Editoriali Avvenire92

 

 

In questa categoria sono contenuti tutti gli editoriali di Luigino Bruni su Avvenire da luglio 2011.

 

I poveri non sono maledetti

L'esilio e la promessa/6 - La nuova e vera festa è là dove non sembra esserci alcun "merito"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/12/2018

Ezechiele 06 rid«E forse pace avremo
quando tutto sarà perduto
e inutili sentiremo le parole
e questi incontri che ci illudono.

Allora l'angoscia sarà
d'avere scoperto ― troppo tardi ―
questa smarrita esistenza …»

David Maria Turoldo, da O sensi miei

Le vigilie segnano il ritmo delle feste e della loro attesa. È il tempo nel quale il giorno diverso si prepara e matura, quando si forma e cresce il desiderio. I bambini sono i grandi esperti delle vigilie – dei compleanni, del primo giorno di scuola, della gita. Loro sanno che nel “villaggio” il sabato è un giorno bello perché sarà seguito da un giorno ancora più bello. Perché sanno che le feste sono vere, che non sono soltanto l’illusione di un desiderio strozzato nel momento in cui si compie, perché veri sono i genitori, i maestri, i compagni, perché sono veri i doni. È la verità della festa che rende veri il desiderio e l’attesa nella sua vigilia. Una innovazione del nostro tempo è l’invenzione di vigilie senza festa, perché nell’era delle feste scandite dal business ci restano solo le vigilie. Non sapendo, collettivamente, chi e che cosa festeggeremo veramente, restiamo in una successione continua di “sabati del villaggio”. Alla viglia di Natale seguirà la vigilia dei saldi, e poi quella di san Valentino, e così via per tutto l’anno, dove nuove vigilie ci faranno dimenticare la tristezza della festa negata. E l’anno volerà via velocissimo, perché derubato del tempo diverso della festa, che starebbe lì per farci gustare un boccone di eternità – anche se vivremo più anni dei nostri nonni, stiamo vivendo giorni molto più brevi dei loro.

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La fede che «converte» Dio

L'esilio e la promessa/5 - Mestiere del profeta è pure la "seconda preghiera"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/12/2018

Ezechiele 05 rid«La maldicenza uccide tre persone: colui che la diffonde, colui che l’ascolta e colui di cui si parla; ma chi l’ascolta ancor più di colui che la diffonde»

Mosé Maimonide, Norme di vita morale

Le religioni e le fedi sono anche luoghi di soddisfazione dei bisogni umani, perché nessuna religione ha trascurato la dimensione materiale e corporea della vita. Pesci, pane, manna, quaglie, acqua, focacce, schiacciate d’uva: la Bibbia potrebbe anche essere letta come una storia del cibo, della convivialità, dei beni. La terra promessa è una terra dove scorrono latte e miele. Ma anche per questa loro dimensione concreta e intera, le fedi hanno una tendenza intrinseca a rimpicciolirsi e ridursi a un mercato dove ogni bene domandato incontra la sua offerta pagando il relativo prezzo, trasformandosi così in idolatrie o magie. La preghiera autentica può vivere e crescere solo dentro un incontro di gratuità. La provvidenza non si compra, arriva come eccedenza sopra il nostro piccolo registro contrattuale. Il Dio biblico è il Dio del Patto, dove il vero bene offerto è una prossimità, una presenza. Come nelle comunità, che soddisfano bisogni essenziali (la sicurezza affettiva, il calore, anche bisogni concreti ed economici) se ciascuno sa attingere a una interiorità più profonda dei bisogni, dove si genera la parte più intima e bella delle comunità. I profeti sono gelosi custodi di questa bellezza più grande, che sa convivere con una indigenza che nutre il sogno e il bisogno di Dio.

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Ricordare è verbo di futuro

L'esilio e la promessa/4 - Saper essere fedeli al «resto» vero del nostro cuore»

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/12/2018

Ezechiele 04 rid«Col cercare le origini si diventa gamberi. Lo storico guarda a ritroso; e finisce anche per credere a ritroso»
Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli

Sono i segni religiosi quelli che più incidono la terra e dicono il carattere di una cultura. Templi, altari, edicole, croci, steli separano nel territorio il sacro dal profano, rivelano e danno nomi e vocazioni alle terre, trasformano gli spazi in luoghi. La terra porta iscritte nelle sue ferite i nostri vizi e le nostre virtù. Accoglie mite le nostre tracce, si lascia, mansueta, associare alle nostre sorti, e con una sua misteriosa e reale reciprocità comunica con noi. Tra le note della profezia c’è anche la capacità di interpretate il linguaggio della creazione, di raccontarcelo, di parlare al nostro posto e in nostro nome. Cosa direbbero, oggi, i profeti di fronte piaghe che stiamo producendo nel nostro pianeta? Quali parole di fuoco pronunzierebbero di fronte alle nostre "alture" popolate di idoli? Come profetizzerebbero davanti alle nostre miopie e ai nostri egoismi collettivi? Forse griderebbero, comporrebbero nuovi poemi, canterebbero, cantano, Laudato si’.

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Tra il mantello e il cuore

L'esilio e la promessa/3 - Il compito di annunciare la dura prova e di seminare il futuro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/11/2018

Ezechiele 03 rid«Il fatto paradossale è che il sacro si manifesta, e di conseguenza si limita e cessa di essere assoluto. È questo il grande mistero, il mysterium tremendum: il fatto che il sacro accetta di limitarsi»

Mircea Eliade, Miti, sogni e misteri

Siamo cercatori instancabili di consolazioni. Ne abbiamo un tale bisogno che le barattiamo quasi sempre con le illusioni. La profezia è una grande generatrice di consolazioni vere, ma siccome non sono né scontate né in saldo, noi ci mettiamo in coda nei grandi magazzini dove abbondano le illusioni a buon mercato. Le consolazioni non illusorie dei profeti convivono infatti con una esigenza assoluta di verità, arrivano solo dentro questa verità offerta a prezzo-valore pieno.

“Figlio dell'uomo, prendi una tavoletta d'argilla, mettila dinanzi a te, incidici sopra una città, e disponi intorno ad essa l'assedio: rizza torri, costruisci terrapieni, schiera gli accampamenti e colloca intorno gli arieti” (Ezechiele 4,1-2). Dopo le prime visioni, Ezechiele ora riceve il comando di realizzare una sorta di plastico per rappresentare l’assedio di una città. E una volta terminata l’opera sotto gli occhi certamente sorpresi dei suoi connazionali non dice ‘questa è Babilonia’, come forse i suoi compagni esiliati si attendevano e speravano, ma “questa è Gerusalemme” (5,5). È proprio la città santa che sta per essere assediata dai babilonesi. Nessuna consolazione per chi, seguendo gli oracoli dei falsi profeti, voleva credere nella inespugnabilità della città di Davide, perché protetta dal suo Dio diverso.

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Salviamo i «nativi» del Black Friday

La religione del consumo e i suoi riti sacrificali. Una analisi alla radice della natura vera del «black friday».

Di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 23/11/2018

Black friday 2018 02 ridSe qualcuno avesse ancora qualche dubbio che il nostro capitalismo sia diventato qualcosa di molto simile a una religione, deve solo farsi oggi un giro sul web e nei principali centri commerciali, guardarsi bene attorno e poi cercare di capire che cosa sta veramente accadendo. Nei luoghi dove si celebra il Black Friday sta accadendo qualcosa di molto simile a un fenomeno religioso, che ha molti tratti in comune con le funzioni delle religioni tradizionali.

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Ma ogni chiamata è prova

L'esilio e la promessa/2 -È l’intero corpo lo strumento con il quale il profeta suona le sue melodie di cielo e di terra. E il primo mutismo di Ezechiele ci dice cose importanti sulla vita e sulle vocazione.  

Di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 17/11/2018

Ezechiele"Non ci sono più profeti? Non possiamo dirlo; l’importante è distinguere i falsi dai veri profeti, e questo vale per tutte le epoche. Forse l’elemento fondamentale per distinguerli è questo: il falso profeta si sente profeta e il vero profeta non si sente profeta"

Paolo De Benedetti, Elia

Chiunque si ritrova a scrivere per rispondere a una chiamata interiore ha sperimentato, almeno una volta nella vita, che quelle parole che scrive sono state prima ricevute e "mangiate". Le parole scritte che non sono vanitas nascono dal sangue e dalla carne, e così riescono a raggiungere il sangue e la carne di chi le legge, e lasciare il segno (in-segnano). Quando, ogni tanto, sentiamo che una parola diversa ci tocca, ci insegna e ci cambia (e se non ci è mai capitato non abbiamo ancora iniziato veramente a leggere), quella parola aveva già toccato e segnato il corpo di chi l’aveva scritta, perché era uscita da una ferita. La profezia è un evento di parola, di parole e di corpo. Perché tra la parola ricevuta e quella detta e scritta c’è il corpo del profeta. È l’intero suo corpo lo strumento con il quale il profeta suona le sue melodie di cielo e di terra. Tutti i profeti, soprattutto Ezechiele.

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Più bello è l'albero dei figli

Eccedenze e disallineamenti/8 - È prezioso il seme primigenio di ogni umana vocazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 21/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 08 rid«L’altro, l’Uomo, è ab initio il reciprocante. Al contempo, non va dimenticata l’altra faccia della medaglia di questa capacità dell’altro di reciprocarmi. Tale capacità presuppone infatti che l’altro rappresenti una "vita umana" esattamente come la mia, e presuppone quindi l’esistenza di una vita sua e non mia, con un suo io e un suo mondo proprio, esclusivo, che non sono miei, che si trovano al di fuori, al di là, che trascendono la mia vita».

José Ortega y Gasset, L'uomo e la gente

La famiglia, il lavoro, la scuola, sono faccende di reciprocità. La cura che doniamo resta imperfetta se non sperimentiamo, qualche volta, di essere assistiti da chi assistiamo, e nessuna educazione è efficace se mentre fa la sua lezione il docente non impara e cambia insieme ai suoi studenti. Anche il rapporto tra le comunità ideali e le persone che ne sono parte è una faccenda di reciprocità, che vive di una grande vicinanza unita a una reale distanza. Nulla, sulla terra, è più intimo di un incontro nello spirito tra persone chiamate allo stesso destino dalla stessa voce, quando nell’altro vediamo gli stessi desideri del nostro cuore, le stesse parole dette e non dette ci ritornano moltiplicate e sublimate. Si gioisce per le stesse cose, e la gioia aumenta nel vedere che l’altro sta gioendo per le medesime ragioni e allo stesso modo in cui stiamo gioendo noi.

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La demolizione dell’idolo

Eccedenze e disallineamenti/7 - Una fatica inesorabile che tocca a persone e comunità vive

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 07 rid«L’ideale della buona fede è, come quello della sincerità, un ideale di essere in-sé. Ogni credenza non è mai abbastanza credenza, non si crede mai a ciò che si crede».

J.P. Sartre, L'essere e il nulla

Chi ha fatto della fede il fondamento della propria vita – ogni fede, non solo quella religiosa –, chi l’ha fatta diventare il tema esistenziale e non un tema tra tanti, vive costantemente nella paura di aver fondato la propria vita su un inganno, di aver costruito un edificio mirabile sul niente. Per molto tempo questa paura resta latente, soprattutto da giovani, quando compare di tanto in tanto e poi ci saluta per lasciarci vivere in pienezza il tempo dell’incanto, necessario per spiccare i folli voli. Ma, sotto terra, cresce insieme alla fede. Finché, in una fase adulta dell’esistenza emerge, si impone con una forza invincibile. Ci sorprende, ci turba molto, non ci fa dormire.

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Mai offendere i poveri

Editoriali - Un dibattito incompetente

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire del 09/10/2018

181009 Mai offendere i poveri ridIl primo e radicale problema di chi scrive, legifera e si occupa di povertà è l’incompetenza, perché non essendo in genere poveri non possediamo quella conoscenza specifica che ha soltanto chi è dentro una condizione di povertà. I discorsi e le azioni sulle povertà sono spesso inefficaci, se non dannosi, perché la mancanza di competenza li rende astratti. Non è certamente un caso che due tra i maggiori studiosi della povertà, Muhammad Yunus (premio Nobel per la pace) e Amartya Sen (premio Nobel per l’economia) sono originari rispettivamente del Bangladesh e dell’India, ed entrambi vengono da esperienze di contatto con le povertà vere e si sono sporcati le mani per contribuire a far nascere istituzioni e progetti per alleviare le povertà (la Grameen Bank e l’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite). Per capire e operare nelle povertà il buon senso non basta e spesso produce molti danni. Dobbiamo invece lavorare molto, facendo di tutto per acquisire, con lo studio e la frequentazione delle persone che si vorrebbero aiutare, le competenze che non si hanno, ma che si devono avere.

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Il cielo s’impara scendendo

Eccedenze e disallineamenti/6 - Si vede Dio grazie agli occhi incontrati di uomini e donne

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/10/2018

Eccedenze e disallineamenti 06 rid«Con Mosè finisce l’alpinismo della storia sacra, che è iniziato alla rovescia, in discesa, con Noè che si ritrova attraccato alla cima dell’Ararat col suo barcone a cesto e da lì scende insieme ai rappresentanti della zoologia salvata..»

Erri De Luca, Sottosopra

La civiltà occidentale si è costruita attorno all’idea di ricchezza e di sviluppo intesi come accumulo di cose e come crescita. Questo principio della quantità si è poi sposato con la convinzione ancestrale che la purezza e la perfezione stiano in alto e l’imperfezione in basso; che l’impuro abbia a che fare con la terra e con le mani, e il puro con il cielo. Che lo spirito è superiore perché non è materia, non è corpo. E quindi i lavori che toccano la terra e usano le mani sono bassi, impuri, infimi, mentre quelli che usano l’intelletto sono nobili, alti, spirituali, santi. Questa visione arcaica della vita buona come "crescere verso l’alto" ha attraversato quasi indenne tutta la Bibbia, nonostante la dura lotta che i profeti, i libri sapienziali e Gesù hanno ingaggiato con essa. E, con l’aiuto di un’anima della filosofia greca e della gnosi, ci siamo ritrovati in un Medioevo e poi una modernità molto poco biblici, con trattati di mistica che leggevano la vita spirituale come scalata del "dilettoso monte", come accumulo di beni mistici, combattimento contro il corpo e la carne. Abbiamo quindi esteso la legge della crescita verso l’alto anche alla vita spirituale, immaginata come un aumento, un salire e una liberazione dal corpo per volare leggeri nel cielo dello spirito.

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La verità non sta nel successo

Eccedenze e disallineamenti/5 - La vocazione è bene d’esperienza e va "consumata"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 05 rid«Sono puro, sono puro! Queste parole, che i morti dell’antico Egitto portavano con sé come un viatico per l’ultimo viaggio, sono parole adatte forse alle mummie delle necropoli, ma nessun vivo potrebbe pronunciarle in buona fede.»

Vladimir Jankélévitch, Il puro e l’impuro

La prima e più preziosa dote che porta con sé chi approda in una comunità, è l’esperienza della voce che lo ha chiamato. La natura di questo dialogo mirabile, fatto di poche parole e di molto corpo, è l’impronta digitale spirituale della persona. Si forma nel "seno materno" e poi non cambia più per tutta la vita. In caso di ferite la pelle ricresce con le stesse caratteristiche uniche e irripetibili. E non è raro che quando abbiamo conosciuto una persona nel tempo del primo incontro vocazionale e poi l’abbiamo rincontrata dopo decenni, molto cambiata, prima di riconoscerla nei mutati tratti somatici la riconosciamo da quell'impronta spirituale, che è rimasta oltre le vicende che ne hanno trasformato il corpo e l’anima - possiamo diventare molto diversi, a volte anche molto brutti, ma quell'impronta è lì, sarà lì con noi fino alla fine, e anche se decidiamo di cancellarla o di rimuoverla con la chirurgia, lei resta tenace, ad attenderci fedele, più fedele di noi.

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Il mistero non è un mestiere

Eccedenze e disallineamenti/4 - Seguire la nuda voce, docili alla mano sugli occhi

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 04 ridIl Maestro disse: «A quindici anni, mi applicai allo studio. A trenta, mi feci un’opinione. A quaranta non ebbi più dubbi. A cinquanta, conobbi il volere del cielo. A sessanta, il mio orecchio si mise in sintonia. A settanta, seguo tutti i desideri del mio cuore senza infrangere nessuna regola»

I detti di Confucio, 2.4

Le comunità ideali e spirituali possono sperare di diventare autentici luoghi di fioritura umana se riescono a camminare sull’orlo del proprio disfacimento. Quando invece la paura della possibilità della propria fine diventa troppo forte e prevale, la vita dei membri appassisce per carestia di aria e di cielo. Soltanto i crinali delle alte quote consentono la vista di panorami abbastanza larghi da (quasi) appagare il desiderio di infinito che spinge le persone con "vocazione" a donare la propria vita a comunità cui affidano pezzi essenziali di libertà e di interiorità. Ma appena la carovana perde quota in cerca di bivacchi sicuri dove fissare le tende, i luoghi e gli orizzonti diventano immediatamente troppo angusti: dobbiamo solo smontare presto il campo e riprendere la scalata. Sui crinali si rischia di scivolare e precipitare, ma solo lì si sfiora il cielo. Molte comunità si sono estinte perché, semplicemente, hanno cercato di far vivere veramente le loro persone (e, qualche volta, un germoglio è rispuntato dal tronco abbattuto); altre non sono morte perché non hanno mai iniziato a vivere osando la vita piena. Il cristianesimo è nato dal disfacimento della sua prima comunità. Gesù ha salvato i suoi perché non li ha "salvati" in un luoghi sicuri e prudenti. Scivolò negli inferi, e da lì, nello stupore di tutti, iniziò la resurrezione.

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L'ideologia del business, fede del nostro tempo

Agorà, Il libro - Già Saint Simon nel 1803 profetizzava che il capitalismo sarebbe divenuto un culto idolatrico capace di sostituirsi al cristianesimo. E al centro del tempio c’è il dio-consumatore

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/09/2018

Capitlismo infelice Avvenire ridPubblichiamo uno stralcio del libro di Luigino Bruni "Capitalismo infelice. Vita umana e religione del profitto" edito da Giunti (pagine 160, euro 16,00), che è da oggi in libreria. Viene pubblicato nella nuova collana 'Terra futura' (che Giunti realizza in collaborazione con Slow Food editore e l’Università di scienze gastronomiche) che per ora conta altri tre titoli tutti in uscita lo stesso giorno.

Mircea Eliade, il grande antropologo romeno, nel suo classico saggio Il sacro e il profano , scriveva: «L’uomo moderno ha desacralizzato il suo mondo e ha deciso di vivere un’esistenza profana. Basterà constatare il fatto che la desacralizzazione caratterizza l’esperienza totale dell’uomo non religioso delle società moderne». Se Eliade fosse vissuto oggi, molto probabilmente non avrebbe scritto questa frase, perché si sarebbe accorto che il capitalismo del XXI secolo sta risacralizzando il mondo, sebbene in un modo tutto nuovo e diverso dal mondo sacro di cui parlava Eliade. E, quasi certamente, la neo-sacralizzazione del nostro tempo Eliade e i suoi colleghi del Novecento l’avrebbero chiamata neo-idolatria.

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La benedizione delle ghiande

Eccedenze e disallineamenti/3 - Si può andare come figlio e tornare da padre e madre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 03 ridLa docilità del legno era la sua. Non era più albero che camminava, come gli aveva rivelato il cieco di Betsaida, ora era piantato al suolo e tutti i suoi passi finivano lì a piedi giunti e braccia spalancate come rami Il Golgota è un’altura spellata, senza vegetazione. Sulla cima ora spuntava un uomo albero, innestato a sangue

Erri De Luca, Indagine su un falegname

Nel corso della loro esistenza, le persone sviluppano molte più dimensioni di quelle utili alla comunità nella quale vivono e crescono. Perché il "compito" che dobbiamo svolgere nel mondo è sempre eccedente rispetto alla missione istituzionale della nostra organizzazione o comunità, che resta più piccola per quanto larga e straordinaria sia. Nessuna istituzione è più grande di una singola persona, perché mentre l’intelligenza collettiva di un gruppo o di una comunità riesce a risolvere problemi cognitivi molto più complessi e ricchi di quelli che riesce a vedere e a pensare l’intelligenza individuale, l’anima di una persona è sempre più complessa e ricca dell’"anima" della comunità.

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E la comunità diventò ritorno

Eccedenze e disallineamenti/2 - Andare, farsi contagiare, rinnovare l’alleanza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 02 ridCoi vecchi nostri canti che sai, voci di cose piccole e care, t’addormiremo, vecchio; e potrai ricominciare.
E quando il mare, nella tua sera, mesto nell’ombra manda il suo grido, sciogliere ancora potrai la nera nave dal lido.
Vedrai le terre de’ tuoi ricordi, del tuo patire dolce e remoto

Giovanni Pascoli Il ritorno

Al cuore di ogni persona si trova un mistero che si svela, e solo in parte, nel corso dell’intera vita, non di rado nell’ultimo suo tratto. Anche le persone con molti talenti, persino quelle davvero geniali, si trovano in una condizione di conoscenza parziale e imperfetta del proprio “carisma”, delle potenzialità inespresse, degli auto-inganni e delle illusioni passate e presenti. Quando, allora, una persona incontra una voce che la chiama e la sua vita subisce una sterzata radicale, se risponde e inizia a camminare non sa né può sapere quale sarà lo sviluppo di quell’incontro, quali i frutti, i dolori, le grandi sorprese. In un matrimonio, in una vocazione artistica o religiosa, la parte meravigliosa sono le potenzialità sconosciute e infinite. Non sappiamo cosa diventeremo noi, cosa diventerà l’altro cui ci leghiamo, cosa il nostro rapporto. Come diventerà Dio.

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I molti colori del cigno

Eccedenze e disallineamenti/1 - Infinito è il valore che conduce oltre la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/09/2018

Eccedenze e disallineamenti 01 ridLa logica del Cigno nero rende ciò che non si sa molto più importante di ciò che si sa

Nassim N. Taleb Il cigno nero

Il “cigno nero” è quell’evento altamente improbabile e dagli effetti molto rilevanti, il cui arrivo non poteva essere né previsto né spiegato sulla base dei fatti del passato. Il cigno nero – l’espressione proviene dalla scoperta di cigni neri in Australia, che confutò la tesi, considerata certa: “tutti i cigni sono bianchi” – è il grande nemico anche delle imprese e delle organizzazioni, per i suoi effetti potenzialmente devastanti.

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Così lo sguardo femminile può cambiare l’economia

Perché ripartire da beni comuni e beni relazionali. Dalla relazione che l’economista Luigino Bruni ha tenuto ieri nella seconda giornata dell’Incontro mondiale delle famiglie in corso a Dublino.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/08/2018

Famiglia Avvenire ridEconomia è una parola greca che rimanda direttamente alla casa (oikos nomos, regole per gestire la casa), quindi alla famiglia. Eppure l’economia moderna, e ancor più quella contemporanea, si è pensata come un ambito retto da principi diversi, distinti e per molti versi opposti ai principi e ai valori che hanno sempre retto e continuano a reggere la famiglia. Un principio fondante la famiglia, forse il primo e quello sottostante gli altri, è quello di gratuità, che è quanto è di più distante dall’economia capitalistica, che conosce surrogati della gratuità (sconti, filantropia, saldi) che svolgono la funzione di immunizzare i mercati dalla gratuità vera.

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Resterà un grande candore

Più grandi della colpa/31 - Si può essere «re» quando non si smette di essere figli

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/08/2018

Piu grandi della colpa 31 rid«Io non vivo in me ma fuori
Io sono manchevole io faccio
continuamente errori
Non so perché forse non più degli altri
Ma a me pare di farne di più…
Oh fuori ci sono gli alberi
Ci sono gli uccelli e i fiori..»

Nicola Gardini, Io non vivo in me ma fuori

«Queste sono le ultime parole di Davide: "...Lo spirito di YHWH ha parlato attraverso di me, la sua parola è sulla mia lingua"... mi ha detto: "Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra"» (2 Samuele 23, 1-4). Anche se nella Bibbia Davide parlerà ancora (1 Libro dei re), per i Libri di Samuele queste sono "le ultime parole di Davide", come un testamento. Qui il re Davide parla da profeta, come chi ha ricevuto una nuova lingua con cui annunciare (nel suo caso anche cantare) la parola di YHWH – e terminerà il libro come sacerdote. L’autore sa che anche noi, giunti oramai alla fine della sua vita, possiamo testimoniare che Davide ha veramente detto parole diverse e più alte delle sue e delle nostre. Le ha dette mescolandole con parole basse, più basse e vili delle nostre; ma Dio ha parlato in Davide proprio dalle ferite della sua ambivalente umanità.

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Non è solo il Dio dei forti

Più grandi della colpa/30 - L’ultimo capitolo arriva spesso con un tempo diverso

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/08/2018

Piu grandi della colpa 30 rid«Mosè vide che il Signore scriveva la parola "Longanime" nella Torah e domandò: «Questo significa che tu sei paziente con i devoti?». «No, io lo sono anche con gli empi». «Come? – esclamò Mosè – Gli empi meritano di morire». L’Eterno non replicò.»

Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei

Anche nelle storie più grandi arriva l’ultimo capitolo. Qualche volta è il capitolo più bello, sempre è il distillato dell’intera vita. Ma mentre nei romanzi il bravo lettore sa individuare il momento in cui la linea del racconto subisce l’ultima torsione e si avvia alla conclusione, quando proviamo a leggere il nostro libro che stiamo scrivendo, non siamo quasi mai capaci di cogliere il momento dell’inizio del declino, e cambiare. Perché, semplicemente, amiamo troppo la vita e le sue parole, e perché amiamo troppo le illusioni. E così, l’ultima pagina ci coglie sovente impreparati, perché non siamo riusciti a inserirla all’interno dell’ultimo capitolo, che le avrebbe dato ritmo e senso. Perdiamo la trama della storia, e qualche volta ci smarriamo.

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È lievito il gesto della madre

pdf 180805 Avvenire Più grandi della colpa 29 È lievito il gesto della madre Bruni

Più grandi della colpa/29 - Per ricordarci sempre che ogni figlio è figlio di tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/08/2018

Piu grandi della colpa 29 rid«In Cielo ella è sicura di ritrovare tua madre, ed è anche certa di ritrovare l’altra tua nonna. Donna Maria Vincenza m’assicurò che se il Padre Eterno non ti prende direttamente sotto la sua protezione, loro tre eleveranno tali proteste che il Paradiso si trasformerà in un vero e proprio inferno»

Ignazio Silone, Il seme sotto la neve

Molte patologie delle religioni ebraico-cristiane e della civiltà occidentale che da esse è originata, sono conseguenza diretta del matrimonio che si è venuto a creare tra fede ed economia. La comprensione del peccato come debito è all’origine e al cuore dell’umanesimo biblico, che ha determinato una visione mercantile della religione e della salvezza. E quando la logica debito-credito si estende dalla terra al cielo, prende corpo una organizzazione forse più astratta del nostro capitalismo finanziario.

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È femminile la parola di pace

Più grandi della colpa/28 - Sarebbe bello vedere la storia con occhi di madre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/07/2018

Piu grandi della colpa 28 rid«Il gran visir il quale era suo malgrado il ministro di tanta ferocia, aveva due figlie, la maggiore delle quali aveva nome Scheherazade, e l’altra Dinarzade. Un dì che stavano insieme a colloquio, Scheherazade gli disse: Padre, io ho in animo di fermare il corso delle barbarie che il sultano esercita sulle famiglie di questa città; voglio dissipare il giusto timore che hanno tante madri di perdere le loro figliuole in sì funesta maniera»

Le Mille e una notte

Le parole possono uccidere, ma sanno anche allontanare la morte. È logos il primo nemico di tanatos. Finché abbiamo ancora qualcosa da raccontare, possiamo rinviare di un giorno il suo arrivo, e, forse, quando giungerà perché avremo terminato il nostro racconto, scopriremo che avevamo ancora una storia da raccontare, ed era quella per lei.

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In questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "Più grandi della colpa" a commento del libro di Samuele, pubblicati su Avvenire dal 21 gennaio 2018
 

 

IT - L'esilio e la promessa

L'esilio e la promessa

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In questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "L'esilio e la promessa" a commento del libro di Ezechiele, pubblicati su Avvenire dall' 11 novembre 2018
 

 

IT - Altre serie

Altre serie...

Da questa categoria si accede alle serie tematiche di editoriali di Luigino Bruni su Avvenire:

 

 Logo nuovo lessico rid modIl nuovo lessico del ben vivere sociale

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Sole di mezzanotte ridLa grande transizione

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Logo rigenerazioni rid modRigenerazioni

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Margherita gialla ridLe voci dei giorni

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IT - Eccedenze e disallineamenti

Eccedenze e disallineamenti

Eccedenze e disallineamenti 01 rid ridIn questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "Eccedenze e disallineamenti", pubblicati su Avvenire dal 2 settembre 2018

 

 

Sul confine e oltre

Sul confine e oltre

Moletto Cascais 150In questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "Sul confine e oltre", pubblicati su Avvenire dal 22 gennaio  2017

 

 

IT - Capitali narrativi

Capitali narrativi

Foto Serie rid 150In questa categoria sono disponibili gli editoriali di Luigino Bruni della serie "Capitali narrativi", pubblicati su Avvenire dal 12 novembre 2017

 

 

Capitalismo infelice rid 400

di Luigino Bruni

Giunti Slow Food Editore
Firenze, Settembre 2018
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Editoriali Avvenire di Luigino Bruni

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Elogio dell'auto-sovversione

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Una casa senza idoli

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Una rilettura del libro di Giobbe

La sventura di un uomo giusto rid 250di Luigino Bruni

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Nuova edizione de: "La Ferita dell'altro"

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Economia e relazioni umane

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Le levatrici dEgitto ridUn economista legge il libro dell’Esodo

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Scritti ed altro di: Luigino Bruni

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Lessico del ben vivere sociale

Cooperazione, mercato e altre parole in un mondo che cambia

lessico-del-benvivere riddi Luigino Bruni, Ecra editore


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Fidarsi di uno sconosciuto ridEconomia e virtù nel tempo delle crisi

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Beati quelli che investiranno in economie di comunione.

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E' uscito da EMI il libro di Luigino Bruni
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