Editoriali Avvenire92

 

 

In questa categoria sono contenuti tutti gli editoriali di Luigino Bruni su Avvenire da luglio 2011.

 

Il lavoro di domani sarà bello

Verso le Settimane Sociali dei cattolici - Il lavoro non può finire né ridursi perché è amore e cooperazione. Quando lavoriamo la nostra intelligenza si esalta. E sul lavoro fonderemo ancora la nostra democrazia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/10/2017

Lavoro di domani Avvenire ridÈ ormai diventato comune tratteggiare scenari cupi sul lavoro di domani. È urgente discuterli e, possibilmente, arricchirli e rettificarli, perché il lavoro oggi ha bisogno soprattutto di sguardi generosi e di parole realiste ma piene di speranza. Sociologi, filosofi, giornalisti, futurologhi, continuano a ripeterci che di lavoro ce ne sarà sempre meno, che nell’età di internet e dell’intelligenza artificiale dobbiamo rassegnarci a lasciare fuori dal lavoro più o meno la metà della gente in età lavorativa. Saranno le macchine a lavorare per noi, noi semplicemente faremo altro, e sopravvivremo grazie alla grande produttività dei robot che consentirà a tutti di ricevere una somma di denaro sufficiente per vivere. I più abili e formati lavoreranno in sinergia con i computer, e faranno funzionare perfettamente il sistema economico, che sarà talmente perfetto da non aver più bisogno di noi.

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La cruna della parola attesa

L’alba della mezzanotte/26 – La fretta delle risposte facili radica la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/10/2017

171015 Geremia 26 rid«Se Dio c’è, oggi ha più che mai bisogno di qualcuno che, se non sa dire chi egli è, dica almeno chi non è. Noi abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi»

Paolo de Benedetti, Quale Dio?

Quando e se un giorno arriva l’incontro con la Bibbia, se è un incontro casto (perché non usa la Bibbia per la propria felicità), libero (perché pronti a scoprire nuove realtà e a cambiare, veramente, ogni convinzione sulla religione) e gratuito (perché non vuole convertire nessuno tranne il proprio cuore), l’amicizia con la parola biblica diventa una meravigliosa educazione all’intimità della parola e delle parole. Si comincia finalmente ad amare i poeti, a capirli di più e diversamente, cominciamo a ringraziarli nell’anima. Si scopre la profondità della sapienza, si impara a distinguerla dall’intelligenza e dai talenti naturali, e quindi a trovarla, abbondante, tra i poveri – e poi ci si mette ad ascoltarli per imparare. Se poi si ha il coraggio e la resilienza per arrivare fino ai profeti, le scoperte diventano via via più sconvolgenti e grandi. Si intuisce, ad esempio, qualcosa del rapporto tra le diverse parole presenti nella Bibbia. Si capisce che quando la parola di YHWH arriva, in vari modi e tempi, nell’anima dei profeti è solo parola di Dio, ma non appena dall’anima giunge alla bocca e poi viene detta, diventa anche parola di Geremia, di Isaia, di Amos.

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Magnifica arte è lo «Stabat»

L’alba della mezzanotte/25 – Il rischio dell’incontro e la scalata morale del mondo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/10/2017

171008 Geremia 25 rid«Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria
sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
»

T. Solera e G.Verdi, Nabucco/Nabucodonosor

Possiamo immaginare mille volte il finale di una storia, averne un’idea certa perché la fine era già inscritta nei tanti segni che avevamo trovato e interpretato. Ma quando quel finale arriva davvero è sempre diverso. Sapevamo che Marco sarebbe diventato grande, e quando un giorno ci accorgemmo che quel nostro "bambino" bellissimo non c’era più, furono emozioni e lacrime tutte diverse, e bellissime. Abbiamo previsto e detto infinite volte che le nostre azioni scellerate ci avrebbero condotto alla fine, ma il giorno che portammo davvero i libri in tribunale, fu tutto diverso, con dolori e lacrime vere che non avevamo saputo vedere. Avevamo preparato fin nei dettagli il nostro ultimo giorno in comunità, ma quando chiudemmo davvero per l’ultima volta la porta della stanza dietro di noi e varcammo il portone per sempre, ciò che accadde nel profondo del cuore fu totalmente nuovo; né potevamo sapere il sapore dell’ultimo pane mangiato con i compagni, né quella nostalgia di cielo che ci ha accompagnato per tutta la vita. Non lo sapevamo, non lo potevamo sapere, non lo dovevamo sapere per poter provare a spiccare quel volo impossibile. Ci possiamo e dobbiamo preparare, accogliere con mitezza l’idea del suo arrivo certo, ma quando l’angelo della morte arriverà davvero non sarà come lo avevamo sognato, e ci sorprenderemo che vivendo avevamo anche imparato a morire. Ma non potevamo saperlo, altrimenti non sarebbe stato il dono più grande.

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I poveri angeli dei poveri

L’alba della mezzanotte/24 – Pesano di più le mutilazioni dell’anima che del corpo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 01/10/2017

171001 Geremia 24 crop rid«Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accanto a noi. A stabilire un vincolo tra il Samaritano e l'israelita ferito sono gli eventi stessi. Trovandosi in quella situazione, egli ha avuto accesso a una nuova prossimità. Nel nostro mondo sono ben pochi coloro che non possiamo ritenere prossimi a noi»

Amartya Sen, L’idea di giustizia

La laicità della Bibbia è qualcosa di molto serio ma sempre più lontano dalla nostra vita di credenti e di "laici"’. L’umanesimo biblico è prima di tutto un discorso sulla vita, su tutta la vita, soprattutto sulla vita umana. La Bibbia ci parla molto di Dio, ma non ci parla soltanto di Dio, perché ci parla soprattutto di noi. Perché, ci dice, che non c’è soltanto Dio nella vita: c’è la vita. Il Dio biblico sa ritrarsi, tacere, per lasciare spazio a noi. Alla nostra libertà e alla nostra responsabilità. Non è un monopolista della nostra vita, non vuole un culto continuo e perpetuo – questo lo cercano e ottengono soltanto gli idoli. Il Dio biblico è un liberatore, non ci libera dagli idoli per asservirci a sé – se lo facesse sarebbe l’idolo perfetto. Attiva processi, non occupa spazi, neanche quelli sacri, che frequenta poco, perché al tempio preferisce la piazza, la casa, la vigna. Ma soprattutto ama guardare quello che accade sotto il sole, seguirci con uno sguardo di speranza nell’esercizio pieno della nostra umanità. Si stupisce quando vede le nostre cattiverie, ma si stupisce ancora di più di fronte alla bellezza delle nostre azioni, davanti allo spettacolo mirabile della solidarietà e della fraternità, soprattutto di quelle solidarietà e fraternità meravigliose che iniziano nel cuore dei più poveri e degli scartati.

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Le sabbie mobili delle illusioni

L’alba della mezzanotte/23 – Accettare la verità è riconciliazione, non rassegnazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/09/2017

170917 Geremia 23 1 ridCassandra: «Sbaglio, o colpisco nel segno come un arciere? O forse sono un falso profeta, che bussa alle porte per spendere ciarle? Sii mio testimone, e giura che sto riconoscendo le scelleratezze di questa casa, antiche per fama! (…) Ancora una volta il terribile travaglio di vaticinare verità mi vortica dentro, sconvolgendomi con i suoi preludi dolorosi»

Eschilo, Agamennone

Quando nella vita abbiamo coltivato una grande illusione, la gestione della delusione è sempre molto complicata ed estremamente dolorosa. Se poi il tempo dell’illusione è stato vissuto in buona fede e per molti anni, quando si intravvede arrivare il possibile giorno della delusione, quasi sempre preferiamo restare illusi. Perché chiamare l’illusione con il suo vero nome significa dover pronunciare parole troppo dolorose per poterle dirle fino in fondo: fallimento, (auto)inganno, immaturità, manipolazione. E invece basterebbe capire che la delusione è la sola fioritura buona dell’illusione, e viverla come un passaggio benedetto per portare buoni frutti, e poi concludere nella verità il nostro viaggio sotto il sole. Nella lotta tra illusione e delusione – e di autentica agonia si tratta, soprattutto nelle persone giuste e oneste – l’esito dipende decisamente da chi ci ritroviamo accanto nell’agone. Se per compagno abbiamo uno o più falsi profeti, restiamo imprigionati nell’illusione, continuiamo a negare la realtà, anche quando è ovvia e evidente a tutti. Perché i falsi profeti sono maestri nel presentare i fatti contrari alla loro ideologia come l’ultima prova da superare per essere finalmente pronti per la vera salvezza. Se invece nella lotta incontriamo un profeta vero, l’età dell’illusione può finalmente terminare, e il dolore cattivo e oppressore trasformarsi nel buon travaglio delle liberazioni. Di fronte al crollo totale e definitivo di quella che ci era sembrata per tanto tempo la vita più bella e vera sulla terra e in cielo, la sola salvezza possibile sta nell’accogliere docilmente la delusione. Invitarla a cena, mettere le tovaglie e le posate più belle, stappare il vino migliore in cantina. E poi far festa insieme, invitando i pochi amici veri e i pochissimi profeti. Senza questa cena di riconciliazione non possiamo scoprire, un giorno, che quella vita era bella davvero, forse più bella ancora di come l’avevamo immaginata.

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Il dono del secondo racconto

L’alba della mezzanotte/22 – La vita che rinasce non è solo copia della vita bruciata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/09/2017

170917 Geremia 22 rid«Se leggo un libro e tutto il mio corpo diventa così freddo che nessun fuoco può scaldarlo, so che è poesia»

Emy Dickinson, da una sua lettera

Anche la scrittura può essere attività spirituale. Si scrive in tanti modi, per molte ragioni, si scrivono cose molto diverse. Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre chi scrive perché ha sentito e raccolto un comando interiore. Questo lo sanno molto bene i poeti, che scrivono per rispondere ad una voce che dice e chiama, e la loro poesia diventa il frutto di un ‘sì’ ad una incarnazione. Ci dicono che la scrittura è seconda, perché prima c’è il dono di una voce, di una parola, di uno spirito. Ci sono molte parole dette, anche parole grandi e immense, che non diventano parole scritte. Ma non ci sono scritture grandi e immense che non siano prima state dette nell’anima da una parola sussurrata. È questa dimensione vocazionale e spirituale della parola scritta che fa sì che anche le altre nostre parole scritte senza vocazione possano essere, misteriosamente, vere, o almeno non sempre e non interamente false.

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Il canto dell’arameo errante

L’alba della mezzanotte/21 – Verità della vita e salvezza s’incontrano in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/09/2017

170910 Geremia 21 2 rid«Anche se non la leggi, sei nella Bibbia»

E. Canetti, Il cuore segreto dell'orologio

Quando una comunità vive una crisi profonda, lunga e dall’esito incerto, ciò che veramente è in gioco è il nesso passato-futuro. Perché se è vero che è solo un buon futuro che rende benedizione il passato, lo riscatta e lo libera dalla trappola della nostalgia, è altrettanto vero che senza una buona storia di ieri da dire oggi non si hanno parole nuove per raccontare e raccontarci un domani buono e credibile. Le crisi individuali e collettive sono carestie di futuro e carestie di passato, perché è l’amicizia tra il passato e il futuro che rende bello e fecondo il presente, in ogni stagione della vita. Anche quando è prossimo il tramonto, e l’ombra del passato diventa lunghissima, i ricordi ci nutrono e ci accompagnano sempre, al presente non basta il solo passato, per quanto sia stato grande e stupendo. Dobbiamo attendere una nuova parola, di rivedere il volto di una figlia, che anche oggi verrà, o sperare di vedere, finalmente, quel volto di Dio custodito nel desiderio di tutta una vita. Per vivere bene il tempo della crisi è allora indispensabile avere un futuro entusiasmante che fiorisce da un presente riconciliato con un passato vissuto come dono e promessa, oltre le ferite, le delusioni, i fallimenti. È nella giusta reciprocità tra radici e gemme, tra bereshit ed eskaton, dove si trova veramente la possibilità di continuare a generare vita e futuro ora.

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Il riscatto della promessa

L’alba della mezzanotte/20 – È la gratuità che prepara il futuro e ci salverà tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/09/2017

170903 Geremia 20 rid«Anche se sapessi che la fine del mondo è domani, io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele»

Martin Lutero

Dopo i grandi capitoli delle consolazioni, benedizioni e delle promesse, dopo l’annuncio della Nuova alleanza, il libro di Geremia torna alla cronaca del tempo dell’assedio dei babilonesi e dell’imminente conquista e distruzione di Gerusalemme (l’anno 587). Giorni terribili, che ci accompagneranno fino al termine del libro, dove si compiranno la profezia e la vita del profeta. A narrarci fatti e parole è Baruc, fedele compagno e segretario di Geremia, il cui nome fa ora la sua prima comparsa nel testo. Tornando alla storia, ritroviamo Geremia prigioniero del re Sedecìa. Il capo di accusa lo conosciamo già, perché è il cuore stesso della sua missione profetica: “Perché profetizzi in questi termini? Tu affermi: «Dice il Signore: Ecco, metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà»” (Geremia 32,3). Si stanno dunque avverando le profezie di Geremia, negate dai falsi profeti, dai capi del popolo e dai sacerdoti del tempio.

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La più grande reciprocità

L’alba della mezzanotte/19 – Insieme, nel patto-comunione che cambia la storia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 27/08/2017

170827 Geremia 19 rid«Più tardi ho appreso, e continuo ad apprenderlo anche ora, che si impara a credere solo nel pieno ‘essere-aldiqua’ della vita. Quando si è completamente rinunciato a fare qualcosa di noi stessi - un santo, un peccatore pentito o un uomo di chiesa, un giusto o un ingiusto, un malato o un sano -, e questo io chiamo ‘essere-aldiqua’»

D. Bonhoeffer, Lettera del 21 Luglio 1944

Forse non c’è dono più grande del dono della speranza. È un bene primario. Possiamo essere sazi di merci e di ogni bene di comfort, ma morire disperati. Sempre, ma soprattutto quando attraversiamo i deserti, la terra promessa appare irraggiungibile, l’esilio infinito. Chi ci dona speranza vera e non vana, prima guarda negli occhi la nostra disperazione, l’attraversa, la fa sua. Lotta contro le false speranze, subisce tutte le conseguenze e le ferite della lotta, resiste a quella dimensione di pietas umana che porta tanti a cedere alla tentazione di offrire false consolazioni – a sé stessi e agli altri. I profeti, dal centro della notte, ci annunciano un’alba vera, che ancora non vediamo ma che possiamo intravvedere con i loro occhi. Come quando tutto attorno dice da molto tempo soltanto morte e vanitas, e un amico, un giorno, ci parla del paradiso. E, questa volta, ci sembra finalmente tutto vero, oltre i paradisi artificiali che ci avevano ingannati nell’età dell’illusione. Ed è, finalmente, tutto grazia, tutto charis, tutto gratuità: “Curerò la tua ferita e ti guarirò dalle tue piaghe” (Geremia 30,17).

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Quell’esilio che è benedizione

L’alba della mezzanotte/18 – L’umanità e il potere degli imperi visibili (e no)

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 20/08/2017

170820 Geremia 18 rid«Per i veri sapienti ogni luogo del mondo è un esilio. È immaturo l’uomo che considera dolce soltanto la sua patria. È già più forte colui per il quale ogni terra è come il proprio suolo natio. Ma perfetto è l’uomo per il quale l’intero mondo è come una terra straniera»

Ugo di San Vittore Didascalicon, XII secolo

‘Distruggere e demolire, abbattere e sradicare’, sentì risuonare Geremia il giorno della sua vocazione profetica. Ma insieme a queste parole ne udì altre due, diverse e complementari: ‘edificare e piantare’ (Geremia 1,10). Non basta annunciare scenari cupi di sventura per essere profeti non-falsi, perché la terra è piena di persone che dipingono, a volte persino in buona fede, un presente e un futuro disperati solo per raccogliere il consenso dei tanti disperati che si alimentano di disperazione. Geremia non illude i suoi concittadini promettendo un benessere e una pace immaginari; ma mentre profetizza questa verità amara e scomoda, sa dire parole di speranza vera e sublime.

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La profezia non ha mai incentivi

L’alba della mezzanotte/17 – È decisivo riconoscere chi usa il passato per uccidere il futuro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/08/2017

170813 Geremia 17 rid«Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, perché egli non si creda saggio»

Proverbi 26

Travaglio è uno dei nomi del lavoro. Trabalho, travail, trabajo, dal latino trepalium, era un giogo per animali. Una trave di legno sagomata, con funi e lacci. Ricordava il braccio orizzontale di una croce. Col tempo, il giogo è diventato simbolo di sottomissione di animali e di persone, di schiavitù. I popoli hanno conquistato libertà e giustizia spezzando gioghi di schiavitù, e si sono liberati di questi travagli e di queste tribolazioni. Nessuno ama essere soggiogato, messo da altri sotto un giogo. Solo il messaggio sovversivo e radicale di Gesù di Nazareth poteva usare l’immagine del giogo per esprimere il legame tra lui e i suoi discepoli: leggero e soave, ma sempre giogo. Forse, nell’usare questa immagine paradossale, l’evangelista aveva in mente, anche qui, Geremia: “Fu rivolta questa parola a Geremia da parte del Signore: «Così mi dice il Signore: Procùrati capestri e un giogo e mettili al collo»” (Geremia 27,1-2).

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Oltre i deserti di parole tradite

L’alba della mezzanotte/16 – Riconoscere e arricchire la famiglia profetica della terra

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 06/08/2017

170806 Geremia 16 rid«Una volta Rabbi Mosche di Kobryn disse: ‘Vedo che tutte le parole che ho detto non hanno trovato neppure uno che le abbia accolte nel suo cuore. Le parole che vengono dal cuore vanno in verità al cuore; ma se non ne trovano alcuno, allora all’uomo che le ha dette Dio concede la grazia che esse non errino senza dimora, ma ritornino tutte nel cuore da cui sono uscite’… Qualche tempo dopo la sua morte un amico disse: ‘Se egli avesse avuto a chi parlare vivrebbe ancora’»

Martin Buber, Storie e leggende chassidiche

Anche se ogni profeta ha la sua personalità unica e il suo nome proprio, la profezia è un’esperienza collettiva. Forma una comunità, una tradizione, e chi arriva continua la stessa corsa, combatte le stesse battaglie, dà nuove parole alla stessa voce. Ogni profeta vero è generato dai profeti che lo hanno preceduto e nutre i profeti che verranno dopo di lui. Questa catena generativa spirituale è la radice della fedeltà alla parola, perché ogni profeta sa che sta scrivendo un capitolo di un libro che verrà completato da altri/e, e se a quel capitolo mancano parole, o se ne contiene di parziali e di emendate, chi continuerà la scrittura si troverà tra le mani un materiale adulterato, non avrà a disposizione parole necessarie per scrivere le proprie, e il finale sarà più povero e sbagliato.

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Il canto delle voci diverse

L’alba della mezzanotte/15 – L’altezza di Dio ci salva dal dire solo i nostri sogni.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/07/2017

170730 Geremia 15 rid«Dall’imagine tesa / vigilo l’istante / con imminenza di attesa – / e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa / spio il campanello / che impercettibile spande / un polline di suono – / e non aspetto nessuno:
fra quattro mura / stupefatte di spazio / più che un deserto / non aspetto nessuno:
ma deve venire, / verrà, se resisto / a sbocciare non visto, / verrà d’improvviso, / quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono / di quanto fa morire, / verrà a farmi certo / del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro / delle mie e sue pene, / verrà, forse già viene / il suo bisbiglio»

Clemente Rebora, Dall’imagine tesa

La falsa profezia in buona fede è forse quella più abbondante sotto il sole, e tra le più pericolose. Ci sono sempre stati e ci sono ancora falsi profeti in mala fede, che non danno voce a nessuna voce e lo sanno bene. Ma ci sono anche falsi profeti in buona fede, che non danno voce a nessuna voce e non lo sanno, e confondono la “voce di Dio” con le proprie fantasie, emozioni e pensieri. I falsi profeti non sono tutti furfanti e imbroglioni, tra di essi ci sono anche persone auto-convinte di essere profeti senza esserlo.

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Il dono nuovo del Dio fedele

L’alba della mezzanotte/14 – Solo un Padre mai indifferente offre misericordia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/07/2017

170723 Geremia 14 rid«Fratello ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto, andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso il nudo Essere, e là, dove la parola muore, abbia fine il nostro cammino»

Davide Maria Turoldo, Canti Ultimi

La vita potrebbe essere raccontata come la storia delle sue crisi. La Bibbia è piena di queste storie, ma non ce ne accorgiamo perché nei testi biblici cerchiamo verità, parole religiose, consolazioni. E così ci perdiamo le pagine più grandi della Bibbia, che si aprono quando riusciamo ad arrivare agli uomini e alle donne che stanno dietro le parole di YHWH, a quegli esseri umani interi che le hanno pronunciate. La parola biblica non ci cambia finché non ci facciamo toccare nella carne dai suoi uomini e dalle sue donne, finché non diamo loro il permesso di entrare nelle stanze più intime della nostra anima, e di entrarci come persone concrete, con un nome e una storia, con le loro ferite, i dubbi e le maledizioni. Troppe volte la Bibbia salva poco o niente perché le consentiamo di toccarci poco o niente. Qualche rara volta, un personaggio biblico riesce a forzare la soglia, a infilarsi nel pertugio di casa rimasto aperto per sbaglio. Il personaggio diventa persona più reale e concreta dei nostri amici e dei nostri figli. Ci scompiglia l’arredamento degli interni e delle camere da letto. Se poi a entrare è Geremia, la casa viene messa sottosopra, e, forse, nel caos generale, possiamo ritornare poveri di cose e di Dio, e finalmente sentire aleggiare lo spirito, che nelle case con le porte chiuse e nei templi custoditi e protetti non riesce a soffiare. Troppa gente rimane fuori dall’orizzonte spirituale del mondo perché quando viene a trovarci entra in una casa con le finestre chiuse e troppo piena di cose ben ordinate, con un ossigeno insufficiente per poter respirare.

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Verità sino al midollo della vita

L’alba della mezzanotte/13 – Come Dio nutre e cambia per sempre la nostra esistenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/07/2017

170716 Geremia13 rid«ILa mia anima si rifugia sempre nel Vecchio Testamento e in Shakespeare. Là almeno si sente qualche cosa: là son uomini che parlano. Là si odia! là si ama, si uccide il nemico, si maledice ai posteri per tutte le generazioni; là si pecca.»

Soren Kierkegaard, citato in Scipio Slataper, Ibsen

Il libro di Geremia segna un nuovo stadio della coscienza umana, un salto nel processo di umanizzazione, una vera innovazione antropologica e spirituale. Tutto il suo libro, soprattutto le sue confessioni. E se le diamo il permesso di entrare nell’intimo della nostra coscienza, e siamo disposti a sostenerne i grandi costi, quell’antica innovazione può compiersi ancora, qui ed ora.

Fin dal primo capitolo del suo libro, Geremia ha alternato il contenuto della sua missione profetica con le sue confessioni intime, svelandoci la sua anima, le sue speranze, le sue angosce. Ora, al culmine del suo diario interiore, arriviamo ai capitoli 19 e 20, quando i fatti narrati e la sua poesia raggiungono una vetta assoluta.

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Ma Dio ci attende al tornio

L’alba della mezzanotte/12 - L’insufficienza della prudenza e la teologia delle mani

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/07/2017

Lavorazione ceramica 01 rid«Il lavoro fisico costituisce un contatto specifico con la bellezza del mondo e un contatto di una pienezza tale che nulla di equivalente può trovarsi altrove»

Simone Weil, Attesa di Dio

Per capire la profezia e i profeti biblici ci sarebbe bisogno di una laicità che non abbiamo più. Non c’è, infatti, nulla di più laico di un profeta, perché anche quando parla di Dio dice soltanto e sempre vita, storia, lacrime, speranze, quotidiano, lavoro. I discorsi dei profeti erano sugli uomini e sulle donne, che tutti attorno potevano e dovevano capire anche senza essere esperti di teologia. È questa la loro laicità, se proprio vogliamo usare un termine che sarebbe stato per loro totalmente incomprensibile, perché ciò che per noi è laico per loro era semplicemente la vita, tutta la vita. La prima e spesso decisiva difficoltà per comprendere la Bibbia e i profeti si trova nella stessa parola: "Dio". Quando noi incontriamo questa parola, inevitabilmente incontriamo un concetto ricoperto da millenni di cultura, di cristianesimo, di teologia, di filosofia, e poi dalla modernità, i suoi ateismi, la scienza, la psicanalisi, e così ci diventano incomprensibili il Dio dei profeti e la parola di costoro, che avrebbero bisogno della povertà del Sinai, dei mattoni d’Egitto, dell’essenziale libertà della tenda dell’arameo errante – ecco perché i migliori ascoltatori della Bibbia sono sempre stati e ancora sono i bambini: occorrono la loro libertà e povertà per entrare in questo Regno.

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La ferita vivente che sa parlare

L’alba della mezzanotte/10 - Riconosciamo i profeti quando si rivelano mendicanti di luce

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/06/2017

170625 Geremia 10 rid«Rabbi Mendel si vantò un giorno davanti al suo maestro che la sera egli vedeva l’angelo che arrotolava la luce al venire dell’oscurità, e il mattino l’angelo che arrotolava l’oscurità al venire della luce. “Sì”, disse Rabbi Elimelech, “L’ho visto anche io quando ero giovane. Più tardi queste cose non si vedono più”.»

Martin Buber, Storie e leggende Chassidiche

Le esperienze più profonde e intime sono preziose perché generate e vissute nel segreto impronunciabile del cuore. Ci donano una nuova profondità, ci fanno intravvedere una nuova interiorità che non pensavamo di possedere quando iniziavamo l’attraversamento del deserto, prima della lotta notturna, quando ci eravamo alzati di buon mattino per andare con la legna e col figlio verso quel monte tremendo. E invece abbiamo attraversato il deserto, combattuto con un angelo, siamo saliti sul monte Moria, e qualche volta ci siamo ritrovati con un figlio donato, con un nome nuovo, in una terra promessa, o l’abbiamo vista da lontano mentre vi entravano i nostri figli. Nelle esperienze decisive udiamo suoni e voci inarticolate, che ci scaldano e bruciano come il sole, ci dissetano e bagnano come l’acqua, che ci toccano, ci accarezzano, ci feriscono. Ma non parlano.

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Solo genera la terra ferita

L’alba della mezzanotte/9 - Il seme rompe la crosta, i petali colorano l’infiorata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 18/06/2017

170618 Geremia 9 rid«Quasi tutte le idee lanciate da Geremia a quest’epoca si ricollegano alla legge; quasi tutte le immagini da lui utilizzate sono attinte dallo stesso patrimonio, ormai secolare, della profezia biblica. Tutto questo non è che un esercizio, un apprendimento»

André Neher, Geremia

«Così mi ha parlato YHWH: "Va a comprarti una cintura di lino e mettila attorno ai tuoi fianchi senza immergerla nell’acqua". Allora io comprai la cintura secondo la parola del YHWH e me la misi ai fianchi. Poi mi fu rivolta ancora la parola di YHWH: "Prendi la cintura che hai comprato (…) va all’Eufrate e nascondila là dentro la fenditura di una pietra"» (Geremia 13,1-4).

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È la mitezza diversa che salva

L’alba della mezzanotte/8 - Le comunità che uccidono i loro profeti ancora ingenui muoiono

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire l' 11/06/2017

170611 Geremia 8 rid«Al profeta Dio non si rivela come un astratto assoluto, ma come rapporto intimo e personale»

Abraham Heschel, Il messaggio dei profeti

Le nostalgie buone, quelle capaci ora di parlarci, sono soltanto le nostalgie di futuro, quelle che sanno distendere lo sguardo verso il presente e il futuro. Non si rigenera un rapporto d’amore tornando alle parole che lei ci diceva nei tempi felici, ma sognando e dicendo parole d’amore che non abbiamo mai detto. C’è una reciprocità vitale ed essenziale tra passato e presente. La promessa dell’origine dona senso e verità alle speranze nei tempi degli esili e dei deserti; e l’adempimento delle promesse di ieri nell’oggi, dice che non abbiamo seguito una illusione.

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No alla banalità del nulla

L’alba della mezzanotte/7 - Gli idoli non intimoriscano né siano alibi di presunzioni

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 04/06/2017

170604 Geremia 7«Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma che cos’è adorare? Credi davvero, Ismaele, che il magnanimo Dio del cielo e della terra - pagani e tutti quanti inclusi - possa mai essere geloso di un insignificante pezzo di legno nero? Impossibile! Allora, che cos’è adorare?»

Herman Melville, Moby Dick

La profezia è una radicale critica delle religioni e dei culti. Di ogni religione e di ogni culto, che hanno una intrinseca tendenza a trasformarsi in pratiche idolatriche. Anche e soprattutto della rivelazione biblica, una critica sistematica e tremenda, per evitare che la parola biblica diventi una semplice religione - una fede che diventa solo religione è già culto idolatrico. La Bibbia è molto più di un libro sacro di una religione, anche perché ha accolto e custodito nel suo seno i libri dei profeti, che, insieme a Giobbe e Qohelet, le hanno impedito di diventare un oggetto idolatrico. I profeti, allora, svuotando il mondo religioso dagli idoli, cercano di liberarci il paesaggio dai nostri manufatti religiosi per crearci un ambiente nel quale, forse, possiamo ascoltare solo una nuda voce. Sono i grandi liberatori dagli dèi che riempiono la terra e le nostre anime.

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La tentazione di vestire Dio

L’alba della mezzanotte/6 - Le menzogne degli scribi sono gabbia anche per la buona fede

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 28/05/2017

170528 geremia 6 rid«Geremia comprende che il prezioso potere di dialogo che gli è donato, in realtà è potenza di preghiera»

André Neher, Geremia

All’inizio di ogni storia d’amore c’è un meraviglioso incontro tra "interno" ed "esterno". Nelle storie personali e in quelle collettive. Incontriamo, un giorno, una persona e sentiamo che era già presente nella nostra anima senza che lo sapessimo. Mentre la conosciamo la riconosciamo. Se così non fosse non ci legheremmo a nessuno con un patto che racchiude un "per sempre". Qualcosa di simile accade anche per le storie d’amore dove l’altro che incontriamo non è un uomo e neppure una donna, ma una realtà spirituale o ideale. La voce che ci chiama è esterna e intimissima a un tempo, la riconosciamo perché era già dentro di noi.

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lessico-del-benvivere riddi Luigino Bruni, Ecra editore


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