Notiziario EdC

Economia di Comunione una cultura nuova rivista diretta da Alberto Ferrucci

Periodico quadrimestrale nato per collegare quanti aderiscono al progetto di Chiara Lubich per una economia di comunione nella libertà.

Cover_32Una economia per persone che si realizzano nella relazionalità, anziché nell'egoismo razionale, basata - anziché su una lotta per prevalere - su un "impegno per crescere insieme", rischiando risorse economiche, inventiva e talenti, per condividere la cultura del dare del Vangelo.

Cultura del dare che si dimostra sempre più fondamentale per orientare l'umanità negli anni Duemila, alla ricerca di nuove strade per affrontare la sfida ambientale e scongiurare nuove atrocità tra gli uomini causate dalla globalizazione dell'economia.

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Una raccolta degli articoli più significativi dei primi 10 anni e 20 numeri del Notiziario "Economia di Comunione - Una cultura nuova" (dal 1994 al 2004) ha costituito il N.1 dei "Quaderni di Economia di Comunione" disponibile adesso online.

Impariamo a vedere l'albero che cresce

Ci sono più innovazioni di quelle che vediamo. Dobbiamo accompagnarle a fioritura

di Luigino Bruni

da  "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.41 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.13/14 - 2015 - luglio 2015

N41 Pag 09 Luigino Bruni Autore ridPer questo convegno a Nairobi abbiamo scelto la parola “generatività”. Generare è legato a una parola economica importante: innovazione. Non tutti sanno che innovazione è una parola della botanica. La si usa per i germogli e i nuovi rami. Le innovazioni hanno bisogno di radici, terreno buono e una pianta viva. Sono vita che fiorisce, generatività in atto. E quelle innovazioni che diventano cibo, giardini, parchi, richiedono anche il lavoro e la pazienza del contadino o del giardiniere, che le accompagnano e accudiscono. È così che il germoglio diventa fiore, la vigna produce buon vino, la pianta di fico torna a generare frutti dopo anni di sterilità, e non muore.

Per comprendere cosa stia accadendo alla nostra economia e società, avremmo bisogno di tornare al significato botanico del termine innovazione.

Un primo messaggio che ci arriva dalla logica dell’innovazione-germoglio si chiama sussidiarietà: le nostre mani e la tecnologia possono solo sussidiare l’innovazione, possono cioè aiutare il germoglio a fiorire; non possono inventarlo. La parte più importante del processo di innovazione dipende poco dagli interventi artificiali delle varie “mani”: essa sboccia, prima di tutto, per la sua forza intrinseca. Per questa ragione è solo illusione pensare di aumentare le innovazioni nella nostra economia senza occuparci prima della salute dell’humus, della terra, degli alberi e delle piante. Le innovazioni economiche e sociali dell’Africa nasceranno prima di tutto dal suo humus, la sua terra, e non da mani esterne, neanche dalle mani dell’EdC mondiale, che possono intervenire solo dopo per aiutare a far crescere i germogli.

Nel nostro tempo ci sono più innovazioni di quelle che vediamo, anche in Africa, perché le N41 Pag9 Nairobi Palco ridcerchiamo nei terreni sbagliati. L’EdC è dono di occhi capaci di vedere germogli dove gli altri vedono solo deserti. È l’impoverimento dello sguardo, del senso collettivo della vista, che accorcia gli orizzonti e ci imprigiona nei problemi, che pure sono sempre abbondanti e che ci impedisce, anche in Africa, di vedere la tanta nuova economia che già c’è, spesso in mezzo ai poveri, affamati di cibo e di vita nelle periferie delle grandi città. I popoli guariscono quando dentro le sofferenze e le aridità del “già” sanno vedere un “non ancora” possibile e migliore. La speranza è viva e all’opera quando, insieme alla foresta che cade, sappiamo vedere l’albero che cresce e, attorno a questo nuovo virgulto, sognare e vedere la foresta di domani. L’albero che cresce c’è già, dobbiamo imparare collettivamente a vederlo e accompagnarlo a fioritura. Ce ne sono molti di questi alberi qui, nelle terre africane. Ci sono già imprese EdC, molti giovani si sono messi in cammino, spesso insieme: è da questi germogli che dobbiamo imparare a vedere la foresta.

A vedere gli alberi diversi carichi di boccioli si impara, e quasi sempre durante le crisi dell’esistenza, quando il luccichio delle lacrime fa vedere diversamente e di più, comprese quelle lacrime per i giovani trucidati dai terroristi qui in Kenya, ancora presenti e dolorose nei nostri occhi e che non dobbiamo asciugare del tutto per tener viva la memoria.

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