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E’ con grande gioia che presento in questa università l’Economia di comunione. Ho
visitato altre regioni dell’Asia, ma è la prima volta che vengo a Taipei, che conosco da lontano anche per la sua grande vivacità civile ed economica. È da questa stima per questa vostra grande cultura ed economia che inizio questa mia presentazione dell’EdC, e vi rivolgo i suoi messaggi.
Partiamo da alcuni dati.
I primi dati si riferiscono a scenari di lungo periodo relativi all’evoluzione della geopolitica internazionale.
La principale, sebbene non unica, eredità che Chiara ha lasciato all'economia - sia come prassi sia come
pensiero - è l'Economia di Comunione (EdC), nel senso ampio che mi appresto a delineare. Un'eredità di non poco conto, se pensiamo che la crisi economica è una delle dimensioni più significative della crisi antropologica e relazionale del nostro tempo.
L'EdC, sebbene sia ancora poco più di un seme, è da molti considerata una esperienza significativa all'interno delle realizzazioni economico-sociali della seconda metà del XX secolo tanto da essere citata, solo per restare in ambito cattolico, e non a caso dato l’impianto della lettera, da Benedetto XVI nell'Enciclica "Caritas in Veritate" (n. 46), come modello da sviluppare.
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Signori imprenditori, cari amici, siete convenuti qui per l’incontro degli imprenditori italiani dell'Economia di Comunione. Ho visto il vostro programma bello e ricco. E’ stato chiesto anche a me di darvi un saluto.
Lo faccio con tutto il cuore, perché - come potete immaginare - amo assai l'Economia di Comunione che, fra il resto, offre visibilità al nostro Movimento nel mondo, a gloria di Dio.
Un saluto, dunque.
Ma, perché esso sia di una qualche utilità, ho pensato di rispondere a due interrogativi che possono interessare chi si dedica all’Economia di Comunione.
Il primo sarebbe questo: "Qual è l'elemento, il lato più importante di questo progetto?"
Se tanti sono gli aspetti, che richiedono attenzione, perché senza di essi non si può parlare di Economia di Comunione, uno li supera tutti: il fatto che essa non è tanto opera umana, progettata da qualcuno di noi, ma Opera di Dio, perché frutto d'un albero che ha radici in Cielo: il Movimento dei Focolari.
IntroduzioneIl progetto “Economia di Comunione nella libertà” (EdC) si inserisce in quel filone di esperienze che ricercano soluzioni capaci di coniugare le esigenze di mercato con quelle solidaristiche, superando così quella concezione tradizionale di economia, che ha come primo e solo obbiettivo il profitto e proponendo un modello economico basato sulla persona in rapporto di reciprocità con gli altri ed un modello di impresa che, come scrive Benedetto XVI al n. 46 della Caritas in Veritate “non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali”.
Voglio iniziare con un paio di testimonianze di imprenditori che aderiscono al progetto di Economia di Comunione: il primo è Germán M. Jorge, imprenditore argentino proprietario della Dimaco S.A. che produce prodotti per l'edilizia: "Mi chiama al telefono il responsabile dello stabilimento di produzione di cemento che è il nostro principale concorrente in zona e mi chiede se possiamo vendere loro una certa quantità di cemento perché gli altri fornitori gli non gli facevano più credito.
Era noto che stavano attraversando un momento molto difficile dal punto di vista finanziario, per la separazione della società familiare e le conseguenze che questo fatto stava generando. Io sapevo che la situazione era grave e sentivo dentro che era arrivato il momento che avevo tanto atteso: avevo l'occasione di cambiare la storia; questo concorrente giocava molto forte contro di me nel mercato e aveva detto ad altri colleghi che il suo errore era stato quello di lasciarmi alzare la testa.
Nel 1869, il grande economista e filosofo inglese J. Stuart Mill, scriveva in uno suo libro a difesa della donna, una frase molto suggestiva: “La formazione morale dell’umanità non avrà ancora sviluppato tutto il suo potenziale, finché non saremo capaci di vivere nella famiglia con le stesse regole morali che governano la comunità politica” (1869, pp. 45- 47). Mill era infatti convinto, e lottò molto per questo, che nel suo tempo esistevano due luoghi ancora feudali, nonostante i grandi progressi che stava facendo la democrazia: questi luoghi erano l’impresa e la famiglia, poiché entrambi ancora illiberali e gerarchici (nella famiglia la donna era, diceva, serva del marito; e nell’impresa capitalistiche gli operai servi dei padroni), e così auspicava l’avvento del movimento della cooperazione per portare democrazia e uguaglianza nell’impresa, e il voto e il lavoro per le donne per l’uguaglianza in famiglia. La democrazia della vita civile era per Mill un faro che doveva orientare anche le relazioni familiari.
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Il Bene comune è una categoria classica della Dottrina sociale cristiana, ma anche del pensiero politico, un concetto che deriva direttamente dalla filosofia e dalla teologia. E’ anche una categoria chiave della CV. La fraternità è uno dei principi della modernità ma, se si eccettua l’importante uso che di questo principio ne ha fatto il filosofo della politica John Rawls, la fraternità come principio per la prassi civile è oggi un principio dimenticato, che invece la CV ha rimesso al centro della sua visione antropologica e civile.
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Una diagnosi della crisi
L’Europa sta vivendo una grave e seria crisi, non solo economica, la più profonda dal dopoguerra. Dall’Europa, però, può anche ripartire qualche cosa di nuovo per l’economia, la finanza e la vita in comune, e in questa ricerca del nuovo anche i carismi, le comunità e i movimenti cristiani possono dare, in alleanza con tanti altri ed altre ‘cercatori di bene comune’, un contributo essenziale.
L’Europa è stata la terra sulla quale è fiorita l’economia di mercato, con un contributo decisivo del cristianesimo, e dei suoi carismi (basterebbe pensare al solo monachesimo).
Oggi questa economia di mercato vive in Europa una profonda crisi, dovuta a due principali fattori: innanzitutto il peso eccessivo che la finanza speculativa ha assunto in rapporto all’economia reale: la finanza è civile finché è sussidiaria (al servizio) dell’economia reale;
Dopo il positivo risultato ottenuto con la Summer School di Economia Civile a Luglio 2010, il Centro di Cultura "G. Lazzati" dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Taranto, ha riproposto un analogo progetto nel mese di settembre 2011, ampliandolo su base annuale, includendo nel nuovo percorso anche alcuni incontri e seminari formativi da svolgere nel corso dell'anno.
Mi chiamo Rita Sipala e rappresento Bioturismo, una cooperativa di Siracusa composta da otto donne. Otto donne diverse tra loro ma con una forte base comune fatta degli stessi valori, dello stesso modo di sentire e intendere la vita e lo sviluppo della propria terra. Otto donne che hanno scelto, circa sette anni fa, di restare in Sicilia - che amiamo incondizionatamente - e qui creare il loro lavoro, investendo in questa “impresa” tutto ciò che avevano: non capitali, ma lavoro, competenze, professionalità, passione.
Da un anno circa ho terminato un dottorato di ricerca in sociologia che si è concentrato sull’EdC e, in particolare, sull’aspetto relativo all’aiuto ai poveri, tramite la parte di utili che le aziende EdC donano o, come meglio preferiscono dire gli imprenditori EdC, condividono con loro.
Quest’anno in Calabria abbiamo avuto due opportunità particolarmente significative. Infatti sono state attivate due scuole di Economia Civile e di Comunione, una a Lamezia Terme promossa da Mons. Catanfora e l’altra a Crotone promossa da Mons. Graziani.
Fin da giovane, finite le scuole, fui inserito subito nel campo del lavoro metalmeccanico. Allora si lavorava a “cottimo” (un tanto al pezzo) ed io mi ingegnavo, per cercare la forma migliore per produrre di più ed aumentare la qualità del prodotto che dovevo costruire, elaborando e portando migliorie alle macchine che avevo a disposizione.
Mi occupo di assicurazioni da oltre 30 anni svolgendo, nel corso della mia storia professionale, vari ruoli: impiegata, consulente, collaboratrice fino a ricoprire in questo ultimo decennio quello di Agente di Assicurazioni.
Quando mi è stata prospettata la possibilità di prendere il mandato di una primaria Compagnia di assicurazioni per gestire un ufficio con tre dipendenti e due collaboratori non ho avuto dubbi: sarebbe stata una Agenzia di Assicurazioni dell’Economia di Comunione.
Sono Amministratore della UNITRAT S.R.L, un’azienda nata nel 1976 dove, attualmente, lavorano 25 dipendenti, con un fatturato annuo di circa € 2.000.000. Negli ultimi due anni i ricavi si sono ridotti del 50% per effetto della crisi del ns. settore.
La nostra lavorazione consiste nel sottoporre manufatti meccanici ad un processo termochimico, che ne trasforma la struttura interna, evidenziando, così, le caratteristiche meccaniche necessarie per l’impiego. Viene utilizzato nei più svariati settori della meccanica: da quello automobilistico, all’aeronautico, alle macchine di movimento terra, agricole e per il trasporto industriale.
La storia
Se l'Economia di Comunione è nata quando Chiara arrivando a San Paolo vide dall'aereo una folla di grattacieli accanto alle favelas essa però è legata alla allo sviluppo del suo carisma ed alla sua nascita a Trento, la città della cooperazione sociale, da padre socialista e madre cattolica, un fratello comunista. Cresciuta respirando solidarietà con gli ultimi, quando le si svelò l'immenso Amore di Dio per lei, le fu naturale ricambiarlo verso quei prossimi in difficoltà in cui Gesù nel Vangelo si era identificato.
pubblicato su www.vatican.va il 16/06/2011
Sono lieto di portare il mio saluto in questo importante Simposio che vede radunati molti protagonisti della vita imprenditoriale, economica e finanziaria di tanti Paesi del mondo.
In questi giorni il G20 a Seoul ha approvato il nuovo assetto del Fondo Monetario Internazionale concordato dopo anni di trattative tra i ministri delle finanze dei 20 paesi in una riunione preparatoria.
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Ritorniamo al 1991, quando Chiara Lubich ebbe l’intuizione di Edc. Anzitutto non fu la povertà in sé a scandalizzare Chiara, ma il contrasto fra i grattacieli dell’Avenida Paulista e la “corona di spine” di baracche che la circondavano, che vide atterrando a S.Paolo. La povertà di per sé non è uno scandalo, perché è una condizione endemica dell’umanità, dalla preistoria in poi. Ad essere scandalosa è una società che, pur avendo i mezzi per costruire i grattacieli, lascia morire di fame i bambini. E lì Chiara sentendo l’urgenza di fare qualcosa non lanciò una azione sociale in città, nelle favelas di S.Paolo come forse poteva essere logico fare, ma propose di far nascere in campagna, accanto alla Cittadella, un Polo di aziende che producessero utili da condividere. Perché il Polo deve nascere accanto ad una cittadella e non altrove?
Nella vita economica (dell’economy) l’innovazione svolge un ruolo centrale. Lo vediamo osservando la vita delle imprese e i mercati, che è (quando
l’economia è civile) essenzialmente una gara nell’innovare nel rispondere meglio ai bisogni dei cittadini. L’autore che ha fornito una vera e propria teoria dell’economia di mercato incentrata sul concetto di innovazione è l’economista e scienziato sociale J.A. Schumpeter il quale nel suo libro Teoria dello sviluppo economico (2002[1911]) descrive la dinamica del capitalismo come una rincorsa tra innovatori ed imitatori.
vedi documento con note
Le site officiel de l'ÉdeC est en ligne:
economie-de-communion.fr
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