Rassegna stampa

Messaggero di S.Antonio - giugno 2013

La capacità di dare e di ricevere

di Nicoletta Masetto

Dal Dossier Case per Ferie pubblicato sul Messaggero di S.Antonio, giugno 2013

Logo Messaggero SAntonioToscana, Costa degli Etruschi. Siamo ad Antignano, frazione di Livorno. Un tempo dava ospitalità ai sacerdoti, oggi Villa Alma Pace è una casa per ferie aperta a gruppi e famiglie. Con una particolarità che accomuna molte di queste strutture: a occuparsi della gestione è una cooperativa sociale di inserimento lavorativo.

«La nostra esperienza – spiega Stefania Lupetti, responsabile di Villa Alma Pace – ha preso avvio nel 2000, quando la diocesi di Piacenza, proprietaria della casa, ha chiesto al Consorzio di cooperative Roberto Tassano un progetto di gestione. Ne è nata la casa per ferie, in seguito alla quale abbiamo dato vita a una cooperativa sociale di inserimento lavorativo per persone svantaggiate.»

La cooperativa aderisce al progetto di Economia di Comunione (promossa dal Movimento dei Focolari) da cui attinge la filosofia di gestione e le modalità di fare accoglienza».  
È la cultura del dare che indica la strada per il turismo sociale, nella gestione dell’Alma Pace ma anche nella casa per ferie «Il Gabbiano» a La Spezia. Qui è il rapporto con i lavoratori quello che impegna di più. «In questi anni abbiamo fatto diversi inserimenti lavorativi. Una storia tra tante? Quella di un cinquantaduenne agli arresti domiciliari per truffa a cui il magistrato per anni aveva negato fiducia e possibilità di lavorare. Il suo modo di fare accattivante è stato, invece, per noi molto importante, ci ha insegnato davvero molte cose. È rimasto da noi un anno, poi ha avuto da un ente pubblico un
lavoro più consono alla sua professionalità». La cooperativa ha realizzato alcuni progetti insieme con il Ctg (Centro turistico giovanile). Con l’apporto finanziario di una fondazione
bancaria, la villa ha aperto le porte all’accoglienza, in pieno periodo estivo, di ragazzi provenienti da situazioni di disagio sociale. Giochi, escursioni, momenti di condivisione quotidiana avevano un unico obiettivo: far fare un’esperienza di fraternità a questi ragazzi così diversi, anche per etnie e religioni.

 

Ogni anno l’accoglienza ha avuto un tema differente: da «L’amicizia è…» (nel cui ambito si sono svolte le Olimpiadi dell’amicizia) fino a «L’onda, la capacità di dare e ricevere» (con tutte le declinazioni ambientali legate al contesto della casa stessa: l’incontro con un biologo marino che ha mostrato ai ragazzi semplici tecniche di pesca; visite all’acquario, al museo naturale del Mediterraneo, all’Accademia navale o, ancora, una giornata con un apicoltore). Gli animatori, giovani selezionati con cura (alcuni di loro sono studenti dell’Istituto Sophia di Loppiano, Firenze, provenienti da nazioni diverse) hanno arricchito il programma con le loro esperienze. Quest’anno, invece, da fine giugno è in programma un’attività con il Wwf. Tutto facile?

«No – sottolinea Stefania –. Spesso i ragazzi, così diversi, presentano problematicità
impensate. Si è notata l’assoluta mancanza di momenti di socializzazione “spontanea”, ovvero l’incapacità, senza stimoli, di confrontarsi e conoscersi tra loro. Unico punto in
comune, i giochi digitali. Questa “naturale” voglia di isolamento è stata la difficoltà
maggiore, superata cercando di usare le “potenzialità” tecnologiche per creare nei
ragazzi un modo nuovo di rapportarsi con tali mezzi, ma anche tra loro. L’esperienza è
stata impegnativa, ma ci ha aiutato meglio a conoscere e ad amare questi ragazzi
che vivono quotidianamente esperienze forti: vittime di violenze familiari, sociali,
di povertà di valori, spesso soli, abbandonati di fronte a tv, videogiochi violenti
che diventano un modello di vita. E, al tempo stesso, ci ha insegnato a coglierne il
bisogno enorme di amore e di ascolto»

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