Visione sulla Povertà

Motivo primo della nascita e dell’esistenza dell’Economia di Comunione è la povertà: l’EdC nasce infatti come tentativo di risposta agli stridenti contrasti economici e alle disuguaglianze che caratterizzano la società contemporanea, con l’obiettivo di renderla più equa e fraterna.

L’EdC non intende eliminare la povertà tout court, ma piuttosto contrastare la “miseria”, parola che descrive la forma di povertà “subita” ancora da milioni di persone nel mondo, attraverso la valorizzazione di un’altra forma di povertà, quella “scelta” da imprenditori, consumatori, cittadini… che decidono di rinunciare a qualcosa di proprio, usare i beni sobriamente, sceglierli responsabilmente, nell’idea che “i beni […] diventano […] strade di felicità solo se condivisi con gli altri” (Bruni 2004)

In questa prospettiva la miseria, derivante dalla mancanza di beni materiali, e la possibilità di una sua risoluzione sono strettamente connesse alla promozione di una serie di altre condizioni (l’istruzione, la salute, il lavoro, una casa…) che permettono ad un essere umano di “fiorire”.

Tra queste condizioni spicca in modo particolare la qualità delle relazioni che si vivono: le relazioni nella visione dell’EdC sono infatti intese come un capitale fondamentale per lo sviluppo umano.

Questa idea implica anche un modo originale di intendere le strategie di contrasto della miseria, attuate nei progetti che l’EdC sostiene e promuove: esse sono disegnate in modo da evitare l’instaurarsi di forme di aiuto asimmetriche, -come spesso nella storia è avvenuto- nelle quali c’è qualcuno, che ha, che dà a qualcuno che non ha, rimarcando uno stato di inferiorità e alimentando spesso dinamiche di dipendenza.

Le strategie di contrasto alla povertà attuate dall’EdC cercano piuttosto di valorizzare dinamiche di reciprocità, dove ognuno può offrire la ricchezza di cui è portatore, ponendo tutti su uno stesso piano di pari dignità: fratelli, membri di una stessa famiglia.

Solo i sogni diventano realtà:anatomia di un imprenditore EdC

Intervista a Ramón Cerviño, pioniere dell’EdC Argentina. Il suo stile di vita. Le sue aziende

di Carolina Carbonell

dal Rapporto EdC 2014-2015, su "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.42 Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.2 - 2016 - febbraio 2016

N42 Pag 07 Carolina Carbonell Autore ridSul fatto che Ramón Cerviño sia punto di riferimento indiscusso per l’Economia di Comunione in America Latina non c’è dubbio. Argentino, sposo di Quela e papà di cinque maschi (di cui uno in cielo), nonno di cinque nipoti, filosofo e imprenditore nel settore della salute, lavora nell’amministrazione di opere sociali, occupandosi della gestione dei servizi medici per tutti gli affiliati. In tutt’altro ambito, è socio della catena di ristoranti Sushi Soul. Abita a Córdoba, ma è nato a Tucumán. Ramón è stato uno dei pionieri dell’EdC.

Come trasmettere l’essenziale di EdC?

«Per trasmetterne l’essenza, credo basti dire che EdC non è un’idea (è anche un’idea), non è una scuola di pensiero economico (è anche quello), non è... È uno stile di vita, che esprime il carisma dell’unità nelle realtà dell’economia e del lavoro».

Nell’EdC tante persone partecipano, condividono, collaborano, ma tu sei EdC. Si direbbe che sia nel tuo Dna.

«Sia chiaro che queste cose le dici tu, non io. Mi sono innamorato del Vangelo riscoperto e vissuto da Chiara Lubich. Nel 1980 ho incontrato Igino Giordani nell’allora Centro Mariapoli di Rocca di Papa. Lui era seduto su una panchina in giardino, mi sono avvicinato per salutarlo, gli ho spiegato chi ero e lui, alzando la testa, mi ha guardato, mi ha dato la mano e mi ha detto: “Ciao Chiara”. È stato uno shock, ma ho capito - non per merito mio, ma perché ero stato chiamato -, che dovevo essere Chiara, cioè uno che esprime con la sua vita questo Vangelo riscoperto».

Quale è la tua più grande impresa?

«Ricominciare ogni giorno».

E il tuo più grande sogno sull’EdC?

«Far di tutto perché altri scoprano la dimensione nascosta dell’EdC, la quarta dimensione, il Dna, in modo che questa si conservi, latente e viva, finché l’umanità sarà in grado di elaborare le categorie di pensiero che consentano di svilupparla in massa».N42 Pag 07 Ramon con Gonzalo rid

Cosa diresti a un giovane?

«Lo invito a partecipare ad una avventura affascinante, con orizzonte senza limiti, a navigare nel cosmo sommerso nella realtà di ogni giorno».

Qualche esperienza su come vivete l’EdC in azienda?

«Non saprei da dove partire. Nella nostra azienda i dipendenti non chiedono le ore straordinarie, non devono presentare il certificato di malattia, i cassetti non hanno chiavi, ognuno ha la chiave della porta e la password dell’allarme».
 
In effetti si incontrano spesso alcuni di questi dipendenti negli incontri EdC. Parlano di un Ramón che, cucina in ufficio o che lava i piatti. Di uno che quando deve prendere delle decisioni, chiede a tutti.

Ramón ha creato diverse aziende e ha dovuto anche chiuderne alcune. Sa che la vita di una azienda qualche volta deve arrivare alla fine, e tante volte è meglio così, ma la cosa più importante sono i rapporti costruiti, la comunione vissuta. Quella rimane.

N42 Pag 07 Ramon FrancisquitoQualche volta ha dovuto anche licenziare un dipendente. In questi casi sente di essere l’esecutore di una decisione presa collettivamente. Quando una persona va via, non è perché non serve più alla azienda, ma perché l’azienda non serve più ad essa.

Amante della lettura, non è strano vederlo carico di libri. Ne ha due preferiti, quelli che apre alla fine di un incontro per donare qualche frase che poi rimane in testa e in cuore: Luigino Bruni - La ferita dell’altro (Il Margine), e Monica CaudanaC’è un’altro mondo (Hay otro mundo y está en éste, Ciudad Nueva). Spesse volte ripete questo  paragrafo, uno dei suoi favoriti: "Una buona politica è quella che sa mediare la reciprocità ma senza impedire, per paura, che le persone si incontrino, altrimenti si perde “l’abbraccio” dell’altro. E senza abbracci si muore! Non possiamo permettere alla paura della ferita di evitarci questo abbraccio, fosse anche dover rischiare che la ferita sia mortale, perché  da  quella ferita  aperta  causata  dall’altro,  e che noi causiamo all’altro, spira la sola benedizione  che rende la vita umana degna di essere vissuta”.

Ramón è una di quelle persone che, nelle parole di Eduardo Galeano, «bruciano nella vita con una forza tale che non è possibile guardarli senza sbattere le palpebre, e chi si avvicina si accende».

Sognate, sognate in grande... perché solo i sogni diventano realtà... (Ramón)

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