Eccedenze e disallineamenti

Eccedenze e disallineamenti 01 rid ridIn questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "Eccedenze e disallineamenti", pubblicati su Avvenire dal 2 settembre 2018

 

 

Più bello è l'albero dei figli

Eccedenze e disallineamenti/8 - È prezioso il seme primigenio di ogni umana vocazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 21/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 08 rid«L’altro, l’Uomo, è ab initio il reciprocante. Al contempo, non va dimenticata l’altra faccia della medaglia di questa capacità dell’altro di reciprocarmi. Tale capacità presuppone infatti che l’altro rappresenti una "vita umana" esattamente come la mia, e presuppone quindi l’esistenza di una vita sua e non mia, con un suo io e un suo mondo proprio, esclusivo, che non sono miei, che si trovano al di fuori, al di là, che trascendono la mia vita».

José Ortega y Gasset, L'uomo e la gente

La famiglia, il lavoro, la scuola, sono faccende di reciprocità. La cura che doniamo resta imperfetta se non sperimentiamo, qualche volta, di essere assistiti da chi assistiamo, e nessuna educazione è efficace se mentre fa la sua lezione il docente non impara e cambia insieme ai suoi studenti. Anche il rapporto tra le comunità ideali e le persone che ne sono parte è una faccenda di reciprocità, che vive di una grande vicinanza unita a una reale distanza. Nulla, sulla terra, è più intimo di un incontro nello spirito tra persone chiamate allo stesso destino dalla stessa voce, quando nell’altro vediamo gli stessi desideri del nostro cuore, le stesse parole dette e non dette ci ritornano moltiplicate e sublimate. Si gioisce per le stesse cose, e la gioia aumenta nel vedere che l’altro sta gioendo per le medesime ragioni e allo stesso modo in cui stiamo gioendo noi.

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La demolizione dell’idolo

Eccedenze e disallineamenti/7 - Una fatica inesorabile che tocca a persone e comunità vive

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 07 rid«L’ideale della buona fede è, come quello della sincerità, un ideale di essere in-sé. Ogni credenza non è mai abbastanza credenza, non si crede mai a ciò che si crede».

J.P. Sartre, L'essere e il nulla

Chi ha fatto della fede il fondamento della propria vita – ogni fede, non solo quella religiosa –, chi l’ha fatta diventare il tema esistenziale e non un tema tra tanti, vive costantemente nella paura di aver fondato la propria vita su un inganno, di aver costruito un edificio mirabile sul niente. Per molto tempo questa paura resta latente, soprattutto da giovani, quando compare di tanto in tanto e poi ci saluta per lasciarci vivere in pienezza il tempo dell’incanto, necessario per spiccare i folli voli. Ma, sotto terra, cresce insieme alla fede. Finché, in una fase adulta dell’esistenza emerge, si impone con una forza invincibile. Ci sorprende, ci turba molto, non ci fa dormire.

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Il cielo s’impara scendendo

Eccedenze e disallineamenti/6 - Si vede Dio grazie agli occhi incontrati di uomini e donne

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 06 rid«Con Mosè finisce l’alpinismo della storia sacra, che è iniziato alla rovescia, in discesa, con Noè che si ritrova attraccato alla cima dell’Ararat col suo barcone a cesto e da lì scende insieme ai rappresentanti della zoologia salvata..»

Erri De Luca, Sottosopra

La civiltà occidentale si è costruita attorno all’idea di ricchezza e di sviluppo intesi come accumulo di cose e come crescita. Questo principio della quantità si è poi sposato con la convinzione ancestrale che la purezza e la perfezione stiano in alto e l’imperfezione in basso; che l’impuro abbia a che fare con la terra e con le mani, e il puro con il cielo. Che lo spirito è superiore perché non è materia, non è corpo. E quindi i lavori che toccano la terra e usano le mani sono bassi, impuri, infimi, mentre quelli che usano l’intelletto sono nobili, alti, spirituali, santi. Questa visione arcaica della vita buona come "crescere verso l’alto" ha attraversato quasi indenne tutta la Bibbia, nonostante la dura lotta che i profeti, i libri sapienziali e Gesù hanno ingaggiato con essa. E, con l’aiuto di un’anima della filosofia greca e della gnosi, ci siamo ritrovati in un Medioevo e poi una modernità molto poco biblici, con trattati di mistica che leggevano la vita spirituale come scalata del "dilettoso monte", come accumulo di beni mistici, combattimento contro il corpo e la carne. Abbiamo quindi esteso la legge della crescita verso l’alto anche alla vita spirituale, immaginata come un aumento, un salire e una liberazione dal corpo per volare leggeri nel cielo dello spirito.

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La verità non sta nel successo

Eccedenze e disallineamenti/5 - La vocazione è bene d’esperienza e va "consumata"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 05 rid«Sono puro, sono puro! Queste parole, che i morti dell’antico Egitto portavano con sé come un viatico per l’ultimo viaggio, sono parole adatte forse alle mummie delle necropoli, ma nessun vivo potrebbe pronunciarle in buona fede.»

Vladimir Jankélévitch, Il puro e l’impuro

La prima e più preziosa dote che porta con sé chi approda in una comunità, è l’esperienza della voce che lo ha chiamato. La natura di questo dialogo mirabile, fatto di poche parole e di molto corpo, è l’impronta digitale spirituale della persona. Si forma nel "seno materno" e poi non cambia più per tutta la vita. In caso di ferite la pelle ricresce con le stesse caratteristiche uniche e irripetibili. E non è raro che quando abbiamo conosciuto una persona nel tempo del primo incontro vocazionale e poi l’abbiamo rincontrata dopo decenni, molto cambiata, prima di riconoscerla nei mutati tratti somatici la riconosciamo da quell'impronta spirituale, che è rimasta oltre le vicende che ne hanno trasformato il corpo e l’anima - possiamo diventare molto diversi, a volte anche molto brutti, ma quell'impronta è lì, sarà lì con noi fino alla fine, e anche se decidiamo di cancellarla o di rimuoverla con la chirurgia, lei resta tenace, ad attenderci fedele, più fedele di noi.

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Il mistero non è un mestiere

Eccedenze e disallineamenti/4 - Seguire la nuda voce, docili alla mano sugli occhi

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 04 ridIl Maestro disse: «A quindici anni, mi applicai allo studio. A trenta, mi feci un’opinione. A quaranta non ebbi più dubbi. A cinquanta, conobbi il volere del cielo. A sessanta, il mio orecchio si mise in sintonia. A settanta, seguo tutti i desideri del mio cuore senza infrangere nessuna regola»

I detti di Confucio, 2.4

Le comunità ideali e spirituali possono sperare di diventare autentici luoghi di fioritura umana se riescono a camminare sull’orlo del proprio disfacimento. Quando invece la paura della possibilità della propria fine diventa troppo forte e prevale, la vita dei membri appassisce per carestia di aria e di cielo. Soltanto i crinali delle alte quote consentono la vista di panorami abbastanza larghi da (quasi) appagare il desiderio di infinito che spinge le persone con "vocazione" a donare la propria vita a comunità cui affidano pezzi essenziali di libertà e di interiorità. Ma appena la carovana perde quota in cerca di bivacchi sicuri dove fissare le tende, i luoghi e gli orizzonti diventano immediatamente troppo angusti: dobbiamo solo smontare presto il campo e riprendere la scalata. Sui crinali si rischia di scivolare e precipitare, ma solo lì si sfiora il cielo. Molte comunità si sono estinte perché, semplicemente, hanno cercato di far vivere veramente le loro persone (e, qualche volta, un germoglio è rispuntato dal tronco abbattuto); altre non sono morte perché non hanno mai iniziato a vivere osando la vita piena. Il cristianesimo è nato dal disfacimento della sua prima comunità. Gesù ha salvato i suoi perché non li ha "salvati" in un luoghi sicuri e prudenti. Scivolò negli inferi, e da lì, nello stupore di tutti, iniziò la resurrezione.

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La benedizione delle ghiande

Eccedenze e disallineamenti/3 - Si può andare come figlio e tornare da padre e madre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 03 ridLa docilità del legno era la sua. Non era più albero che camminava, come gli aveva rivelato il cieco di Betsaida, ora era piantato al suolo e tutti i suoi passi finivano lì a piedi giunti e braccia spalancate come rami Il Golgota è un’altura spellata, senza vegetazione. Sulla cima ora spuntava un uomo albero, innestato a sangue

Erri De Luca, Indagine su un falegname

Nel corso della loro esistenza, le persone sviluppano molte più dimensioni di quelle utili alla comunità nella quale vivono e crescono. Perché il "compito" che dobbiamo svolgere nel mondo è sempre eccedente rispetto alla missione istituzionale della nostra organizzazione o comunità, che resta più piccola per quanto larga e straordinaria sia. Nessuna istituzione è più grande di una singola persona, perché mentre l’intelligenza collettiva di un gruppo o di una comunità riesce a risolvere problemi cognitivi molto più complessi e ricchi di quelli che riesce a vedere e a pensare l’intelligenza individuale, l’anima di una persona è sempre più complessa e ricca dell’"anima" della comunità.

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E la comunità diventò ritorno

Eccedenze e disallineamenti/2 - Andare, farsi contagiare, rinnovare l’alleanza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 02 ridCoi vecchi nostri canti che sai, voci di cose piccole e care, t’addormiremo, vecchio; e potrai ricominciare.
E quando il mare, nella tua sera, mesto nell’ombra manda il suo grido, sciogliere ancora potrai la nera nave dal lido.
Vedrai le terre de’ tuoi ricordi, del tuo patire dolce e remoto

Giovanni Pascoli Il ritorno

Al cuore di ogni persona si trova un mistero che si svela, e solo in parte, nel corso dell’intera vita, non di rado nell’ultimo suo tratto. Anche le persone con molti talenti, persino quelle davvero geniali, si trovano in una condizione di conoscenza parziale e imperfetta del proprio “carisma”, delle potenzialità inespresse, degli auto-inganni e delle illusioni passate e presenti. Quando, allora, una persona incontra una voce che la chiama e la sua vita subisce una sterzata radicale, se risponde e inizia a camminare non sa né può sapere quale sarà lo sviluppo di quell’incontro, quali i frutti, i dolori, le grandi sorprese. In un matrimonio, in una vocazione artistica o religiosa, la parte meravigliosa sono le potenzialità sconosciute e infinite. Non sappiamo cosa diventeremo noi, cosa diventerà l’altro cui ci leghiamo, cosa il nostro rapporto. Come diventerà Dio.

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I molti colori del cigno

Eccedenze e disallineamenti/1 - Infinito è il valore che conduce oltre la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 01 ridLa logica del Cigno nero rende ciò che non si sa molto più importante di ciò che si sa

Nassim N. Taleb Il cigno nero

Il “cigno nero” è quell’evento altamente improbabile e dagli effetti molto rilevanti, il cui arrivo non poteva essere né previsto né spiegato sulla base dei fatti del passato. Il cigno nero – l’espressione proviene dalla scoperta di cigni neri in Australia, che confutò la tesi, considerata certa: “tutti i cigni sono bianchi” – è il grande nemico anche delle imprese e delle organizzazioni, per i suoi effetti potenzialmente devastanti.

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