Editoriali Avvenire92

 

 

In questa categoria sono contenuti tutti gli editoriali di Luigino Bruni su Avvenire da luglio 2011.

 

L’ora di un canto senza paura

L’alba della mezzanotte/1 - Il destino e la libertà nell'incontro con l'assoluto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  23/04/2017

Logo Geremia Crop 300Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di addio:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giù nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Nelly Sachs Nelle dimore della morte

La profezia è un bene capitale in ogni tempo e in ogni luogo – per ogni società, per tutte le comunità, per ogni persona. Quando poi si attraversano le grandi crisi, la profezia diventa un bene di prima necessità, prezioso ed essenziale come l’acqua e la stima.

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La grande libertà della festa

Sul confine e oltre/13 - La vita è più del lavoro e molto più del consumo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/04/2017

Sul confine e oltre 13 rid«Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Nulla deve andar perduto per voi. Cercate continuamente nuove sensazioni. Non abbiate paura di nulla... Un nuovo edonismo! Di questo ha bisogno il nostro secolo. Potreste esserne il simbolo visibile. Nulla è vietato alla vostra persona. Il mondo è vostro, per una stagione...»

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

La religione capitalistica vuole abolire la festa. Le ha dichiarato una vera e propria guerra, che si accompagna ad una esplosione di offerta di divertimenti e di svago, che non hanno nulla, o troppo poco, dell’esperienza della festa. È questa un’altra espressione della ormai nota ‘distruzione creatrice’ del capitalismo del XXI secolo, che prima ha eliminato la festa e poi ci vende merci per cercare di sostituirla. Ma non ci riesce, perché la gratuità non si vende né si compra. E così i suoi divertimenti ci lasciano solo un grande vuoto e una grande nostalgia di festa vera, di cui i primi indigenti sono soprattutto i bambini e i ragazzi. Solo una civiltà che conosce i tempi diversi e gli spazi liberi della gratuità può essere una cultura della festa.

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Il tempio infinito della cura

Sul confine e oltre/12 - Il «ritmo» altro di tempo e relazioni che cambia la vita

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/04/2017

Sul confine e oltre 12 rid«Questo pomeriggio, tornando giù dalla cava con l’asino carico di breccia, non sei stata avvicinata da un uomo? Non gli hai dato un pezzo di pane?’, riprese a domandare il carabiniere. ‘E’ un peccato quello di cui mi accusa? Fare la carità è un peccato?’. ‘Non ti sei accorta – riprese il carabiniere - che quell’uomo era un soldato nemico?’. ‘Era un nemico? Che cosa vuol dire?. ‘E che aspetto aveva?’, domandò il carabiniere. ‘Un aspetto di un uomo’, rispose Caterina»

Ignazio Silone, Una manciata di more

 Ora et labora non è soltanto l’immagine e il messaggio del monachesimo. È anche il respiro della nostra civiltà, che si è costituita scandendo tempi diversi, componendo una sinfonia nella varietà dei ritmi, nell’alternanza di suoni e di silenzio. Le parole e lo spirito del lavoro sono diversi da quelli della preghiera, alleati e amici perché ad un tempo vicini e lontani, intimi e stranieri. Quando, in quegli antichi monasteri, si tornava dalla vigna e si entrava nel coro, si lasciava un tempo per trovarne un altro. Quello della preghiera e dell’opus Dei, che aveva un altro scorrere, un altro ritmo, un altro suono. Bucava il tempo storico per toccare, o almeno sfiorare, l’eternità, per tentare di sconfiggere la morte. Riviveva quella prima-ultima cena, quella croce, rotolava ancora la pietra. Quando si varca la soglia per entrare nel templum, si diventa un po’ signori del tempo, si sente di non essere dominati dal solo tempus razionale e spietato, si viaggia liberi tra il primo giorno della creazione e l’eskaton. L’adam torna a passeggiare nei giardini dell’eden.

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L’utilità divorante dell’inutile

Sul confine e oltre/11 - Riti che consumano la vita e il senso del lavoro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/04/2017

Sul confine e oltre 11 rid«La generosità, la nobiltà sono scomparse e, con esse, la contropartita spettacolare che i ricchi ricambiavano ai miserabili»

Georges Bataille, La nozione di dépense

Le molte, troppe persone che lavorano poco, male, o niente, non sono il solo sintomo della grave malattia del mondo del lavoro. Un altro suo grave segno di malessere, ancora poco visibile, sono quei lavoratori che lavorano troppo, che dissipano enormi energie nei nuovi riti delle imprese, nuove vittime sacrificali immolate ai nuovi dèi.

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L’epoca del dono parziale

Sul confine e oltre/10 - Sfidati a ritrovare il linguaggio della reciprocità

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 26/03/2017

«Sul confine e oltre 10 new ridL’obbligo di reciprocità nello scambio non è una risposta a specifici poteri legati agli oggetti, ma una concezione cosmica che presuppone una circolazione eterna delle specie e degli esseri»

M. Mauss, Saggio sul dono

All’origine dell’ethos dell’Occidente c’è il dono con le sue ambivalenze. Molti miti dell’inizio associano la storia umana al rifiuto degli uomini di stare e rimanere in una condizione di armoniosa reciprocità di doni. I racconti di Prometeo e Pandora (“tutto dono”), o quelli di Adamo ed Eva, ci dicono con linguaggi diversi che gli esseri umani sono incapaci di edificare la propria civiltà sul dono libero. Ma ci dicono anche che esiste un rapporto profondo tra dono e disobbedienza, tra gratuità e autorità, tra libertà e gerarchia.

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Violiamo il grande tabú

Sul confine e oltre/9 - Per un mercato guidato anche dalla «mano visibile»: il dono

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/03/2017

Sul confine e oltre 09 rid«Anche se il mondo in cui viviamo è meno violento di qualsiasi mondo del passato, questo è solo uno dei suoi aspetti. L’altro aspetto evidenzia esattamente il contrario: uno spaventoso aumento di violenza e minaccia di violenza. Il nostro mondo risparmia più vittime e contemporaneamente uccide più vittime di quanto sia mai avvenuto in passato»

René Girard, Violenza e religione

La gratuità è il principale tabù del capitalismo. La teme come il pericolo più grande, perché se la lasciasse correre liberamente nei suoi territori, ne verrebbe contagiato e il suo "veleno" ne decreterebbe la morte, oppure – ed è la stessa cosa– lo trasformerebbe in qualcosa di sostanzialmente diverso. Scorgere il tabù della gratuità dentro la nostra economia (e società) è difficile perché è coperto da un altro tabù: quello del riconoscimento della sua esistenza. Per capire, allora, il rapporto profondo tra gratuità e capitalismo dobbiamo violare questo primo tabù, iniziando, semplicemente, a parlarne.

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Ma il futuro è «senza merito»

Sul confine e oltre/8 - Dilaga la socialità a buon mercato e ci tradisce

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/03/2017

Sul confine e oltre 08 rid«Questa è la caratteristica di un animo grande e nobile: non ricercare un utile dai benefici fatti, ma badare al beneficio in se stesso»

Seneca, De Beneficiis

Sine merito: senza merito. Era questo il nome con cui tra Medioevo e Modernità venivano chiamati i primi Monti di pietà, quelle proto-banche popolari create e promosse dai francescani dell’Osservanza. Per sottolineare la loro natura di istituzioni umanitarie o filantropiche, si negava la presenza del merito. Qualche secolo prima, Bernardo di Chiaravalle descriveva la passione di Cristo come: donum sine pretio, gratia sine merito, charitas sine modo: dono senza prezzo, grazia senza merito, amore senza misura. Per dire dono escludeva il prezzo, per dire amore eliminava la misura, per dire grazia negava il merito. Merito prezzo misura, da una parte; dono grazia carità, dall’altra.

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Onnipotente è la moneta

Sul confine e oltre/7 - Il sacro strumento compra tutto. Ma fino a quando?

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/03/2017

Sul confine e oltre 07 rid«In un mondo dove con la moneta si compra tutto, la moneta diventa tutto»

Giacomo Becattini, Da una conversazione privata

Fin dall’aurora delle civiltà, il denaro ha avuto la tendenza invincibile a entrare nel territorio del sacro. I custodi del sacro hanno cercato di contenere il denaro dentro i suoi argini, ma in alcuni momenti della storia la moneta e il sacro sono diventati alleati, e hanno dato vita a culti idolatrici e a molte varianti di "mercati delle indulgenze". Nel nostro tempo l’esondazione della moneta ha generato un culto economico molto più radicale e pervasivo di quello delle età precedenti. Ma questa nuova patologia religiosa non sta generando anticorpi e riformatori capaci di capire la gravità di questo nuovo mercato globale, e reagire con efficacia.

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Gli dei facili dei mercati

Sul confine e oltre/6 - Le «canzonette» dell'analfabetismo spirituale

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 26/02/2017

Sul confine e oltre 06 rid«Le mie parole sono troppo difficili per te, per questo ti suonano troppo facili»

Yehudah ha-Levi, Kuzari

La legge aurea del mutuo vantaggio è alla base di molta vita buona degli esseri umani. Il mercato è una rete di scambi di interessi reciproci, ma anche le associazioni e persino le comunità e le famiglie possono essere descritte come un intreccio di relazioni mutuamente vantaggiose. Nei processi educativi, nelle azioni tese alla riduzione delle vulnerabilità economiche e sociali, se ci muoviamo dentro il registro del mutuo vantaggio abbiamo più speranze di dar vita a pratiche rispettose della dignità della persona, più responsabili, meno paternalistiche. Per questa ragione, sono sempre stati molti i sapienti di ogni tempo ad aver individuato nella reciprocità (non nell’altruismo né nell’interesse individuale) la prima regola della vita comunitaria e sociale. Ci sono però dei luoghi del vivere dove cercare il mutuo vantaggio non è bene, perché soddisfare i reciproci interessi porta solo e semplicemente allo snaturamento e alla degenerazione di quei rapporti. Uno di questi ambiti è quello della spiritualità.

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La salvezza non è un’impresa

Sul confine e oltre/5 - Nel tempo della «meritocrazia spirituale» dei leader

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 19/02/2017

Sul confine e oltre 05 rid«La spiritualità al lavoro sembra essere un nuovo e significativo paradigma manageriale che i dirigenti aziendali potranno sfruttare al fine di migliorare le proprie organizzazioni aumentando, fra gli altri, i livelli di impegno organizzativo, soddisfazione e performance dei propri dipendenti

Sofia Lupi, La spiritualità nelle organizzazioni

Nel ‘mercato della spiritualità’ sta rivivendo l’antica ‘Legge di Gresham’: la moneta cattiva scaccia la moneta buona. Questa legge scattava ogni volta che nelle piazze giravano due tipi di moneta: quella buona e quella falsa non facilmente riconoscibile come tale. La moneta cattiva infestava le piazze, e nel giro di poco tempo quella buona scompariva dalla circolazione.

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I tristi imperi del merito

Sul confine e oltre/4 - Una "carestia di gratitudine" riempie il mondo di dannati

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/02/2017

Sul confine e oltre 04 rid«La sventura è di per sé inarticolata. Gli sventurati supplicano in silenzio che vengano loro fornite parole per esprimersi. Vi sono epoche in cui non sono esauditi

Simone Weil, La persona e il sacro

Il merito è il grande paradosso del culto economico del nostro tempo. Il primo spirito del capitalismo fu generato dalla radicale critica di Lutero alla teologia del merito, ma quella "pietra scartata" oggi è diventata la "testata d’angolo" della nuova religione capitalista, che sta nascendo dal cuore di Paesi edificati proprio su quell’antica etica protestante anti-meritocratica. La salvezza per "sola gratia" e non per i nostri meriti fu posta al centro della Riforma protestante. Fu anche una ripresa, dopo un millennio, della polemica di Agostino contro Pelagio (Lutero era stato monaco agostiniano). La critica anti-pelagiana era essenzialmente un superamento dell’antichissima idea che voleva che la salvezza dell’anima, la benedizione di Dio, il paradiso, potessero essere guadagnati, acquistati, comprati, meritati dalle nostre azioni. La teologia del merito voleva imprigionare anche Dio dentro la logica meritocratica, costringendolo a punire e premiare sulla base di criteri che i teologi gli attribuivano.

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Gli idoli non sono sazi mai

Sul confine e oltre/3 - Questo mercato divora vita e rende un po’ di denaro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/02/2017

Sul confine e oltre 03 rid«Il capitalismo è una religione puramente cultuale, la più estrema forse che mai si sia data. Tutto, in esso, ha significato soltanto in rapporto immediato con il culto; non conosce nessuna particolare dogmatica, nessuna teologia»

Walter BenjaminIl capitalismo come religione

Il capitalismo dei secoli XIX e XX è stato animato da uno spirito ebraico-cristiano, spirito di lavoro, di fatica, di produzione. Ma non capiamo più lo spirito del nostro capitalismo se continuiamo a cercarlo all’interno del cristianesimo o della Bibbia. La società di mercato negli ultimi anni assomiglia sempre più a una religione, ma i tratti che sta assumendo l’avvicinano alle città mediorientali di tremila anni fa, o a quelle greche e romane di alcuni secoli successivi. Ai loro spazi pubblici occupati da molte statue, da templi, steli, altari, edicole sacre, e ai loro spazi privati riempiti di amuleti, penati, e da una enorme produzione di idoli domestici. E ai loro molti sacrifici, attorno ai quali erano ordinate la vita, le feste, la morte. L’umanesimo ebraico-cristiano è stato, soprattutto, un tentativo di svuotare il mondo dagli idoli e liberarlo dai sacrifici, un tentativo solo in parte riuscito, perché è sempre stata troppo forte negli uomini la tendenza a costruire idoli per adorarli.

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Resistere al pifferaio magico

Sul confine e oltre/2 - Mentre trionfa e vacilla il mercato individualistico

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/01/2017

Su confine e oltre 02 rid«Vi è per tutte le passioni un tempo in cui esse sono soltanto funeste, in cui deprimono le loro vittime con il peso della stupidità – e un tempo più tardo, assai più tardo, in cui si sposano con lo spirito, si ‘spiritualizzano’»

F. NietzscheIl crepuscolo degli idoli

Una forma particolarmente importante di “distruzione creatrice” del capitalismo del nostro tempo è quella operata nei confronti della religione. L’economia di mercato è cresciuta e cresce grazie al consumo del territorio sacro, che, sconsacrato e trasformato in indifferenziato e anonimo spazio profano, è diventato nuovo terreno liberato per gli scambi commerciali. I mercanti sono tornati nel tempio, tutto il tempio sta diventando mercato, anche il sancta sanctorum è stato messo a reddito.

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Via dalla distruzione creatrice

Sul confine e oltre/1 - Tra mercato e gratuità, per trovare altre strade

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 22/01/2017

Su confine e oltre 01 rid«Non possiamo amare nulla se non in relazione a noi stessi. Soltanto l’interesse produce l’amicizia»

F. de La Rochefoucauld, Massime

 La solitudine nel nostro tempo cresce insieme al nostro desiderio di comunità, che cerchiamo di soddisfare con modalità e strumenti che finiscono, troppo spesso, per accrescere quel desiderio. La società di mercato ha bisogno di individui senza legami forti e radici troppo profonde, e ha i mezzi economici e politici per crearli sempre più così. Le persone con relazioni interpersonali significative, con una vita interiore coltivata, sono sempre consumatori imperfetti e difficili da gestire.

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Becattini: vocazione «local»

Salutiamo con questo articolo il prof. Giacomo Becattini che si è spento stamattina a Firenze. Luigino Bruni lo ricorda come: «uno degli ultimi economisti umanisti europei, grande maestro di una economia viva, civile, vera, storica, italiana, territoriale»

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire "Agorà sette - libri" l'8/01/2016

Logo Agorà sette libriGiacomo Becattini è un economista che ha generato novità nella teoria e nella politica economica del nostro Paese, e non solo. Oggi, vicino ai novant’anni, pubblica un libro (La coscienza dei luoghi, Donzelli, 2015 Ndr) che condensa in poco più di duecento pagina la saggezza di una intera vita. Becattini è un economista rappresentativo della migliore tradizione italiana ed europea di storia del pensiero. Pochi economisti hanno saputo essere tutti locali e tutti globali: senza l’osservazione delle dinamiche dei distretti di Prato e di Carrara non avremmo le teorie di Becattini, ma pochissimi intellettuali italiani hanno influenzato come lui i dibattiti di politica industriale in vari Paesi del mondo.

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Parole per il tempo di tutti

In ascolto della vita/29 - Il profeta è maestro della luce perché sa la notte

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire l'08/01/2017

Lago Albano rid«La marea umana frangendosi ai piedi della torre continuamente lambita dalla sua miseria, seguita a ripetere la sua domanda: shomèr ma-millàilah? ‘Quanto manca al giorno?’. Il tono dell’oracolo è sconcertante per la sua inaudita cortesia: ‘se vi piace interrogare, tornate …’. Non importa sapere. Quel che importa, quel che fa vivere, è che non perdiamo quella angelica trepidazione, il bisogno, la voglia di sapere a che punto sia o quando finirà la notte o che cosa significhi notte. La peggiore delle sciagure è che cessino il venire e il domandare.»

Guido Ceronetti, Il libro del profeta Isaia

Nessuna epoca ha conosciuto una produzione e una moltiplicazione di parole come la nostra. Le culture antiche, contadine e analfabete, proprio perché non sapevano né scrivere né leggere, perché conoscevano poche parole, intuivano che la parola, le parole, contenevano in sé un misterioso potere, lo rispettavano e lo temevano. Non sapevano né leggere né scrivere ma sapevano parlare. Non sapevano scrivere poesie, ma le sapevano raccontare, le sapevano vivere.  Il nostro tempo che inondato dalle parole ha smarrito il senso della parola, non ha gli strumenti per riconoscere i profeti, e li confonde con i creatori e venditori di chiacchiere. Per riconoscere e comprendere i profeti – e solo Dio sa quanto ne avremmo bisogno – dovremmo semplicemente reimparare a parlare.

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Chi non grida più perde Dio

In ascolto della vita/28 - Il buono che resiste dà radici al futuro, e salva tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 31/12/2016

jacob y el angel 299x300«Quando troverai sopra un albero o per terra un nido con uccellini o uova e la madre che sta a covare, non prenderai la madre sui figli, lascia andar via la madre. Perché tu sia felice e goda lunga vita» (Deut. 22,6-7) – è la stessa promessa fatta a chi "onora il padre e la madre". Si narra che Rabbì Elishà ben Avujà una volta vide un uomo salire in cima a una palma, di sabato, e prendere dal nido la madre insieme con i piccoli. E lo vide scendere illeso. Un altro uomo, invece, dopo il sabato, salì sulla palma, prese i piccoli, e lasciò volar via la madre. Scese, un serpente lo morse e lui morì. Disse Elishà: «Non c'è giustizia, non c'è Giudice». E abiurò. E come fece Elishà a mostrare che aveva perso la fede? Non costruì una filosofia atea: in un giorno di sabato sradicò un ciuffo d'erba.

Paolo de Benedetti, Uomini e profeti, Radio3

Un’anima profonda della cultura dell’Occidente è il risultato dell’incontro e della tensione vitale tra l’umanesimo greco e quello biblico. Tra il genio filosofico dei greci, indagatore della verità in una libertà assoluta e sciolta da qualsiasi riferimento al passato, alla tradizione o a testi sacri, e l’ethos biblico, più orientato alla vita che alla verità, che guarda avanti, ma non è libero né sciolto dal legame con l’inizio, perché ancorato a un primo Patto e a una promessa imprescindibili.

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Altri angeli sulla stessa grotta

In ascolto della vita/27 - L’attesa è la condizione ordinaria della vita buona

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/12/2016

Notte stellata Corea ridSe noi acconsentiamo, Dio depone in noi un piccolo seme e se ne va. Da quel momento, a Dio non resta altro da fare, e a noi nemmeno, se non attendere. Dobbiamo soltanto non rimpiangere il consenso che abbiamo accordato, il sì nuziale. Non è facile come sembra, perché la crescita del seme, in noi, è dolorosa"

Simone Weil, Attesa di Dio

L’attesa è la condizione ordinaria della vita buona. Ogni anno riviviamo l’Avvento, perché pur sapendo che quel bambino è già venuto, sappiamo anche che deve tornare. Il popolo d’Israele credeva e sapeva che Abramo aveva incontrato il Signore, che era apparso ai patriarchi, ad Agar. Mosè parlava con lui faccia a faccia, e tutti i profeti avevano conosciuto la voce, visto il cielo e gli angeli. Eppure continuavano ad attendere l’Immanuel, quel Dio-con-noi, che era già venuto, e che doveva tornare.

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Benedetto il tempo deluso

In ascolto della vita/26 - A ogni casa e a ogni comunità serve sempre aria nuova

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 18/12/2016

Albero bucato ridAhimè, che cosa sono alle volte le nostre idee! Appena la nostra maschera. Io posso esprimere idee generosissime, poniamo, sulla condizione dei poveri; e le mie idee sono generose: ho tuttavia una ricca e bella casa, e i poveri non li vedo che sulla strada. Qual è il mio amore, nel caso? Per la povertà e per i poveri? Ma no, certo: altrimenti sarei tra di loro, uno di loro: le mie idee sono per la povertà, ma il mio amore è per la mia casa"

Giuseppe de Luca, Introduzione alla storia della pietà

Ogni comunità vive della tensione vitale tra interno ed esterno. Tra l’esigenza di preservare la propria identità e il bisogno di accogliere chi bussa alla porta. Aprire per far entrare aria fresca che vivifichi la casa, chiudere per trattenere il tepore creato dall’intimità dei rapporti tra gli abitanti. In genere è la paura di perdere il buon calore a prevalere, e le comunità si trasformano progressivamente in club privati di uguali che consumano beni relazionali tra di loro, dentro steccati protettivi che col tempo diventano veri e propri muri.

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Il necessario è troppo poco

In ascolto della vita/25 - Imparare a vivere il tempo della maturazione del seme

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire l'11/12/2016

pescadorCerco la parola. / La nostra lingua è impotente, / i suoi suoni all’improvviso – poveri. / Cerco con lo sforzo della mente / cerco questa parola – ma non riesco a trovarla. / Non riesco.

Wislawa Szymborska, Cerco la parola

Nascosto nel cuore dell’umanità c’è sempre stato il desiderio profondo di una terra della gratuità. Una terra dove ogni uomo, ogni donna, ogni povero abbia pane, acqua, latte, miele, senza che l’accesso a questi beni fondamentali della vita sia mediato dal possesso del denaro. Perché sappiamo, sentiamo, che più profondo della legge del dare e dell’avere della moneta e della finanza c’è un legame di fraternità più vero delle diseguaglianze economiche e sociali, che ci chiama, e attende che lo scopriamo e lo riconosciamo.

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Le ferite feconde del parto

In ascolto della vita/24 - La novità compresa dell’ "uomo dei dolori" genera gioia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 04/12/2016

Pietà postmoderna ridCanto l’uomo che è morto, non il Dio che è risorto. Canto l’uomo infangato, non il Dio che è lavato. Canto l’uomo impazzito, non il Dio rinsavito’

Roberto Roversi e Lucio Dalla

I canti del servo sono la vetta del libro di Isaia e uno dei brani più alti della letteratura spirituale di tutti i tempi. È un testo profetico e poetico mirabile, capace di raccogliere le attese e le speranze della storia che lo ha preceduto e di prefigurare un uomo e un Dio che ancora non c’erano. Parole improbabili, versi che nessuno aveva mai scritto, che non potevano essere scritti. E invece li abbiamo.

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Fondati sul lavoro

Fondati-sul-lavoro ridE' uscito da Vita e Pensiero l'ultimo libro di Luigino Bruni
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Ricchezze

Beati quelli che investiranno in economie di comunione.

Ricchezzedi Luigino Bruni, dall'Editrice San Paolo per la collana: Nuove Beatitudini, Ipotesi di felicità Futura
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Il dado per le aziende!

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Editoriali Avvenire

Chi è l'imprenditore Edc?

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Ascolta la lezione di Luigino Bruni al Workshop School Edc 2012 a Loppiano, 30 giugno 2012

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Economia con l'anima

Economi con l anima rid

E' uscito da EMI il libro di Luigino Bruni
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