lo scorso 23 novembre, una lezione speciale a Sophia

Sandro Veronesi: un imprenditore dal vivo

pubblicato su iu-sophia.org il 25/11/2010

Sandro_Veronesi_02Chi ha ascoltato l'imprenditore Sandro Veronesi lo scorso 23 novembre all'Istituto Universitario Sophia ha potuto riconoscere in lui tante di queste caratteristiche enunciate dall'economista ed ex-presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi in una sua definizione di cos'è un imprenditore. L’imprenditore è “un costruttore, che ha uno speciale istinto: fondare un’impresa. Il suo scopo non è il profitto, ma ambisce a far riconoscere la sua impresa come ‘primaria’ tra le altre. Investire una parte, spesso la più gran parte del reddito dell’impresa nell’acquistare nuove macchine, nel costruire un nuovo padiglione, nell’abbellire le vetrine del negozio, nel trasportarlo dai ristretti locali, dove ebbe inizio la sua fortuna, in altri più spaziosi e centrali e bene arredati; [...] Quelli che li osservano, pensano: perché tanto lavorare e faticare?

Perché non gustare, come sarebbe ad essi possibile e lecito, qualcuna delle dolcezze della vita? Perché rimanere, talvolta, rozzi e poco coltivati, occasione di sorriso ironico per gli intellettuali? Ma fate che essi discorrano dell’impresa che han creato e diventano eloquenti ed inspirati al par del sacerdote e del poeta. Chi li ascolta si avvede di trovarsi dinnanzi a uomini sperimentati e sapienti, i quali hanno creato qualcosa che senza la loro opera non sarebbe esistito”.

Nato ad Ala (Trento) nel 1959 e laureato in economia e commercio a Verona nel 1983, Veronesi ha fondato in 1987 la Calzedonia SpA, in Vallese di Oppeano, con l’idea di promuovere la vendita di calze attraverso una catena di negozi specializzata. In oltre vent’anni, l'azienda è diventata una delle più prospere del nuovo made in Italy. Oggi il gruppo Calzedonia è composto anche da “Intimissimi” (intimo per la donna e l’uomo) e “Tezenis” (catena di negozi di biancheria intima destinati a tutta la famiglia). Opera sia sul fronte dei punti vendita, 2.600 negozi presenti in 20 paesi, sia su quello produttivo, con fabbriche in Italia, Europa dell’Est (Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria) e Sri-Lanka. Con circa 14.000 dipendenti, di cui oltre 2.000 in Italia, il gruppo ha registrato un fatturato di 888 milioni di euro nel 2008.

Con semplicità, in un clima informale, Veronesi ha raccontato il suo percorso imprenditoriale e risposto alle domande della comunità 101123_Sandro_Veronesi_03accademica, sui più diversi temi, fra i quali: la differenza fra il tendere alla perfezione e cadere nel perfezionismo, la presa di decisioni e la gestione dei conflitti dentro l'azienda, i valori coltivati, scioperi e mentalità marxista, l'antropologia costituita lungo la sua esperienza come amministratore, la crisi economica del 2008-2009, le condizioni di lavoro, la responsabilità sociale, ecc. Di seguito alcuni brani delle sue risposte:

“Il perfezionismo e la perfezione sono legati a un tempo e a un spazio. Io, come tutti gli imprenditori, devo decidere in tempi brevi e con risorse e persone limitate. E quindi devo fare il meglio per quel momento lì. Non discuto però che in un altro momento, con altre persone e altre risorse, con un poi più di calma, possa andare meglio”.

Cerco di gestire il tempo come la prima risorsa. Sono due le risorse che uno ha: il tempo e l'energia. Mi auto-impongo di non lavorare più di otto ore al giorno, anche perché vedo che se lavoro di più poi sono stanco, non capisco, sono impaziente. E lo dico ai miei collaboratori”.

Se coinvolgo le persone che devono poi portare avanti le iniziative, primo, ho più informazioni, secondo, si sentono più coinvolti e, terzo, riusciamo a prendere decisioni migliori. Tutto questo però deve essere fatto in tempi brevi, perché altrimenti non si prende nessuna decisione”.

Cerco sempre di istruire i giovani ad essere sintetici. Perché prima di dire le cose uno deve fare dentro un lavoro di analisi, sintesi, averle capite per esporle velocemente. Se non è capace di esporle in maniera veloce e sintetica vuol dire che non le ha capite. Quindi cerco di spingere i miei collaboratori a essere sintetici oppure a dire subito una frase difficilissima di dire: ‘Non lo so’. È normale, non è possibile sapere tutto. Se c'è qualcosa che non sai, non perdiamo tempo, cerchiamo uno che lo sa”.

Il conflitto è una cosa che può fare soffrire, ma può esser anche una cosa positiva. Se non abbiamo il coraggio di dirci le cose, intanto va male l'azienda e poi qualcuno si tiene dentro dei problemi che dopo possono creare problemi ancora maggiori, anche alla persona”.

Non abbiamo mai avuto un giorno di sciopero in azienda. Sono al tavolo e al lavoro fianco a fianco anche con gli operai. Anche perché l'azienda è nata dopo certi periodi storici, si è creato un clima di compartecipazione che abbiamo poi coltivato con tante iniziative”.

101123_Veronesi_01Ho maturato una convinzione: che so sempre meno. Più vado avanti, più mi rendo conto che sono tanto complesse le cose da capire e le persone. Sono convinto che il 5% delle persone siano positive in qualsiasi contesto, il 5% siano negative e gli altri 90% si adeguano a quali sono i sentimenti dominanti in un certo ambiente. E quindi la responsabilità è di chi comanda, in una azienda, in uno Stato, in una congregazione religiosa, in una università. Quando sento che le aziende vanno male per colpa del sindacato, non è vero. Vanno male per colpa dell'imprenditore che non ha saputo gestire le situazioni”.

Non ci siamo neanche accorti della crisi del 2008-2009, l'abbiamo letta sui giornali, fortunatamente. Forse perché noi facciamo prodotti che non sono beni durevoli, di investimento, ma beni di consumo. Questa è una prima fortuna. La seconda è che abbiamo sempre puntato sul rapporto qualità-prezzo. In un momento di crisi in cui la gente fa più i conti di quanto spende, di cosa compra, forse siamo stati anche favoriti da questa situazione di crisi. Quindi il 2009 abbiamo chiuso il bilancio più bello della nostra storia. Quest'anno è un po’ più difficile, perché la crisi si sta spostando sui consumi”.

Sul concetto di responsabilità sociale sono abbastanza scettico, nel senso che mi sembrano molto spesso delle azioni di immagine, di comunicazione portate avanti da tante grandi aziende. Inoltre mi viene in evidenza una frase del vangelo: non sappia la mano destra cosa fa la sinistra. Bisogna poi vedere fino a che punto invece è positivo dire che si fanno certe cose per dare degli esempi che magari altre persone possano seguire. Noi facciamo delle cose, cerchiamo di dirlo, ma tenere un basso profilo, nel senso che l'azienda ha una fondazione a cui destina una quota delle vendite, che porta avanti progetti in campi diversi”.

Noi operiamo in contesti economico-sociali diversi. Quello dello Sri-Lanka è diverso dall'Italia. Cerchiamo di avere degli standard aziendali comuni contestualizzati con quello che sono le realtà locali. Per esempio: il salario nello Sri-Lanka si aggira sui 100 euro, in Italia circa mille euro. Però le fabbriche nello Sri-Lanka e in Italia hanno lo stesso standard di sicurezza, pulizia, stessi sistemi organizzativi, ecc. Il potere di acquisito nei posti è anche molto diverso. Gli stipendi in agricoltura nello Sri-Lanka sono 30 euro. Cerchiamo di avere un comportamento corretto contestualizzato dove siamo”.

Nella vita non ti gusti niente se non lo fai con equilibrio. Anche la cosa più bella o più buona, quando la fai troppo, se non è contemperata da altre, non la gusti più. Il poter equilibrare tante componenti della vita, del lavoro, della azienda è una cosa importantissima”.

E' un dato di fatto che trovarsi insieme a lavorare otto ore al giorno è una comunità, come lo può essere qualsiasi altra comunità umana: la famiglia, la scuola il monastero. Il fatto di cercare di avere un'armonia, che non vuol dire per forza pensare nello stesso modo, non avere discussioni, ma avere un’appartenenza e un modo sereno e sincero di affrontare le discussioni, secondo me non è un limite al profitto dell'azienda, ma un acceleratore. Perché riesce ad avere delle persone che fanno il proprio lavoro in maniera convinta”.

La storia di Veronesi e la sua Calzedonia

101123_Sandro_Veronesi_05Prima di costruire quella che sarebbe diventata una delle più prospere industrie italiane, Veronesi ha lavorato presso la Golden Lady SpA, azienda leader nella produzione di collant, partecipando attivamente al lancio del marchio e alla sua commercializzazione internazionale. L'esperienza ha suscitato la voglia di fare le cose in un modo diverso, più suo. Ha deciso di aprire un piccolo negozio, non senza dovere affrontare difficoltà e sfiducia: “Se un domani qualcuno di voi vorrà aprire un negozio, metta in conto che le persone che ti vogliono bene tenteranno di scoraggiarti, proprio perché ti vogliono bene, perché hanno paura che tu prenda dei rischi e ti metta in difficoltà. Una caratteristica dell'imprenditore è avere una volontà di ferro”, ha raccontato Veronesi. In quello stesso anno sono stati aperti altri tre negozi.

Dopo un breve periodo ha iniziato a vendere prodotti con un proprio marchio, dapprima realizzati da terzi e dal 1994 in proprio. Tra il 1988 e il 1989, per evitare di chiudere i negozi nei mesi estivi, ha introdotto nei punti vendita anche collezioni mare, dando così vita al business dei costumi da donna, uomo e bambino. Mentre affrontava queste sfide, continuava a mantenere un ruolo chiave nello sviluppo di Golden Lady.

Dal 1993 si dedica completamente a Calzedonia. Successivamente, nel 1996 e nel 2003, ha creato le nuove linee “Intimissimi” e “Tezenis”. Si concentra sull’obiettivo di produrre e vendere prodotti di ottima qualità a un giusto prezzo. Nel gennaio 2009 si è lanciato in un nuovo business, diventando socio di maggioranza della Falconieri, un’azienda specializzata nella produzione di knitwear e cashmere.

Attento anche al sociale, Veronesi ha costituito nel 1999 la Fondazione San Zeno, di cui è presidente, alla quale destina parte degli incassi di Calzedonia. La Fondazione, il cui motto è “Studio, Formazione, Lavoro”, opera in Italia e all’estero, promuovendo progetti nel campo dell’istruzione, della formazione professionale e della creazione di lavoro.

Einaudi L. (1964), Lezioni di politica sociale, Einaudi, Torino, pp. 274-75

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