Rassegna stampa

Verona Fedele - 04/12/2011

L’opinione del prof. Luigino Bruni: riscopriamo fiducia, famiglia, lavoro

«La crisi mette in... crisi un’economia disumanizzata»

di Laura Zanella

pubblicato su: Verona Fedele il 04/12/2011

Logo_Verona_Fedele«Bisogna rimettere al centro l’uomo, le sue relazioni e i suoi valori». Questa la via d’uscita dalla crisi formulata durante la conferenza L’essenziale è invisibile agli occhi... dell’economia: le ragioni profonde di una crisi con Luigino Bruni, professore di Economia politica all’Università Milano-Bicocca e all’Istituto Sophia di Loppiano (Firenze) e coordinatore della commissione internazionale Economia di Comunione. Un appuntamento
che, su invito della comunità Emmaus con la partecipazione di Banca Etica, mercoledì scorso ha visto il prof. Bruni protagonista di un vivace dialogo con il pubblico della sala Tosoni di Villafranca per analizzare il momento storico attuale e tracciare prospettive di apertura ad un rinnovato impegno civile.

Fiducia, famiglia, lavoro. Tre dimensioni essenziali e profondamente relazionali dell’uomo. Ma che il mondo economico sembra non vedere, poiché considera gli uomini come individui e non come insiemi di relazioni. «L’economia vede l’uomo con certa “parsimonia antropologica”, lo pensa come fonte di bisogni e massimizzatore di interessi – ha osservato Bruni – mentre le scelte derivano da motivazioni ben più profonde». Un esempio di questo meccanismo è dato dal lavoro: «C’è qualcosa più dei soldi che ci spinge ogni mattina ad alzarci per andare a lavorare – ha detto il professore della Bicocca –: si tratta di simboli e valori che vanno ben oltre le motivazioni strumentali e che ci impegnano a fare del nostro meglio ogni giorno». Il problema subentra quando l’idea del “lavoro come dono” non viene riconosciuta o, peggio ancora, sfruttata dall’impresa diventando un laccio pericoloso: «In questi casi le aziende, non riconoscendo il dono, lo rubano al lavoratore, oppure comprano la persona intera sperando di ottenerne l’anima e il cuore, come accade ai manager spremuti in un lavoro senza limiti né orari e dopo qualche anno gettati via, burned out». Una disumanizzazione, ha fatto notare Bruni, che non può reggere. «Dev’esserci un “di più” rispetto al lavoro. Studi scientifici hanno dimostrato che chi investe nella vita famigliare e nelle relazioni, ha un differenziale di felicità maggiore: segno che il lavoro, perché acquisti valore, non può fare a meno delle altre dimensioni della vita umana».

Più che una crisi di origine tecnica, quindi, quella che stiamo vivendo sembra dunque piuttosto una crisi  antropologica che impedisce all’uomo di fidarsi dell’altro e quindi di cogliere le opportunità del mondo, in un gioco vizioso in cui l’opportunismo frena fino a negare il primo passo. «È solo sulla fiducia che il mondo può migliorare – ha spiegato Bruni con un esempio –: se effettuando un acquisto online non mi fido di chi sta dall’altra parte e chiudo le trattativa, non saprò mai cosa avrei potuto trovare. Da sempre i popoli progrediscono nel momento in cui percepiscono il mondo come opportunità».

In questo scenario la missione urgente diventa rendere visibile ciò che, almeno agli occhi del mondo economico, è invisibile. Come? «Riportando le relazioni, la fiducia, il lavoro inteso come dono e la famiglia come comunità di relazioni al centro del patto sociale, a livello nazionale, europeo e internazionale», ha spiegato Bruni.

«Esempi come la Banca Etica o il progetto intrapreso dal 1991 dall’Economia di Comunione, che considera le persone il cuore dell’attività economica e ha come fine ultimo la fraternità universale, mostrano come sia possibile far rientrare la vulnerabilità, intesa come umanità, all’interno del mondo economico».

Una prospettiva diversa la cui necessità sembra essere stata colta soprattutto dai giovani, che con il movimento “Occupy Wall Street” stanno manifestando l’esigenza di una riforma radicale della finanza. «La finanza di per sé è buona, nasce per far incontrare i bisogni di persone diverse che hanno da una parte progetti, e dall’altra risorse per svilupparli – ha osservato Bruni –; ma va potata, altrimenti rischia di invadere la democrazia e la libertà».

Ma uscire dalla crisi significa anche dare una svolta decisiva agli stili di vita: «La crisi è nata negli Stati Uniti, dettata da uno stile di vita consumistico insostenibile; ora per uscirne è necessario che riequilibriamo i nostri stili di vita al reddito. Parlo in particolare ai giovani, che hanno una vocazione naturale per la gratuità, l’entusiasmo e i grandi ideali: costruire un mondo migliore significa anche fare economia e attivare un impegno civile consapevole, attraverso canali come il consumo critico e solidale e l’informazione responsabile rispetto alle diverse politiche intraprese dalle aziende». Ossia essere persone nuove per poter voltare pagina. Perché, come diceva l’economista Antonio Genovesi nel 1765, “lo Stato migliore non è quello dove sono le leggi migliori, ma quello dove sono gli uomini migliori”.

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