di Giampietro Parolin e Elisa Golin
da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.30 - dicembre 2009
"… siamo infatti convinti che occorre informare dei valori in cui si crede ogni momento della vita sociale, e quindi anche economica, che così diventa anch'essa luogo di crescita umana e spirituale.
L'Economia di Comunione, quindi, non si presenta tanto come una nuova forma di impresa alternativa a quelle già esistenti. Piuttosto essa intende trasformare dal di dentro le usuali strutture d'impresa, siano esse società per azioni, cooperative od altro, impostando tutti i rapporti intra ed extra aziendali alla luce di uno stile di vita di comunione. Il tutto nel pieno rispetto degli autentici valori dell'impresa e del mercato."
L’EdC porta una cultura – la “cultura del dare” - che si va sempre più formando e arricchendo nella teoria economica come nella vita delle persone e delle imprese che la fanno propria. Dal lancio del progetto, nel 1991, questa cultura ha spinto gli studiosi a concepire un nuovo modo di pensare l’economia e la gestione aziendale. Parallelamente le imprese hanno sperimentato nella vita aziendale le categorie tipiche del progetto. Parole come gratuità, reciprocità, fraternità hanno cominciato a diventare esperienze concrete mostrando semi di una gestione di comunione.
Tuttavia l’EdC non propone ricette universali. La cultura dell’EdC incontra le culture (non solo economiche) di paesi diversi, ma anche di singole imprese ed imprenditori. Un imprenditore asiatico, tentando di vivere l’EdC avrà risultati diversi da un imprenditore europeo. Ma anche rimanendo all’interno di una nazione le esperienze imprenditoriali possono avere percorsi molto diversi: così la scelta di aderire all’EdC può rimanere a livello dell’imprenditore, oppure essere condivisa dai suoi collaboratori. C’è comunque il rischio che culture diverse creino gruppi e contrasti oppure che i nuovi valori vengano dichiarati ma messi in pratica con difficoltà.
Dove poi l’esperienza della cultura EdC è più consolidata e matura ci si confronta con il tema della trasformazione della struttura organizzativa. Ad un certo punto infatti le strutture pensate per gestire imprese tipiche della cultura economica tradizionale potrebbero diventare un ostacolo alla cultura e alla gestione di comunione, riducendone gli effetti positivi. È l’esigenza che il “vino nuovo” abbia “otri nuovi”, nella sfida di esplorare nuovi modelli di gestione coerenti con la nuova cultura.
Questo percorso è stato profondamente analizzato, fra gli altri, da una studiosa australiana, Judith Ann Chapman. Questa economista spiega come il cambiamento della struttura organizzativa possa avvenire sotto l’effetto di un cambiamento della cultura: cambiando i valori cambiano i comportamenti e questo spinge a rivedere i ruoli delle persone ed i sistemi di gestione.
Anche la vita delle imprese EdC racconta di questi percorsi di incidenza della nuova cultura nata dal progetto nelle strutture aziendali, in particolare su due ambiti. Un primo ambito è la condivisione tra le persone che hanno la responsabilità delle decisioni. C’è in molte realtà l’esigenza di decidere insieme, soprattutto quando ci sono più soci, con la intima speranza di mettere al lavoro anche Colui che nei poveri riceve parte degli utili aziendali, quel "socio nascosto" che ha promesso la sua presenza quando le persone sono unite tra loro.
Vengono così intensificate le riunioni, cercando spesso di decidere all’unanimità, perché, anche se questo è faticoso all’inizio, garantisce poi di andare avanti insieme verso gli obiettivi condivisi.
Per le stesse ragioni molteplici sono le esperienze di coinvolgimento dei collaboratori e di altre persone interessate dalle scelte aziendali. Molte organizzazioni inseriscono nella gestione momenti di incontro periodici con il personale. Questi incontri hanno obiettivi di ascolto – per recepire difficoltà e problematiche - così come di informazione – per aggiornare su decisioni, sviluppo, condizioni dell’organizzazione.
Un altro ambito è quello della formazione, idea forza del progetto. La formazione è uno strumento per sperimentare e diffondere l’esperienza della reciprocità ma anche per innovare un’organizzazione, cambiarla nel profondo attraverso le persone che ne fanno parte, interpellando la loro cultura ed esperienza.
L’esperienza della comunione è una méta sperimentabile ma alla stesso tempo mai raggiunta, fine e metodo della vita organizzativa di chi si confronta con il progetto EdC. è dando spazio a forme e contributi diversi – una polifonia organizzativa – che essa si sviluppa, valorizzando ruoli e professionalità in un autentico incontro fra persone.
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