo

Logo_vimeo_rid

 

Canali video Edc: Youtube

Logo_youtube_rid

 

RSS Syndicator

EdC EdC

chi è online

Abbiamo 81 visitatori online