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Una commissione per misurare il vero benesseredi Laura Gianni
pubblicato su: VolontariatOggi.info il 20/05/2011
FIRENZE. Martedì prossimo si insedierà la commissione Istat sul benessere, alla stregua di quella Stiglitz-Sen-Fitoussi a cui anche il presidente dell’Istat Enrico Giovannini partecipò quando era capo ricerche dell’Ocse. Se ne è parlato a Terra Futura nel corso di un dibattito in cui si sono confrontati, oltre a Giovannini, gli economisti Leonardo Becchetti e Luigino Bruni. Progresso, felicità, misurazione e benessere i temi centrali.
“Aumento del Pil e felicità collettiva viaggiano su binari differenti – ricorda Becchetti richiamandosi al paradosso di Easterlin -. Per questo è necessario individuare nuovi indicatori di sviluppo che non tengano conto soltanto del reddito, ma includano al loro interno nuove prospettive, dai legami interpersonali, al tempo libero, dall’ambiente alla soddisfazione sul lavoro”.
“Il messaggio che oggi lancia l’Ocse è chiaro – dichiara Giovannini -: servono politiche migliori per vite migliori e affinchè ciò sia possibile sono indispensabili buoni indicatori che riescano a tener realisticamente conto della felicità pubblica. Per superare il paradosso di Easterlin è necessario che i conti nazionali inizino a mettere al centro le persone e che venga considerato come parametro fondamentale la qualità della vita, un concetto ampio che racchiude al suo interno salute, ambiente, educazione, lavoro, tempo libero, rapporti interpersonali, ruolo nella società e benessere materiale. I fronti su cui lavorare per incrementare la felicità pubblica sono quelli della sostenibilità ambientale, ma soprattutto della sostenibilità sociale, terreno su cui sono ancora molti i passi in avanti da fare. Credo che la chiave di volta stia nel concetto di vulnerabilità. Mi riferisco in questo caso alla vulnerabilità “buona”, quella che espone al rapporto con gli altri. Infatti, a differenza della sostenibilità, che mette in primo piano le generazioni future, la vulnerabilità può veramente essere il motore di una trasformazione concreta poichè ha strettamente a che fare con il presente. Oggi siamo di fronte soltanto all’inizio di un cambiamento profondo: un fermento positivo si registra un po’ in tutto il mondo, ma si tratta ancora di un fenomeno carsico. E’ il segnale che la mentalità collettiva si sta evolvendo: si tratta di un processo in cui il settore più lento è quello privato, ma a cui gradualmente anche le imprese stanno prendendo parte“.
“Parole come ‘fraternità’ e ‘felicità’ – spiega Bruni -, un tempo considerate ingenue e “poco economiche”, sono tornate in auge, vere e proprie protagoniste del dibattito pubblico attuale. Una realtà strettamente connessa al concetto di felicità è quella territoriale: la qualità della vita dipende infatti dai luoghi, dalle loro caratteristiche. Per questo sarebbe opportuno incorporare i territori nella valutazione del benessere“.
“Affinchè si verifichi una vera e propria inversione di rotta - conclude Bruni – è necessario che i beni comuni siano collettivamente percepiti come beni privati, che riguardano l’individuo da vicino. Solo allora potremo toccare con mano il vero cambiamento“.
Giovannini ha infine sollevato il tema della vulnerabilità. “L’attualizzazione e la comunicazione del rischio è molto complicato, ma è uno dei temi di comunicazione pubblica più rilevanti e centrali” ha ricordato il presidente dell’Istat.
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