EdC - Economia di Comunione

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Alberto Ferrucci

Direttore Responsabile del Notiziario Economia di Comunione. Una cultura Nuova 

 

 

Potete trovare qui alcuni miei articoli pubblicati sulla rivista Città Nuova

La tragedia di queste ore porta nuovamente all'attenzione il problema dell'adeguatezza delle strutture portuali del nostro Paese: se la torre fosse stata costruita più all'interno rispetto allo slargo di manovra delle navi gli effetti dell'incidente sarebbero stati probabilmente meno drammatici

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova.it il 09-05-2013

Incidente porto Genova ridUna nave con una massa di 100 mila tonnellate che si sta muovendo alla velocità di 10 centimetri al secondo sembra quasi ferma, ma se essa incontra un ostacolo rigido libera contro di esso tutta la sua "quantità di moto", pari a quella di un masso di 200 tonnellate che si schianta sullo stesso ostacolo a 180 chilometri all'ora.

È un semplice calcolo fisico: la massa moltiplicata per la velocità calcola la quantità di moto o forza d'inerzia, quella che dovrebbe essere sempre tenuta presente nella progettazione di edifici situati in posizione da poter essere soggetti all'impatto di navi in movimento;

Finalmente è stato deliberato il pagamento dei debiti che la Pubblica amministrazione e gli enti locali hannno nei confronti delle imprese. Ma come si procederà? Un approfondimento

 di Alberto Ferrucci

 pubblicato su Città Nuova.it il 11-04-2013

operai in fabbrica2 ridIl debito dello Stato non è rappresentato solo dai suoi titoli, ma anche dai debiti che i suoi ministeri, le amministrazioni locali e le aziende che forniscono i servizi pubblici devono onorare verso i fornitori.

Debiti questi ultimi cresciuti enormemente negli anni dei cosiddetti tagli lineari della spesa pubblica: in quegli anni, per rendere "socialmente più accettabili" i tagli imposti, le regioni, le provincie ed i comuni, invece di ridurre le spese ed essendo obbligati al rispetto delle regole dei bilanci pubblici, si sono indebitate con mutui, o sono caduti nelle trappole dei miracolosi prodotti finanziari derivati, o hanno ridotto i versamenti alle aziende a cui avevano affidato i servizi, senza preoccuparsi a sufficienza che esse riuscissero ad operare con quei minori introiti.

Serve lavoro e bisogna cerca di uscire dalla crisi. Come fare? Il parere dell'imprenditore

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova.it il 02-02-2013

Operaio_al_lavoro_ridIn questi anni in cui per fortuna, sta diventando drammaticamente evidente la centralità per la fioritura umana di una occupazione per tutti, mi è giunta questa "provocazione" di Flavio Luconi: «per combattere la disoccupazione nei paesi industrializzati, non sarebbe più semplice ridurre ai dipendenti l'orario di lavoro a 30 ore settimanali, visto che ormai le macchine e i computer fanno molto del lavoro che una volta veniva svolto dall'uomo?

I nodi vengo al pettine: l’operazione “patriottica”, per salvare la compagnia di bandiera, si rivela un salasso per noi contribuenti

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova.it il 14-01-2013

Alitalia_ridI quattro anni durante i quali i nuovi soci dell'Alitalia erano impegnati a non vendere le quote della società che era stata loro consegnata dopo averla  ripulita dai debiti e dal personale in più sono passati: la Air France, a cui allora il neoeletto Berlusconi aveva sbarrato la strada, potrà adesso acquisire la maggioranza, semplicemente scambiando sue azioni con quelle di Alitalia, senza sborsare i due miliardi e mezzo di euro che era allora disposta a pagare allo stato italiano.

Restare credibili senza aumentare la spesa pubblica e il debito, è possibile. Ora però bisogna trovare risorse senza nuove tassazioni che impoveriscano le famiglie. Vendere i beni pubblici può essere una soluzione e al contempo rendere detraibili le spese per i servizi dal medico all'eletticista

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova.it il 10-01-2013

Operai_al_lavoro_ridCon l'avvento dell'euro invece di ridurre il debito pubblico approfittando del conseguente basso costo del debito, per compiacere i propri elettori i nostri governi hanno aumentato la spesa pubblica. E questo fino a quando la crisi internazionale ha reso evidente che il debito era diventato così alto da togliere credibilità al nostro Paese e a spingerci sul baratro dell'insolvenza.

Una storia esemplare nel cuore del sistema finanziario.  Gary Gensler e la trasparenza sul mercato dei derivati.

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova.it il 02-01-2013

Finanza_Cuori_ridDal primo gennaio 2013 i prodotti finanziari derivati stipulati negli Stati Uniti, i cosiddetti "swaps", dovranno essere registrati presso l’organo di controllo del settore finanziario, il Commodity Future Trading Commission (CFTC): una vera rivoluzione, d'ora in avanti ogni banca che opera negli USA dovrà comunicare importo e controparti di ogni contratto legato a tutti quei prodotti derivati tramite cui ci si copre dai rischi di propri investimenti o ci si accollano rischi di investimenti altrui.

Cosa ha fatto nel primo mandato e quali saranno i prossimi obiettivi del presidente degli Stati Uniti appena rieletto. Un approfondimento

di Alberto Ferrucci

pubblicato su: Cittanuova.it  l' 08/11/2012

Barak Michelle Obama ridL'elezione di Obama dopo gli anni della presidenza Bush, che si concludevano con due guerre in corso e una grave crisi finanziaria, aveva creato grandi aspettative di cambiamento. La crisi aveva travolto grandi banche e messo a rischio l'intero sistema economico mondiale: vari stati si erano molto indebitati per salvare dal fallimento le loro banche e l'economia reale, che nel decennio precedente era fiorita grazie alla "droga" del credito facile, aveva dovuto fare i conti col fatto che i consumi si dovevano riallineare con la vera produzione di ricchezza, cioè con una forte riduzione, che induceva una recessione da cui oggi molte nazioni non sono ancora uscite.

Alla decisione del tribunale di reintegrare 19 operai Fiom negli stabilimenti di Pomigliano d'Arco, la Fiat ha risposto annunciando il licenziamento di altrettanti lavoratori. Una riflessione

di Alberto Ferrucci

pubblicato su: Cittanuova.it  il 07/11/2012

FiatFarsi imprenditore significa ricordarsi in ogni momento di chi mette il capitale, di chi collabora per produrre e di chi finanzia: si tratta di obblighi civili e morali spesso pesanti, che non sempre sono giustificati dalla certezza di profitti: Luigi Einaudi, l'economista che è stato nostro presidente, in un suo famoso scritto rifletteva che imprenditore non si diventa per ragionamento ma per vocazione, in forza della sfida con sé stessi di saper creare qualcosa di nuovo e utile, di realizzare le proprie intuizioni; il profitto non è la prima motivazione, è semmai la prova del successo.

Padre del nostro boom economico, Enrico Mattei contribuì all'industrializzazione dell'Italia non depredando i paesi produttori di petrolio. Spregiudicato e al contempo solidale. Il ricordo di un collaboratore a 50 anni dalla morte avvenuta il 27 ottobre del 1962.

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Cittanuova.it il 27/10/2012

Enrico_Mattei_ridSecondo dei cinque figli di un carabiniere e una casalinga di Acqualagna (Pesaro), dopo la scuola tecnica Enrico Mattei entra come garzone in una fabbrica di letti, di cui a vent'anni diventa direttore del laboratorio chimico. In quegli anni apre un negozio di stoffe per la madre. Dopo il militare diventa direttore di una conceria e quando questa chiude per la crisi del '29 si trasferisce a Milano; qui con un fratello e una sorella apre una fabbrica di prodotti chimici per le concerie e nel '34 fonda la Chimica Lombarda.

Ancora sulla FIAT...

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova n.19/2012 del 10/10/2012

FiatQuando il tossicodipendente arriva allo stadio in cui per forza deve disintossicarsi, sa che deve affrontare le crisi di astinenza, che solo in parte possono essere attenuate da farmaci come il metadone: così, dopo decenni di droga di credito e debiti facili, adesso il mondo occidentale è obbligato a disintossicarsi e deve affrontare la crisi di astinenza dai consumi, che in precedenza venivano finanziati indebitandosi sempre più.

Crisi che sta colpendo fortemente il settore dell'auto: dopo un paio d'anni in cui si è cercato di attenuarla con il metadone degli incentivi al rinnovo del parco macchine, adesso si deve ammettere che il nostro mercato delle auto è saturo: al massimo si potranno produrre le vetture necessarie a sostituire quelle circolanti. E anche se un domani l'economia si riprendesse, il mercato delle auto azionate a combustibile fossile sarebbe comunque condizionato dal costo della benzina, dovuto all'aumento del prezzo del petrolio, a sua volta provocato dall'aver raggiunto limiti di produzione mondiale difficilmente superabili.

Per restare nella moneta unica occorre rispettare le regole e lo spirito originario. Al Sud come al Nord.

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova n.18/2012 del 25/09/2012

Monti_Draghi_Sachnidis_ridFirmando il trattato di Maastricht, per essere ammesso alla moneta unica lo Stato italiano ha accettato che da quel momento in poi avrebbe mantenuto la spesa pubblica nei limiti di quanto avesse raccolto dai suoi cittadini con le imposte sul reddito, sui consumi e sui patrimoni. Invero il bilancio avrebbe potuto sforare fino ad un massimo al tre per cento del Prodotto interno lordo (Pil). L'Italia si era anche impegnata ad utilizzare parte del minore costo per interessi di cui avrebbe goduto grazie all'Euro, per ridurre il debito pregresso fino al 60 per cento del Pil.

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