Notiziario EdC

Economia di Comunione una cultura nuova rivista diretta da Alberto Ferrucci

Periodico quadrimestrale nato per collegare quanti aderiscono al progetto di Chiara Lubich per una economia di comunione nella libertà.

Cover_32Una economia per persone che si realizzano nella relazionalità, anziché nell'egoismo razionale, basata - anziché su una lotta per prevalere - su un "impegno per crescere insieme", rischiando risorse economiche, inventiva e talenti, per condividere la cultura del dare del Vangelo.

Cultura del dare che si dimostra sempre più fondamentale per orientare l'umanità negli anni Duemila, alla ricerca di nuove strade per affrontare la sfida ambientale e scongiurare nuove atrocità tra gli uomini causate dalla globalizazione dell'economia.

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Una raccolta degli articoli più significativi dei primi 10 anni e 20 numeri del Notiziario "Economia di Comunione - Una cultura nuova" (dal 1994 al 2004) ha costituito il N.1 dei "Quaderni di Economia di Comunione" disponibile adesso online.

Lettere al direttore

Lettere al direttore

da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.32 - dicembre 2010

Una voce al telefono

N32_Pag._27_Ezio_e_Tita_Cereghetti_2_webVolevo condividere questa pagina di diario scritta da una giovane donna, impiegata in una fabbrica che forniva materiali alla ditta di Ezio Cereghetti, un imprenditore EdC di Lugano, morto per un aneurisma nel mese di giugno del 2003. Ha scritto questa lettera subito dopo la morte di Ezio, ma per anni l’ha conservata nel suo diario. Pochi giorni fa ha deciso di mandarla a Tita, la moglie di Ezio ... che è rimasta sorpresa per la coincidenza: proprio in questo mese è stata riproposta la parola di vita “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, la frase del Vangelo che Chiara aveva dato ad Ezio.
Anche a me è parso che questo bellissimo dono arrivasse direttamente da Ezio, per aiutarci a vivere, anche nell’EdC, l’amore scambievole.
Chiara ci ha sempre esortato a fare in modo che nessuno ci sfiorasse invano. Forse non ce la faremo ad amare sempre, ad amare tutti, ma almeno dobbiamo cercare di amare qualcuno, come Ezio ha fatto con questa signora.

Luca Crivelli

Buongiorno Signorina Calluso, sono Cereghetti della azienda Aircond, posso parlare con il Signor Minini?
Buongiorno Signor Cereghetti, sì solo un attimo, per favore!
Mentre passavo la telefonata pensavo: ”che voce! Ogni volta che lo sento mi riempie il cuore di pace e serenità”.
Ezio chiamava spesso in ditta e con me scambiava solo queste parole. Avrei voluto dirgli qualcosa, fare in modo di sentire la sua voce ancora a lungo perché mi calmava dallo stress del lavoro. Solo una mattina, dopo la sua solita frase mi ha detto: “Come sta?” E io: ”bene grazie e lei?” Sì, grazie anch’io. C’è il Signor Minini?

C’era qualcosa di particolare in quella voce e desideravo conoscerlo. Ho chiesto più volte al mio direttore di organizzare una riunione da noi così da poterlo conoscere, ma non se ne è fatto niente. In ditta i pochi colleghi che lo conoscevano personalmente, dicevano che era veramente una brava persona, altri che era molto gentile al telefono.

Poi una mattina è arrivato il nostro direttore in ufficio e ci ha detto a voce bassa che il signor Cereghetti della ditta Aircond era morto quella stessa mattina. Il mio primo pensiero fu: “Chissà se credeva in Dio?” Poi subito un altro pensiero: “non potrò più conoscerlo”. Mentre pensavo queste cose, osservavo i miei colleghi. Un silenzio pesante e triste era sceso su tutto l’ufficio. C’era chi guardava fuori dalla finestra, chi fissava lo schermo, chi la tastiera, era come se fosse morto uno di noi. Un altro pensiero mi passò per la testa mentre osservavo quella scena: “Si, il signor Cereghetti credeva sicuramente in Dio. Una persona che quasi nessuno conosceva personalmente e che aveva lasciato un segno così forte, doveva per forza avere Dio nel cuore."
E poi un’altra domanda: “Ma chi era quell’uomo?”

Era stata una giornata nera per tutti noi e il lutto nei nostri cuori è durato per diversi giorni. Abbiamo evitato di parlare di lui ma tutti avevamo la tristezza nel cuore.  Solo un collega mi disse: “il tuo Dio si porta sempre via i più buoni!

A me dispiaceva tanto non averlo conosciuto, ma nei primi giorni della sua morte ricordavo bene la sua voce e le sue parole e questo mi consolava.
Una sera, in macchina, mentre tornavo dal lavoro non riuscivo a trattenere le lacrime perché era il primo giorno che non ricordavo più la sua voce e sapevo che oramai sarebbe stato così.

Lo scorso venerdì sono andata all’oratorio da Don Carmelo. Ero in anticipo per discutere l’animazione dei giovani. Don Carmelo è arrivato con una foto e mi ha raccontato che era la foto di un suo carissimo amico, Ezio Cereghetti, che era appena morto. Io non ho pensato al signor Cereghetti che lavorava con noi, anche perché il Ticino è pieno di persone con questo cognome, ma quando Don Carmelo ha iniziato a raccontarmi che Ezio era un focolarino e che aveva aperto una ditta da poco tempo, ho capito che era lui.

In quel momento mi sono commossa per due motivi, uno perché mi mancava la sua voce; e poi perché quell’Ezio l’avevo conosciuto alla festa delle famiglie organizzata dalla diocesi di Lugano a Giornico.

Quel giorno Erik e io ci siamo trovati a tavola con la moglie di Ezio, Tita, e abbiamo avuto l’occasione di conoscerci e lei aveva insistito per farci conoscere suo marito. Infatti, ce l’ha presentato ma io non sapevo che era “quel” signor Cereghetti e lui non sapeva che io ero “quella” signorina Calluso. Eravamo semplicemente Ezio e Maria. Il lunedì dopo ci siamo sentiti di nuovo al telefono ma non ci siamo riconosciuti e abbiamo continuato con la solita frase “Buongiorno Signorina Calluso” e “Buongiorno Signor Cereghetti

Ora avevo capito. Senza saperlo il Signore mi aveva esaudito. Sì ho avuto l’onore di poterlo conoscere.
Caro Ezio, prega per me perché anch’io riesca a portare Dio agli altri come hai fatto tu, con poche parole ma “amando l’altro come te stesso!”
Ascona, giugno 2003

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