EdC - Economia di Comunione

Con Luigino Bruni riprendiamo le conclusioni della Convention Edc 2010 e le sfide del prossimo futuro

Una città non basta

di Antonella Ferrucci

Luigino Bruni, lo scorso 19 settembre hai concluso la Convention Edc 2010, al Polo Lionello, partendo dall’auspicio che l’Expo e la Luigino_Bruni_06Convention possano diventare un appuntamento annuale fisso per l’Italia,  da tenersi al Polo.

Si, non c’è un buon motivo per non renderlo un appuntamento annuale, sempre più bello, con più spazio per le aziende che espongono, inventandosi cose nuove: quello di quest’anno ne è stato intanto un laboratorio. Detto questo, il mondo è grande… e, se si rapporta al mondo, l’Italia in fondo è piccola: ciò che fa forte l’Edc è che nasce subito “mondiale”. Chiara Lubich diceva: “Una città non basta”: l’ideale da cui nasce questo progetto è che tutti siano uno, TUTTI.

Sentiamo quindi la spinta ad occuparci di tutto: dice il filosofo Giuseppe Maria Zanghì che "la scienza nasce da una morte": tu vedi un fiore e vorresti conoscerlo interamente quel fiore, vorresti essere un biologo, un chimico, ma anche un poeta.. poi che fai? “Muori al tutto” e diventi “chimico” e quello sarà il tuo atto d’amore nei confronti di quel fiore, altrimenti diventi un contemplativo dei massimi sistemi e non servi a nulla. Noi abbiamo il mondo davanti, ma poi scegliamo di servire l’Edc in Italia e questo nasce da una morte, dal perdere quella voglia di occuparsi di tutto. 

C’è chi si chiede quando si arriverà ad avere non più “imprenditori di comunione” ma anche “dipendenti di comunione”, vere “imprese di comunione”?

Sono convinto che siamo solo all’inizio del progetto Edc, che Edc è appena nata. Se crediamo che Edc nasce da un carisma, i carismi hanno tempi lunghi, secolari. Più un organismo è complesso più è lunga la fase iniziale. Basti pensare a quanto dura l’infanzia di un uomo rispetto,ad esempio, a quella di un gattino. Edc è un progetto complesso…sono certo che nasceranno presto dai giovani imprese diverse che non avranno più la classica forma imprenditore - dipendenti e non saranno nemmeno simili alle cooperative.. saranno “imprese di Economia  di Comunione”, avranno loro strutture giuridiche, nuove. Così è successo con le cooperative.. Prima è nata la teoria dai grandi utopisti e poi, dopo 50 anni, è ne è nata la forma giuridica che prima non esisteva. Fra 15, 20 anni –dipende da noi questo- nascerà la nostra forma giuridica di impresa Edc, che sarà qualcosa di nuovo. Se come noi crediamo Edc nasce da un carisma, chi ne vive la realtà giorno per giorno, non capisce realmente cosa sta facendo perché il carisma si spiega nella storia, lo si capisce vivendolo. Non possiamo pensare di realizzare Edc come se avessimo di fronte il business plan di una azienda dove si definisce un progetto e lo si implementa: nella storia dell’Edc siamo nella prima mezz’ora di una giornata di 24 ore. Bisogna avere la pazienza di chi fa cose complicate e di chi non ha mai realmente il controllo di ciò che stà facendo. Anche questa è povertà.

Come fare, nella vita di tutti i giorni, a non farsi sopraffare dalla fatica? A non perdere l’entusiasmo?

E’ vero che a volte può non esserci l’entusiasmo… l’entusiamo, la gioia, sono virtù faticosissime, vanno difesi, e costruiti perché sono un dono dello Spirito. Occorre “da adulti”, avere l’entusiasmo del “lunedì mattina” quando da soli, nel nostro ufficio, e nessuno ci vede, siamo fedeli a un progetto in maniera adulta, e diamo vita ad azioni concete. Proprio perché la vita non è un intervallo fra due convegni. Dobbiamo, anche grazie ai giovani che, diceva Chiara, sono il nostro ideale, lanciare una nuova fase di creatività, di entusiasmo vero per l’Edc in Italia e ritrovarci fra un anno al Polo cresciuti, avendo dato vita a progetti nuovi.

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