Ubuntu uguale condividere

La cultura di comunione ci aiuta a guardare attorno, senza restare chiusi nella nostra povertà

di Geneviève A. M. Sanze

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.41 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.13/14 - 2015 - luglio 2015

N41 Pag 05 Genevieve Sanze Autore rid dx«Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti, nessuno escluso, siamo»
Un antropologo propose un gioco ai bambini di una tribù del Sud Africa. Mise un cesto di frutta vicino a un albero e disse ai bambini che il primo arrivato avrebbe vinto tutta la frutta. Al suo segnale tutti i bambini scattarono contemporaneamente... prendendosi per mano! Poi si sedettero a godere la loro ricompensa. Quando l'antropologo chiese loro perché avevano fatto così, risposero Ubuntu, cioè: come può uno di noi essere felice se gli altri sono tristi?

Questa tendenza alla solidarietà comunitaria esprime l’essenza della cultura africana. Siamo in grado di condividere gioia, dolore, beni, difficoltà. Anche se il singolo può avere un ruolo significativo, non c’è spazio per l’individualismo egoista. Questo può essere il dono del nostro continente all’umanità, alla società moderna globale oggi caratterizzata da egoismo, paura dell'altro, tendenza a chiudersi.

Magari tanti tra noi non potranno produrre ricchezza o creare posti di lavoro, ma sicuramente possiamo metterci in comunione, la prima risposta alle situazioni di crisi, in modo da creare rapporti, pace, fiducia, con Dio e con i fratelli. La comunione è più importante di qualsiasi ricchezza economica. Non però solo comunione tra una persona bisognosa e un’altra che le offre aiuto, la prima comunione è quella delle anime, della vita, dei cuori: tutti hanno cuore, vita e anima da donare e condividere.

Dobbiamo trovare nuove possibilità di penetrare nella cultura dell’altro andando incontro alla sua diversità, riconoscendo la sua ricchezza. Se siamo preoccupati solo di aiutare un popolo, rendiamo evidente la sua povertà ed egli perde la sua ricchezza, diventa doppiamente povero, entrando così in un circolo che lo rende dipendente da noi e da cui non riesce a uscire perché pensa di non esserne capace. Chiara diceva: «Bisogna mettersi di fronte a tutti in posizione d’imparare».

N41 Pag 05 Belamy ridCon tale atteggiamento do alla persona che mi sta dinanzi la possibilità di donarmi qualcosa, la faccio sentire importante, perché ho bisogno di lei. Puoi donare a un povero una casa, che per lui è una necessità assoluta. In cambio il povero ti dona un pezzo di tessuto: il valore di questi doni non può essere paragonato. Il povero non ha nemmeno cercato di capire se questa stoffa sia importante per te, come lo è la casa per lui, egli ti dà semplicemente ciò che ha di più prezioso. Se non impariamo a valorizzare quell’umile tessuto, nessuna casa donata diventerà benessere. Chi accoglie un dono deve prima fare l’esperienza di essere accolto come dono. È qui il segreto della comunione.

Ritornando all’Africa, la cultura di comunione ci aiuta a guardare attorno, senza restare chiusi nella nostra povertà, senza stendere le mani attendendo l’aiuto dell’altro, ma essere e dare, insieme. Con l’Economia di Comunione abbiamo visto persone povere ritrovare la loro piena libertà di vita, dignità, gioia, responsabilità, in un nuovo rapporto con la società.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.