Profezia è storia

Profezia e storia/5 - Decadiamo quando la casa del potere si fa più grande del luogo di Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/06/2019

«La prima parola pronunciata da Dio sul Sinai fu Anoki: "Sono Io". In questo caso l’Eterno non usò l’ebraico bensì la lingua egizia: come quel re si rivolse al figlio che tornava a casa dopo un lungo periodo trascorso in mare, parlandogli nella lingua da questi appresa in terra straniera, così l’Eterno scelse l’idioma che Israele parlava a quell’epoca.»

Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei

L’inizio della costruzione del tempio di Salomone contiene preziosi elementi per capire il significato di quella grande opera e delle nostre. E ci dice in cosa consista l’itinerario di ogni vita buona.

Il racconto della costruzione del tempio di Salomone è il centro narrativo e teologico dei Libri dei Re e dell’intera storia sapienziale che dalla Genesi arriva fino alla distruzione di Gerusalemme e all’esilio. Dobbiamo leggere queste pagine sapendo che stiamo entrando in un terreno diverso e sacro, e quindi toglierci i calzari dai piedi se vogliamo riconoscere la voce di questo roveto. Il racconto narra fatti svoltisi circa cinque secoli prima di quando fu composto il testo. Chi lo ha scritto viveva durante l’esilio in Babilonia. Il tempio che aveva visto era dunque quello appena distrutto e incendiato da Nabucodonosor. Gli ori, quelli fusi dal fuoco o quelli degli arredi spezzati dai babilonesi e trasportati nei loro templi. Di tutta quella bellezza che tra poco leggeremo non era rimasta pietra su pietra.

Profezia è storia/16 - Una seconda domanda, a volte, porta alla risposta giusta e inascoltata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 22/09/2019

«Il nome di Elia da angelo è Sandalfon, tra i più grandi e terribili di tutta la schiera, con il compito di intrecciare per il Signore delle corone con le preghiere, e di offrire sacrifici al santuario invisibile, dato che il Tempio è stato distrutto solo all’apparenza, ma continua a esistere.»

Louis Ginzberg,Le leggende degli ebrei, VI

La distinzione tra vera e falsa profezia attraversa tutta la Bibbia. Questo Racconto aggiungi nuovi elementi alla comprensione dei profeti e della loro funzione, ieri e oggi.

La profezia biblica, sebbene unica, ci offre un paradigma per comprendere meglio alcuni fenomeni decisivi nelle nostre società e comunità. Cambiano le forme, i modi, le parole, ma ancora oggi ci sono profeti falsi, e sono legioni; profeti veri che in buona fede dicono sciocchezze, altri onesti che dicono spesso parole vere ma non sempre. E soprattutto ci sono potenti che pur riconoscendo le parole vere dei profeti non le ascoltano. E muoiono. «Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. Nel terzo anno Giosafat, re di Giuda, scese dal re d’Israele. Ora il re d’Israele... disse a Giosafat: "Verresti con me a combattere per Ramot di Gàlaad?". Giosafat rispose al re d’Israele: "Conta su di me come su te stesso"» (1 Re 22,1-4). Dopo la parentesi (meravigliosa) della vigna di Nabot, eccoci di nuovo nel contesto bellico aperto nel capitolo 20. Giosafat, re di Giuda, si reca in visita politica nel Nord. Acab gli propone di affiancarlo in una guerra di riconquista di territori occupati dagli aramei (Ramot di Gàlaad). Giosafat accetta ma chiede ad Acab di consultare prima i profeti (22,5). Consultare il proprio Dio prima di intraprendere un’impresa militare era molto comune nel mondo antico. Israele si trova ancora in una zona di confine tra lo sciamanesimo arcaico e il profetismo più maturo dei secoli successivi: «Il re d’Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: "Devo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?". Risposero: "Attacca; il Signore la metterà in mano al re"» (22,6).

Profezia è storia/11 - Nella logica del Dio dei profeti ciò che è donato è ricevuto e moltiplicato

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 11/08/2019

«Spezzare un pane, ascoltare un quartetto di Mozart, camminare sotto una pioggia ridanciana, in questo momento ci sono degli esseri a cui non è permesso fare cose così semplici - perché sono malati, perché sono in prigione, o perché sono così poveri che per loro un pane vale una fortuna.»

Christian. Bobin Mozart e la pioggia

Con l’inizio del ciclo di Elia entriamo dentro episodi tra i più noti e amati della Bibbia, che tanto hanno ispirato i Vangeli. E abbiamo conferma della necessità di "uscire": quando la fede è minacciata dall’esterno è dentro quell’esterno che deve iniziare la salvezza.

Esiste una amicizia profonda tra i poveri e i profeti. Sulla terra ci sono pochi spettacoli più belli di poveri che condividono la loro tavola con il profeta/ospite che passa e li benedice. È il pane dei poveri il primo nutrimento dei profeti, che se smettono di mangiare questo pane iniziano a perdere la profezia e l’anima.

Profezia è storia/13 - Nessun gruppo supera in dignità la persona, al massimo può uguagliarla

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 01/09/2019

«Tutti i corpi insieme, e tutti gli spiriti insieme, e tutte le loro produzioni, non valgono un minimo moto di carità. Questo è di un ordine infinitamente più elevato»
Blaise Pascal, Pensieri

Il duello sul Monte Carmelo tra Elia e i profeti di Baal ci ricorda, in controluce, che la verità non coincide con la vittoria. E che chi annuncia verità chiama alla scelta, mai all’idolatria.

In questo racconto, tra i più noti della letteratura religiosa antica, il numero benedetto è il numero uno. Con Elia, solo contro le centinaia di profeti di Baal, e Abdia unico salvatore di profeti, la Bibbia ci dice che in molte crisi tremende la salvezza arriva perché c’è rimasto un giusto che salva tutti. In alcuni momenti decisivi, la massa critica è uno. Noè, Abramo, Mosè, i profeti, Elia, Abdia, Maria, Gesù: per quanto importante e bello sia il "noi", la Bibbia esalta anche l’"io". Il noi non salva nessuno se al suo cuore non c’è almeno un io che obbedisce a una voce e liberamente agisce. Un io giusto è il lievito della buona massa del noi. È questa la radice di quel principio personalista al centro dell’umanesimo occidentale, che oggi, nel fascino esercitato da nuovi noi, continua a ripeterci che nessun gruppo supera in dignità la singola persona, al massimo la può uguagliare. Nel "calcolo della dignità" nei gruppi umani le regole dell’aritmetica non valgono. Questo valore non aumenta con la somma, perché il primo addendo ha già un valore infinito - qui uno più uno più uno fa sempre e solo uno.

Profezia e storia/4 - Nella vita le sinfonie più preziose sono le incompiute, nostri veri capolavori

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/06/2019

«Io “sapienza sapienza” dico. Ma ne sono lontano, e l’esserci è lontananza. È profonda profondità. Chi può comprenderlo?»

Qoelet 7,23-24

La Sapienza biblica è ordito che s’intreccia ai fatti storici. E ci ricorda che siamo più grandi e belli delle cose più belle e grandi che possiamo fare, perché siamo stati creati per amore e non per utilità

La sapienza è un filo d’oro della Bibbia. È stata il fiore di una delle primavere più estese, colorate e variopinte della storia dell’umanità. Ciò che si manifestò in Grecia come filosofia, più o meno nello stesso tempo tra l’Egitto e la mezzaluna fertile divenne sapienza. Il mito antico e i suoi simboli raggiunsero una nuova età, più adulta e soprattutto finalmente capace di esprimere concetti e realtà che prima restavano avvolte dalla luce accecante (e dal buio) del mistero dell’intero. Il Mythos partorì il Logos. Fu l’invenzione della parola, come nuova epifania della vita e quindi dell’uomo, del mondo e di Dio. Anche se le parole della filosofia non coincidono con quelle della sapienza, si somigliano molto. Giobbe non è il Timeo di Platone, il Cantico dei cantici non è il Simposio, tuttavia riescono a parlare e a capirsi tra di loro. 

Profezia è storia/23 - La stessa parola biblica dice la «cassa» e lo scrigno-segno dell'Alleanza

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/11/2019

Rabbi Schmelke disse: "Il povero dà al ricco più che il ricco non dia al povero. E più che il povero del ricco, è il ricco che ha bisogno del povero"

Martin Buber,Storie e leggende chassidiche.

Il dono non si oppone al contratto, e il denaro investito, guadagnato e speso onestamente non è meno nobile delle offerte per il tempio. Solo insieme i doni e contratti ci possono salvare.

La fiducia nell’onestà delle gente che ci circonda è una risorsa essenziale di ogni economia e società. Quando l’ipotesi di onestà degli altri – che i giuristi chiamano buona fede – ispira i nostri rapporti, l’economia migliora insieme al nostro benessere. Senza questa premessa di onestà sono la diffidenza e il pessimismo antropologico a infestare i nostri luoghi di lavoro e di vita. Nessun management può essere sussidiario – affidare cioè la responsabilità delle scelte a chi si trova più vicino al lavoro da svolgere – se non siamo capaci di pensare bene degli altri fino a evidente (e reiterata) prova contraria. La benevolenza, pensare bene degli altri, è la radice della fiducia. Valorizza i lavoratori, li fa sentire stimati, rafforza la fiducia nelle organizzazioni e quindi migliora l’efficacia e l’efficienza della gestione. 

Profezia è storia/14 - In ogni cammino c’è la sfiduciata “tappa della ginestra”e si può superare

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/09/2019

«Il pericolo di ogni società umana è l’unanimità. Se ne rese conto nell’antico Israele il Sinedrio, che non permetteva che fossero eseguite le condanne a morte votate da tutti i membri. Al Sinedrio pareva impossibile che un voto unanime fosse umano, cioè ponderato e razionale»

Paolo De Benedetti, La Morte di Mosè

Elia sull’Oreb ci dice che nelle depressioni spirituali riusciamo a riconoscere Dio e a risorgere se Lui è capace di abbassare la voce, se sa farsi brezza leggera.

Le crisi, le stanchezze, le depressioni non sono tutte uguali. La Bibbia ci dice che esistono anche le depressioni spirituali, non rare nella vita dei profeti. Queste arrivano, in genere nella fase adulta della vita, alle persone che hanno ricevuto una chiamata e un compito. La depressione spirituale va distinta dalla depressione psichica, cosa non facile perché i segni sono molto simili. La storia di Elia ci svela una grammatica per riconoscere queste depressioni e, magari, per cercare di superarle.

Profezia è storia/12 - Troppi “morti” non risorgono perché ci illudiamo bastino le parole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/08/2019

«Noi cerchiamo un altro Dio, che non meni vanto di questo mondo infelice. Abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi.»

Paolo de Benedetti Quale Dio?

Il miracolo di Elia che riporta alla vita un ragazzo ci ricorda il grande significato della parola che si fa carne nella Bibbia, nella vita e nella preghiera.

I profeti si formano nella zona liminare tra la vita e la morte. È lì che apprendono il loro "mestiere". Sono perennemente in bilico, funamboli tra il già e il non ancora, esposti sul confine fondamentale e decisivo della condizione umana. La Bibbia sa che chi vede Dio muore. Il profeta "vede" Dio, lo ha visto o quantomeno udito nel giorno della sua chiamata. La vocazione profetica è insieme Tabor, Golgota e sepolcro vuoto: si vede Dio, si muore, si risorge. Il secondo episodio della missione di Elia è la risurrezione di un ragazzo. Ancora sospeso tra la vita e la morte: «In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che spirò» (1 Re 17,17). Avevamo lasciato Elia nel miracolo della moltiplicazione del pane e dell’olio, che salva la vedova e suo figlio dalla morte per fame. Ora a quella vedova (o forse un’altra: non sappiamo se originariamente i due racconti fossero o no separati) il figlio si ammala e muore. Una scena che ritroveremo più volte anche nel Nuovo Testamento, che sarebbe stato molto diverso senza Elia.

Profezia è storia/17 - Per un lascito spirituale non basta un primogenito, serve una comunità

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/09/2019

«L’angelo della morte si lamentava con il Signore, perché la traslazione di Elia avrebbe scatenato le proteste di tutti gli altri esseri umani, che non possono sconfiggere la morte»

Zohar,Il libro dello splendore

La scomparsa di Elia sul carro di fuoco e l’inizio del ciclo di Eliseo ci rivela una dimensione essenziale della profezia e della sua continuazione: ognuno è dono, il padre come il discepolo.

Le vocazioni dei profeti sono eventi misteriosi. In genere il profeta è chiamato direttamente da Dio, la sua vocazione avviene dentro una teofania, qualche volta accompagnata da visioni di angeli e da voci. Ma non è sempre così. Ci sono autentici profeti che non hanno mai sentito la voce di Dio che li chiamava per nome, che non hanno visto gli angeli. Hanno sentito soltanto un "sussurro di silenzio", o il grido dei poveri – e sono partiti. Altre volte è un altro profeta a chiamarli. Si trovavano lungo il mare di Galilea, stavano ritirando le reti. Passò un uomo diverso, forse un profeta, li chiamò, lasciarono l’acqua e divennero camminatori di terra. Anche Eliseo fu chiamato da Elia. I discepoli del Nazareno e di Eliseo non videro, diversamente da Isaia e Ezechiele, il cielo aperto. Videro un uomo, udirono solo la voce di un uomo, e in quella voce umana non mancava nulla per lasciare tutto. Queste sono le chiamate tipiche dei discepoli dei profeti, quando la vocazione inizia da una voce umana. Qualche volta alla voce del profeta si aggiunge quella di Dio; altre volte no, resta solo la voce di un uomo, di una donna. Eliseo sapeva che Elia era profeta di YHWH, sapeva che seguendo Elia avrebbe seguito Dio, ma a chiamarlo fu Elia, non il Dio di Elia. A Eliseo bastò quella voce umana per lasciare tutto e iniziare una vita nuova. Una chiamata che si è ripetuta molte volte nella storia, che si rinnova ogni giorno, quando la fede prende la forma della fiducia in una voce umana.

Profezia è storia/10 - L’equilibrio non è sempre virtù e le benedizioni sono anche nei dettagli

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 04/08/2019

«La voce del Signore provoca le doglie alle cerve e affretta il parto delle capre. Nel suo tempio tutti dicono: "Gloria!"»

Salmo 29

Le domande difficili e squilibrate che gli scrittori biblici fecero alla storia continuano a generare una lettura capace di far risorgere quella stessa storia. Come nel particolare che riscatta la triste vicenda di un bambino che muore.

L'equilibrio è spesso una virtù, ma, come tutte le virtù, se assolutizzato anche l’equilibrio diventa un vizio. Durante le crisi etiche e spirituali, solo scelte squilibrate ci possono salvare. Dietrich Bonhoeffer non fu equilibrato quando nel febbraio del 1938 scelse di entrare nel gruppo cospirativo anti-nazista dell’ammiraglio Canaris. I suoi colleghi teologi più equilibrati trovarono mille ragioni di prudenza per assistere passivi all’orrore, e ne divennero complici. Quel comportamento squilibrato generò, in carcere, forse la teologia più profetica del Novecento. E fu un altro comportamento imprudente e squilibrato a generare il Golgota e il sepolcro vuoto.

Profezia è storia/18 - Soprattutto nell’ora della crisi le madri sanno sempre ciò che più vale

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/10/2019

“Sappi, carissima, che la fine della mia vita è ormai prossima. Perciò affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli... Ti prego ancora di portarmi di quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma”
Lettera di S. Francesco a Frate Jacopa,
Fonti Francescane 253-255

I miracoli di Eliseo sono grandi narrative sulla vita e e sulla morte, e ci svelano nuovi brani della grammatica del talento femminile e del dovere dei profeti.

Sulla terra non c’è dono più grande di un figlio. Quando un figlio muore, facciamo l’esperienza dell’inganno più grande. E se avevamo vissuto quel dono come dono di Dio, la sua morte manda in crisi la fede, viviamo l’inganno come inganno di Dio. Con i figli moriamo anche noi, muore la fede, muore Dio. Qualche volta riusciamo a risorgere, e insieme a noi risorge la fede, risorge Dio. Noi amiamo molto l’immagine del crocifisso perché il Golgota è pane quotidiano, mentre i monti Tabor sono troppo pochi. 

Profezia è storia /22 - La Bibbia chiede di entrare nelle sue storie, scegliendo da che parte stare

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/11/2019

«Poiché così hanno trovato scritto nella loro Legge: un re porrai su di te (Deut. 17.15) e non una regina»
David Franco-Mendes,Il castigo di Atalia

La triste storia della regina Atalia ci offre l’opportunità di riflettere sulle tante pagine sue (e della vicenda umana) che non sono state scritte dalle vittime. E sulla necessità di salvare prima di tutto quelle e quelli che non hanno voce.

Le comunità ideali nascono spesso dall’opera e dalla parola dei profeti. Movimenti carismatici, congregazioni religiose, ma anche movimenti politici, culturali, associazioni, nascono perché una o più persone, con doni profetici, le generano e le fanno crescere. Attorno a queste persone "speciali" si radunano poi altre persone, chiamate dalla stessa voce, che riconoscono ai fondatori un ruolo diverso e unico, e tendono a conformarsi alle loro personalità carismatiche. Queste comunità fondate da profeti non sono però le uniche comunità ideali o spirituali. Ce ne sono altre che nascono attorno a un patto e una regola. Sono queste realtà collettive che non vengono generate da profeti ma da una regola vissuta e tramandata di generazione in generazione. 

Profezia è storia/6 - La Bibbia ci dice e ci ridice che il Dio vero è il Dio di tutti. E così Cristo.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/07/2019

«Giobbe non accetterebbe di sacrificare supinamente suo figlio, perché non scambierebbe più la religiosità con l’arrendersi agli ordini e alle leggi.»

Ernst Bloch, Ateismo nel cristianesimo

Salomone termina la costruzione del suo tempio, e subito ci dice che la dimora di Dio non è il tempio. È questa castità religiosa che rende la fede diversa dall’idolatria.

La tentazione di tutti i costruttori di templi è il desiderio di catturare Dio nella dimora che gli hanno edificato. Perché il rischio di ogni teoria e prassi del sacro è la trasformazione della divinità in un bene di consumo. La Bibbia ci ricorda che la presenza di Dio nei templi e sulla terra è una presenza assente, dentro la quale si può compiere l’umile esercizio della fede. Il sacro biblico è un sacro parziale, il tempio è luogo religioso imperfetto. Questa necessaria "castità religiosa", che lascia sempre indigenti e desiderosi del "Dio del non-ancora" mentre se ne sperimenta una certa presenza vera e imperfetta, è stata custodita e coltivata gelosamente dalla Bibbia; e un giorno ha consentito agli ebrei di continuare la loro esperienza di fede anche con il tempio distrutto. La povertà di dover stare in un tempio meno luminoso di quelli degli altri popoli, generò la ricchezza di una religione liberata dal luogo sacro e quindi possibile anche negli esili. Solo gli idoli sono abbastanza piccoli da essere contenuti dai loro santuari. Il Dio biblico è l’Altissimo perché infinitamente più alto di ogni tetto di tempio che gli possiamo costruire.

Profezia e storia/3 - La preghiera di Salomone dovrebbe diventare il giuramento di ogni governante

di Luigino Bruni

 pubblicato su Avvenire il 16/06/2019

«Ma voi, spettatori della storia del cerchio di gesso, imparate la sentenza degli antichi: quello che c’è deve appartenere a coloro che ne fanno buon uso: i carri ai buoni guidatori, che così procedono bene, la valle ai buoni irrigatori, che così porta frutti, i bambini alle donne materne, che così crescono bene.»

Bertolt Brecht, Il cerchio di gesso del Caucaso

Salomone inizia il suo compito di re chiedendo a Dio il dono di un cuore che ascolta. E subito lo mette all’opera nel risolvere la disputa tra due madri per un bambino. Fu una scelta giusta? E perché?

Il primo esercizio di saggezza di Salomone riguarda due donne, "due prostitute", due povere, due vittime, due schiave (tali erano le prostitute in quelle società). Due persone sventurate che si trovano a gestire la crisi più intima che possa vivere una donna: la morte del suo bambino. Due madri disperate, ingaggiate in un prodigioso duello tra la vita e la morte, una disputa tra due persone entrambe straziate, che lottano per avere un figlio, che in quel mondo dominato dai maschi era spesso la sola gioia delle madri. Se vogliamo uscire migliori da questa lettura, splendida e difficile, dobbiamo provare ad attraversarla con compassione e misericordia. Per poterla poi riconoscere nelle nostre case e nei nostri tribunali, dove ogni giorno riecheggiano parole, discorsi, lacrime simili, insieme alle stesse bugie disperate, pronunciate davanti a bambini che rischiano di finire squarciati.

Profezia è storia/8 - La corruzione dei sapienti è diversa, grande come il bene che si guasta

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 21/07/2019

«Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri;... è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo.»

Italo Calvino, Le città invisibili, Introduzione

La storia del declino di Salomone contiene uno degli insegnamenti antropologici più preziosi della Bibbia, e continua a ispirarci pur nella sua drammaticità: il nostro talento più bello può trasformarsi nella causa della nostra rovina.

La corruzione dei giusti è diversa da quella dei malvagi. C’è una corruzione di chi, per molte ragioni (e non tutte colpevoli) è sempre vissuto circondato da malvagità. È cresciuto con un cuore coltivato da pensieri e azioni cattive che hanno soverchiato i sentimenti buoni e veri che albergano in tutti i cuori umani. Queste persone sono rare, ma sono sempre esistite ed esistono. La loro corruzione è molto pericolosa, e produce molto male e dolore. Ma esiste anche la corruzione dei giusti, persino dei sapienti, che è tanto più grande e grave quanto più grande erano state la giustizia e la sapienza. La Bibbia ci parla anche di questo secondo tipo di corruzione. La storia del declino morale di Salomone è tra le più celebri. Questa, nella narrazione, giunge dopo la descrizione del massimo successo di Salomone; ma guardando bene nel testo e nell’intera Bibbia ci accorgiamo che la corruzione morale del re più sapiente era già iniziata con la crescita del suo successo politico e delle sue ricchezze: «Il peso dell’oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d’oro, senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dal guadagno dei commercianti … Il re aveva in mare le navi di Tarsis, con le navi di Chiram… Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra» (1 Re 10,14-23). Qui ancora tutto parla di ricchezza e di sapienza, come fossero due facce della stessa medaglia, come se il benessere (shalom) di Salomone fosse l’effetto della sua saggezza. E infatti nella Bibbia c’è un’anima che legge la ricchezza come benedizione di Dio, che quindi lega strettamente tra di loro successo economico-politico e giustizia (si veda il libro di Giobbe). Ma nella stessa Bibbia la tradizione profetica e una linea teologica presente anche nella scuola di scribi che durante l’esilio babilonese scrisse buona parte dei Libri dei Re, vedono l’accumulo di ricchezza e la crescita del potere politico in modo molto più problematico.

Profezia è storia/9 - I profeti tentatori parlano la stessa lingua di quelli onesti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 28/07/2019

«Qualcuno mi disse: non ti sei destato alla veglia ma a un sogno precedente. Questo sogno è dentro un altro, e così all’infinito. La strada che dovrai percorrere all’indietro è interminabile e morrai prima di esserti veramente destato. Un uomo si confonde, gradatamente, con la forma del suo destino.»

Jorge Luis Borges, La scrittura del dio

Si può essere profeti veri anche senza virtù, ma non senza obbedienza al compito ricevuto. È questo uno dei sensi della parabola dei due profeti dei Libri dei Re. Un altro è che solo i profeti veri possono smarrire la via.

Nella vita le motivazioni contano, qualche volta contano molto. Ci spiegano i tradimenti, le fedeltà e le infedeltà, ne aumentano o ne riducono le responsabilità. È vero, lo sappiamo e lo reimpariamo ogni giorno sulla nostra pelle e su quella degli altri. Ma in alcuni eventi veramente decisivi i comportamenti contano più delle loro motivazioni. Posso darti e darmi tutte le ragioni perché quel giorno ho deciso di ascoltare una voce che mi ha portato lontano da te, ma ciò che veramente conta è che sono uscito di casa e non sono tornato più. Questa verità antropologica diventa una verità assoluta nelle vocazioni profetiche. La parabola del profeta disobbediente e del profeta bugiardo ce lo dice con rara bellezza.

Profezia è storia/7 - Il mondo resta pieno di donne in cammino, che sanno vedere e capire

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/07/2019

«Quando Adamo sente la morte avvicinarsi, manda suo figlio Seth nel paradiso terrestre. Dall’Albero della Vita Seth riceve tre ramoscelli. I ramoscelli crescono in un albero meraviglioso che resiste alla prova del tempo fino a Salomone. Messo da parte, va a finire nel ponte sul fiume Kedron, dove ha luogo l’incontro fra Salomone e la regina di Saba. La regina predice che quel legno è destinato a sorreggere un giorno il Messia sul Golgota.»

Iacopo da Varazze, Leggenda aurea

La visita della regina di Saba ci svela la grammatica del dono e del rapporto che le donne hanno con la sapienza.

Se guardiamo con attenzione la nostra economia globalizzata, scopriamo che i mercati e le aziende sono pieni di dono e di gratuità. Semplicemente perché l’economia è un pezzo di vita, e dove c’è vita c’è anche il dono, sempre mescolato con altri linguaggi. Non riusciamo a vederlo, non sappiamo raccontarlo, ma il dono vive e nutre la nostra vita e la nostra economia, ogni giorno. Accompagna il nostro quotidiano, con la sua tipica bellezza e con le sue ambivalenze, che emergono anche nei racconti della vita di Salomone, che fu costellata da molti scambi mercantili e da molti doni: «Passati i vent’anni durante i quali Salomone aveva costruito i due edifici, il tempio del Signore e la reggia, poiché Chiram, re di Tiro, aveva fornito a Salomone legname di cedro e legname di cipresso e oro secondo ogni suo desiderio, Salomone diede a Chiram venti città nella regione della Galilea» (1 Re 9,10-11). Il testo ci aveva già detto che Salomone per costruire il tempio era entrato in contatto con Chiram, che lo rifornì di tutto il materiale speciale di cui ebbe bisogno durante i molti anni della fabbrica. Una tale grande opera, che durò molti anni e con una grande complessità da non consentire di prevedere tutti i costi, gli imprevisti e gli incidenti, richiedeva (e richiede ancora) un rapporto speciale con il principale fornitore, che nel linguaggio biblico viene definito "alleanza" (5,26).

Profezia è storia/19 - I profeti e maestri veri portano pesi pesanti per non farli portare agli altri

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/10/2019

"C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro"

Vangelo secondo Luca 4, 27

La benedizione a uno straniero lebbroso ci regala parole importanti sulla logica del dono ma anche sulle scelte di chi vivere "in terra d’esilio". Ma il racconto della "salvezza concessa ai siriani" in questo nostro oggi si fa anche preghiera…

Servo. Servus, cioè schiavo. Anche nella Bibbia si incontrano molti servi. Per lo scrittore antico queste parole erano le parole ordinarie della vita, perché i servi e gli schiavi erano parte normale del loro mondo. Ma per noi no. Noi non possiamo trovare queste parole e passare oltre. Come il Samaritano dobbiamo fermarci e provare misericordia e poi chinarci. Noi siamo testimoni ed eredi di millenni di amore e di dolore per cercare di eliminare queste parole dal nostro vocabolario e dal nostro cuore – e non ci siamo ancora riusciti del tutto e ovunque. E la Bibbia ci ha aiutato a cancellare quelle parole che essa stessa aveva scritto. «Naaman, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo YHWH aveva concesso la salvezza agli Aramei [siriani]. Ma quest’uomo prode era lebbroso» (1 Re 5,1). Con la storia di Naaman, un uomo di rilievo del popolo siriano, incontriamo uno dei brani nei quali la Bibbia supera se stessa. YHWH aveva concesso la salvezza ai siriani, a un popolo diverso e nemico di Israele. In un periodo storico ancora dominato dall’idea degli dèi nazionali, dalla religione etnica, in Israele si scrissero pagine che annunciavano una religione universale e inclusiva. Quel popolo incominciò a capire che le preghiere della sua gente potevano essere vere se erano anche le preghiere degli altri; che il loro Dio poteva essere "Padre nostro" solo se quel "nostro" raggiungeva tutti. 

Profezia è storia/24 - Seguendo il nulla diventiamo nulla: è l’eterna lotta tra fede e nichilismo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/11/2019

«Io so bene che il nome di cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, è ora termine di offesa e dileggio; ma io l'adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore»

Ignazio Silone, Fontamara

La speranza dei profeti veri è l’opposto della speranza falsa e consolatoria dei falsi profeti, ed è vera e forte come un figlio.

Sono molti coloro che giustificano azioni ingiuste in nome di qualcosa di buono che quelle persone o istituzioni, mentre negano giustizia e diritti, pur fanno (posti di lavoro, Pil…). E troppo debole è ancora il grido di profeti che dicono che queste cose “buone” non saranno mai davvero buone senza giustizia, soprattutto senza quella tipica giustizia concepita e misurata dalla prospettiva dei più poveri. Le ragioni dell’economia, della politica e della finanza si trasformano profondamente se guardate, assieme a Lazzaro, da sotto il tavolo del ricco epulone.

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