
di Benedetto Gui
pubblicato su Città Nuova.it il 30/01/2013
L’austerità ha pochi amici, ultimamente. Nella campagna elettorale italiana contro le politiche di rigore nella finanza pubblica si levano voci sempre più forti, sia da sinistra che da destra. Come se non bastassero le proteste provenienti dal Sud dell’Europa, dove la disoccupazione tocca i livelli più alti degli ultimi decenni e il potere d’acquisto delle famiglie ha subito molte sforbiciate, ora le critiche cominciano ad arrivare anche da Nord, dove invece la crisi ha colpito poco o niente (ma potrebbe essere in vista). Anche il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schulz, recentemente, ha dato alle politiche di rigore un «voto di insufficienza», nel senso che quelle politiche non bastano a rimettere in sesto l’Europa. Di fronte alla prospettiva di una condanna a furor di popolo dell’austerità, propongo ai lettori di concederle almeno un regolare processo, breve, con tanto di pubblico ministero in toga. Articolerò così questo contributo con un Pubblico ministero (PM) e un’imputata, l’Austerità (A).
di Carlo Cefaloni
pubblicato su Città Nuova.it il 29/12/2012
Nonostante i tagli e le nuove imposte, l’Italia, a fine 2012, ha sfondato i duemila miliardi di euro di debito pubblico. Anche se il Tesoro è riuscito a vendere tutti gli 8,5 miliardi di Bot a 6 mesi, resta il fatto che miliardi di interessi dovuti ai nostri creditori ogni anno sono sottratti alle spese sociali necessarie e urgenti. Cercare di capire come siamo arrivati a questo punto può aiutarci a comprendere come riuscire a liberarci da un vincolo che incide sulla vita di tutti. Federconsumatori sostiene che nel 2013 ogni famiglia pagherà in più, solo per spese e servizi, oltre mille e cinquecento euro. Abbiamo rivolto alcune domande a Benedetto Gui, ordinario di Economia politica all’università degli studi di Padova.
di Benedetto Gui
pubblicato su Cittanuova.it il 16/11/2012
La credibilità è stata la caratteristica che per prima è saltata agli occhi al momento della nomina. Credibilità di fronte a quanti al di fuori delle nostre frontiere guardavano con preoccupazione a quanto accadeva nel nostro Paese: istituzioni europee, governi dei paesi partner nell’Unione, finanza internazionale… Da qui il credito che ci è stato accordato nelle negoziazioni per definire il futuro dell’Unione Europea, in cui il nostro Paese ha ripreso un ruolo significativo, e nei mercati finanziari (è di mercoledì la notizia che i tassi sui buoni del tesori quinquennali sono ai minimi degli ultimi quattro anni). Ma credibilità anche agli occhi degli italiani, che anche per questo hanno accettato una riforma pensionistica di forte impatto sulle prospettive delle generazioni più giovani, anche se necessariamente con un costo per quelle prossime al pensionamento.
di Benedetto Gui
pubblicato su: Cittànuova.it l'8/10/2012
Il consumo di energia elettrica del mese di settembre 2012 è risultato inferiore a quello del corrispondente mese del 2011 di ben il 9,6 per cento. Se la causa prima fosse una riduzione degli sprechi delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione, di questa notizia ci sarebbe da rallegrarsi. L’interpretazione più realistica, purtroppo, è che dietro la riduzione del consumo c’è un calo dell’attività produttiva. Un’altra cattiva notizia è un ulteriore aumento dalla cassa integrazione: in base ai dati, da gennaio ad agosto sono state erogate 700 milioni di ore, tanto che nell’insieme del 2012 si teme di arrivare al miliardo. Tutte le notizie che riceviamo parlano concordemente di una recessione economica profonda e prolungata.
È in questo contesto che va collocato l’ultimo tentativo governativo di rilanciare produzione e occupazione: il cosiddetto “decreto sviluppo Monti 2.0” approvato nel Consiglio dei ministri del 4 ottobre, che fa seguito a un decreto con finalità analoghe dello scorso giugno (poi modificato dal parlamento e approvato agli inizi di agosto), nonché al decreto sviluppo del 2011 del governo Berlusconi.
di Benedetto Gui
pubblicato su: cittanuova.it il 31/05/2012
Cerchiamo di rispondere alla domanda sulla possibile salvezza della Grecia dal tracollo economico e sociale. Purtroppo, una volta che le crisi sono scoppiate e si è instaurato un clima di paura nel futuro e di sfiducia nelle istituzioni economiche, non è facile porvi rimedio.
In questo momento la Grecia, oltre ad avere un'economia depressa (con conseguente disoccupazione, fallimenti e povertà), corre un pericolo immediato: una corsa agli sportelli da parte dei depositanti. Una prima ragione è che se il Paese abbandonasse l'euro è possibile che i depositi dei loro risparmi sarebbero convertiti in dracme, che presumibilmente si deprezzerebbero del 40-50 per cento.
di Benedetto Gui
pubblicato su: cittanuova.it il 17/02/2012
Le spese superano le entrate...
Immagina una famiglia di quelle di una volta, con tanti figli adulti sotto uno stesso tetto, la gran parte con un lavoro fuori di casa, anche ben pagato. Il vecchio padre decide, con una certa larghezza, tutte le spese comuni (vitto, riscaldamento, riparazioni della casa), paga i figli che lavorano in casa e provvede anche a quelli che non hanno un reddito sufficiente.
Per poter far questo chiede a ciascuno di contribuire. Ma i figli non sono mai d’accordo sui criteri da usare per decidere quanto debba pagare ognuno. Alcuni, poi, soprattutto quelli che lavorano in proprio, non si sa mai quanto guadagnino e c’è sempre chi trova il modo di sottrarsi alla sua contribuzione. Infine, come se non bastasse, i figli che lavorano in casa, alle dirette dipendenze del padre, in genere se la prendono comoda.
di Benedetto Gui
pubblicato su cittanuova.it il 15/02/2012
Un gruppo di cacciatori viveva di selvaggina, ciascuno battendo il territorio su cui, dopo lunghi conflitti, gli era stata riconosciuta l’esclusiva. Ma i confini non facilitavano le battute di caccia, perché se l’animale inseguito li superava, l’inseguitore doveva fermarsi e rinunciare. Per questo alcuni di loro fecero un accordo in base al quale ciascuno poteva sconfinare nei territori vicini. Ben presto, però, ci si rese conto che in questo modo il baldo Ottone riusciva a raddoppiare le sue prede, mentre Basilio, meno attrezzato e organizzato, ne prendeva meno di prima.
di Benedetto Gui
pubblicato su Cittanuova.it il 09/1/2011
Pensando ai tanti disoccupati, giovani e meno giovani, che popolano le nostre società europee (e non solo quelle), non vi inviterò a focalizzarvi sulle loro storie individuali, sui genitori per cui la perdita del lavoro significa lasciare la casa da poco comperata perché non riescono più a pagare il mutuo, insieme a tanta umiliazione e frustrazione. Non focalizziamoci neanche ai progetti di vita tarpati di troppi giovani, ridottisi a passare il tempo tra il muretto della piazza con altri sfaccendati, qualche lavoretto rigorosamente in nero e a breve scadenza, e poi tante ore a chattare sui social network (il tutto magari dopo grandi sforzi da parte loro e delle loro famiglie per ottenere un titolo di studio che li preparasse a svolgere un ruolo utile e socialmente riconosciuto). No, no, non stiamo a fare questi discorsi da gente dal cuore tenero. Qui vogliamo parlare di economia, e di quella dura.
di Benedetto Gui
pubblicato su Cittanuova.it il 10/1/2011
Giustamente preoccupati di rimettere a posto i conti pubblici, corriamo il rischio di sprofondare inesorabilmente nella depressione. Governo e forze politiche in questi giorni parlano molto di liberalizzazioni, perché è indubbio che il nostro sistema è frenato da troppi vincoli, che proteggono una minoranza di privilegiati. Senz’altro daranno i loro effetti nel tempo, ma non è da lì che può venire quella spinta immediata al corpaccione intorpidito della nostra economia di cui c’è estremo bisogno.
Urge creare le condizioni perché qualcuno si rimetta a spendere per produrre qualcosa di utile. Il problema è come. In assenza di soluzioni miracolose, merita prendere in esame con molta attenzione tutte le possibilità per dare una sterzata alla situazione.
di Benedetto Gui
pubblicato su: cittanuova.it il 3/02/2011
Al di là delle cifre, non troppo promettenti, che si possono racimolare vendendo le restanti proprietà pubbliche, qualcuno dovrà mettere mano al portafoglio. La questione è solo chi e in quale forma. Questa banale verità sembra essere troppo spesso ignorata nel dibattito in corso sui temi fiscali. Riflettiamo un attimo sulle alternative. A pagare potranno essere chiamati i lavoratori e i consumatori di oggi attraverso prelievi sul loro reddito o aggravi sui prezzi che pagano; oppure a pagare potranno essere chiamati in misura maggiore coloro che percepiscono redditi da proprietà (interessi, dividendi, ecc.), attraverso aliquote fiscali meno favorevoli di quelle odierne; o ancora, invece che tassare il reddito, si può pensare di tassare i patrimoni, accumulati o ereditati, dagli italiani di oggi, colpendo quindi i proprietari di case, terreni, titoli finanziari… come proposto in questi giorni dal prof. Pellegrino Capaldo e poi dall’ex presidente del consiglio Giuliano Amato.
Benedetto Gui
pubblicato su Città Nuova n. 21/2008![]()
Un libro di Stefano Zamagni ripropone una categoria di pensiero quanto mai attuale.
Nel modo di pensare della gran parte degli esperti, ma anche di molti comuni cittadini, ciò che è in gioco nella vita economica è una specie di grande torta, fatta di generi alimentari, vestiti, ingressi al cinema o tagli di capelli, che i cittadini prima producono e poi consumano. E, come ben sappiamo, quello che mangio o indosso io non puoi utilizzarlo tu, e così su quella poltroncina (del cinema o del parrucchiere) o mi ci siedo io o ti ci siedi tu, in quell'orario. In altre parole, il mio consumo è mio e il tuo consumo è tuo. In realtà non siamo affatto separati.
Le site officiel de l'ÉdeC est en ligne:
economie-de-communion.fr
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