Editoriali Avvenire92

 

 

In questa categoria sono contenuti tutti gli editoriali di Luigino Bruni su Avvenire da luglio 2011.

 

Le sabbie mobili delle illusioni

L’alba della mezzanotte/23 – Accettare la verità è riconciliazione, non rassegnazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/09/2017

170917 Geremia 23 1 ridCassandra: «Sbaglio, o colpisco nel segno come un arciere? O forse sono un falso profeta, che bussa alle porte per spendere ciarle? Sii mio testimone, e giura che sto riconoscendo le scelleratezze di questa casa, antiche per fama! (…) Ancora una volta il terribile travaglio di vaticinare verità mi vortica dentro, sconvolgendomi con i suoi preludi dolorosi»

Eschilo, Agamennone

Quando nella vita abbiamo coltivato una grande illusione, la gestione della delusione è sempre molto complicata ed estremamente dolorosa. Se poi il tempo dell’illusione è stato vissuto in buona fede e per molti anni, quando si intravvede arrivare il possibile giorno della delusione, quasi sempre preferiamo restare illusi. Perché chiamare l’illusione con il suo vero nome significa dover pronunciare parole troppo dolorose per poterle dirle fino in fondo: fallimento, (auto)inganno, immaturità, manipolazione. E invece basterebbe capire che la delusione è la sola fioritura buona dell’illusione, e viverla come un passaggio benedetto per portare buoni frutti, e poi concludere nella verità il nostro viaggio sotto il sole. Nella lotta tra illusione e delusione – e di autentica agonia si tratta, soprattutto nelle persone giuste e oneste – l’esito dipende decisamente da chi ci ritroviamo accanto nell’agone. Se per compagno abbiamo uno o più falsi profeti, restiamo imprigionati nell’illusione, continuiamo a negare la realtà, anche quando è ovvia e evidente a tutti. Perché i falsi profeti sono maestri nel presentare i fatti contrari alla loro ideologia come l’ultima prova da superare per essere finalmente pronti per la vera salvezza. Se invece nella lotta incontriamo un profeta vero, l’età dell’illusione può finalmente terminare, e il dolore cattivo e oppressore trasformarsi nel buon travaglio delle liberazioni. Di fronte al crollo totale e definitivo di quella che ci era sembrata per tanto tempo la vita più bella e vera sulla terra e in cielo, la sola salvezza possibile sta nell’accogliere docilmente la delusione. Invitarla a cena, mettere le tovaglie e le posate più belle, stappare il vino migliore in cantina. E poi far festa insieme, invitando i pochi amici veri e i pochissimi profeti. Senza questa cena di riconciliazione non possiamo scoprire, un giorno, che quella vita era bella davvero, forse più bella ancora di come l’avevamo immaginata.

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Il dono del secondo racconto

L’alba della mezzanotte/22 – La vita che rinasce non è solo copia della vita bruciata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/09/2017

170917 Geremia 22 rid«Se leggo un libro e tutto il mio corpo diventa così freddo che nessun fuoco può scaldarlo, so che è poesia»

Emy Dickinson, da una sua lettera

Anche la scrittura può essere attività spirituale. Si scrive in tanti modi, per molte ragioni, si scrivono cose molto diverse. Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre chi scrive perché ha sentito e raccolto un comando interiore. Questo lo sanno molto bene i poeti, che scrivono per rispondere ad una voce che dice e chiama, e la loro poesia diventa il frutto di un ‘sì’ ad una incarnazione. Ci dicono che la scrittura è seconda, perché prima c’è il dono di una voce, di una parola, di uno spirito. Ci sono molte parole dette, anche parole grandi e immense, che non diventano parole scritte. Ma non ci sono scritture grandi e immense che non siano prima state dette nell’anima da una parola sussurrata. È questa dimensione vocazionale e spirituale della parola scritta che fa sì che anche le altre nostre parole scritte senza vocazione possano essere, misteriosamente, vere, o almeno non sempre e non interamente false.

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Il canto dell’arameo errante

L’alba della mezzanotte/21 – Verità della vita e salvezza s’incontrano in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/09/2017

170910 Geremia 21 2 rid«Anche se non la leggi, sei nella Bibbia»

E. Canetti, Il cuore segreto dell'orologio

Quando una comunità vive una crisi profonda, lunga e dall’esito incerto, ciò che veramente è in gioco è il nesso passato-futuro. Perché se è vero che è solo un buon futuro che rende benedizione il passato, lo riscatta e lo libera dalla trappola della nostalgia, è altrettanto vero che senza una buona storia di ieri da dire oggi non si hanno parole nuove per raccontare e raccontarci un domani buono e credibile. Le crisi individuali e collettive sono carestie di futuro e carestie di passato, perché è l’amicizia tra il passato e il futuro che rende bello e fecondo il presente, in ogni stagione della vita. Anche quando è prossimo il tramonto, e l’ombra del passato diventa lunghissima, i ricordi ci nutrono e ci accompagnano sempre, al presente non basta il solo passato, per quanto sia stato grande e stupendo. Dobbiamo attendere una nuova parola, di rivedere il volto di una figlia, che anche oggi verrà, o sperare di vedere, finalmente, quel volto di Dio custodito nel desiderio di tutta una vita. Per vivere bene il tempo della crisi è allora indispensabile avere un futuro entusiasmante che fiorisce da un presente riconciliato con un passato vissuto come dono e promessa, oltre le ferite, le delusioni, i fallimenti. È nella giusta reciprocità tra radici e gemme, tra bereshit ed eskaton, dove si trova veramente la possibilità di continuare a generare vita e futuro ora.

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Il riscatto della promessa

L’alba della mezzanotte/20 – È la gratuità che prepara il futuro e ci salverà tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/09/2017

170903 Geremia 20 rid«Anche se sapessi che la fine del mondo è domani, io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele»

Martin Lutero

Dopo i grandi capitoli delle consolazioni, benedizioni e delle promesse, dopo l’annuncio della Nuova alleanza, il libro di Geremia torna alla cronaca del tempo dell’assedio dei babilonesi e dell’imminente conquista e distruzione di Gerusalemme (l’anno 587). Giorni terribili, che ci accompagneranno fino al termine del libro, dove si compiranno la profezia e la vita del profeta. A narrarci fatti e parole è Baruc, fedele compagno e segretario di Geremia, il cui nome fa ora la sua prima comparsa nel testo. Tornando alla storia, ritroviamo Geremia prigioniero del re Sedecìa. Il capo di accusa lo conosciamo già, perché è il cuore stesso della sua missione profetica: “Perché profetizzi in questi termini? Tu affermi: «Dice il Signore: Ecco, metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà»” (Geremia 32,3). Si stanno dunque avverando le profezie di Geremia, negate dai falsi profeti, dai capi del popolo e dai sacerdoti del tempio.

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La più grande reciprocità

L’alba della mezzanotte/19 – Insieme, nel patto-comunione che cambia la storia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 27/08/2017

170827 Geremia 19 rid«Più tardi ho appreso, e continuo ad apprenderlo anche ora, che si impara a credere solo nel pieno ‘essere-aldiqua’ della vita. Quando si è completamente rinunciato a fare qualcosa di noi stessi - un santo, un peccatore pentito o un uomo di chiesa, un giusto o un ingiusto, un malato o un sano -, e questo io chiamo ‘essere-aldiqua’»

D. Bonhoeffer, Lettera del 21 Luglio 1944

Forse non c’è dono più grande del dono della speranza. È un bene primario. Possiamo essere sazi di merci e di ogni bene di comfort, ma morire disperati. Sempre, ma soprattutto quando attraversiamo i deserti, la terra promessa appare irraggiungibile, l’esilio infinito. Chi ci dona speranza vera e non vana, prima guarda negli occhi la nostra disperazione, l’attraversa, la fa sua. Lotta contro le false speranze, subisce tutte le conseguenze e le ferite della lotta, resiste a quella dimensione di pietas umana che porta tanti a cedere alla tentazione di offrire false consolazioni – a sé stessi e agli altri. I profeti, dal centro della notte, ci annunciano un’alba vera, che ancora non vediamo ma che possiamo intravvedere con i loro occhi. Come quando tutto attorno dice da molto tempo soltanto morte e vanitas, e un amico, un giorno, ci parla del paradiso. E, questa volta, ci sembra finalmente tutto vero, oltre i paradisi artificiali che ci avevano ingannati nell’età dell’illusione. Ed è, finalmente, tutto grazia, tutto charis, tutto gratuità: “Curerò la tua ferita e ti guarirò dalle tue piaghe” (Geremia 30,17).

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Quell’esilio che è benedizione

L’alba della mezzanotte/18 – L’umanità e il potere degli imperi visibili (e no)

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 20/08/2017

170820 Geremia 18 rid«Per i veri sapienti ogni luogo del mondo è un esilio. È immaturo l’uomo che considera dolce soltanto la sua patria. È già più forte colui per il quale ogni terra è come il proprio suolo natio. Ma perfetto è l’uomo per il quale l’intero mondo è come una terra straniera»

Ugo di San Vittore Didascalicon, XII secolo

‘Distruggere e demolire, abbattere e sradicare’, sentì risuonare Geremia il giorno della sua vocazione profetica. Ma insieme a queste parole ne udì altre due, diverse e complementari: ‘edificare e piantare’ (Geremia 1,10). Non basta annunciare scenari cupi di sventura per essere profeti non-falsi, perché la terra è piena di persone che dipingono, a volte persino in buona fede, un presente e un futuro disperati solo per raccogliere il consenso dei tanti disperati che si alimentano di disperazione. Geremia non illude i suoi concittadini promettendo un benessere e una pace immaginari; ma mentre profetizza questa verità amara e scomoda, sa dire parole di speranza vera e sublime.

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La profezia non ha mai incentivi

L’alba della mezzanotte/17 – È decisivo riconoscere chi usa il passato per uccidere il futuro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/08/2017

170813 Geremia 17 rid«Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, perché egli non si creda saggio»

Proverbi 26

Travaglio è uno dei nomi del lavoro. Trabalho, travail, trabajo, dal latino trepalium, era un giogo per animali. Una trave di legno sagomata, con funi e lacci. Ricordava il braccio orizzontale di una croce. Col tempo, il giogo è diventato simbolo di sottomissione di animali e di persone, di schiavitù. I popoli hanno conquistato libertà e giustizia spezzando gioghi di schiavitù, e si sono liberati di questi travagli e di queste tribolazioni. Nessuno ama essere soggiogato, messo da altri sotto un giogo. Solo il messaggio sovversivo e radicale di Gesù di Nazareth poteva usare l’immagine del giogo per esprimere il legame tra lui e i suoi discepoli: leggero e soave, ma sempre giogo. Forse, nell’usare questa immagine paradossale, l’evangelista aveva in mente, anche qui, Geremia: “Fu rivolta questa parola a Geremia da parte del Signore: «Così mi dice il Signore: Procùrati capestri e un giogo e mettili al collo»” (Geremia 27,1-2).

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Oltre i deserti di parole tradite

L’alba della mezzanotte/16 – Riconoscere e arricchire la famiglia profetica della terra

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 06/08/2017

170806 Geremia 16 rid«Una volta Rabbi Mosche di Kobryn disse: ‘Vedo che tutte le parole che ho detto non hanno trovato neppure uno che le abbia accolte nel suo cuore. Le parole che vengono dal cuore vanno in verità al cuore; ma se non ne trovano alcuno, allora all’uomo che le ha dette Dio concede la grazia che esse non errino senza dimora, ma ritornino tutte nel cuore da cui sono uscite’… Qualche tempo dopo la sua morte un amico disse: ‘Se egli avesse avuto a chi parlare vivrebbe ancora’»

Martin Buber, Storie e leggende chassidiche

Anche se ogni profeta ha la sua personalità unica e il suo nome proprio, la profezia è un’esperienza collettiva. Forma una comunità, una tradizione, e chi arriva continua la stessa corsa, combatte le stesse battaglie, dà nuove parole alla stessa voce. Ogni profeta vero è generato dai profeti che lo hanno preceduto e nutre i profeti che verranno dopo di lui. Questa catena generativa spirituale è la radice della fedeltà alla parola, perché ogni profeta sa che sta scrivendo un capitolo di un libro che verrà completato da altri/e, e se a quel capitolo mancano parole, o se ne contiene di parziali e di emendate, chi continuerà la scrittura si troverà tra le mani un materiale adulterato, non avrà a disposizione parole necessarie per scrivere le proprie, e il finale sarà più povero e sbagliato.

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Il canto delle voci diverse

L’alba della mezzanotte/15 – L’altezza di Dio ci salva dal dire solo i nostri sogni.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/07/2017

170730 Geremia 15 rid«Dall’imagine tesa / vigilo l’istante / con imminenza di attesa – / e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa / spio il campanello / che impercettibile spande / un polline di suono – / e non aspetto nessuno:
fra quattro mura / stupefatte di spazio / più che un deserto / non aspetto nessuno:
ma deve venire, / verrà, se resisto / a sbocciare non visto, / verrà d’improvviso, / quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono / di quanto fa morire, / verrà a farmi certo / del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro / delle mie e sue pene, / verrà, forse già viene / il suo bisbiglio»

Clemente Rebora, Dall’imagine tesa

La falsa profezia in buona fede è forse quella più abbondante sotto il sole, e tra le più pericolose. Ci sono sempre stati e ci sono ancora falsi profeti in mala fede, che non danno voce a nessuna voce e lo sanno bene. Ma ci sono anche falsi profeti in buona fede, che non danno voce a nessuna voce e non lo sanno, e confondono la “voce di Dio” con le proprie fantasie, emozioni e pensieri. I falsi profeti non sono tutti furfanti e imbroglioni, tra di essi ci sono anche persone auto-convinte di essere profeti senza esserlo.

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Il dono nuovo del Dio fedele

L’alba della mezzanotte/14 – Solo un Padre mai indifferente offre misericordia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/07/2017

170723 Geremia 14 rid«Fratello ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto, andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso il nudo Essere, e là, dove la parola muore, abbia fine il nostro cammino»

Davide Maria Turoldo, Canti Ultimi

La vita potrebbe essere raccontata come la storia delle sue crisi. La Bibbia è piena di queste storie, ma non ce ne accorgiamo perché nei testi biblici cerchiamo verità, parole religiose, consolazioni. E così ci perdiamo le pagine più grandi della Bibbia, che si aprono quando riusciamo ad arrivare agli uomini e alle donne che stanno dietro le parole di YHWH, a quegli esseri umani interi che le hanno pronunciate. La parola biblica non ci cambia finché non ci facciamo toccare nella carne dai suoi uomini e dalle sue donne, finché non diamo loro il permesso di entrare nelle stanze più intime della nostra anima, e di entrarci come persone concrete, con un nome e una storia, con le loro ferite, i dubbi e le maledizioni. Troppe volte la Bibbia salva poco o niente perché le consentiamo di toccarci poco o niente. Qualche rara volta, un personaggio biblico riesce a forzare la soglia, a infilarsi nel pertugio di casa rimasto aperto per sbaglio. Il personaggio diventa persona più reale e concreta dei nostri amici e dei nostri figli. Ci scompiglia l’arredamento degli interni e delle camere da letto. Se poi a entrare è Geremia, la casa viene messa sottosopra, e, forse, nel caos generale, possiamo ritornare poveri di cose e di Dio, e finalmente sentire aleggiare lo spirito, che nelle case con le porte chiuse e nei templi custoditi e protetti non riesce a soffiare. Troppa gente rimane fuori dall’orizzonte spirituale del mondo perché quando viene a trovarci entra in una casa con le finestre chiuse e troppo piena di cose ben ordinate, con un ossigeno insufficiente per poter respirare.

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Verità sino al midollo della vita

L’alba della mezzanotte/13 – Come Dio nutre e cambia per sempre la nostra esistenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/07/2017

170716 Geremia13 rid«ILa mia anima si rifugia sempre nel Vecchio Testamento e in Shakespeare. Là almeno si sente qualche cosa: là son uomini che parlano. Là si odia! là si ama, si uccide il nemico, si maledice ai posteri per tutte le generazioni; là si pecca.»

Soren Kierkegaard, citato in Scipio Slataper, Ibsen

Il libro di Geremia segna un nuovo stadio della coscienza umana, un salto nel processo di umanizzazione, una vera innovazione antropologica e spirituale. Tutto il suo libro, soprattutto le sue confessioni. E se le diamo il permesso di entrare nell’intimo della nostra coscienza, e siamo disposti a sostenerne i grandi costi, quell’antica innovazione può compiersi ancora, qui ed ora.

Fin dal primo capitolo del suo libro, Geremia ha alternato il contenuto della sua missione profetica con le sue confessioni intime, svelandoci la sua anima, le sue speranze, le sue angosce. Ora, al culmine del suo diario interiore, arriviamo ai capitoli 19 e 20, quando i fatti narrati e la sua poesia raggiungono una vetta assoluta.

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Ma Dio ci attende al tornio

L’alba della mezzanotte/12 - L’insufficienza della prudenza e la teologia delle mani

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/07/2017

Lavorazione ceramica 01 rid«Il lavoro fisico costituisce un contatto specifico con la bellezza del mondo e un contatto di una pienezza tale che nulla di equivalente può trovarsi altrove»

Simone Weil, Attesa di Dio

Per capire la profezia e i profeti biblici ci sarebbe bisogno di una laicità che non abbiamo più. Non c’è, infatti, nulla di più laico di un profeta, perché anche quando parla di Dio dice soltanto e sempre vita, storia, lacrime, speranze, quotidiano, lavoro. I discorsi dei profeti erano sugli uomini e sulle donne, che tutti attorno potevano e dovevano capire anche senza essere esperti di teologia. È questa la loro laicità, se proprio vogliamo usare un termine che sarebbe stato per loro totalmente incomprensibile, perché ciò che per noi è laico per loro era semplicemente la vita, tutta la vita. La prima e spesso decisiva difficoltà per comprendere la Bibbia e i profeti si trova nella stessa parola: "Dio". Quando noi incontriamo questa parola, inevitabilmente incontriamo un concetto ricoperto da millenni di cultura, di cristianesimo, di teologia, di filosofia, e poi dalla modernità, i suoi ateismi, la scienza, la psicanalisi, e così ci diventano incomprensibili il Dio dei profeti e la parola di costoro, che avrebbero bisogno della povertà del Sinai, dei mattoni d’Egitto, dell’essenziale libertà della tenda dell’arameo errante – ecco perché i migliori ascoltatori della Bibbia sono sempre stati e ancora sono i bambini: occorrono la loro libertà e povertà per entrare in questo Regno.

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Il canto della grande benedizione

L’alba della mezzanotte/11 - Il paesaggio della terra trovata non è quello della terra promessa

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/07/2017

170702 Geremia 11 rid«Chiunque legga la Bibbia non può evitare l’impressione che col sopraggiungere di Geremia è come se una diga avesse ceduto in un punto decisivo. Vi si avverte qualcosa di nuovo, una dimensione di dolore finora sconosciuta»

Gerhard Von Rad, Teologia dell’antico testamento

«Mi fu rivolta la parola di YHWH: “Non prender moglie, non avere figli né figlie”» (Geremia 16,1). Ecco un’altra svolta narrativa e spirituale del canto e della vita di Geremia, splendida e tremenda. Geremia per vocazione non avrà moglie, e non avrà né figli né figlie. Il doppio comando scandisce e rafforza le due solitudini radicali di Geremia: dovrà vivere senza moglie e vivere senza figli e senza figlie (la gioia, lo splendore e i dolori che ci danno le bambine e le figlie non sono sostituti di quelle dei bambini e figli, e viceversa). In questa processione – moglie, figli, figlie – possiamo forse leggere uno sguardo concreto, non generico, su quelle gioie diverse e altrettanto concrete che egli non conoscerà per speciale vocazione.

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La ferita vivente che sa parlare

L’alba della mezzanotte/10 - Riconosciamo i profeti quando si rivelano mendicanti di luce

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/06/2017

170625 Geremia 10 rid«Rabbi Mendel si vantò un giorno davanti al suo maestro che la sera egli vedeva l’angelo che arrotolava la luce al venire dell’oscurità, e il mattino l’angelo che arrotolava l’oscurità al venire della luce. “Sì”, disse Rabbi Elimelech, “L’ho visto anche io quando ero giovane. Più tardi queste cose non si vedono più”.»

Martin Buber, Storie e leggende Chassidiche

Le esperienze più profonde e intime sono preziose perché generate e vissute nel segreto impronunciabile del cuore. Ci donano una nuova profondità, ci fanno intravvedere una nuova interiorità che non pensavamo di possedere quando iniziavamo l’attraversamento del deserto, prima della lotta notturna, quando ci eravamo alzati di buon mattino per andare con la legna e col figlio verso quel monte tremendo. E invece abbiamo attraversato il deserto, combattuto con un angelo, siamo saliti sul monte Moria, e qualche volta ci siamo ritrovati con un figlio donato, con un nome nuovo, in una terra promessa, o l’abbiamo vista da lontano mentre vi entravano i nostri figli. Nelle esperienze decisive udiamo suoni e voci inarticolate, che ci scaldano e bruciano come il sole, ci dissetano e bagnano come l’acqua, che ci toccano, ci accarezzano, ci feriscono. Ma non parlano.

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Solo genera la terra ferita

L’alba della mezzanotte/9 - Il seme rompe la crosta, i petali colorano l’infiorata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 18/06/2017

170618 Geremia 9 rid«Quasi tutte le idee lanciate da Geremia a quest’epoca si ricollegano alla legge; quasi tutte le immagini da lui utilizzate sono attinte dallo stesso patrimonio, ormai secolare, della profezia biblica. Tutto questo non è che un esercizio, un apprendimento»

André Neher, Geremia

«Così mi ha parlato YHWH: "Va a comprarti una cintura di lino e mettila attorno ai tuoi fianchi senza immergerla nell’acqua". Allora io comprai la cintura secondo la parola del YHWH e me la misi ai fianchi. Poi mi fu rivolta ancora la parola di YHWH: "Prendi la cintura che hai comprato (…) va all’Eufrate e nascondila là dentro la fenditura di una pietra"» (Geremia 13,1-4).

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È la mitezza diversa che salva

L’alba della mezzanotte/8 - Le comunità che uccidono i loro profeti ancora ingenui muoiono

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire l' 11/06/2017

170611 Geremia 8 rid«Al profeta Dio non si rivela come un astratto assoluto, ma come rapporto intimo e personale»

Abraham Heschel, Il messaggio dei profeti

Le nostalgie buone, quelle capaci ora di parlarci, sono soltanto le nostalgie di futuro, quelle che sanno distendere lo sguardo verso il presente e il futuro. Non si rigenera un rapporto d’amore tornando alle parole che lei ci diceva nei tempi felici, ma sognando e dicendo parole d’amore che non abbiamo mai detto. C’è una reciprocità vitale ed essenziale tra passato e presente. La promessa dell’origine dona senso e verità alle speranze nei tempi degli esili e dei deserti; e l’adempimento delle promesse di ieri nell’oggi, dice che non abbiamo seguito una illusione.

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No alla banalità del nulla

L’alba della mezzanotte/7 - Gli idoli non intimoriscano né siano alibi di presunzioni

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 04/06/2017

170604 Geremia 7«Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma che cos’è adorare? Credi davvero, Ismaele, che il magnanimo Dio del cielo e della terra - pagani e tutti quanti inclusi - possa mai essere geloso di un insignificante pezzo di legno nero? Impossibile! Allora, che cos’è adorare?»

Herman Melville, Moby Dick

La profezia è una radicale critica delle religioni e dei culti. Di ogni religione e di ogni culto, che hanno una intrinseca tendenza a trasformarsi in pratiche idolatriche. Anche e soprattutto della rivelazione biblica, una critica sistematica e tremenda, per evitare che la parola biblica diventi una semplice religione - una fede che diventa solo religione è già culto idolatrico. La Bibbia è molto più di un libro sacro di una religione, anche perché ha accolto e custodito nel suo seno i libri dei profeti, che, insieme a Giobbe e Qohelet, le hanno impedito di diventare un oggetto idolatrico. I profeti, allora, svuotando il mondo religioso dagli idoli, cercano di liberarci il paesaggio dai nostri manufatti religiosi per crearci un ambiente nel quale, forse, possiamo ascoltare solo una nuda voce. Sono i grandi liberatori dagli dèi che riempiono la terra e le nostre anime.

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La tentazione di vestire Dio

L’alba della mezzanotte/6 - Le menzogne degli scribi sono gabbia anche per la buona fede

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 28/05/2017

170528 geremia 6 rid«Geremia comprende che il prezioso potere di dialogo che gli è donato, in realtà è potenza di preghiera»

André Neher, Geremia

All’inizio di ogni storia d’amore c’è un meraviglioso incontro tra "interno" ed "esterno". Nelle storie personali e in quelle collettive. Incontriamo, un giorno, una persona e sentiamo che era già presente nella nostra anima senza che lo sapessimo. Mentre la conosciamo la riconosciamo. Se così non fosse non ci legheremmo a nessuno con un patto che racchiude un "per sempre". Qualcosa di simile accade anche per le storie d’amore dove l’altro che incontriamo non è un uomo e neppure una donna, ma una realtà spirituale o ideale. La voce che ci chiama è esterna e intimissima a un tempo, la riconosciamo perché era già dentro di noi.

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Lavoro e povertà: la vera lezione dei francescani

Opinioni - L’economia che mette al centro la dignità della persona. Non rendite e assistenza, ma reciprocità e responsabilità

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/05/2017

Sul confine e oltre 07 ridUscire dalle trappole di povertà è stato sempre estremamente difficile. E questo perché la povertà economica si manifesta come una assenza di reddito, ma quel reddito che manca dipende da una carenza di capitali: capitali sociali, relazionali, familiari, educativi, etc. E quindi se non agisco sul piano dei capitali, i flussi di reddito non arrivano, e se arrivano si disperdono, non fanno uscire le persone dalla condizione di povertà, e non di rado la peggiorano – quando quel denaro finisce nei posti sbagliati, come le slotmachines e i gratta-e-vinci.

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La tenacia onesta del mantice

L’alba della mezzanotte/5 - Restare forti per non manipolare la realtà e non usare Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 21/05/2017

170521 Geremia 05 rid"E la folla esultava schioccando le dita. Zarathustra invece divenne triste e disse al suo cuore: «Non mi capiscono: io sono la bocca per questi orecchi. Ora mi guardano e ridono; e mentre ridono, ancora mi odiano. C’è gelo nel loro riso.»"

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Il Dio biblico non parla in prima persona sulla terra, le sue parole ci raggiungono solo come parole di uomini e di donne. Chi scende dal Sinai con le Tavole della legge è Mosè, un uomo. A lui YHWH parla nella tenda del convegno, solo con lui dialoga "bocca a bocca", e gli dice parole che poi il popolo può conoscere. Se vogliamo ascoltare la parola di Dio nel mondo dobbiamo soltanto e semplicemente imparare ad ascoltare uomini e donne, come noi. È una parola che si comunica mentre guardiamo degli occhi alla stessa altezza dei nostri. Non la troviamo né in alto né in basso: è solo di fronte a noi. È l’uomo il luogo dove Dio sa parlare agli uomini. Soltanto uomini e donne possono far risorgere ogni giorno la Bibbia e i Vangeli, dicendo a quelle parole: "vieni fuori". Senza persone che le chiamano per nome, qui e ora, anche le parole bibliche restano morte nei loro sepolcri.

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Come madri della parola

L’alba della mezzanotte/4 - La verità fa anche soffrire, ma genera alla vera libertà

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/05/2017

170514 Geremia 04 bis rid«Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l'idea di andare a fare l'eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora ... Se non potremo salvare l'umanità ci salveremo almeno l'anima»

Don Lorenzo Milani, Lettera ai cappellani militari, lettera ai giudici

L’ideologia è il primo strumento usato dalle classi dominanti nei tempi delle crisi. Prima della forza, del denaro, del potere politico, i capi (civili e religiosi) gestiscono le crisi dei propri imperi producendo ideologie, pagando gli ideologi, erigendo un sistema di propaganda capillare dell’ideologia. Più è grave la crisi, più essenziale è lo strumento ideologico. La principale forma che prende l’ideologia nel tempo delle crisi è la produzione sistematica e reiterata di illusioni collettive. Mentre i segni parlano chiaramente e soltanto di declino e di fine, le ideologie dapprima producono segni diversi inesistenti, poi li fanno diventare quelli principali, infine li presentano come gli unici. Le ideologie sono molte e diverse, ma hanno in comune la creazione artificiale di una realtà parallela che viene presentata come perfetta, che fa perdere progressivamente contatto con la realtà imperfetta e vera.

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La mano che tiene la corda

L’alba della mezzanotte/3 - Grande dono è avere accanto persone più fedeli di noi

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/05/2017

170507 Geremia 03 rid«Quando giunse presso il monte, dove Mosè era salito e aveva contemplato l'eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e vi introdusse la tenda, l'arca e l'altare dell'incenso e sbarrò l'ingresso. Alcuni di quelli che lo seguivano tornarono poi per segnare la strada, ma non riuscirono a trovarla»

Secondo Libro dei Maccabei

La fedeltà è una di quelle parole che hanno la capacità di dire da sole tutto ciò che c’è da dire sulla vita. Una esistenza è fatta di tante parole e di molte cose, ma se dovessimo sceglierne una sola la fedeltà sarebbe una candidata molto forte. La fedeltà è quasi tutto; la fedeltà, forse, è tutto. Fedeltà ai patti fondativi della nostra esistenza, all’alleanza coniugale, alla nostra professione, alle amicizie, alla voce che un giorno ci ha chiamato facendoci partire per il viaggio più grande. È la fedeltà che riscalda il cuore negli inverni, che consola l’anima quando passa tutto il resto, che ci fa pronunciare il nostro nome senza vergognarci. È l’eredità più bella che lasciamo ai nostri figli.

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I profeti del secondo nulla

L’alba della mezzanotte/2 - Oltre il mare della schiavitù, dove muoiono gli idoli

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  30/04/2017

170430 geremia02«Quando portò al capezzale di Geremia la bevanda pronta, egli respirava tranquillamente nel sonno. “Poiché non mi è lecito nasconderlo al mondo, come potrei nasconderlo a te madre?” … “Che cosa nascondere?” (…). “Il Signore è stato presso di me... E la sua voce mi ha parlato. E la sua voce mi manda via di qui”. Gli occhi di Abi si riempirono di lacrime. Non piangeva perché il Signore era venuto a lui. Non doveva essere fiera fra tutte le donne di Giacobbe? E tuttavia il cuore di Abi di spezzava di dolore per l’elezione del figlio»

Franz Werfel, Ascoltare la voce

C’è un conflitto, una tensione radicale, tra i profeti e il potere. Per molte ragioni, ma soprattutto perché il profeta, per compito e vocazione, sa vedere la naturale tendenza di ogni potere, in primis di quello rivestito di una veste sacrale, a pervertirsi e trasformarsi in tirannia.

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L’ora di un canto senza paura

L’alba della mezzanotte/1 - Il destino e la libertà nell'incontro con l'assoluto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  23/04/2017

Logo Geremia Crop 300Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di addio:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giù nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Nelly Sachs Nelle dimore della morte

La profezia è un bene capitale in ogni tempo e in ogni luogo – per ogni società, per tutte le comunità, per ogni persona. Quando poi si attraversano le grandi crisi, la profezia diventa un bene di prima necessità, prezioso ed essenziale come l’acqua e la stima.

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La grande libertà della festa

Sul confine e oltre/13 - La vita è più del lavoro e molto più del consumo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/04/2017

Sul confine e oltre 13 rid«Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Nulla deve andar perduto per voi. Cercate continuamente nuove sensazioni. Non abbiate paura di nulla... Un nuovo edonismo! Di questo ha bisogno il nostro secolo. Potreste esserne il simbolo visibile. Nulla è vietato alla vostra persona. Il mondo è vostro, per una stagione...»

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

La religione capitalistica vuole abolire la festa. Le ha dichiarato una vera e propria guerra, che si accompagna ad una esplosione di offerta di divertimenti e di svago, che non hanno nulla, o troppo poco, dell’esperienza della festa. È questa un’altra espressione della ormai nota ‘distruzione creatrice’ del capitalismo del XXI secolo, che prima ha eliminato la festa e poi ci vende merci per cercare di sostituirla. Ma non ci riesce, perché la gratuità non si vende né si compra. E così i suoi divertimenti ci lasciano solo un grande vuoto e una grande nostalgia di festa vera, di cui i primi indigenti sono soprattutto i bambini e i ragazzi. Solo una civiltà che conosce i tempi diversi e gli spazi liberi della gratuità può essere una cultura della festa.

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Il tempio infinito della cura

Sul confine e oltre/12 - Il «ritmo» altro di tempo e relazioni che cambia la vita

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/04/2017

Sul confine e oltre 12 rid«Questo pomeriggio, tornando giù dalla cava con l’asino carico di breccia, non sei stata avvicinata da un uomo? Non gli hai dato un pezzo di pane?’, riprese a domandare il carabiniere. ‘E’ un peccato quello di cui mi accusa? Fare la carità è un peccato?’. ‘Non ti sei accorta – riprese il carabiniere - che quell’uomo era un soldato nemico?’. ‘Era un nemico? Che cosa vuol dire?. ‘E che aspetto aveva?’, domandò il carabiniere. ‘Un aspetto di un uomo’, rispose Caterina»

Ignazio Silone, Una manciata di more

 Ora et labora non è soltanto l’immagine e il messaggio del monachesimo. È anche il respiro della nostra civiltà, che si è costituita scandendo tempi diversi, componendo una sinfonia nella varietà dei ritmi, nell’alternanza di suoni e di silenzio. Le parole e lo spirito del lavoro sono diversi da quelli della preghiera, alleati e amici perché ad un tempo vicini e lontani, intimi e stranieri. Quando, in quegli antichi monasteri, si tornava dalla vigna e si entrava nel coro, si lasciava un tempo per trovarne un altro.

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L’utilità divorante dell’inutile

Sul confine e oltre/11 - Riti che consumano la vita e il senso del lavoro

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 02/04/2017

Sul confine e oltre 11 rid«La generosità, la nobiltà sono scomparse e, con esse, la contropartita spettacolare che i ricchi ricambiavano ai miserabili»

Georges Bataille, La nozione di dépense

Le molte, troppe persone che lavorano poco, male, o niente, non sono il solo sintomo della grave malattia del mondo del lavoro. Un altro suo grave segno di malessere, ancora poco visibile, sono quei lavoratori che lavorano troppo, che dissipano enormi energie nei nuovi riti delle imprese, nuove vittime sacrificali immolate ai nuovi dèi.

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L'alba della mezzanotte

Logo Geremia Crop 150La serie di commenti di Luigino Bruni sul libro di Geremia esce ogni  domenica su Avvenire

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Le sabbie mobili delle illusioni

Editoriali Avvenire di Luigino Bruni

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Rapporto Edc 2016

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Elogio dell'auto-sovversione

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L'Italia dell'Economia civile 2017

Logo SEC ridAlla sua terza edizione: L’Italia dell'Economia civile propone il seminario dal titolo:"Critica della ragione manageriale"

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Gli imperi di sabbia

Gli Imperi di sabbia 200 ridLogiche del mercato e beatitudini evengeliche

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La foresta e l'albero

La foresta e lalbero riddi Luigino Bruni

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Premio Res Magnae 2016

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La distruzione creatrice

La distruzione creatrice riddi Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2015
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Il mercato e il dono

Il mercato e il dono riddi Luigino Bruni

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Milano, ottobre 2015

Collana: FRONTIERE
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Le levatrici d'Egitto

Le levatrici dEgitto ridUn economista legge il libro dell’Esodo

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

Raccolti nel volume Dehoniane gli articoli sull' Esodo della serie "Le Levatrici d'Egitto"

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Scritti ed altro di: Luigino Bruni

L'economia civile

Economia civile riddi Luigino Bruni e Stefano Zamagni

Il Mulino, Bologna, maggio 2015
Collana "Farsi un'idea"

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Le imprese del patriarca

Le imprese del patriarca ridMercato, denaro e relazioni umane nel libro della Genesi

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

Raccolti nel volume Dehoniane gli articoli sulla Genesi della serie "L'albero della vita"

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Lessico del ben vivere sociale

Cooperazione, mercato e altre parole in un mondo che cambia

lessico-del-benvivere riddi Luigino Bruni, Ecra editore


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"La Ferita dell'altro" è nuovamente disponibile

la_ferita_dell_altro.jpgdi Luigino Bruni, Il Margine, 2007

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Fidarsi di uno sconosciuto

Fidarsi di uno sconosciuto ridEconomia e virtù nel tempo delle crisi

di Luigino Bruni, Dehoniane, 2015

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L’altra metà dell’economia

altra-metà-dell economia ridDa Città Nuova è uscito il libro di Luigino Bruni e Alessandra Smerilli sulle comunità carismatiche e a movente ideale e il femminileLeggi tutto...

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Fondati sul lavoro

Fondati-sul-lavoro ridE' uscito da Vita e Pensiero l'ultimo libro di Luigino Bruni
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Antonio Genovesi

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Leggi la voce di Luigino Bruni "Antonio Genovesi" su Treccani.it

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Beati quelli che investiranno in economie di comunione.

Ricchezzedi Luigino Bruni, dall'Editrice San Paolo per la collana: Nuove Beatitudini, Ipotesi di felicità Futura
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Slotmob: che cos’è?

140614 Genova SlotMob 58 01 ridAscolta l'intervento di Luigino Bruni allo Slotmob #58 Genova, 2nd edition. Genova, 14 giugno 2014

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Chi è l'imprenditore Edc?

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Ascolta la lezione di Luigino Bruni al Workshop School Edc 2012 a Loppiano, 30 giugno 2012

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Economia con l'anima

Economi con l anima rid

E' uscito da EMI il libro di Luigino Bruni
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Video - Intervista su Economia di Comunione

Intervista realizzata dal SIF Focolare a Luigino Bruni, su Economia di Comunione

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