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di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 19/05/2013
Non era solo colpa della finanza. Gli spread e le borse sono migliorati ma la nostra crisi invece di finire sta mostrando la sua vera dura natura: la disoccupazione, e soprattutto l’assenza di lavoro per i giovani. Ci stiamo accorgendo che la finanza speculativa ha soltanto accelerato e aggravato la malattia di un sistema economico italiano e sudeuropeo che era in affanno già da alcuni decenni.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 12/05/2013
C’è un vizio che si sta insinuando anche nel nostro tempo di crisi, e che rischia di diventare una vera e propria malattia sociale. È l’accidia, una forma di malattia del carattere, dello spirito e della volontà. Nonostante la sua evidente pervasività, di accidia oggi si parla troppo poco, la si considera una parola arcaica e desueta, e i pochi che ancora ne comprendono il significato fanno fatica a considerarla un vizio. Per quali ragioni, infatti, dovremmo considerare un vizio lo scoraggiamento, la tristezza o la noia?
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 05/05/2013
Impressiona vedere quante sale cinematografiche stanno chiudendo in questi tempi di crisi. La chiusura di un cinema non è solo la fine di un’impresa. Il cinema è anche l’icona di un uso relazionale del tempo, che oggi trova sempre meno posto in una società dove il consumo sta sempre più assumendo le sembianze dell’individuo solo e solitario. È la legge di mercato, si dirà. Di un certo mercato anonimo, occorre aggiungere, che riempie con le sue merci quelle solitudini che in larga misura esso stesso crea.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 01/05/2013
Questo primo maggio è una festa mesta. Ma sempre festa è, ed è bene che sia così. Una festa con i panni del lavoro, e con quelli del non-lavoro. Una festa accompagnata dalle lacrime, a volte vere depressioni, dei disoccupati, di chi il lavoro l’ha perso o di chi, giovane, non lo trova. Oggi dovremmo ascoltarli di più e meglio di ieri, metterci al loro fianco. Dobbiamo festeggiare il lavoro, soprattutto quando soffre ed è in crisi, perché le feste sono preziose nei tempi della prova, quando si attraversano i deserti, quando nasce la nostalgia delle 'cipolle' della schiavitù dell’Egitto.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 28/04/2013
L’economia di mercato è una fittissima rete di interdipendenze, magnifica e terribile a un tempo. Nei tempi felici la ricchezza degli uni diventa anche ricchezza degli altri, ma nei momenti di depressione i problemi di intrecciano, si amplificano, e quelle virtuose interdipendenze diventano circoli viziosi, dove ognuno tira verso il basso l’altro. I clienti non pagano, le banche non danno credito, non si pagano i fornitori, che a loro volta non pagano i propri debiti, e così via. Si alimenta in questo modo un vortice che inizia ad assomigliare a un tifone che spazza via fabbriche, lavoro, case, vite.
di Luigino Bruni
pubblicato su Città Nuova n.8/2013 del 25/04/2013
È passato poco tempo da quando Le Monde (2 aprile) ha riportato la notizia di un appello di un gruppo di studenti di economia (pepseco.wordpress.com) per un insegnamento pluralista della economia nelle scuole e università. Lamentano la presenza di un pensiero unico e la mancanza di una prospettiva storica che darebbe, di per sé, una idea di scienza economica plurale e complessa, nella quale coesistono più visioni, filosofie, visioni dell’uomo.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 21/04/2013
Le cronache continuano a parlarci di suicidi di imprenditori e di lavoratori. Ma ci sono anche tanti, troppi, veri e propri suicidi di imprese, di cui invece si parla molto poco. Questa crisi è proprio una 'grande depressione'. Vi ritroviamo tutti i sintomi delle depressioni serie: tristezza costante, mancanza di entusiasmo, il desiderio che si spegne, voglia di lasciarsi andare, e soprattutto assenza di gioia di vivere, di quella voglia di alzarsi al mattino con il gusto di affrontare la giornata, di incontrare la gente, di avere qualcosa di bello da fare e da raccontare a se stessi, alla propria famiglia, agli altri.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 14/04/2013

Le crisi, soprattutto quelle profonde e gravi, sono un segnale che una comunità civile o economica sta esaurendo la sua capacità generativa, e non è più capace di creare vero valore economico, civile, politico, culturale, scientifico, perché ha smarrito i suoi valori, non sa più ciò che vale. C’è una regola generale a cuore della legge di evoluzione delle civiltà e della loro economia: la forza generativa dell’uso civile delle ricchezze si spegne quando raggiunge il suo culmine, perché i successi e i frutti finiscono col tempo per spegnere quella fame di vita e quella speranza che li aveva generati.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 07/04/2013

Stiamo precipitando in una vera e propria trappola di povertà. La spirale è ben delineata: (1) lo Stato è indebitato e deve trovare risorse; (2) le risorse non vengono dal reddito-Pil perché siamo in recessione; (3) si è costretti a usare la leva fiscale, soprattutto su famiglie e imprese; (4) l’esasperata pressione fiscale riduce ancora il reddito prodotto; (5) diventano necessarie altre tasse per trovare altre risorse; (6) il reddito si riduce ancora, e così via, in una sorta di danza macabra che si avvita su se stessa verso il basso.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 30/03/2013

È ogni giorno più evidente che il mondo politico, civile ed economico che avevamo costruito nel XX secolo è morto, senza che ancora si intravveda una resurrezione. Siamo nel sabato. Un 'non ancora' senza il 'già'. La storia umana ha conosciuto e conosce molti sabati santi, alcuni dei quali epocali. E anche per questo è importante che alla radice dell’evento cristiano, e quindi dell’umanesimo europeo, ci sia il sabato santo, un tempo anche storico che va tra la morte e la resurrezione, che è parte anch’esso di una storia di salvezza. Il sabato santo non è solo un vuoto, un’assenza, un intervallo, un sonno, né soltanto un’attesa.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 24/03/2013

Francesco è un nome che dice molte cose, anche all’economia e alla finanza. E, se sappiamo e vogliamo ascoltare, ci lancia messaggi essenziali per curare, veramente e in profondità, le nostre crisi. Francesco d’Assisi, perché amante di 'madonna povertà', è anche all’origine di importanti cambiamenti economici, teorici e pratici. Il movimento francescano diede vita alla prima importante scuola di pensiero economico, ed è anche all’origine della tradizione di banca e di finanza (gli ormai famosi Monti di Pietà, i prodromi della finanza popolare e solidale italiana).
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 17/03/2013

Abbiamo un vitale bisogno della virtù civile ed economica della bellezza. La bellezza ci è necessaria per il rilancio della nostra economia e del lavoro, per una rifondazione della scuola e dell’università, e per curare veramente le vecchie e nuove forme di povertà involontaria e non scelta, che per essere sanate hanno bisogno della bella povertà di Francesco. L’economia e la civiltà italiane non hanno solo 'generato' bellezza (artistica, musicale, urbana ...): prima è stata la bellezza a generare economia e civiltà.
di Luigino Bruni
pubblicato su Città Nuova n.5/2013, 10/03/2013
Amore è forse la parola più abusata e logora nella nostra cultura dei consumi, della finanza e dell'edonismo. Amore è stata invece la parola che Benedetto XVI ha messo al centro della sua dottrina sociale. Deus Caritas est, la sua prima enciclica, Caritas in Veritate, l'ultima.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 10/03/2013

Abbiamo un vitale bisogno di riscoprire la virtù dell’ospitalità. Soprattutto nei confronti dei giovani, che stanno diventando ogni giorno di più i primi stranieri in una società di adulti che non capiscono, che non dà loro spazio, che li ha indebitati senza chiedere loro il consenso, e che vedono degradare i loro luoghi, la scuola soprattutto.Il mondo è cambiato troppo velocemente, e se persino noi adulti avvertiamo con chiarezza la fine di un sistema, non è difficile immaginare quanto distante e strano apparirà questo nostro vecchio mondo ad un ventenne, ad una quindicenne. Ci sono generazioni che invecchiano prima di altre, è la storia a dircelo. La nostra è una di queste.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 03/03/2013

In Svizzera oggi si sta svolgendo un referendum per porre un freno alle remunerazioni dei manager delle società quotate in borsa. È questa una felice occasione per riaprire anche da noi il tema delle remunerazioni dei cosiddetti “top manager”, e su quello, ancora più importante perché radice del primo, della democrazia economica. Ma l’Italia? L’Europa? Una ragione di questa assenza, o, speriamo, ritardo, è l’incapacità dell’Europa, tanto più dell’Italia, di proporre nei decenni passati una diversa cultura economica e di impresa.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 24/02/2013

Per poter veramente ripartire, abbiamo bisogno anche di una mappa. Nella seconda metà del Quattrocento, erano molti i marinai che volevano tentare l’esplorazione dell’Oceano verso occidente. Dovevano attraversare un mare inesplorato, per il quale non potevano evidentemente esistere carte nautiche; eppure quei navigatori, per partire, avevano bisogno di una mappa. I marinai non partono senza una mappa del mare. Cristoforo Colombo decise di partire non solo quando trovò il finanziamento dell’impresa (come tutti gli imprenditori), ma anche, e soprattutto, quando riuscì a procurarsi una mappa dell’Oceano.
di Luigino Bruni
Un gruppo di 5 pirati trova un tesoro di 100 lingotti d’oro in un’isola deserta. Tra loro vige questa regola: il più anziano deve fare per primo un’offerta di accordo per ripartire il tesoro trovato, ma se non raccoglie la maggioranza dei voti (il voto del più anziano vale doppio in caso di parità) viene eliminato dagli altri quattro compagni (gettato fuori dalla nave), e sarà il secondo più anziano a fare la sua offerta di ripartizione con la stessa regola, e così via.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 17/02/2013

La quaresima ha anche una natura civile, che ci si svela subito se leggiamo le sue parole alla luce di questa fase cruciale della nostra vita pubblica. Parole che si articolano e vanno a formare un vero e proprio messaggio di cambiamento di rotta, di conversione. La prima parola è pentimento, una parola estranea alla nostra cultura, eppure fondamentale per poter ricominciare davvero dopo ogni crisi personale e collettiva. Dopo aver fatto errori, soprattutto se gravi e collettivi, per poter ricominciare e ripartire spediti nel viaggio c’è bisogno, prima, di pentirsi, perché se manca la coscienza di aver sbagliato, non si riesce a ritrovare la strada per riprendere il cammino.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 10/02/2013

Dobbiamo urgentemente ripensare il rapporto tra lavoro e scuola. Il lavoro è troppo assente nella formazione dei giovani. Nella società tradizionale la sua assenza era buona, per la presenza pervasiva del lavoro in tutto il resto della vita di ragazzi e giovani. Per i tanti che vivevano in campagna, il lavoro li attendeva fedele al ritorno dalla scuola, e a volte la precedeva nelle primissime ore del mattino. E anche chi viveva in città era circondato dai mestieri e dalle professioni, a partire dai giocattoli che riproducevano, per i piccoli, i lavori dei grandi. La scuola, allora, era un utile breve intervallo di non-lavoro in un mondo di lavoro (e anche duro).
a cura di Luigino Bruni
Pubblicato su Città Nuova n.3/2013 il 10/02/2012
Per capire chi è Amartya Sen, un buon punto di partenza sono le ultime parole del suo libro del 2010, L’idea di giustizia (Mondadori): «La filosofia può esercitarsi con esiti di straordinario interesse su una varietà di questioni che non hanno nulla a che fare con le miserie, le iniquità e la mancanza di libertà che affliggono la vita umana.
di Luigino Bruni
pubblicato su Avvenire il 03/02/2013

Per capire che cosa significa per Siena e per l’Italia quanto sta accadendo in questi giorni al Monte dei Paschi, dovremmo leggere i giornali all’interno del Palazzo Pubblico di Siena, nelle sale dove si trovano gli affreschi dell’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Quando il Monte dei Paschi fu fondato (nel 1472) quel dipinto era già lì, al centro della città, da ben oltre un secolo (dal 1339), e avrà accompagnato anche i dibattiti e le speranze che portarono alla costituzione del Monte, che nacque come Monte di Pietà o Monte Pio.
Le site officiel de l'ÉdeC est en ligne:
economie-de-communion.fr
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