Editoriali Avvenire92

 

 

In questa categoria sono contenuti tutti gli editoriali di Luigino Bruni su Avvenire da luglio 2011.

 

La nuda libertà degli occhi

Capitali narrativi/6 - Conta riconoscere profeti e cantastorie sbagliati

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/12/2017

171217 Capitali narrativi 6 rid«La povertà è la prima virtù ad essere scoperta da tutti i fondatori, e la prima ad essere dimenticata dai loro successori»

Carlo Maria Martini, Per amore, per voi, per sempre

L’ideologia è una malattia molto comune e grave nelle Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), che si sviluppa soprattutto durante le crisi di capitale narrativo, quando nella carestia di storie vere da raccontare diventa molto seducente l’offerta di nuove storie artificiali che sembrano rispondere alla fame di senso e di futuro che sta colpendo la comunità. L’ideologia è la nevrosi dell’ideale – come l’idolatria è la nevrosi della fede. Tra le molte forme che assumono le ideologie, una particolarmente frequente e pericolosa è quella suggerita dalla novella El Conde Lucanor dello scrittore spagnolo Don Juan Manuel, che è la fonte medioevale della fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore. Ma, a differenza delle sue varie riscritture moderne, nella novella originale troviamo elementi preziosi per aggiungere nuove parole al nostro discorso sui movimenti e sulle comunità che originano da ideali, carismi e motivazioni diverse e più grandi di quelle economiche.

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Non tornino gli ideologi

Editoriali - Stato&mercato: vecchi tic, nuove sfide

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/12/2017

Democrazia economica ridIl mercato è uno, ma i mercati sono molti. Quando si parla e si discute seriamente di mercato e di Stato – poli di un dibattito che si vuol riaccendere anche usando lenti dal fuoco vecchio – dovremmo prima specificare di quale mercato e di quale Stato stiamo parlando. Perché è solo il Mercato con la "M" grande, creazione irreale e astratta delle ideologie, a essere uno solo. Ma se vogliamo capire cosa sta accadendo all’economia mondiale e in quella del nostro Paese, e magari cercare di migliorarla, dobbiamo uscire dal mondo incantato dei Mercati e degli Stati irreali.

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La forza diversa dei desideri

Capitali narrativi/5 - Non c'è più vitale garanzia della "libertà-senza-garanzie".

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/12/2017

171203 Capitali narrativi 5 rid«Il desiderio umano resterà per sempre irriducibile a qualsiasi riduzione a adattamento»

Jacques Lacan Seminario V

Non è raro che le esperienze nate in nome della gratuità finiscano per entrare in conflitto proprio con quella gratuità che le ha generate. In molte imprese, il ‘semplice’ obiettivo di massimizzare il profitto già produce organizzazioni che fanno di tutto per cercare di orientare tutte le energie disponibili dei loro lavoratori verso questo fine. Ma se la mission di una Organizzazione a movente ideale (OMI) è il riscatto definitivo dei poveri o, magari, la conversione del mondo, ai membri si chiede di orientare a una causa così alta tutte le energie disponibili e quelle indisponibili, possibilmente tutta la vita. E così accade spesso che nella pratica delle OMI si ritrovi meno libertà e gratuità di quelle presenti nelle imprese e organizzazioni che le OMI criticano proprio per la mancanza di dono e di libertà.

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Normale è la via di Damasco

Capitali narrativi/4 - Fatti e atti che fondano e salvano non sempre sono eclatanti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/12/2017

171203 Capitali narrativi 4 rid«C’è bisogno di un amore infinito per rinunciare a sé e divenire finito, incarnarsi per amare così l’altro, e l’altro come altro finito»

Jacques Derrida Donare la morte

I capitali narrativi sono plurali. Non tutte le storie di cui si compongono hanno lo stesso valore. Solo alcune sono capaci di portare il peso della nuova costruzione. Il 'grano’ e la ‘zizzania’ si trovano in tutti i campi della terra, compresi quei campi speciali dove crescono i nostri ideali. All’inizio occorre far crescere tutte le piante del campo, perché - come dice la grande metafora evangelica - se i contadini intervenissero per estirpare la zizzania strapperebbero via anche le spighe buone e preziose.

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Milbank, se il capitalismo diventa «quasi-sacro»

AGORA' - Per la sua alleanza con la tecnica, oggi il  capitalismo ama presentarsi come civiltà laica e post-ideologica. Eppure ha radici religiose... Faccia a faccia fra l'economista Luigino Bruni e il teologo anglicano.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/11/2017

John Milbank rid«Il capitalismo è una religione… In futuro ne avremo una visione più chiara». Scriveva nel 1922 il filosofo Walter Benjamin. Parole profetiche, perché mai come in questo nostro tempo il capitalismo della finanza e dei consumi “24ore7giorni” sta rivelando la sua natura religiosa o, meglio, idolatrica. Qualcosa di tanto rilevante quanto sottovalutato dai pensatori del nostro tempo. Non da John Milbank, anglicano, uno dei teologi contemporanei più profondi e influenti. Lo abbiamo incontrato in questo novembre 2017, alla Lumsa di Roma, in occasione del convegno internazionale “L’eredità di Martin Lutero nelle scienze economiche e sociali moderne”.

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Sulle ferite della terra

Capitali narrativi/3 - I grandi ideali collettivi germinano in aree sismiche

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 26/11/2017

171125 Capitali narrativi 3 rid«Ci sono le voci.
Ci accompagnano.
Ci mordono.
Ci sussurrano brevissime consolazioni…
Ci comandano
ci sgridano
quasi mai ci lodano
gridano nelle notti insonni.
Le voci…
Di chi sono queste voci?»

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Le carestie di capitale narrativo sono tanto più severe quanto più avevamo amato le grandi narrazioni che vediamo svanire. Quando in quella buona novella avevamo messo tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente, vi avevamo bruciato i desideri impossibili, era diventata il pensiero dominante che non ci faceva dormire la notte perché volevamo sognare ad occhi aperti soltanto il nostro unico sogno vero.

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Via dalle finte resurrezioni

Capitali narrativi/2 - A risorgere si impara e si può solo senza contratto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/11/2017

171119 Capitali narrativi 2 rid«I grandi scrittori proiettano la loro ombra contemporaneamente in due direzioni. Nell’una fanno ombra ai predecessori, nell’altra agli epigoni»

Wislawa Szymborska, Come vivere in modo più confortevole

La ricerca più tenace e costante che gli uomini conducono sulla terra è la ricerca di consolazioni. È impossibile rinunciarvi, soprattutto nei momenti difficili dell’esistenza, quando il dolore del presente e l’incertezza del futuro generano la tentazione, invincibile, di costruirsi illusioni pur di non morire. Molte persone, anche grandi, interrompono il loro cammino etico e spirituale e regrediscono, perché cedono a queste terribile tentazione.

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Far vivere l’albero degli ideali

Capitali narrativi/1 - Il nuovo inizio di un ereditato patrimonio spirituale e di opere

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/11/2017

171112 Capitali narrativi 1 rid«Dobbiamo lavorare in quelle zone intermedie fra parecchi ordini di discipline, nelle quali come al contatto di due terreni diversi si trovano sovente accumulate ricchezze eccezionali»

Achille Loria Le basi economiche della costituzione sociale

Le comunità, le associazioni, i movimenti, le istituzioni e le imprese vivono grazie a molte forme di capitali. Una di queste è il capitale narrativo, una risorsa preziosa in molte organizzazioni, che diventa essenziale nei momenti di crisi e nei grandi cambiamenti dai quali dipendono la qualità del presente, la possibilità del futuro, la benedizione o la maledizione del passato. È quel patrimonio – cioè munus / dono dei padri – fatto di racconti, storie, scritti, a volte poesie, canti, miti. È un autentico capitale perché, come tutti i capitali, genera frutti e futuro. Se gli ideali della organizzazione o della comunità sono alti e ambiziosi, come accade in molte Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), anche il suo capitale narrativo è grande. È una risorsa preziosa durante le prime difficoltà, quando raccontarsi l’un l’altro i grandi episodi di ieri dà il coraggio per continuare a sperare, credere, amare oggi.

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Semplicemente la vita

L’alba della mezzanotte/29 – Generati per sempre: il mondo non sarà abbandonato

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/11/2017

171105 Geremia 29 rid«La Bibbia non è il mio testo sacro, anche se egualmente ne avverto la sacralità, che ricavo dalla sua capacità di assorbire l’urlo del mondo. L’urlo di dolore di Geremia è quasi tutto ululato. Giobbe ulula. Isaia anche. Quindi è uno strano testo sacro fatto di disperazioni, fallimenti e di un’implacabile fede in un Dio che non risponde»

Guido Ceronetti, da un’intervista del 2013

“La parola che il profeta Geremia disse a Baruc, figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakìm: «Così YWHW, ha parlato per te, Baruc: ‘Poiché tu hai detto: «Guai a me, poiché il Signore aggiunge tristezza al mio dolore. Sono sfinito a forza di piangere e non riesco a trovare pace». Così ha parlato YHWH: …  Desideri qualcosa di grande per te? Non desiderarlo, poiché io manderò la sventura su ogni uomo. A te farò dono della tua vita come bottino, ovunque tu andrai”. (Geremia 45, 1-5).

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«La povertà non è ideale». E se lo fosse?

Agorà - Il teologo e filosofo Naud riflette in un pamphlet sul rapporto fra vangelo e denaro, sminuendo il valore profondo della beatitudine. Eppure i paradossi della Bibbia, e della vita, non si risolvono riducendoli, bensì cercando di avvicinarli alla loro grandezza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 01-02/11/2017

San Francesco Giotto ridNon è mai stato facile scrivere un’etica del denaro e dell’economia partendo dai vangeli. Riconoscere questa difficoltà, potrebbe in molti casi essere sufficiente per non iniziare un tale compito o fermarsi subito. Ma la tentazione di ricavare direttamente dal vangelo principi morali per l’economia della nostra società è molto forte, quasi invincibile. Qualche volta, anche chi legge questi libri sente un bisogno, anche questo invincibile, di scriverne una recensione, soprattutto se l’oggetto del libro sono i poveri e la povertà – che fanno spesso fatica a difendersi da soli dagli scrittori e dagli esperti. Ho fatto questa esperienza dopo la lettura di un piccolo libro di André Naud (1925-2002), Il vangelo e il denaro (Queriniana, pagine 88, euro 9,00), che è stato un docente canadese di teologia e filosofia, “perito” durante il Concilio Vaticano II. Autore di lavori teologici importanti. Il cui discorso sulla povertà evangelica, è, quanto meno, molto discutibile. E per questo lo discutiamo.

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Difetto di laicità

Editoriali - Proposte dei cattolici e non-ascolto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 31/10/2017

48 SettimanaSociale Cagliari 2017 300x300A chi interessa ciò che il mondo cattolico vive, pensa, propone in ambito sociale ed economico? Dal silenzio imbarazzante dei media cosiddetti laici sui lavori e sulle proposte della 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani di Cagliari, si direbbe che interessi soltanto al mondo cattolico, ai suoi media, ai suoi giornali. E questa non è una bella notizia per l’Italia.

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L’eredità di Dio è la libertà

L’alba della mezzanotte/28 – L’uomo e la donna, "immagine" più bella sotto il sole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/10/2017

171029 Geremia 28 rid«Quanto più a lungo si protrae il nostro sradicamento dall'ambito vitale che ci è proprio, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, tanto più forte-mente ci è dato percepire che la nostra vita, a differenza di quella dei nostri genitori, ha un carattere frammenta-rio. La nostra esistenza spirituale resta incompiuta.»

Dietrich Bonhoeffer, Lettera a Eberhard Bethge, 1944

L’ideologia è l’anti-speranza. La speranza nasce dentro la realtà imperfetta dell’oggi e si nutre di un domani migliore che ancora non conosce ma attende. È la virtù-dono degli attraversamenti dei deserti, quando si cammina nell’arsura sapendo che alla fine ci aspetta una terra promessa, che è reale anche se nessuno l’ha mai vista.

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Non con l’idolo conveniente

L’alba della mezzanotte/27 – Oltre la seduzione della fede utile e del mutuo consumo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 22/10/2017

171022 Geremia 27 rid«Un popolo che crede ancora in se stesso ha ancora il suo proprio Dio. Proietta il suo piacere di sé, il suo sentimento di potenza in un essere al quale possa rendere grazie. Chi è ricco vuole offrire; un popolo su-perbo ha bisogno di un Dio per sacrificare… Laddove declina la vo-lontà di potenza, c’è ogni volta anche una involuzione fisiologica, una décadence. La divinità della décadence diventa il Dio dei fisiologica-mente regrediti, dei deboli.»

Friedrich Nietzsche, L’Anticristo

In certi momenti decisivi, la fede e la speranza diventano, di fatto, la stessa cosa. Ciò accade quando la domanda: ‘tu credi?’, ci appare troppo piccola e incapace di cogliere la ricchezza del mistero del nostro cuore. Quando perdiamo la fede semplicemente perché volevamo diventare adulti e la prima fede bambina non è riuscita a crescere insieme al nostro amore e al dolore nostro e degli altri, la fede può ritornare a casa presa per mano dalla speranza. La speranza è più resiliente della fede, perché anche sotto un cielo diventato disabitato possiamo sempre sperare che le parole buone che ci avevano detto che nel mondo c’era un amore più grande, fossero vere - che ne fossero vere alcune, che ne fosse vera almeno una. Anche quando non riusciamo più a credere in Dio possiamo sempre continuare a sperarlo, possiamo sperare che nel giorno in cui abbiamo smesso di pregare abbiamo commesso l’errore più grande, ma quel giorno non potevamo saperlo. E questa speranza, umile e mite, diventa già una nuova preghiera vera, e riempie di vita e di bellezza l’umanissima e inquieta attesa del non-ancora.

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Il lavoro di domani sarà bello

Verso le Settimane Sociali dei cattolici - Il lavoro non può finire né ridursi perché è amore e cooperazione. Quando lavoriamo la nostra intelligenza si esalta. E sul lavoro fonderemo ancora la nostra democrazia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/10/2017

Lavoro di domani Avvenire ridÈ ormai diventato comune tratteggiare scenari cupi sul lavoro di domani. È urgente discuterli e, possibilmente, arricchirli e rettificarli, perché il lavoro oggi ha bisogno soprattutto di sguardi generosi e di parole realiste ma piene di speranza. Sociologi, filosofi, giornalisti, futurologhi, continuano a ripeterci che di lavoro ce ne sarà sempre meno, che nell’età di internet e dell’intelligenza artificiale dobbiamo rassegnarci a lasciare fuori dal lavoro più o meno la metà della gente in età lavorativa. Saranno le macchine a lavorare per noi, noi semplicemente faremo altro, e sopravvivremo grazie alla grande produttività dei robot che consentirà a tutti di ricevere una somma di denaro sufficiente per vivere. I più abili e formati lavoreranno in sinergia con i computer, e faranno funzionare perfettamente il sistema economico, che sarà talmente perfetto da non aver più bisogno di noi.

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La cruna della parola attesa

L’alba della mezzanotte/26 – La fretta delle risposte facili radica la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/10/2017

171015 Geremia 26 rid«Se Dio c’è, oggi ha più che mai bisogno di qualcuno che, se non sa dire chi egli è, dica almeno chi non è. Noi abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi»

Paolo de Benedetti, Quale Dio?

Quando e se un giorno arriva l’incontro con la Bibbia, se è un incontro casto (perché non usa la Bibbia per la propria felicità), libero (perché pronti a scoprire nuove realtà e a cambiare, veramente, ogni convinzione sulla religione) e gratuito (perché non vuole convertire nessuno tranne il proprio cuore), l’amicizia con la parola biblica diventa una meravigliosa educazione all’intimità della parola e delle parole. Si comincia finalmente ad amare i poeti, a capirli di più e diversamente, cominciamo a ringraziarli nell’anima. Si scopre la profondità della sapienza, si impara a distinguerla dall’intelligenza e dai talenti naturali, e quindi a trovarla, abbondante, tra i poveri – e poi ci si mette ad ascoltarli per imparare. Se poi si ha il coraggio e la resilienza per arrivare fino ai profeti, le scoperte diventano via via più sconvolgenti e grandi. Si intuisce, ad esempio, qualcosa del rapporto tra le diverse parole presenti nella Bibbia. Si capisce che quando la parola di YHWH arriva, in vari modi e tempi, nell’anima dei profeti è solo parola di Dio, ma non appena dall’anima giunge alla bocca e poi viene detta, diventa anche parola di Geremia, di Isaia, di Amos.

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Magnifica arte è lo «Stabat»

L’alba della mezzanotte/25 – Il rischio dell’incontro e la scalata morale del mondo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/10/2017

171008 Geremia 25 rid«Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria
sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
»

T. Solera e G.Verdi, Nabucco/Nabucodonosor

Possiamo immaginare mille volte il finale di una storia, averne un’idea certa perché la fine era già inscritta nei tanti segni che avevamo trovato e interpretato. Ma quando quel finale arriva davvero è sempre diverso. Sapevamo che Marco sarebbe diventato grande, e quando un giorno ci accorgemmo che quel nostro "bambino" bellissimo non c’era più, furono emozioni e lacrime tutte diverse, e bellissime. Abbiamo previsto e detto infinite volte che le nostre azioni scellerate ci avrebbero condotto alla fine, ma il giorno che portammo davvero i libri in tribunale, fu tutto diverso, con dolori e lacrime vere che non avevamo saputo vedere. Avevamo preparato fin nei dettagli il nostro ultimo giorno in comunità, ma quando chiudemmo davvero per l’ultima volta la porta della stanza dietro di noi e varcammo il portone per sempre, ciò che accadde nel profondo del cuore fu totalmente nuovo; né potevamo sapere il sapore dell’ultimo pane mangiato con i compagni, né quella nostalgia di cielo che ci ha accompagnato per tutta la vita. Non lo sapevamo, non lo potevamo sapere, non lo dovevamo sapere per poter provare a spiccare quel volo impossibile. Ci possiamo e dobbiamo preparare, accogliere con mitezza l’idea del suo arrivo certo, ma quando l’angelo della morte arriverà davvero non sarà come lo avevamo sognato, e ci sorprenderemo che vivendo avevamo anche imparato a morire. Ma non potevamo saperlo, altrimenti non sarebbe stato il dono più grande.

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I poveri angeli dei poveri

L’alba della mezzanotte/24 – Pesano di più le mutilazioni dell’anima che del corpo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 01/10/2017

171001 Geremia 24 crop rid«Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accanto a noi. A stabilire un vincolo tra il Samaritano e l'israelita ferito sono gli eventi stessi. Trovandosi in quella situazione, egli ha avuto accesso a una nuova prossimità. Nel nostro mondo sono ben pochi coloro che non possiamo ritenere prossimi a noi»

Amartya Sen, L’idea di giustizia

La laicità della Bibbia è qualcosa di molto serio ma sempre più lontano dalla nostra vita di credenti e di "laici"’. L’umanesimo biblico è prima di tutto un discorso sulla vita, su tutta la vita, soprattutto sulla vita umana. La Bibbia ci parla molto di Dio, ma non ci parla soltanto di Dio, perché ci parla soprattutto di noi. Perché, ci dice, che non c’è soltanto Dio nella vita: c’è la vita. Il Dio biblico sa ritrarsi, tacere, per lasciare spazio a noi. Alla nostra libertà e alla nostra responsabilità. Non è un monopolista della nostra vita, non vuole un culto continuo e perpetuo – questo lo cercano e ottengono soltanto gli idoli. Il Dio biblico è un liberatore, non ci libera dagli idoli per asservirci a sé – se lo facesse sarebbe l’idolo perfetto. Attiva processi, non occupa spazi, neanche quelli sacri, che frequenta poco, perché al tempio preferisce la piazza, la casa, la vigna. Ma soprattutto ama guardare quello che accade sotto il sole, seguirci con uno sguardo di speranza nell’esercizio pieno della nostra umanità. Si stupisce quando vede le nostre cattiverie, ma si stupisce ancora di più di fronte alla bellezza delle nostre azioni, davanti allo spettacolo mirabile della solidarietà e della fraternità, soprattutto di quelle solidarietà e fraternità meravigliose che iniziano nel cuore dei più poveri e degli scartati.

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Le sabbie mobili delle illusioni

L’alba della mezzanotte/23 – Accettare la verità è riconciliazione, non rassegnazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/09/2017

170917 Geremia 23 1 ridCassandra: «Sbaglio, o colpisco nel segno come un arciere? O forse sono un falso profeta, che bussa alle porte per spendere ciarle? Sii mio testimone, e giura che sto riconoscendo le scelleratezze di questa casa, antiche per fama! (…) Ancora una volta il terribile travaglio di vaticinare verità mi vortica dentro, sconvolgendomi con i suoi preludi dolorosi»

Eschilo, Agamennone

Quando nella vita abbiamo coltivato una grande illusione, la gestione della delusione è sempre molto complicata ed estremamente dolorosa. Se poi il tempo dell’illusione è stato vissuto in buona fede e per molti anni, quando si intravvede arrivare il possibile giorno della delusione, quasi sempre preferiamo restare illusi. Perché chiamare l’illusione con il suo vero nome significa dover pronunciare parole troppo dolorose per poterle dirle fino in fondo: fallimento, (auto)inganno, immaturità, manipolazione. E invece basterebbe capire che la delusione è la sola fioritura buona dell’illusione, e viverla come un passaggio benedetto per portare buoni frutti, e poi concludere nella verità il nostro viaggio sotto il sole. Nella lotta tra illusione e delusione – e di autentica agonia si tratta, soprattutto nelle persone giuste e oneste – l’esito dipende decisamente da chi ci ritroviamo accanto nell’agone.

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Il dono del secondo racconto

L’alba della mezzanotte/22 – La vita che rinasce non è solo copia della vita bruciata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/09/2017

170917 Geremia 22 rid«Se leggo un libro e tutto il mio corpo diventa così freddo che nessun fuoco può scaldarlo, so che è poesia»

Emy Dickinson, da una sua lettera

Anche la scrittura può essere attività spirituale. Si scrive in tanti modi, per molte ragioni, si scrivono cose molto diverse. Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre chi scrive perché ha sentito e raccolto un comando interiore. Questo lo sanno molto bene i poeti, che scrivono per rispondere ad una voce che dice e chiama, e la loro poesia diventa il frutto di un ‘sì’ ad una incarnazione. Ci dicono che la scrittura è seconda, perché prima c’è il dono di una voce, di una parola, di uno spirito. Ci sono molte parole dette, anche parole grandi e immense, che non diventano parole scritte. Ma non ci sono scritture grandi e immense che non siano prima state dette nell’anima da una parola sussurrata. È questa dimensione vocazionale e spirituale della parola scritta che fa sì che anche le altre nostre parole scritte senza vocazione possano essere, misteriosamente, vere, o almeno non sempre e non interamente false.

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Il canto dell’arameo errante

L’alba della mezzanotte/21 – Verità della vita e salvezza s’incontrano in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/09/2017

170910 Geremia 21 2 rid«Anche se non la leggi, sei nella Bibbia»

E. Canetti, Il cuore segreto dell'orologio

Quando una comunità vive una crisi profonda, lunga e dall’esito incerto, ciò che veramente è in gioco è il nesso passato-futuro. Perché se è vero che è solo un buon futuro che rende benedizione il passato, lo riscatta e lo libera dalla trappola della nostalgia, è altrettanto vero che senza una buona storia di ieri da dire oggi non si hanno parole nuove per raccontare e raccontarci un domani buono e credibile. Le crisi individuali e collettive sono carestie di futuro e carestie di passato, perché è l’amicizia tra il passato e il futuro che rende bello e fecondo il presente, in ogni stagione della vita. Anche quando è prossimo il tramonto, e l’ombra del passato diventa lunghissima, i ricordi ci nutrono e ci accompagnano sempre, al presente non basta il solo passato, per quanto sia stato grande e stupendo. Dobbiamo attendere una nuova parola, di rivedere il volto di una figlia, che anche oggi verrà, o sperare di vedere, finalmente, quel volto di Dio custodito nel desiderio di tutta una vita. Per vivere bene il tempo della crisi è allora indispensabile avere un futuro entusiasmante che fiorisce da un presente riconciliato con un passato vissuto come dono e promessa, oltre le ferite, le delusioni, i fallimenti. È nella giusta reciprocità tra radici e gemme, tra bereshit ed eskaton, dove si trova veramente la possibilità di continuare a generare vita e futuro ora.

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Il riscatto della promessa

L’alba della mezzanotte/20 – È la gratuità che prepara il futuro e ci salverà tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/09/2017

170903 Geremia 20 rid«Anche se sapessi che la fine del mondo è domani, io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele»

Martin Lutero

Dopo i grandi capitoli delle consolazioni, benedizioni e delle promesse, dopo l’annuncio della Nuova alleanza, il libro di Geremia torna alla cronaca del tempo dell’assedio dei babilonesi e dell’imminente conquista e distruzione di Gerusalemme (l’anno 587). Giorni terribili, che ci accompagneranno fino al termine del libro, dove si compiranno la profezia e la vita del profeta. A narrarci fatti e parole è Baruc, fedele compagno e segretario di Geremia, il cui nome fa ora la sua prima comparsa nel testo. Tornando alla storia, ritroviamo Geremia prigioniero del re Sedecìa. Il capo di accusa lo conosciamo già, perché è il cuore stesso della sua missione profetica: “Perché profetizzi in questi termini? Tu affermi: «Dice il Signore: Ecco, metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà»” (Geremia 32,3). Si stanno dunque avverando le profezie di Geremia, negate dai falsi profeti, dai capi del popolo e dai sacerdoti del tempio.

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Gli imperi di sabbia

Gli Imperi di sabbia 200 ridLogiche del mercato e beatitudini evengeliche

di Luigino Bruni

Dehoniane,
collana Lampi
Bologna, Maggio 2016
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La foresta e l'albero

La foresta e lalbero riddi Luigino Bruni

Vita e Pensiero,
collana Punti
Milano, Aprile 2016
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Premio Res Magnae 2016

Ascolta Intervista a Fahrenheit

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La distruzione creatrice

La distruzione creatrice riddi Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2015
Collana "I Prismi - I Semi"

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Le levatrici d'Egitto

Le levatrici dEgitto ridUn economista legge il libro dell’Esodo

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

Raccolti nel volume Dehoniane gli articoli sull' Esodo della serie "Le Levatrici d'Egitto"

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Scritti ed altro di: Luigino Bruni

L'economia civile

Economia civile riddi Luigino Bruni e Stefano Zamagni

Il Mulino, Bologna, maggio 2015
Collana "Farsi un'idea"

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Le imprese del patriarca

Le imprese del patriarca ridMercato, denaro e relazioni umane nel libro della Genesi

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

Raccolti nel volume Dehoniane gli articoli sulla Genesi della serie "L'albero della vita"

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Lessico del ben vivere sociale

Cooperazione, mercato e altre parole in un mondo che cambia

lessico-del-benvivere riddi Luigino Bruni, Ecra editore


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Fidarsi di uno sconosciuto

Fidarsi di uno sconosciuto ridEconomia e virtù nel tempo delle crisi

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

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L’altra metà dell’economia

altra-metà-dell economia ridDa Città Nuova è uscito il libro di Luigino Bruni e Alessandra Smerilli sulle comunità carismatiche e a movente ideale e il femminileLeggi tutto...

Ascolta Presentazione su Radio 24

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Fondati sul lavoro

Fondati-sul-lavoro ridE' uscito da Vita e Pensiero l'ultimo libro di Luigino Bruni
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Ricchezze

Beati quelli che investiranno in economie di comunione.

Ricchezzedi Luigino Bruni, dall'Editrice San Paolo per la collana: Nuove Beatitudini, Ipotesi di felicità Futura
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Il dado per le aziende!

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Editoriali Avvenire

Chi è l'imprenditore Edc?

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Ascolta la lezione di Luigino Bruni al Workshop School Edc 2012 a Loppiano, 30 giugno 2012

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Economia con l'anima

Economi con l anima rid

E' uscito da EMI il libro di Luigino Bruni
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