Liberal - 14/05/2012

Intervista a Luigino Bruni, Dario Antiseri e Pierpaolo Donati sul quadro emerso dal Censis nel suo rapporto sui valori degli italiani

La fine degli “ismi”

di Franco Insardà

pubblicato su Liberal il 14/03/2012

Logo_LiberalROMA «Questa crisi ha avuto anche un risvolto positivo: ci si sta rendendo conto che la libertà o la si usa per costruire rapporti profondi con gli altri oppure diventa un boomerang che ci fa diventare più soli e più tristi». Luigino Bruni, professore di Economia politica, presso la facoltà di Economia dell'università di Milano-Bicocca, non si dice stupito dalla fotografia fatta dal Censis: «L'individualismo consumista e nichilista è un frutto recente per il nostro Paese, mentre il modello italiano ha storicamente una forte collocazione comunitaria e relazionale. Questa caratteristica deriva non solo dalla matrice cattolica, ma anche dal fatto l'Italia, essendo il porto sul Mediterraneo, è stata teatro dell'incontro tra popoli.

La sua dimensione territoriale fatta di comuni, città e campanili ha contribuito a sviluppare la caratteristica comunitaria. Siamo conosciuti al mondo come il Paese dei rapporti, non ci siamo inventati ora la comunità perché siamo in crisi di individualismo. Parliamo di almeno due millenni con l'impero romano e il cristianesimo che hanno attraversato così profondamente l'Italia. Il cattolicesimo, molto più del calvinismo e del protestantesimo anglosassone puntati più sull'individuo, ha sempre messo in luce questa dimensione comunitaria. Però in questa fase postmoderna le persone si sono ubriacate di una libertà che si è tradotta in un nichilismo e consumismo solitario. C'è una bella immagine, che mi convince molto, di Albert Hirschman, economista americano, il quale diceva che i popoli alternano cicli non solo economici, ma anche di crescita privata a cicli di crescita pubblica. Secondo Hirschman, cioè, nel momento in cui diventa massima la crescita pubblica e, quindi, l'impegno civile e ideologico viene voglia di tornarsene a casa a guardare la tv e a consumare prodotti, ma il ciclo continua e arrivati alla saturazione riprendere la voglia di scendere in piazza. Questa crisi sta facendo nascere in Italia una nuova voglia di politica, di partecipazione, di rapporti e di crescita pubblica, non solo di antipolitica».

Secondo il professor Dario Antiseri: «L'individualismo non va coniugato con l'egoismo, si oppone al collettivismo e non all'altruismo. Quando esistono condizioni politiche e sociali che permettono all'individuo di esprimere la sua creatività la società va meglio. Il vero danno di un Paese è il collettivismo, cioè le pretese del pubblico di interpretare bisogni, desideri e realtà sociali. Tra l'individuo singolo e lo Stato ci sono i corpi intermedi, nei quali ci si associa per scopi pubblici, che sono la vera ricchezza di un Paese. Mi riferisco non solo al volontariato, ma anche alla scuola, alla formazione e allo sport. Già nel Quattrocento i francescani istituirono i monti frumentari e i monti di pietà a dimostrazione che la solidarietà è una caratteristica dell'Italia. Uno dei problemi è che non ci sono forze politiche in grado di interpretare questo mondo della società civile».

Una società civile che caratterizza il nostro Paese anche secondo il professor Bruni: «Siamo al primo posto al mondo per l'associazionismo, inteso non solo come volontariato, ma anche come movimenti, cooperative, confraternite, casse di risparmio. Proprio perché è formato da città e campanile ha sviluppato i suoi corpi intermedi che rendono la nostra economia sociale la più ricca al mondo in assoluto: sia come quantità e sia come qualità».

Su questo argomento Pierpaolo Donati, professore di Sociologia dei processi educativi all'università di Bologna suggerisce: «Se si facesse una ricerca tra i teenagers accanto a dei giovani postmoderni ne troveremo una crescente percentuale di giovanissimi impegnati in un associazionismo informale, sociale, sportivo e culturale». Sulla ricerca del Censis il professo Donati muove qualche critica: «coglie più che delle reali tendenze un cambio di umori, ma questo non dice nulla sui cambiamenti reali e su come andrà la società nei prossimi anni.C'è un bisogno di relazionalità, ma il soggettivismo è ancora molto presente nei comportamenti Penso che l'individualismo sia ancora pervasivo, basta analizzare i consumi che si sono ridotti per motivi economici, ma non si rinuncia lle scelte che differenziano. Questo tipo di ricerche sui valori, senza avere riscontri sui comportamenti di fatto, sono sempre un po'pericolose. Spesso si ottengono elenchi di cose desiderate, perché mancano, e senza un riscontro con la realtà rischiano di essere un libro dei sogni. Alcune delle tendenze rilevate dal Censis sono vere come la maggiore attenzione alla qualità della vita e alle relazioni interpersonali, ma il mio dubbio è che si metta l'accento su questi valori proprio perché manca una relazionalità significativa. Dire cioè che il senso della famiglia è alto è senz'altro vero, ma allo stesso tempo le famiglie si stanno indebolendo e frammentando. Tutti vorrebbero vivere in una società di onesti e corretti, ma i fatti ci dicono che la corruzione è aumentata».

Ma il professor Bruni ritiene che il Censis abbia centrato l'obiettivo: «Certo questa stagione all'insegna del consumismo e degli ipermercati diffusi su tutto il territorio ci ha fatto vivere dei decenni di involuzione civile. Il consumismo, come ha rilevato anche il Censis, attrae meno perché sviluppa l'effetto della noia: i prodotti una volta acquistati non danno più gratificazione e si sente il bisogno di averne altri. Dopo un po', quindi, ci rende conto dell'effimero che si nasconde dietro al fenomeno consumistico. Mentre i rapporti interpersonali, una migliore qualità della vita sono dei veri e propri investimenti hanno effetti duraturi. Quanto alla religiosità a prima vista sembrerebbe strano e anacronistica che in un mondo postmoderno, scientifico e disincantato ci sia gente che crede nell'aldilà (l'82% secondo la ricerca del Censis). Lo spirito religioso è legato non solo a Dio, ma alla speranza delle persone che la dimensione materiale non sia l'ultima cosa della vita».

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