
Vittorio Pelligra, PhD
Department of Economics
University of Cagliari
&
BERG
Behavioural Economics Research Group
V.le S.Ignazio 17
09100 Cagliari
e-mail:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
vai alla mia home page:
di Vittorio Pelligra
pubblicato su Il Portico il 7/04/2013
Scriveva già nel 1848 il grande economista liberale John Stuart Mill, che “La forma di associazione che, se il genere umano continuerà a progredire, ci si può attendere che alla fine predomini, non è quella che può esistere fra un capitalista come capo e gli operai senza alcuna voce nella direzione dell’impresa; ma l’associazione dei lavoratori stessi su un piano di uguaglianza, che possiedano collettivamente il capitale con il quale conducono le loro operazioni e lavorino sotto direttori eletti e destituibili da loro stessi”.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su: Cittanuova.it il 18/02/2013
«Se definiamo la crisi come solo tecnica, troveremo risposte solo tecniche. Per questo sono importanti le domande che ci facciamo». Scrive così Mauro Magatti nel suo ultimo libro La Grande Contrazione (Feltrinelli). E non potrebbe avere più ragione. Se continueremo a pensare a questa crisi solo all’interno della cornice dei modelli economici o delle categorie politologiche, non riusciremo a riconoscerne in maniera nitida i contorni, a chiarirne le cause e a individuare le soluzioni.
Uscire dalla cornice significa oggi, principalmente, rendersi conto che il declino che l’Italia sta vivendo ormai da anni, ha innanzitutto delle basi morali. Dare la colpa all’euro, al rigore della Germania, alla Banca centrale europea, non sono altro che sistemi per allontanare colpe che in realtà sono nella maggior parte dei casi solo nostre.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su Il portico il 28/10/2012
I Beni Comuni (Commons), l’abbiamo ripetuto varie volte negli articoli che Il Portico ha voluto dedicare a questo tema, sono quei beni, materiali e immateriali, di cui tutti abbiamo bisogno, come i boschi, gli oceani, la fiducia generalizzata, il senso civico, etc., che proprio perché “comuni”, hanno la tendenza ad essere sfruttati in eccesso, erosi e consumati fino alla distruzione.
Abbiamo visto come sia possibile contrastare questa tendenza, che gli studiosi definiscono la “tragedia dei beni comuni”, in vari modi: attraverso la responsabilizzazione di una comunità coesa e stabile, attraverso l’esercizio della punizione altruistica e ancora favorendo una maturazione dei valori morali individuali. Per comprendere meglio come tali “soluzioni” possano funzionare e se ancora qualcosa manchi nella composizione di un quadro completo, può essere interessante considerare un caso concreto nel quale il probabile esito “tragico” nella gestione del bene comune è stato riconosciuto e sventato.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su: Cittanuova.it il 23/10/2012
La futura carriera e i futuri guadagni di un giovane americano, oggi, si decidono a partire dall’asilo. L’asilo che frequenti determina la scuola primaria alla quale accederai e questa la high school; poi il college cui potrai iscriverti perché proveniente da quella certa scuola e non da un’altra e infine l’università che accetterà o meno la tua domanda di iscrizione prendendo in considerazione la tua precedente storia scolastica. Tra la qualità dell’università frequentata e il prestigio e i guadagni del successivo impiego, poi, il legame è quasi scontato. Si potrebbe pensare che questo meccanismo sia meritocratico. I migliori avranno accesso alle migliori carriere. Ma in realtà non è affatto così. I migliori asili, scuole primarie e college, infatti, si trovano nei quartieri migliori delle grandi città. Quei quartieri dove il costo delle case non è alla portata di tutti.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su Il Portico del 21/10/2012
La vicenda dell’Isola di Pasqua è molto nota. I suoi abitanti crearono una civiltà avanzata, in grado di produrre enormi manufatti di pietra, i famosi moai, bizzarre figure a mezzo busto che vennero disseminate a centinaia sulle alture dell’isola a scrutare l’orizzonte. Si trattava di una società florida e pacifica ma ad un certo punto qualcosa andò storto. Forse per un eccesso di competizione tra differenti gruppi, gli abitanti dell’isola iniziarono a sfruttare eccessivamente le risorse naturali che avevano a disposizione, gli alberi in particolare iniziarono ad essere tagliati ad un limite insostenibile per l’ecosistema isolano, fino a quando qualcuno, in un momento che ora, retrospettivamente, possiamo considerare tragico, tagliò anche l’ultimo albero rimasto sull’isola.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su Il Portico del 14/10/2012
Secondo la teoria economica i beni comuni sono quei beni di cui tutti abbiamo bisogno, ma di cui nessuno vuol prendersi cura. Per fortuna non sempre la teoria ci azzecca, e infatti vediamo spesso esempi di commons gestiti collettivamente con ragionevole cura e attenzione. Eppure la visione della teoria economica, anche se spesso è smentita dai fatti, non di meno mette in luce un aspetto importante della realtà: i beni comuni sono tanto necessari quanto fragili. Si spiega così l’urgenza di comprendere quali sono gli elementi che facilitano o ostacolano la sopravvivenza di beni come l’aria e l’acqua, il senso civico e la fiducia reciproca, i mari e il paesaggio nel quale siamo inseriti.
di Vittorio Pelligra
pubblicato su Il Portico del 30/09/2012
Quali beni sono più necessari dell’aria, dell’acqua, dei mari, dell’energia, dei boschi, di internet, della conoscenza, della fiducia? Non molti, a dire il vero. Certo, le relazioni interpersonali, contano di più, ma senza fiducia diffusa anche quelle non sono certo veicolo di sviluppo o benessere. Eppure tutti questi beni, e molti altri, come abbiamo visto nell’articolo della scorsa settimana, perché beni comuni, (commons), sono al contempo fondamentali e fragili: ogni persona nella scelta di quanto consumare è portata a considerare solo i suoi benefici individuali, senza considerare i costi sociali e per questa ragione sarà indotto ad un livello eccessivo di consumo che porterà, presto o tardi, alla dissipazione e alla distruzione del bene stesso.
Le site officiel de l'ÉdeC est en ligne:
economie-de-communion.fr
Abbiamo 358 visitatori e un utente online